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fino al 31.III.2010
Ibrido
Milano, Pac

Una ricca rassegna porta al Pac così tante ibridazioni da non sapere quante sfaccettature osservare contemporaneamente. Tra Paolini e Cuoghi, Kuri e Roccasalva, Cattelan e Mendini, la genetica sfonda nell’arte...

L'uomo sopporta il molteplice nel bel mezzo della sola distanza creata dalle differenze; punto in cui l'evidenza dell'essere coincide con l'evidenza del dubbio, cioè attraverso la certezza che il pensiero diviene emergendo tanto e contemporaneamente. Il pensiero diviene e nel suo essere si ibrida al resto, perché nel suo essere si coglie come diveniente, come dubitare. Ma se il pensiero diviene è perché non riesce a rappresentare la totalità dell'essere. Allora il divenire nel suo essere è un divenire meticciato nell'essere che lo trascende: è l'accogliere in sé l'altro da sé.
Se è vero dunque che dubbio, molteplicità, contraddittorietà e mutamento consacrano il pensiero umano nel caos della libertà, è anche possibile affermare che la messa in scena di tanta ibridazione è prima di tutto comprensione e inclusione della diversità.
Questa premessa diventa doverosa dal momento in cui al Pac - sotto l'egida di Giacinto Di Pietrantonio e del giovane Francesco Garutti - espedienti del pensiero e intuizioni estetiche dialogano su diverse soluzioni create dalla molteplicità. Ibrido. Genetica delle forme d'arte è infatti una collettiva che, riunendo quasi sessanta artisti e un'ottantina di opere, inaugura la stagione espositiva del Padiglione sotto il segno della mescolanza.
Jordan Wolfson - Untitled - 2009 - fiori assortiti, nastro adesivo, acqua, fialette di plastica - dimensioni variabili - coll. Tullio Leggeri, Trescore Balneario (BG)
La collettiva avvicina artisti del calibro di Wolfson, che introduce la mostra con una insolita “natura morta”, ai padri storici dei mutamenti, come Beuys e Pistoletto, il primo presente con una classica rievocazione di Pelizza da Volpedo e il secondo attraverso il suo Mediterraneo intagliato nello specchio di un enorme tavolo.
Tra Warhol e i pensieri neutri di Paolini, Pettena si presenta con l'installazione più eclatante dell'evento. Il suo Archipensiero, infatti, infiamma la prima stanza, decomponendo prospetticamente (attraverso i filamenti di rafia) lo statuto simbolico degli spazi, fra estetica dell'architettura e materialità della Land Art.
Nelle sale successive, da notare sono gli accenni cinetici di Getulio Alviani ed Enzo Mari, accompagnate (senza alcun intervallo allestitivo) dalle segmentazioni cromatiche di Mendini. Non bisogna dimenticare inoltre lavori più o meno noti provenienti dagli studi di Armleder, Huyghe, Parreno, Eliasson, Cattelan (presente con l'ingannevole Punizioni), Tuttofuoco, Tiravanija, Roccasalva (presente a sua volta con lavori già esposti nel 2007 alla Gamec), Hirst e l'iconico Jan Fabre (sfruttato come vessillo di Ibrido, attraverso il mezzo busto dal titolo Homage a Jaques Mesrine).
Gianni Pettena - Archipensiero - 2001-09 - raffia e ferro - cm 500x200x80 - courtesy Galleria Enrico Fornello, Milano
Al di là delle combinazioni multiarticolate ed eteroclite di questa divertente wunderkammer, restano da osservare con attenzione alcuni lavori: i contenitori di Kuri, il busto di Vedovamazzei, i video di Pong e gli spaccati filosofici di Arena.
Da non mancare infine la lettura comparata delle opere in mostra (sotto-percorso presente all'interno di ciascuna didascalia) e la galleria di busti posta di fronte alla vetrata del Padiglione: breve gipsoteca difforme, che restituisce la sensazione di molteplicità attraverso una gelatinosa serie di ritratti.

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mostra visitata il 13 marzo 2010


dal 12 al 31 marzo 2010
Ibrido. Genetica delle forme d'arte
a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Francesco Garutti
PAC - Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro, 14 (zona Porta Venezia) - 20121 Milano
Orario: lunedì 14.30-19.30; da martedì a domenica ore 9.30-19.30; giovedì fino alle ore 22.30
Ingresso libero
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. +39 0276020400; www.comune.milano.it/pac

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