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Ruiu e le chiocciole

Animalisti, giornalisti, vegetariani e i luoghi comuni sull’arte contemporanea...

"Liberate le chiocciole, questa non è arte”: così  titola un articolo uscito sul Gazzettino il 15 giugno a proposito dell’ Opera  "@”  che ho  presentato in occasione dell’ultima Biennale di Venezia nella mostra "Pino  Pascali, ritorno a Venezia” . L’opera consiste in 100 chiocciole della specie Theba pisana, ospitate in una teca e organizzate in fila in modo da formare il simbolo grafico della  @.
Quando ho sistemato le chiocciole il primo giorno erano ancora in letargo, ma nei giorni successivi alcune di queste, destandosi, hanno rotto la formazione spostandosi in un altro punto della teca, per poi tornare in "letargo” (in realtà si tratta del fenomeno dell’ESTIVAZIONE che riguarda il comportamento di alcuni organismi che vivono in habitat desertici, come la theba  pisana: quando questi si trovano, ad esempio in estate, in condizioni climatiche avverse, entrano in estivazione, anche per mesi,  in attesa di un clima più favorevole). Il mio intento era di coniugare, per poi mettere in contrasto, il modo, sempre più veloce , attraverso il quale l’uomo si sposta con i propri segni e il tempo della natura, che segue  dinamiche  diverse  delle quali  non  vogliamo,  né sappiamo,  più leggere  il  senso .
Ma credo di  essere  andato troppo in là,  rispetto a quanto sia in grado di capire Cristina Romieri, dell’Associazione  italiana vegetariani, che prontamente  etichettandomi come un insensibile carnefice mi ha segnalato alle autorità (Polizia Municipale, Assessore Comunale all’Ambiente, Servizio veterinario delle ULSS 12) alle quali, io che conosco e rispetto gli animali, ho consegnato la scheda dell’opera, dove, si spiega cosa sia il fenomeno dell’estivazione, e che le chiocciole sarebbero state liberate l’8 Agosto,  chiudendo così il caso.
Ma resta ancora qualcosa in sospeso…
E’ possibile denigrare il Sapere, l’Arte, in nome di una convinzione che anche se trascinata da un impeto di superficie, va contro chi, in fondo, sta dalla stessa parte? O si  tratta piuttosto di una ottusa avversione all’arte contemporanea, impacchettata da una costellazione di luoghi comuni?


massimo ruiu


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