pubblicato lunedì 2 febbraio 2004Da più parti provengono i segnali di una lenta e progressiva ripresa del mercato dell'arte, agevolata dall'incerta situazione economica internazionale. Il 2003 ha fatto registrare ottime performance per gli italiani
Modigliani, Marino Marini, Savinio, Afro, Fontana, Manzoni, Pino Pascali, Boetti, e Transavanguardia, aspettando
Merz, la
Scuola di Piazza del Popolo e
Nicola De Maria. C'è perfino chi ipotizza che, almeno per il mercato dell'arte, l'introduzione dell'euro potrebbe alla lunga portare dei vantaggi.
Sull'onda di questo trend, da più parti sono arrivati segnali di una buona ripresa delle vendite anche ad Arte Fiera.
A latere della kermesse bolognese si è anche discusso, sulle questioni di carattere legislativo legate al mercato dell'arte; tutti gli operatori sono d'accordo sulla necessità di ridurre l'aliquota Iva del 20% che penalizza il mercato rispetto al resto d'Europa e di ridiscutere la norma recente che regola l'esportazione delle opere realizzate da oltre cinquant'anni. E se qualcosa, almeno, è stato fatto a favore della gestione ai privati di siti e musei (art. 33 della Finanziaria 2002) e per la deducibilità delle erogazioni liberali a favore di enti, fondazioni e associazioni per la realizzazione di progetti culturali (L. 342/2000), è anche vero che la poca chiarezza di questi provvedimenti e gli eccessivi sbarramenti, hanno prodotto risultati inferiori alle attese.
Insomma situazione di sostanziale empasse, con un unico risultato eclatante: tolti i risultati delle aste, in Italia non c'è nessuno in grado di monitorare il mercato dell'arte che, in causa di quanto detto sopra, rimane in larga parte sommerso. Si vende, non si vende, collezionismo su, collezionismo giù: ognuno può dire la sua, che tanto nessuno ha i numeri per smentire. Ci si chiede a chi giovi questa situazione, probabilmente a nessuno.
Giunta alla 28a edizione, Arte Fiera ha avuto un buon successo di pubblico (36.500 visitatori) nonostante l'allarmismo creato dai media per il tempo inclemente; 250 gallerie all'appello, un paio di eventi espositivi di richiamo; soprattutto quello dedicato ai giovani artisti inglesi,
Tales of the City, sommato allo speciale invito rivolto alle gallerie londinesi, si è rivelato vincente, bilanciando il disastroso
The Balkans di Szeemann, ennesimo episodio di colonialismo culturale all'occidentale. E' storia vecchia che la ribalta occidentale sia concessa agli artisti dell'est europeo a patto che corrispondano ai luoghi comuni che li vogliono politicizzati, sfigati per le guerre, impegnati con materiali poveri e tecnologie a basso costo. Della serie, anche il mondo dell'arte ha bisogno di lavarsi la coscienza. Basti un esempio per rendere l'idea: l'artista
Venera Kastrati (un cognome, un programma) spiega come nell'infanzia vissuta sotto la dittatura avesse imparato ad abbassare la testa e riconoscere le persone dalle scarpe. Ci si chiederà quale opera geniale tale premessa potesse generare; ecco dunque, foto di scarpe (gosh!).
Chiusa l'edizione 2004, la fiera bolognese prepara per il 2005 un restyling da tempo invocato (anche da Exibart): certo è per ora un aumento dello spazio espositivo, per il resto dovremo aspettare. Comunque sia... era ora!
IL GIRO DEGLI STANDIl contemporaneo (pad. 31-32-34)Si comincia con la bella sorpresa della personale di
Gianni Piacentino da
Rino Costa, un classico che sorprende per la freschezza e modernità delle sue macchine speedy.

Lavori nuovi per
Marco Neri e Cingolani da
Fabjsaglia, buoni entrambi senza clamori, e
Franco Soffiantino anticipa la personale di
Roni Horn che ha inaugurato il 31 gennaio alla BLM di Venezia.
Da
Tucci Russo casca in terra l’installazione di
Jan Vercruysse, facendo da pendant al solido frantumato di
Caravaggio, ma sono interessanti le 4 fotografie con audio dell'emergente
Paolo Piscitelli, dal titolo
In cieco-il respiro delle grotte.
Niccoli fa la personale di
Jorge Eielson mentre lo
Studio La Città gestisce il grande stand con molti
David Simpson (scuderia Panza di Biumo) e un albero di sfere di
Jacob Hashimoto. L'artista si compiace, fotografa a lungo quel suo gran baraccone.
Alain Le Gallard tira fuori dai magazzini dei piccoli
Basquiat e
Sprovieri espone, accanto a
Kounellis, Nan Goldin, Canavacciuolo e Puppi, l’opera più brutta mai vista di
Pintaldi, una piramidona con occhio, accompagnata da un video-documentario autopromozionale dell’artista all’opera.
