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fino al 20.I.2002
Orazio e Artemisia Gentileschi
Roma, Palazzo Venezia

Probabilmente si rincontrarono a Londra intorno al 1638. Fu l’ultima volta. Ora una mostra racconta, attraverso un’ampia selezione di opere, la vicenda di Orazio e Artemisia Gentileschi. Si conclude oggi la grande rassegna romana...

A seguirne i viaggi, tracciando gli spostamenti su una cartina geografica, i percorsi di Orazio e Artemisia Gentileschi sembrano allontanarsi con l’ostinazione di volersi mai incrociare. Lei abbandona Roma nel 1613, lui parte alla volta di Genova nel 1621, quindi è in Francia tra il 1624 e il ’26, intanto Artemisia è tornata a Roma, poi si è stabilita a Venezia, quindi i documenti ne attestano la presenza a Napoli (1629). Nemmeno l’ultimo incontro a Londra – dove Orazio lavorava alla corte di Carlo I, dal 1626 – ha la certezza di una conferma: loro, il padre e la figlia più conosciuti della storia dell’arte, dopo i fatti fin troppo noti del processo presero le distanze, lavorarono per committenti diversi, ma continuarono a dialogare. Un legame che la mostra romana, la prima monografica dedicata ai Gentileschi, rende tangibile. Due allestimenti consecutivi (incontriamo prima le opere di Orazio, quindi la sezione dedicata ad Artemisia), ordinati secondo il criterio, apparentemente semplicissimo, dell’ordine cronologico, e una lettura in parallelo per confrontare scelte compositive, soggetti, soluzioni cromatiche.Orazio Gentileschi, david che contempla la testa di golia, olio su tela 1610/12 roma, galleria spada
L’esordio di Orazio sulla scena romana è legato alla decorazione della Biblioteca Sistina in Vaticano (1588 – 89), un retaggio tardo manierista che resta come una filigrana sempre percepibile nella costruzione delle figure, nelle tipologie di volti e nelle posizioni ripetute quasi si trattasse dello stesso cartone riutilizzato. I panneggi sono gonfi, la stoffa si piega ed evoca il volume di un corpo, piuttosto che poggiarsi o scivolarci sopra; di Caravaggio ha ripreso più volte l’impianto luminoso delle prime opere, come in quel Riposo durante la fuga d’Egitto (1625 – 26) dove le linee orizzontali che sono l’ossatura della composizione sono l’espediente per rendere quasi insostenibile il peso dei corpi abbandonati.Artemisia Gentileschi, maddalena penitente, olio su tela, 1615/6 firenze, palazzo pitti
L’opera di Artemisia resta legata ad alcune figure da Salomè, a Susanna, a Cleopatra, a Betsabea o alla Maddalena penitente, talvolta sono davvero autoritratti, più spesso si è preteso il riferimento alle drammatiche vicende biografiche. Il rapporto con Orazio è stretto, le donne di Artemisia prepotentemente offrono il corpo nudo, o esaltato dalle vesti alla superficie della tela, in composizioni controllate da una geometria occulta. Fino alle ultime opere proposte, dove la pennellata perde compattezza e il colore si sfalda, sembra frangersi.

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maria cristina bastante
mostra vista il 19.X.2001


“Orazio e Artemisia Gentileschi” a cura di Keith Christiansen, Judith Mann e Rossella Vodret
Palazzo Venezia, via del Plebiscito 118
Tutti i giorni 9 – 19. Lunedì chiuso
Ingresso intero L. 16.000, ridotto L. 12.000
Informazioni e prenotazioni 0632810.
Didattica a cura dell’Associazione Culturale Palladio, tel 0668132260
Catalogo Skira L. 120.000
Fino al 20.I.2002
Orazio e Artemisia Gentileschi
Roma, Palazzo Venezia


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