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«Qualche tempo fa ci si poteva accontentare di stare nel mondo, con la Formula 1, una volta all’anno, che da sola valeva una finale del campionato del mondo di calcio, oggi occorre sapersi reinventare. La conservazione e la manutenzione del passato non è sufficiente». Lo dice Daniele Manca, sindaco di Imola, la cittadina bolognese famosa per l’autodromo. Ed è proprio di questo che si parla, o meglio, della costituzione di un museo che sarà pronto nell’arco di un anno proprio nell’area del circuito automobilistico. E non c’è tempo da perdere, perché si vuole «dare futuro e prospettiva ad un settore, quello dell’automobilismo e del motorismo, che certamente vedrà grandi cambiamenti».
La realizzazione di un impianto museale all’interno dell’area dell’autodromo “Ferrari” vuole essere un primo passo, a detta dell’Amministrazione, di una più ampia opera di riqualificazione dell’area del circuito per tenere il passo con quello che sta avvenendo in altri impianti motoristici nel resto del mondo, costituendo un’altra realtà all’interno di quelle storico-culturali già presenti sul tessuto urbano, per continuare ad arricchire il flusso turistico regionale. La prospettiva è quindi quella di “fare rete” con le altre città dei motori, con gli altri autodromi, all’interno del progetto della “Motor Valley”, indicazione geografica dell’Emilia Romagna che, sui motori e la meccanica, ha sempre puntato parte della sua economia. La nuova struttura, costruita in metallo e vetro, sorgerà al di sopra dell’attuale sala stampa, tra la torre e la zona box. Il museo occuperà una superficie di 2mila metri quadrati di cui 600 saranno su una terrazza coperta. Al suo interno un’esposizione permanente di materiali relativi alla storia dell’autodromo e delle persone che ad esso si sono legate nel corso degli anni, una parte molto più ampia sarà invece riservata alle esposizioni temporanee, con spazi in grado di ospitare auto e moto, postazioni multimediali, oppure trasformarsi in sala conferenze. La realizzazione del progetto comporterà un costo pari a 1.500.000 euro, di cui 900.000 coperti da un finanziamento regionale, gli altri da un fondo già presente nelle casse del Comune e che quindi non costituisce fonte di indebitamento. Insomma anche in questo caso la dimensione museale rappresenta la spinta per mettere una pietra su una storia che non è più così semplice ma che necessità di essere iscritta in un più ampio raggio di connessioni. Ed evitando di cadere in grossolani errori, vedasi il caso del Museo Ferrari di Modena, aperto da pochissimo e già disertato, con una “collezione” che gli appassionati hanno giudicato troppo misera per un biglietto di ingresso dal costo di 13 euro e una serie di altre mancanze, tra cui servizi igienici agibili.




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