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ViennaFair 2010

Le premesse? Un tranquillo weekend di paura. Gli esiti? Lusinghieri, anzi buoni, anzi no... E qualcuno ci ha rimesso le penne. Nonostante tutto, la febbre dell’aura creativa non cala in maniera disastrosa...

Probabilmente l’evoluzionismo darwiniano, fosse anche per semplice analogia, non si addice solo agli organismi cellulari. Le fiere d’arte sono lì a dimostrare che la loro sopravvivenza può essere garantita da spinte pulsionali di adattamento. D’altronde, la prolifica saggistica di natura economica dei nostri giorni è orientata a decifrare la crisi dei mercati come una crisi epocale del capitalismo “no limit”: il che significa, banalmente, che nulla sarà più come prima.
“L’arte sta dimostrando di subire meno di altri beni le oscillazioni di valore. Quindi, seppure con il fiato sospeso fino in fondo, usciamo soddisfatti da questa edizione 2010 della ViennaFair”.
Questo il parere personale di Edek Bartz, direttore artistico della manifestazione, rilasciato a Exibart nel consueto e confidenziale colloquio a quattr’occhi proprio allo scoccare del gong di chiusura. Insomma, secondo Bartz il mercato dell’arte resiste allo stress finanziario. Il potere logora chi non ce l’ha? Ebbene, l’arte dimostra di avere un singolare potere di fascinazione; tutt’al più può rallentare il suo slancio. Certo, è una visione ottimistica, comunque conviene crederci.
Maiorano - Dove andranno? - 2009 - pittura su lambda print - cm 100x100 - courtesy Galleria Traghetto, Venezia-Roma
Ma - chiediamo - è stato più difficile organizzare l’edizione del 2009 a ridosso del famigerato crollo finanziario con tutte le sue imprevedibili diramazioni, o organizzare questa sesta edizione sull’onda di una crisi che si credeva ormai esorcizzata e che invece produce ancora molta instabilità? “Senz’altro questa. Durante l’anno è serpeggiato lo spettro del pessimismo di un mercato in costante contrazione, cosa che non poteva non pesare in modo decisivo sulle prospettive programmatiche delle gallerie”.
In effetti, rispetto alla scorsa edizione, la ViennaFair conta un numero inferiore di presenze: 114 gallerie (38% nazionali) contro 122. Il dato più significativo si coglie nel constatare il ricambio delle presenze, con una trentina di nuove gallerie. Ci si chiede: è il segnale di una promettente vitalità o, viceversa, di un mesto abbandono del campo? L’uno e l’altro, ovviamente: la fiera viennese, con il suo interesse sempre e solo focalizzato sul contemporaneo, con il suo spirito transnazionale e un particolare interesse per le aree mittel- e est-europee, ha mostrato più di una crepa qualitativa sotto il profilo degli inserimenti e, per altro verso, ha dimostrato di non essere congeniale a tutti. Tant’è per esempio che le presenze italiane, mai troppo numerose, stavolta si sono ridotte a due sole gallerie, la Traghetto (Venezia-Roma) e la Goethe 2 (Bolzano), due veterane di questa manifestazione.
Edward Wright - The Balance of Sour - 2010 - olio su tela - cm 212x450 (5 pannelli) - courtesy Mirko Mayer Galerie, Colonia
Ancora più evidente dello scorso anno il trend che marca il forfait delle grandi gallerie internazionali; non indietreggiano invece alcune viennesi doc come Krinzinger, Hilger, Grita Insam, Lang, Mario Mauroner, Nächst St. Stephan e altre, ma senza puntare tutto su artisti di grosso richiamo. E, guarda caso, proprio la scarsa presenza di vere celebrità ha dato l’avvio a un mercato disinvolto, non effervescente beninteso, ma meno pregiudizievole e più attento, tanto per cominciare, verso le giovani - talvolta si fa per dire - leve venute dall’Est.
Già alla ricognizione inaugurale si palpava una certa sensazione di leggerezza e vivacità, e non solo. Per esempio, alcune opere di sicuro appeal, inserite in primo piano nel sito web della fiera nei giorni precedenti la sua apertura, erano già state vendute di primo acchito. Tanto per dire, era inutile andare a cercare il quadro a tecnica mista su base fotografica di Maiorano alla Traghetto: quel Dove andranno? qualcuno se lo era già portato via. Invece, rimaneva ancora in bella evidenza presso la Mirko Mayer di Colonia la grande opera di Edward Wright, strutturata a paravento e dipinta da entrambi i lati: assolutamente impossibile trasportarla sottobraccio; così come alla parete della Rigas Galerija di Riga stazionava ancora il lavoro di Leonards Laganovskis, titolo Perspektivnaya, di impianto ironicamente nostalgico, costruito sulle ipnotiche promesse della primitiva iconografia sovietica d’avanguardia. A fine corsa, invece, si dichiarava soddisfatto anche il titolare della Goethe 2, premiato dal riscontro positivo, e da qualche vendita, delle opere in resina a effetto cromatico di Robert Pan.