Un paio di novità da
Perugi, il nuovo acquisto
Laura Scottini, con le sue gambette di pupazzi su tavola e un cartone animato di
Fausto Gilberti, fatto girare su televisorino Brionvega: operazione intelligente.
Da
D’Ascanio ci sono i pallidi volti del cinese
Zahng Xiaogang e i lavori di
Spagnulo, belli ma tutti uguali e presenti in troppe gallerie (6).
Lipanjepuntin fa il solito stand molto fashion, con nero cavallone rampante che si gonfia all’ingresso, orribile opera di
Albano Guatti, ma anche un bel video di
Mashedo (
Tossico della luce), le nuove
Pieces di carne di
Gligorov, teschini dark inediti di
Chiesi e un’originale opera del giovane
Nicola Toffolini, sorta serra che, autonomamente, regola clima, luce e rasatura di colture d’erba.
Il sempre ottimo
Cecchini fa un bubbone sul muro che si mangia una sedia da
Continua e
De Carlo, al solito, porta un po’ tutti,
Bartolini, Gary Hume, Armleder, Spalletti, Pivi, Marisaldi, ecc. ma almento stavolta li espone quasi decorosamente.
La
20-21 ha nelle tele di
Nicky Hoberman un bell’asso della pittura emergente, ma fa fare al ciccione di
John Isaacs lo specchietto per le allodole e funziona... classico esempio di opera
da fiera.
Punta sull’Arte Povera
Christian Stein, con
Paolini, Merz e Calzolari, su
Baj Giò Marconi, con una personale di opere dagli anni ’60 fino a prima della morte.
Chicca da
Curti Gambuzzi, due piccoli
Erik Parker, altro nome nuovo della pittura internazionale, da
Sperone invece i divertenti pupazzoni di
Tony Matelli (la moda è venuta dopo di lui) e preziosi
Delvoye (qui i marmi, da
La Giarina i tappeti, sull’onda del successo della mostra-scandalo di Prato).
Cardi punta sulla premiata ditta
Bertozzi & Casoni, ma ha dei gran bei dittici pop di
Tom Sachs oltre ai soliti
De Maria e
Schnabel. La produzione in serie di quest'ultimo segna il passo rispetto ai vicini
Vik Muniz d.o.c.
Buren, in causa della mostra recente, un paio di
Mendoza nuovi e una grande tela di
Chiasera da
Minini, dove però si fanno apprezzare soprattutto il restyling di un vecchio lavoro della
Mezzaqui (cartoline-souvenir con le finestre ritagliate da vedere in controluce) e i piccoli divertissement di
Simeti, ritagli di scene di guerra dai quotidiani, dipinti di bianco, che lasciano intravedere solo la foto.
Giovani emergenti da
Pari e Dispari, con
Salvatori, Naciarriti, Spaggiari e Contin, e da
Arte e Ricambi, con video dell'artista fotografo
Galvani e pitture della

videomaker
Delfina Marcello. Alla francese
Danysz dobbiamo una delle poche cose di pittura digitale di questa edizione; e la personale di
Icon Tada è pure dignitosa.
Buono stand per
Marella, con un’installazione ambientale di
Luca Francesconi (
Torno subito parte II) e una sfilza di belle foto: di
Li Wei e
Weng Fen le più belle.
La
Biagiotti scommette anche su
Nico Vascellari e fa bene, perché questo le carte buone le ha, con quel suo immaginario gotico e punk, vedremo se riuscirà a giocarsele come si deve.
La personale di
Bertozzi & Casoni in corso in galleria, ha fatto sì che
Raffaelli potesse disporre di belle opere dei principini della ceramica ma si fanno ammirare gli acquerellini di
Oursler, che restano un buon surrogato per chi non possa permettersi un'installazione dei suoi inquietanti personaggi come quella esposta da
Lisson.
La ricerca di
Bonelli nel campo della pittura qualche perplessità l'ha sempre suscitata, ma stavolta bisogna ammettere che il grande
Cingolani esposto è di qualità, l'alligatore a terra di
Corrado Bonomi divertente e perfino
Paul Beel mostra una vena inattesa. Davide Di Maggio (
Mudimadue) rischia sui pezzi pittorici di grande dimensione, ma gli va bene perché l’opera esposta da
Nicola Verlato alla Biennale di Praga,
Enduring freedom (cm. 250 x 270), prende il volo e non è l’unica.
Ho denti nuove e mutande ci dice
Carasi alludendo alle operine autobiografiche della giovane
Favero ma si sente aria di rinnovamento nella galleria, con tanta pittura (il ritorno di
Pastorello e le buone prospettive di
Mario Rizzi.
