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Italiani fuori

Nico e gli altri. Gli italiani che sono arrivati a Venezia, senza il tappeto rosso del padiglione nazionale ma con la volontà di mettersi in mostra. E, manco a dirlo, sono proprio quelli che hanno più voglia e più voce per gridare. Tutti gli italiani fuori la Biennale…

Non ci sono solo le ciminiere di Marghera ad annunciare l'imminente arrivo a Venezia ai viaggiatori e a tutti coloro che transitano sul ponte che unisce la città alla terraferma. Dalla strada si vedono infatti due palloni aerostatici grigi, che volteggiano vacuamente in aria con la scritta Head e Flu. Si tratta dell’intervento pubblico realizzato appositamente per la prima edizione della fiera Cornice (svoltasi esclusivamente durante i giorni della vernice della Biennale) da Stefano Cagol (Trento, 1969), che vuole così mostrare con ironia le mille influenze di cui siamo quotidianamente vittime e che fanno assomigliare le nostre teste proprio a quei palloni pieni di elio che si muovo, sopra l’isola del Tronchetto, come bandiere al vento (soggetto più volte affrontato dall’artista trentino). Il lavoro, che per eccessiva didascalicità rischia di cadere nella faciloneria, alla fine sembra però tenere poiché fa proprio della levità il suo il punto di forza.
Ha un’aria più meditativa l’installazione di Andrea Morucchio (Venezia, 1967) alla Giudecca. Sul pavimento di un grande salone sono disposti quindici elmi di vetro rosso realizzati a partire da un modello medioevale, mentre alle pareti compaiono e si rincorrono i lupi che sono il simbolo con cui alcuni tipi di spade venivano punzonati. Ma si sente una musica nelle orecchie: è la monodia delle Laudes Regiae, il coro liturgico con cui, a partire dal XI secolo, venivano accompagnate le incoronazioni dei re. In questo modo Murucchio fa una riflessione sul potere, sulla forza che ne garantisce la sopravvivenza, sulla necessità di sostentarsi ricorrendo a riti e forme di culto di ispirazione religiosa. Sembra così emergere una sostanziale ed inquietante continuità tra medioevo e i giorni nostri.
Fabio Viale - Ahgalla - performance durante la Biennale di Venezia 2007
Non è una novità invece la performance Ahgalla di Fabio Viale (Cuneo, 1975), che percorre il canale dell’Arsenale a bordo di una barca realizzata in marmo su cui ha montato un motore fuoribordo. E così, paradossalmente, un materiale difficile ed inadatto come la pietra di Carrara si dimostra capace di stare a galla e di trasportare persone. Peccato che per un evento come la vernice della Biennale sarebbe stato più opportuno proporre qualche nuovo lavoro visto che la performance si ripete più o meno inalterata da quasi cinque anni.
Ma è indubbiamente Nico Vascellari (Vittorio Veneto, 1976) a sfruttare più di ogni altro l’occasione della Biennale, grazie al padiglione messo a disposizione dal Darc. La sua performance alla vernice veneziana si dimostra infatti un concentrato esplosivo di forza e vitalità capace di scuotere i troppi torpori lagunari e di infondere energia. Vascellari ha realizzato nel teatro un ambiente rivestito di legno, cui si accede tramite un tunnel buio alla cui estremità oscilla una lampadina. La sala ha un lato rivestito da amplificatori che l’artista per l’occasione ha chiesto in prestito a band underground della scena europea. Tra la gente accalcata nel buio si cala da una botola (indossa un’imbragatura e ha l’aspetto sinistro di un black blok) e cerca di guadagnarsi spazio tra gli spettatori con l’aiuto di assistenti. Comincia a urlare la rabbia che ha addosso.
Nico Vascellari - Revenge - performance durante la Biennale di Venezia 2007 per il Premio Darc per la Giovane Arte Italiana
C’è un microfono con un lungo filo, ostinatamente tenuto alto sopra la gente. Microfono e diffusori distorcono continuamente le grida viscerali, grevi e ataviche, che il performer lancia. L’universo sonoro è decisamente noise e le orecchie fischiano. Tra il calore e il sudore dei corpi, Vascellari si agita e si comporta mimicamente come una rockstar, quasi fosse una scultura vivente, mentre progressivamente la musica generata dalle urla degrada nel rumore e la gestualità perde ogni senso. Poi, ancora nel buio, scompare. All’uscita gli spettatori sono spiazzati, in un’atmosfera postorgasmica. Storditi fra la catarsi del silenzio guadagnato e l’energia eccitata dalla stimolazione intensa.

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