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L'ARTE, CHE CARA

Mentalità generativa. Responsabilità sociale. Sono i temi di una mostra ma anche di un progetto di animazione della città. Sotto il profilo della solidarietà umana, elaborato dalla Caritas. Che cerca l’arte come volano per la propria iniziativa. Succede a Torino...

La Caritas Diocesana di Torino cerca, com’è naturale che sia, il dialogo tra interlocutori diversi, ponendosi come facilitatore di incontro tra vari soggetti appartenenti a ogni ambito della città, sul tema della responsabilità sociale.
Ma tutto questo cosa c’entra con l’arte? C’entra, perché questo progetto denominato Torinomeforwe e culminante in un seminario di due giorni, coinvolge dieci artisti, chiamati a sovrintenderne lo svolgimento. Gli esiti andranno ad arricchire una mostra caratterizzata da linguaggi artistici molto differenti tra loro, nata proprio da questa comune ricerca di nuove relazioni e nuove idee per fronteggiare la crisi anche sociale, la difficoltà di convivenza e la mancanza di coesione che caratterizzano il nostro vivere insieme.
Filippo Leonardi, ad esempio, realizza un lavoro site specific che ben si adatta alla vastità e asprezza del luogo, qual è la struttura industriale dell’ex Arsenale militare: 2 bagni chimici funzionanti e quindi eventualmente utilizzabili, sovrastati da due insegne con le diciture Uomini o donne, Donne o uomini. Un modo per ironizzare sulla mania della società di categorizzare sempre tutto e per suscitare nello stesso tempo riflessioni su questioni quali il razzismo e la differenza di genere.
Laura Ambrosi - Key word - 2010
Per Silvia Giambrone si parla, invece, di un’installazione dalla rappresentazione semplice e quasi didascalica, per un tema complesso e foriero di meccanismi imprevedibili e dagli sviluppi osservabili a distanza di tempo. Sul desk posto all’entrata della mostra, una busta contenente una domanda timbrata dall’artista, "Cosa faresti se avessi potere?”, accoglierà i visitatori. Si potrà rispondere direttamente sul posto grazie a due lavagne munite di gessetti, oppure in un secondo tempo spedendo il materiale all’artista. Una domanda politica in senso ampio, perché a Giambrone non interessa tanto il contenuto della risposta quanto il linguaggio corporeo che ne scaturisce, la reazione fisica e psicologica a tale domanda, il suo coinvolgimento o meno, il suo atteggiamento, la sua disponibilità all’interazione. Tutti elementi che contribuiscono a definire l’identità sociale dell’interlocutore.
Dario Neira - ME/WE - 2006
Silvia Ambrosi
entra nel merito del progetto socio-artistico e, basandosi sulla documentazione relativa agli incontri avvenuti con gli operatori della Caritas, ne incide i discorsi, a mano o a laser, su lastre di plexiglas illuminate col neon. E infine Dario Neira, con l’opera Me-we, dove la parola ‘Me’, posta davanti allo specchio, si ribalta diventando ‘We’, oltre a essere un pezzo esemplare della ricerca tra corpo e linguaggio dell’artista torinese, sintetizza bene la filosofia dell’intero progetto Torinomeforwe: quella dell’assunzione di responsabilità del singolo nei confronti della collettività, per fare in modo che l’individualistico io possa diventare un giorno un noi condiviso.

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dal 14 al 29 ottobre 2010
Torinomeforwe
a cura di Susanna Mandice
Ex Arsenale militare
Via Bordo Dora (zona Porta Palazzo) - 10152 Torino
Orario: tutti i giorni ore 15-18
Ingresso libero
Info:
direzione@torinomeforwe.org

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