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Inaugura stasera la settima edizione di “Intersezioni”, al Parco archeologico di Scolacium, a Roccelletta di Borgia, in provincia di Catanzaro, a cura di Alberto Fiz e in collaborazione con il MARCA. Protagonista di questa nuova tranche del progetto è Daniel Buren, parigino classe 1938, quest’anno già superstar al Grand Palais in occasione di “Monumenta”, che per l’occasione ha creato cinque nuove opere guardando direttamente alle specificità del parco.
Fino al prossimo 7 ottobre dunque “Costruire sulle vestigia: impermanenze. Opere in situ (Construire sur des vestiges, d’un éphémère à l’autre. Travaux in situ)”, sarà il nuovo viaggio di Buren che, secondo le parole di Fiz, «ha sviluppato un sincretismo con le vestigia antiche annullando la distanza temporale tra il mondo antico e quello contemporaneo. Un intervento radicale e coraggioso dove appare evidente come sia il Parco di Scolacium a provocare l’opera, la quale esiste solo in stretta relazione con il contesto ambientale».
La mostra coinvolge nell’ordine la Basilica, il Foro, il Teatro e l’uliveto. E ovviamente protagonista sarà il colore, che per Buren è «pensiero puro, dunque totalmente indicibile. Tanto astratto quanto una formula matematica o un concetto filosofico». La Basilica avrà vetrate di plexiglass gialle e rosse, che doneranno alla struttura una nuova, irreale luce; per il Foro l’artista invece ha realizzato un colonnato ex novo, con 53 elementi in legno, partendo dai frammenti esistenti. L’intervento ideato per il Teatro è una struttura specchiante di oltre 30 metri di lunghezza e tre metri di altezza che, collocata al centro, permette di moltiplicare l’immagine dell’antica costruzione. Un abbraccio di 20 anelli è stato pensato per l’uliveto, evidenziando le caratteristiche di queste sculture naturali nel suggestivo contesto archeologico. Dulcis in fundo, la quinta installazione, è una struttura che fa parte della serie “Cabane éclatée”, iniziata nel 1975: Cabane éclatée aux 4 couleurs, un cubo di 4 metri per 4, giocherà sulla relazione tra spazio e colore: blu, giallo, nero e rosso. Un luogo fruibile e abitabile che, a ogni nuova visita.
Una modalità di operare, come rimarca Alberto Fiz, ha a che fare con l’uscita nomadica dall’atelier per confrontarsi col mondo, in una dimensione meno rassicurante e più viva. Dopo Stephan Balkenhol, Tony Cragg, Wim Delvoye, Jan Fabre, Antony Gormley, Dennis Oppenheim, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Marc Quinn e Mauro Staccioli, Buren e la nuova eccellenza che conferma il ruolo attivo della Calabria nella promozione del contemporaneo, nella volontà di integrare l’arte con il territorio e la realtà storica e paesaggistica della regione. (marianna agliottone)













