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Scultura, la grande assente

Sembra dimenticata la tradizione di Michelangelo, Bernini, Canova: scultori quasi totalmente scomparsi da mostre, manifestazioni d'arte. Mentre all'estero....

Nella complessità del panorama attuale, la scultura, sembra essere orfana del suo passato, di quella espressione gloriosa, che vede dietro le nostre spalle, l’antica perfezione delle opere di Fidia e la potenza del suo realismo, il sommo e impareggiabile linguaggio michelangiolesco, l’armonia del lavoro di Gianlorenzo e Pietro Bernini, la bianca eleganza, della figure ormai ottocentesche di Antonio Canova.

Da un lato, le proposte sempre più concettuali e sempre meno legate alla capacità di lavorare uno stile, dall’altro la esiguità delle proposte scultoree, rispetto alle forme espressive della pittura e dei nuovi linguaggi, che i giovani artisti sembrano privilegiare.

Dietro di noi, a partire dall’esempio picassiano le grandi lezioni del novecento, le opere di Arturo Martini, che si interroga proprio sulla questione dell’arte plastica, come espressione di una lingua –morta?- E Giacomo Manzù, Messina, Fontana, Marino Marini, Leoncillo, Consagra, Minguzzi, grandi testimoni del nuovo e della vitale espressione scultorea italiana.

La scultura, è, oggi, la grande assente nelle mostre, nelle manifestazioni d’arte italiane, in quelle importantissime, in quelle importanti. Molta passione in più per la scultura si avverte ad esempio in Spagna, un amore cui i bambini stessi vengono educati.

Ketty tagliatti e Elisa Leonini
Ed è pur vero, comunque che il nostro paese, dà spazio alla scultura nei musei pubblici e nuove fondazioni, come quella di Pomodoro a Milano, si pongono alla nostra attenzione, come grandi contenitori e promotori della scultura.

Così, è pur vero, che, di Arnaldo Pomodoro, possiamo incontrare molto spesso i suoi mondi feriti, le preziose, lucide forme che raccontano l’ansia dell’uomo. . Di recente, abbiamo visto una Dafne di Giuseppe Carta, compromesso fra classicismo e contemporaneità, fatta di marmo ed alluminio. Le riflessioni sull’uomo di Roberto Barni e quelle dell’artista Josè Cobo, per guardare fuori casa, con il suo padre e figlio di resina, forme, che ci hanno invitato alla sosta. E, da una banana di resina verniciata, abbiamo visto spuntare il corpo di una giovane nuda.

E’ ricomparsa l’opera in vetro, quando, lavorare questa materia, significa sudore e fatica, significa fare i conti col dio del fuoco, con la necessità di allearsi, per vincere la sua forza. Abbiamo incontrato Tristano di Robilant con la sua esoterica ampolla gialla, intitolata Proust a Venezia. Poi, Hiromi Masuda con le suggestive opere, nate dalle soffierie muranesi, forme dalle allegre cromie di Play the glass, come segni abbandonati da extraterrestri felici.

Il volto della scultura oggi, ha la suggestione dei sessanta cani di ferro, di cemento e catrame, un Branco, opera di Velasco Vitali, animali collocati a Milano nelle stanze di Palazzo Reale, come simbolo di umani in migrazione, in cerca di sopravvivenza.

La scultura, può dirsi qualcosa d’altro, rispetto alle arti visive, generare un’opera tridimensionale, significa creare con le mani, così come Dio creò l’uomo, significa concretizzare un pensiero, un’idea, cui infondere il soffio vitale, con cui rapportarsi come entità. E, la scultura, quella con la esse maiuscola, comporta una abilità tecnica notevole, investimenti per materiali, spazi in cui lavorare, conservare le opere. Difficili i trasporti, rischiosi, onerosi e troppo spesso, sono i galleristi, a non assumersi l’impegno di scommettere sulla scultura. Una eccezione, invece, è quella dello studio Copernico, che promuove la scultura e sostiene con grande impegno i giovani artisti. quando la scultura , è vista come qualcosa d’altro, rispetto alle arti visive, in origine, come al momento della sua fruizione, della sua diffusione, del suo sostegno.

Nel cammino della scultura, l’arte povera, ha utilizzato nuovi linguaggi e Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, Pier Paolo Calzolari, hanno dato voce ad oggetti, legni, reti, stelle, cuoio, pelli, le riflessioni sul cosmo di Eliseo Mattiacci, la traduzione plastica, delle idee di Giuseppe Spagnulo. Appena ieri, una Chiara Lecca, giovanissima artista contemporanea, aveva appeso a dei sostegni metallici extension di capelli per raccontare il rapporto con il mondo animale : linguaggi dell’oggi, riflessioni intelligenti. Dove, la scultura non c’è e c’è invece, il volto delle figure tra passato e presente di Paolo delle Monache.

Jacopo Mazzonelli
Con Fabio Viale,invece, possiamo condividere l’entusiasmo di creare una dissonanza insita nei pneumatici fatti di marmo e non di gomma, delle barche, anch’esse di marmo.

La scultura, oggi, parla il linguaggio della statua invisibile di Claudio Abate, un’opera intitolata Gino De Dominicis, Disegno, dove un cappello rosso e un paio di ciabatte , sono lì, ad evocare una presenza. Possiamo immaginare un Abbraccio del muro insieme ad Arcangelo Sassolino, abitare fra le colte installazioni di Luigi Carboni, le sintesi formali di Nunzio, ma la scultura è un alieno nel mare magnum dell’arte.

La scultura oggi, ha la forma di contenitori vuoti, colorati di rosso, quelli di cosmetici anti età, uniti in un vortice da un filo, nell’opera di Ketty Tagliatti ed Elisa Leorini.

Che sia quella bara per bambino in legno con pianoforte giocattolo di Jacopo Mazzonelli, il simbolo della scultura, il messaggio per il suo futuro ?

Oppure, sia quella grande x in legno di Gianni Piacentino, a darci il senso e la misura del suo stato di salute ? Un’opera di Curt Stenvert, un oggetto con ali che rimandano a pipistrelli, ha come titolo Dover morire e lasciarsi indietro un mondo perduto.

Noi invece,non perdiamoci d’animo, Alex Pinna, ha realizzato una scultura in bronzo patinato: un omino dalle lunghe gambe a cavallo di un ramo per dire Upstairs heroes. Un’altra, in corda è una figura alta e sottile, ancora con gambe lunghissime.

Da un piedistallo, guarda verso il basso con le mani dietro la schiena.

Magari…a riflettere , sul destino della scultura.


a cura di cecilia ci

critico d'arte