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exibinterviste – la giovane arte
Marcella Vanzo
Come si diventa ciò che si è. Bastano e avanzano Louise Bourgeois, la filosofia del linguaggio e un biglietto (andata e ritorno) per Londra. Una “selvaggia beneducata” con le idee chiare su tutto. O quasi…

Da dove cominciamo?
Dalla mia cicatrice sull’occhio sinistro. Ha alterato radicalmente la mia carriera di mannequin.
E cosa sei diventata?
Una selvaggia beneducata, molto affascinata dalla linea con cui Mr. de Saussure ha separato significato e significante.
La tua formazione?
A Londra pioggia, all’università antropologia e uno studio insieme a un pittore giapponese. Lui dipingeva mentre io accumulavo oggetti e passavo i pomeriggi a spostarli. E ascoltavo (ai tempi ascoltavo) le critiche di un vecchio professore di disegno.
Poi che è successo?
Ho smesso e sono tornata all’ovile per quattro anni d’accademia e psicanalisi junghiana. Poi ho viaggiato molto. Quando mi sono stufata ho cominciato a lavorare in una casa di produzione. Quando mi sono stufata un’altra volta ho cominciato a fare video.
Niente più viaggi?
Si viaggia con la testa, i luoghi sono conseguenze.
E il tuo lavoro com’è?
Molto, molto interessante.
Faziosa. Chi ti ha influenzato?
Tanti, ma li ho traditi tutti.
Proprio tutti?
C’è un’anziana signora, un amore platonico, che ancora resiste: Louise Bourgeois. Da piccola mi è capitato in mano un suo catalogo, il primo della mia collezione. Avevo diciott’anni. Mi affascinavano enormemente quelle forme sensuali e indefinibili. Le seguivo con le dita sulla carta e alla bocca affiorava innanzitutto un forte senso di vergogna. M’è capitato di piangere. Come mammà, quando mi commuovo piango.
E la segui ancora, la signorina Bourgeois?
Sì, sono andata a trovarla proprio l’altro giorno. Al Dia Beacon center, lungo il fiume Hudson, dove il primo piano è interamente dedicato alle sue prime sculture. Un lungo viaggio per tornare a casa. 
Lavori dove?
Il mio studio sono io, un telefono e il computer. E anche sotto il letto c’è un sacco di roba.
Pregi e difetti? Volendo puoi anche stilare un elenco…
Ho solo difetti e, nella vita, molti assistenti.
E la politica? Ne vogliamo parlare?
C’è chi ha detto che sono comunista fuori e fascista dentro... Politicamente sono disperata.
Come vivi il rapporto con le persone che si occupano di promuovere e vendere il tuo lavoro?
Bene, e tu?
E la critica?
La vedo a colazione e parliamo al telefono o tramite email. 
Qual è la mostra che ricordi con più entusiasmo?
Sempre la prossima, perché non ci ho ancora pensato.
Qualcuno da ringraziare?
Sono un esercito immenso!
la rubrica exibinterviste – la giovane arte è a cura di pericle guaglianone
bio: Marcella Vanzo nasce nel 1973 a Milano, dove vive. Personali: Limbo, Guenzani viaMelzo 5, Milano (2006); Ama, site-specific installation per Castello di Ama (SI) per l’arte contemporanea (2005); Magma, Associazione Culturale Prometeo, Lucca (2003). Tra le collettive: Aperto per lavori in corso, Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano; Padiglione Italia, Trevi Flash Art Musem; Italian videos, Trafo, Budapest (2005); Assab One, Ex GEA, Milano; On air: video in onda dall’Italia, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone; Opera Video, Galleria Continua, S. Gimignano (2004); Sieben, Galerie Rachel Haferkamp, Colonia; The Squared Circle, Walker Art Center, Minneapolis; Private Architectures, Galleria Continua, S. Gimignano; Video Invitational, FA Projects, London (2003); Exit, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Ouverture, Care/Of, Milano (2002). Ha vinto, tra gli altri, il Premio New York, art residency at Columbia University, NYC (2005) e ACACIA – Premio Artisti Emergenti, acquisizione per il futuro Museo di Arte Contemporanea di Milano (2004).
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