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É partita da Varsavia e si sta spostando in tutta Europa la protesta contro la norma ACTA ovvero l’Anti Counterfeiting Trade Agreement, l’accordo internazionale anti-contraffazione. Di cosa si tratta? Di un disegno plurilaterale dedicato alla protezione della proprietà intellettuale su beni, servizi e prodotti immateriali, disponibili ora anche attraverso il web, che entro giugno sarà ratificato dall’Europarlamento dopo l’approvazione di Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Singapore, Marocco e Corea del Sud. Una legge che è forse quasi peggio delle americane Pipa e Sopa, per ora congelate grazie alla “rivolta popolare”. Acta modifica profondamente i rapporti tra i titolari del diritto d’autore e i soggetti che si ritiene violino questi diritti: i titolari possono ottenere dai provider i nominativi di chi sta trasgredendo senza passare per l’Autorità giudiziaria.
Una manifestazione che ha fatto impallidire i vertici della Polonia, che si sono detti pronti a rivedere la normativa mentre su facebook, alla voce “Anti-Acta”, si sono già iscritte più di 61mila persone. Ieri un’immensa protesta pacifica ha sfilato a Berlino, mentre a Stoccolma si sono iscritti al corteo in oltre 10mila.
L’accordo internazionale sottoscritto da 40 Paesi e fortemente sostenuto dagli USA, come tutte le intese che hanno come perno centrale la protezione della proprietà intellettuale, ha scatenato una guerra tra opposte fazioni: ACTA è appoggiata da major cinematografiche e discografiche ma anche da gruppi hi-tech come Intel e, ovviamente, osteggiato dalle associazioni per la protezione della privacy e la libertà di espressione e c’è già chi parla di misure fortemente restrittive per il web. Intanto il parlamento tedesco ha deciso di rinviare la decisione sulla sua ratifica giustificando la propria decisione con la volontà di analizzare in profondità la questione, allargando la discussione alla società civile e agli utenti di internet. Che per ora restano sul piede di guerra.














