14 giugno 2012

Un altro colpo al contemporaneo: a Firenze chiude EX3. Ecco un ampio stralcio dell’amara lettera del Presidente Andrea Tanini

 

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Una convenzione con il comune, con cui aveva firmato le carte per la gestione dello spazio nel 2009, che non viene rinnovata. Finisce così, nel più triste dei modi, la storia (almeno presente) dello spazio EX3 di Firenze.
Un comunicato stampa sottolinea una «grande amarezza, per l’unica realtà affidata ad una associazione che opera nel contemporaneo a Firenze, inaugurata nemmeno tre anni fa e che in poco tempo, con il riconoscimento di tanti qualificati operatori, è diventata un punto di riferimento nel panorama culturale cittadino, regionale e nazionale, che è costretta a non rinnovare la convenzione con il Comune». Perché ne è venuta a mancare la fiducia, e soprattutto l’appoggio, con un contributo annuo insufficiente, che copre a malapena le spese di affitto (21mila euro, pagati al Comune stesso), manutenzione e utenze dell’edificio, (che costerebbe a pieno regime circa 200mila euro l’anno).
«Ci dispiace constatare l’assenza di una strategia operativa da parte del Comune di Firenze a sostegno di un centro con capacità culturale, e sociale, quale EX3, che pur essendosi posto come possibile “modello sostenibile” nell’ottica della realizzazione di un “museo diffuso”, si trova per assurdo, perché di dimensioni in scala molto diverse, ad affrontare la difficile condizione comune oggi a tante altre importanti realtà dedicate al contemporaneo in Italia» continua il comunicato. E affonda ancora di più nel ribadire che l’amministrazione fiorentina è stata disattenta, nonostante le paventate linee di programma del sindaco Renzi, che si era detto impegnato nella volontà di un rilancio del contemporano.
«Le realtà che sostenevano, o che avrebbero potuto sostenere EX3, sono state indirizzate altrove per realizzare eventi più “spettacolari” mentre gli sponsor privati, spesso in grande crisi, non hanno potuto loro malgrado rinnovare il loro sostegno al Centro» (l’ente cassa di Risparmio di Firenze ha decurtato i fondi a 10mila euro annui n.d.r.). E ancora: «Poco è valso, nei confronti delle amministrazioni locali, l’impegno di lavorare in una zona non centrale per cercare di rendere policentrica una città come Firenze in cui ora più che mai tutte le iniziative si concentrano nell’ingolfato quadrilatero del centro storico, sempre più inflazionato da manifestazioni casuali e Festival, senza coordinamento alcuno. L’importante, ci rendiamo conto con rammarico, è sempre più assecondare ed aumentare i già cospicui flussi turistici con tutti i mezzi privando la comunità di una offerta culturale plurale». Una lettera di commiato amara, amarissima, firmata dal Presidente di EX3 Andrea Tanini, che tira fuori anche le cifre che investe il Comune di Firenze per la cultura: 2 milioni di euro messi a bilancio nel 2012, che andranno a rafforzare solo le istituzioni già ampiamente foraggiate.
Lasciando a terra, ancora una volta dal capoluogo toscano, il contemporaneo e qualsiasi forma di “avanguardia”. «Una “semplificazione” dettata dal conformismo del sistema culturale cittadino che ci trova in totale disaccordo con l’amministrazione comunale». E che, aggiungiamo noi, lascia un altro cadavere nel paesaggio dell’arte italiana di oggi.

1 commento

  1. La vicenda dell’EX3 sembra stimolare (come per MADRE, Riso, MAXXI, etc) il peggio della ‘discussione’ sul ruolo dei Musei e dell’arte contemporanea in Italia, basti vedere i commenti sui vari giornali nazionali o sui media di settore.
    E’ tutto un fiorire di excusationes non petitae, accuse strumentali, moralismi da strapazzo sulla pelle degli altri, integralismi per interposta persona, etc.

    Invece di valutare l’impatto culturale, l’efficacia rispetto agli obiettivi e alle risorse, le capacità professionali espresse dalle esperienze museali, si preferisce cogliere l’occasione per scatenare l’ennesima guerra di fazioni contrapposte (NB: fazioni spesso costituite da ben poche persone, spesso una sola…).

    In Italia il confronto (politico, sociale o culturale) è impossibile per motivi soprattutto politici. Avendo occupato tutti gli spazi possibili il Potere politico è snodo fondamentale per qualsiasi tipo di azione, esperienza o evento. Di conseguenza il dialogo critico è percepito come INUTILE. Tanto in ogni caso ciò che accadrà (‘riqualificazione’ dell’area, mutamento di finalità della struttura, sua riapertura con nuovo staff, etc) sarà deciso dal Potere politico. Dunque meglio azzuffarsi o mettersi in mostra, potenzialmente si può raccogliere di più.
    Ma se non si riesce ad imparare nulla da ciò che si fa, non si cresce.
    Gli spazi ‘docili’ continuano ad espandersi.

    http://www.facebook.com/SpaziDocili

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