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Siete pronti? Manifesta 9 si prepara a debuttare, dal prossimo 2 giugno, in una location davvero speciale: la vecchia miniera di Waterschei a Genk, in Belgio, a pochi chilometri da Maastricht.
Per la prima volta nella storia della Biennale itinerante, nata nei primi anni Novanta come piattaforma per indagare cambiamenti politici, sociali ed economici all’indomani della fine della Guerra Fredda, non solo si presenteranno opere legate alla più stretta contemporaneità ma anche lavori storici e, soprattutto, sarà riservata particolare attenzione al ricco patrimonio minerario della zona. Una biennale che assumerà, come sempre, una sorta di connotato molto “glocal” nell’idea del curatore messicano Cuauhtémoc Medina, che affronterà gli aspetti sociali e l’impatto dell’arte attraverso lo studio del recente passato della regione del Limburg, ma che per la prima volta si svolgerà solo in un luogo. Medina sarà affiancato da Dawn Ades, critica e storica dell’arte inglese ex curatrice della Tate Modern, e da Katarina Gregos, curatrice nel 2011 del Padiglione Danese alla Biennale di Venezia. La mostra, intitolata The Deep of the Modern, è presentata come un trittico dove, nella prima sezione, 35 artisti internazionali contemporanei sono stati invitati a creare nuovo lavoro, prestando attenzione al contesto regionale, collegando il tema locale con questioni globali. Poi vi sarà la seconda sezione, legata a opere del XIX e XX secolo, legandosi soprattutto all’impatto che ha avuto l’industrializzazione e l’influsso del carbone, per chiudere con un settore dedicato sull’eredità che l’estrazione del minerale ha lasciato su Genk e il Limburg.
E ancora una volta Manifesta sceglie di proposito di rimanere a distanza dai centri dominanti della produzione artistica, cercando un terreno fertile per la mappatura delle direzioni che prendono le nuove pratiche curatoriali, i modelli espositivi e di educazione. Un progetto basato sulla comunità, in transito, in divenire e consapevole del proprio passato e presente. Connazionali tra gli artisti presenti? Sì, Joseph Stella, nato a Muro Lucano nel 1877 e scomparso a New York nel 1946, e Rossella Biscotti, che sarà presente anche nel parterre della nuova Documenta di Carolyn Christov-Bakargiev, in apertura una settimana esatta dopo, 350 chilometri a est di Genk.














Rossella Biscotti ha capito che conviene partecipare abilmente al movimento dello STORY STORY I LOV YU.
L’artista diventa una sorta di piccolo INDIANA JONES chiamato a riscoprire vecchie questioni possibilmente legate all’immaginario vintage e modaiolo anni 70 o giù di li’. Una retorica difficilmente sopportabile (che il cinema ha già abilmente sviluppato) che diventa la chiave per essere accettati e selezionati da un paese per vecchi, da un occidente per vecchi. Questo piace tantissimo ai curatori in modalità “siamo seri, preparati e vogliamo cambiare il mondo, o almeno vi vogliamo dire come gira il mondo”. In questi casi curatori e artisti non hanno solitamente alcuna preparazione scientifica ma hanno letto molti libri, proprio per poter colmare le lacune che sanno di avere. Ed ecco per Rossella la citazione di quel libro insolito sulla guerra fredda, o ecco l’operazione simbolica (sempre soprammobile mai mobile) che vorrebbe recuperare quella memoria ormai perduta. Jerry Saltz chiama questi giovani “generazione nulla”: abilissimi nel formalizzare al meglio quella citazione estratta a caso da wikipedia. Sintomo di questi tempi cupi dove le foto del curatore superano quelle delle opere (come da CD ufficile di Documenta distibuito ai giornalisti).