marchio exibart.com  

Fino al 19.II.2001
Bizzarrie di pietre dipinte dalle collezioni dei Medici
Firenze, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure

Il fascino delle invenzioni di artisti che sperimentarono l’intreccio tra arte e natura. La grazia e la rudezza della pietra…

“Exegi monumentum aere perennius”…
Forse è proprio questa la suggestione che spinge alcuni artisti, a cavallo tra i secoli XVI e XVII, a cimentarsi con la pittura su pietra: affidare la propria opera ad un supporto che non conosca la caducità dei materiali tradizionali, legno, tela, intonaco.
In realtà, come appare evidente con il passare del tempo, anche questa prospettiva si rivela illusoria, con l’accentuarsi di certe commessure del materiale e la conseguente caduta della superficie pittorica.
Ma, sicuramente, una grande incidenza nella scelta di dipingere su materiale lapideo è dovuta al fascino della commistione tra arte e natura, tra l’artificio della prima e l’ancestrale immanenza della seconda.
Siamo in un secolo in cui prende piede il gusto per la bizzarria sensu stricto, con la sperimentazione di espressioni artistiche nuove e la ricerca di rarità che deliziassero i committenti, quasi sempre principi o signori, e le loro cerchie.
Ruggero salva Angelica
A questo “genere minore” della produzione pittorica si accostano artisti del calibro di Jacques Stella e Filippo Napoletano e ancora Stefano della Bella, l’Orbetto (al secolo Alessandro Turchi), Cornelius van Poelemburgh, tutti presenti nell’esposizione “Bizzarrie di pietre dipinte”, e interessa un’area che comprende, oltre all’Italia, dove si sviluppa soprattutto alla corte dei Medici e a Roma, la Francia e i Paesi Bassi.
La mostra, allestita presso il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, a cura di Cristina Acidini Luchinat e Marco Chiarini, raccoglie pezzi provenienti da collezioni pubbliche e private, tutti di estremo interesse e di sorprendente effetto estetico.
In tutte le opere esposte è fondamentale il diverso rapporto che gli artisti hanno con le pietre, a seconda che si tratti di superfici monocromatiche o attraversate da differenti campiture di colore. La pietra fornisce sempre al pittore lo sfondo che lo obbliga, o piuttosto lo guida, verso determinate composizioni. La pietra paesina, per esempio, molto utilizzata da Filippo Napoletano, suggerisce spesso paesaggi marini dove le onde e il fluire delle correnti, più o meno agitate, sono ben riconoscibili, con realistico vigore, nell’accavallarsi delle striature. La stessa pietra suggerisce anche scene di desolazione rupestre, come nell’emozionante Tentazioni di Sant’Antonio; in questo piccolo capolavoro l’intervento dell’artista è ridotto al minimo, tutto il dramma spirituale del santo echeggia nella malinconia del paesaggio dai toni danteschi.
S. Agostino
La pietra di paragone o la lavagna, invece, sono sfondi ideali per la rappresentazione di notturni come nell’Incendio di una città, sempre di mano del Napoletano, che raggiunge, in quest’opera, effetti di sconcertante modernità. Altrove l’alabastro disegna naturalmente il fondale intriso di divino che è necessario ad una Resurrezione o ad un’Adorazione dei pastori.



Pietro Gaglianò




Dal 2-XII-2000 al 19-II-2001
Bizzarrie di pietre dipinte dalle collezioni dei Medici.
Catalogo: Silvana Editoriale
Ingresso: intero L.15.000, ridotto L7.000. il biglietto è comprensivo della visita alla mostra,
alla Galleria dell’Accademia e al Museo dell’Opificio delle Pietre Dure.
Orario: ingresso da via Ricasoli, Galleria dell’Accademia: dal martedì alla domenica,
8:15-18:50;
ingresso da via degli Alfani, Opificio delle Pietre Dure: dal lunedì al sabato
8:15-14:00, martedì 8:15-19:00
informazioni: Firenze Musei, tel. 055 26 54 321




[exibart]