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Ágalma

Da Tor Vergata, cattedra di Estetica, un journal agile e semestrale, con saggi brevi e non criptici. Un’ottima sezione di recensioni affronta criticamente le pubblicazioni recenti, “sforando” volentieri nel cinema e nella letteratura...

Cominciando dal fondo, come molti usano sfogliare le riviste -anche se in questo caso si tratta più correttamente di un journal- la rivista emanazione della cattedra di Estetica di Tor Vergata propone una sezione dedicata a “Recensioni – Schede – Segnalazioni”. Si tratta di interventi via via più sintetici, e quelli chiamati “recensioni” sono in realtà autentici saggi brevi che prendono spunto da una recente pubblicazione per affrontarne criticamente la tematica ed eventualmente argomentare posizioni differenti. Ossia, cosa dovrebbe essere una recensione. Per la sezione “Testo”, Giuseppe Patella propone la curatela di un estratto de Il disgusto (1929) di Aurel Kolnai, fenomenologo che anticipa con indubbia capacità d’analisi una tematica che è tornata con insistenza nei saggi di molti autori d’area francese, da Kristeva a Derrida, nonché nei recenti lavori di Krauss. Prima di approdare alla sezione monografica, una gustosa intervista con testo a fronte con Joseph Kosuth, dove l’artista ribadisce con forza (e ragione) il “plagio accademico” di Arthur C. Danto a spese del suo L’arte dopo la filosofia, e indica un giovane interessante, Tino Sehgal.
La sezione dedicata a Professione: Artista contiene i saggi di Nathalie Heinich, Perniola, Donà, Carmagnola, Michel Makarius, Patella, Terrosi e Carsten Juhl. A illustrare il tema è l’editoriale, firmato ovviamente da Perniola: l’arte “è il risultato dell’attività di una ‘magic corporation’ globale […]. In che cosa si differenzia dalle corporaizoni non magiche? Dal fatto che è per eccellenza aperta alla cooptazione dei devianti e degli outsiders, ma non dei dilettanti”. In questo scenario s’inseriscono gli scritti seguenti, dove per esempio Massimo Donà si domanda se sia possible “insegnare l’arte”, mentre Makarius si interroga sul ruolo del corpo nell’arte tardo novecentesca, proponendo una distinzione calzante tra ripugnante e repulsivo, e ancora Patella riprende il concetto lyotardiano di figurale per contaminarlo con le nozioni di sublime e astrattismo, per concludere che “l’arte vuole la figura”. Un cenno almeno merita anche l’intevento di Roberto Terrosi, che indaga lo scarto fra il rifiuto di Bourdieu nei confronti del museo borghese e la kunsthalle contemporanea à la Guggenheim, dove “il ‘packaging’ finisce per avere la meglio”.

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marco enrico giacomelli


Ágalma. Rivista di studi culturali e di estetica
N. 9 (“Professione: Artista”), marzo 2005
Semestrale, pp. 126, € 14
Colophon: Mario Perniola (direttore responsabile), Giuseppe Patella (redattore capo) - Redazione: Cattedra di Estetica – Dipartimento di Ricerche Filosofiche dell’Università di Roma “Tor Vergata” – Via Columbia, 1 – 00133 Roma; fax 06-72595051; agalma@lettere.uniroma2.it; www.uniroma2.it/agalma
Editore: Meltemi, via Merulana, 38 – 00185 Roma - www.meltemieditore.it


pre[ss]view – scritto e diretto da marco enrico giacomelli

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