17 aprile 2012

Casoria. Il CAM al capolinea. Nessun aiuto, e da domani tre roghi al giorno. Il direttore: “Smetteremo solo se viene Ornaghi”

 

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È l’ennesima brutta storia della cultura italiana che svanisce, anzi, che brucia. Qualche tempo fa il Contemporary Art Museum di Casoria aveva dato fuoco, in via dimostrativa, a un paio di tele del direttore e artista Antonio Manfredi, che aveva annunciato la sistematicità dell’azione nei confronti delle mille e oltre opere presenti nella collezione se non fossero arrivati aiuti pubblici. La storia non è a lieto fine: di aiuti non se ne sono visti nemmeno lontanamente, nonostante una buona attenzione da parte della stampa, figuriamoci poi dagli alti vertici dello Stato, impegnati in uno smantellamento continuo, di cui Casoria, forse, è solo la ciliegina sulla torta. Gli artisti sono d’accordo con la soluzione estrema di Manfredi, l’ultimo atto “performativo” “di un museo che sorge in un territorio che definire “difficile” è un eufemismo, e che più volte ha subito pressioni e minacce da parte della malavita locale.
«Il rogo delle opere è l’ultimo atto di una lotta per la sopravvivenza che dura da sette anni. Smetteremo solo se viene qui Ornaghi. E con il ministro vorremmo che arrivassero il presidente della commissione cultura UE Doris Pack e il governatore della Campania Stefano Caldoro» è la richiesta di Manfredi, che chissà se davvero spera nell’intervento del più “silenzioso” Ministro del governo Monti. 
Un museo, il CAM, che vanta una delle maggiori collezioni europee di arte multimediale e di arte orientale e la più completa collezione di opere di artisti napoletani contemporanei dal secondo dopoguerra ad oggi, presidio di cultura nella terra di nessuno di Gomorra, che negli anni ha cercato anche di ridare speranza e dignità ai giovani che volevano “fare qualcosa” per il proprio territorio malato. Dagli annunciati roghi di febbraio nulla si è mosso:  «La verità è che si vuole chiudere questo museo. Con i tagli degli ultimi anni fare cultura in Italia è diventato impossibile. Lo dimostrano le storie del Madre e del Maxxi, figuriamoci cosa può interessare Casoria» rimarca Manfredi. Da domani quindi si darà il via all’ultimo saluto: ripresi dalle telecamere si darà inizio ai roghi con un’opera della francese Séverine Bourguignon, poi toccherà ad Astrid Stofhas e al cinese Qing Yue. Mille giorni di fuoco che inceneriranno una collezione. Ancora Manfredi: «I musei non possono sopravvivere da soli ma, o si decide sul serio di investire in cultura, o è meglio far sparire tutto quello che è stato ignorato in questi anni». Tanto nessuno se ne accorgerà.

1 commento

  1. Prego “fervidamente” il direttore Manfredi di non farlo,umanamente e sensibilmente parlando.Le opere sono un bene dell’animo e del corpo,non le faccia annientare in fumo,nel puzzo insensibile della morte…..Tutto e’ morto fuori ,fuorche’ l’arte del puro silenzio, l’arte del suono emozionale, l’arte pura ed innocente, ……..La prego,non Lo faccia!……GRAZIE DI CUORE!

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