10 settembre 2012

Undici settembre e undici anni senza un museo. Che aprirà, forse, nel 2014

 

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Un miliardo di dollari. L’ultimo tassello mancante, si fa per dire, alla memoria di chi è sopravvissuto e di chi invece è rimasto nelle torri quella mattina del 2001, undici anni fa esatti domani. Una controversia tra il sindaco di New York Michael R. Bloomberg e il governatore Andrew M. Cuomo, che rischia di far slittare di due anni l’apertura della tanto contestata struttura. La questione ovviamente è burocratica, politica, e piuttosto intricata: per cominciare non si è riusciti a trovare un accordo sull’autorità che avrà la sorveglianza del museo e del memoriale circostante. Poi ovviamente da un lato c’è New York, e la sua municipalità, dall’altra oltre al governatore Cuomo c’è anche Chris Christie, governatore del New Jersey, a capo con Cuomo dell’Autorità Portuale di New York e New Jersey, proprietaria del sito del World Trade Center. Bloomberg, dal canto suo, è l’attuale presidente della fondazione 11 settembre, che controlla il “National September 11 Memorial” e il suo futuro museo. Che a causa però dello stallo dei lavori e delle mancate “trattative” dalle parti, ha visto scadere i termini per la raccolta fondi. Si slitterebbe quindi, a questo punto, alla fine della costruzione della torre 1 (l’ex Freedom tower), prevista per i primi mesi del 2014. Eppure secondo la stampa americana, questo 11esimo anniversario, tanto simbolico quanto sentito, potrebbe iniziare a smuovere le acque paludate di questo intrigo. Sul piede di guerra anche i parenti delle associazioni dedicate alla memoria delle vittime, che minacciano manifestazioni.
Tutto insomma per la quantità di denaro che dovrebbe coprire le spese e la gestione del futuro museo, che dovrebbe pervenire da tutte le parti coinvolte.
Un conflitto che si potrebbe brutalmente ripercuotere anche sulle carriere politiche di Bloomberg e Co. Il sindaco, uscente alla fine del 2013, nonostante abbia raccolto decine di milioni di dollari e donato 15 milioni di tasca propria, lascerebbe il progetto allo sbando. E Cuomo sarebbe incolpato di aver tardato i lavori.
La fondazione, per ora, ha raccolto 450 milioni di dollari da donazioni private, e stima che ci vorrà un altro anno di lavori per completare il museo e altri due o tre mesi per installare le mostre e prepararsi all’apertura.
Bloomberg, così come Cuomo, alla richiesta di spiegare i ritardi, ha riferito al New York Times solamente che le trattative continuano. E fanno fare una pessima figura alla città, visto che in un anno dall’apertura del sito sono stati quasi 5 milioni i visitatori. Certo, i costi per un museo che si disporrà su decine di mila metri quadrati disposti in sette piani interrati pesano molto, e i 700 milioni previsti nel 2006 sono cresciuti di quasi la metà. E la Port Autorithy dovrebbe essere responsabile di questi costi, oppure affittare o trasferire il tutto alla Fondazione.
Stando alle parti poi sembra che i costi siano lievitati ulteriormente, e lo staff di Cuomo ha sostenuto che il costo totale del museo era esploso fino a un miliardo e 300 milioni di dollari. La fondazione ha replicato che l’Autorità Portuale doveva più di 100 milioni a causa del mancato completamento del museo nel 2009, come inizialmente era stato promesso. Insomma, il copione è abbastanza da rituale, soprattutto quando si tratta di musei e grandi cifre. Fatto sta che, come ha ricordato un membro del consiglio della Fondazione il cui marito, che lavorava per Port Autority, è morto nell’attacco: «La gente arriva a piedi fino alle porte del museo. Chiuse. Ma bloccata lì dentro, c’è tutta la storia dell’11 settembre». Che anche domani non faremo a meno di ricordare.

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