Leonards Laganovskis - Perspektivnaya - 2006 - olio su tela - cm 145x210 - courtesy Rigas Galerija, Riga
A conti fatti, un record c’è stato, quello del pubblico, con 15.912 visitatori, qualche centinaia in più rispetto al 2009. Insomma, quattro giorni di fiera non poi così deprimenti. Neppure sul vasto “fronte orientale”, che quest’anno da solo ha raggiunto il numero di 33 gallerie. In evidenza i pallini rossi accanto ad alcuni lavori su tela e in video di Jaan Toomik presso la estone Artdepoo (Tallin), per la prima volta a una fiera ovest-europea; venduta la serie di Lightbox di Tomaz Tomazin alla Alkatraz (Lubiana); successo con vendita totale e richieste di prenotazione per le fotografie della serie Cityproject del binomio Alicja Karska & Aleksandra Went presso la Profile (Varsavia). Dalla lituana Tulips and Roses (Vilnius) sembra essere stata molto vantaggiosa la visita di alcuni collezionisti americani - Barbara e Aron Levine, Mari e Peter Shaw - interessati ad artisti come Jesse Ash, Liudvikas Buklys e Gintaras Didziapetris, e qui si è anche parlato di probabili joint-venture oltre oceano. Nonostante il piccolo formato, in evidenza anche le opere pittoriche di intento vagamente simbolista di Bartha Sandor e i collage su carta di Geta Bratescu presso la rumena Ivan (Bucarest).
A nessuno, collezionisti compresi, sono sfuggite le molteplici serie di grandi ritratti a inchiostro su carta, dedicate ai propri figli, della tedesca Hanna Nitsch presentate dalla Drees di Hannover, tanto più che stazionavano nella cosiddetta Z1, area posizionata al centro del padiglione espositivo che tradizionalmente raccoglie una quindicina di gallerie selezionate da una apposita giuria sul principio di un progetto per un singolo artista. In Z1 non mancava, come d’abitudine, la Mauroner (Vienna) che ha messo in mostra l’ormai noto teschio luccicante e meccanizzato sopra un baule da viaggio del francese Bruno Peinado, scultura datata 2005.
Jaan Toomik - Waterfall - 2005 - still da video - courtesy Contemporary Art Gallery ArtDepoo, Tallin
In tempi difficili, la sopravvivenza è un tema che accomuna molte fiere europee prive di una tradizione ben radicata. Se qualcuno aveva diffuso notizie sui presunti litigi che sarebbero intercorsi tra i galleristi viennesi nel dare appoggio alla ViennaFair, la gallerista Ursula Krinzinger, membro del comitato organizzativo, alla vigilia dell’apertura aveva replicato: “No, sono solo pettegolezzi amplificati dai giornali”. Per lei, la fiera, tematizzando l’incontro tra l’Est e l’Ovest dell’Europa, un’Europa allargata anche a Turchia e Israele, ha una formula vincente e può posizionarsi alla pari con Berlino e Colonia.
Parere condiviso? A fine rassegna abbiamo interpellato Martin Janda, storico d’arte e titolare della omonima galleria, solitamente presente in fiere come Art Basel e, non ultimo, vice presidente dell’associazione delle gallerie austriache. Lui è uno di quelli che stavolta hanno detto no alla fiera viennese. Florian Hafele - Untitled - 2010 - scultura acrilica - cm 123x95x165 - courtesy Carbon 12, DubaiCi dica tutto il male possibile della ViennaFair, gli abbiamo chiesto. “Tanto per cominciare, la formula è troppo generica, non punta realmente sulla qualità!”, ha risposto. “Molte gallerie sono inadeguate. Mancano le necessarie dinamiche organizzative, come un nucleo di collezionisti più mirato; quelli che quest’anno sono venuti, se ne sono andati prima del previsto. In definitiva, poi, Edek Bartz, il direttore artistico, non è persona così esperta di arte contemporanea. Lo scorso anno sono andato a Torino in visita ad Artissima e, quella sì, l’ho trovata molto valida”.
Che batosta, ragazzi! E quanto ad Artissima, possiamo giurare che non siamo stati noi a suscitare il paragone. Intanto, seppure su altri versanti i pareri sulla manifestazione non siano stati negativi, più di un semplice malcontento dovrebbe essere circolato nelle alte sfere se Edek Bartz, dopo la conferenza di fine fiera, utilizzando il garbo da navigato gentiluomo che gli è proprio, ha dato inaspettatamente e irrevocabilmente le dimissioni dal suo incarico.

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franco veremondi


dal 6 al 9 maggio 2010
ViennaFair 2010 - The International Contemporary Art Fair
Messeplatz 1 - 1021 Vienna
Info: tel. +43 1727200; fax +43 1727204709; viennafair@messe.at; www.viennafair.at

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