Bagnai porta la novità delle plastiline e cera su tavola di
Francesco Sena, ripulisce i
Dormice, divenuti più intimisti, come già fece con Paolo Leonardo. Migliorati i primi, peggiorato il secondo, d'obbligo la morale
non tutte le ciambelle... ; più dissacrante che mai invece la premiata ditta russa
Dubossarsky-Vinogradov (già in Biennale), che mettono in scena una vera e propria orgia da
Poleschi che raschia il barile di
Montesano chiedendogli un trittico di Berlusconi che si commenta da sé.
A proposito di critiche: sembra che, dopo la nostra recensione di Artissima, siano fischiate le orecchie a
Nicola Ricci, fatto sta che stavolta il pezzo esposto di
Giusi Pallara è perfino quello pubblicato da Exibart.
Tra le gallerie tedesche, sono divertenti le donne con i polli in testa nelle foto di
Suzanne Wollowski da
Hoen; per la pittura, spiccano
Hollenbach con
Daniel Sturgis e
Contemporary Fine Arts, con i classici
Tal R e Cecily Brown.
Capitolo a parte per il nucleo di gallerie londinesi, da cui provengono ottime proposte soprattutto nel campo della pittura e del disegno, con
Susan Hamston da
Paul Stolper,
Charles Avery e Simon Williams da
Percy Miller; ma il vero fulmine a ciel sereno è
Christian Ward da
MW Project, con i suoi splendidi paesaggi kitsch a volo d’uccello di sapore orientaleggiante. Chiudiamo con la
Lisson, che tra
Oursler, Lewitt, Serra e Cragg, mette pure due pezzi di punta di
Casebere.
Il moderno (pad. 33)A voler essere obiettivi, bisogna ammettere che dal padiglione dell’Arte Moderna provengono le più belle sorprese della fiera. Sia come sia (la congiuntura, la scarsa disponibilità di pezzi dei big, la necessità di liquidità, ecc.) si registrano infatti una generale volontà di riscoperta di artisti trascurati e il coraggio di sostenerli con delle vere e proprie retrospettive.
Un
Piero Ruggeri dagli anni ’60 ad oggi da
2000 e 900, una personale di
La Cognata da
Forni, una di
De Luigi da
Ravagnan, l’accoppiata
Guccione e Ferroni da
Trentasette (ma il secondo fa il bis da
Montrasio),
Egino da
Burgos,
Scialoja a
Lo Scudo,
Hartung (brutti) e
Matthiueu da
Sapone,
Francese al
Centro Steccata,
Saetti alla
56.
Il Ponte si porta dietro gli italiani migliori:
Casorati, Carrà, Schifano, Festa, Adami, Turcato, De Pisis, Rosai e Ceroli, tutti di buona qualità.
Meeting rimette insieme, potenza del mercato,
Santomaso e Vedova,
Marescalchi porta il suo
Cavallo e cavaliere di
Marino Marini (cm. 210 x 129,6, anno 1951) e una piccola Natura morta di Picasso datata 1918/19.
Guidi d’annata da
Astorre (paesaggi degli anni ’20 e ’40), come pure i
Sironi di
Cafiso (dal ’20 al ’50).
Sassu su tutto per
Gioacchini,
Boetti e Schifano da
Poleschi.
Flora Bigai porta gli avanzi di
Wesselmann,
Contini quelli di
Guidi (ma l’uomo che legge del ’27 è un banchetto reale). Riunisce il gruppo COBRA
Biasiutti, con
Jorn, Appel e Alechinsky, espone bei disegni
Tonelli, tra cui una
Corazzata di
Sironi del ’16, e le ceramiche di
Fontana. Bello il
Franco Angeli del ’65 de
L’Elefante, come pure gli smalti degli anni ’60 di
Schifano da
Zonca, che ha anche le polaroid di
Araki.
La
Galleria d’Arte Maggiore si permette il lusso di vendere un
Utrillo del 1948, di esporre animali da cortile la
Forni, quelli di
Quentin Garel.
Belli i cretti bianchi e neri di
Burri del ’70 da
Mazzoleni ma anche i
Casorati del ’18 e del ’38.
Un bel collage di
Ceroli, del ’68, è un pezzo interessante alla
De Foscherari, come pure il minuscolo quanto strano ritrattino di
Ida di
Musi, del ’48. L’Incontro punta su
Baj e Rotella, ma non sulla qualità. Del secondo, meglio i 3 pezzi degli anni ’50 all’
Anfiteatro, dove c’è pure uno splendido monocromo del ’60 di
Schifano, uno specchio di
Pistoletto e un’opera di
Paolini.
Brutto e imbarcato il
Basquiat acrilico e cibacrome su legno di
Tornabuoni; di fronte, i
Bachi da setola di
Pascali più spelacchiati che la storia ricordi ce li ha
Il Chiostro.
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Dal 22.I.2004 al 26.I.2004
Bologna, viale della fiera 20;
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