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Germania: la proposta-choc di quattro manager tedeschi. Dimezzare musei e teatri per “concentrare” la cultura e risparmiare denaro pubblico

Berlino, il Memoriale dell'Olocausto

Mentre tutti si riempiono la bocca di cultura, del potere dell’arte, della necessità di ripartire dal proprio patrimonio, e mentre arriva dagli Usa la necessità di un nuovo fund-raising (vedi l'approfondimento I love donazione), la civilissima Germania lancia un volume-bomba che sta creando scalpore ancora prima della sua uscita nelle librerie. Si chiama Der Kulturinfarkt -l'infarto della cultura- ed è la dissertazione di quattro esperti manager di grandi istituzioni culturali tedesche, Dieter Haselbach, Pius Knuesel, Armin Klein e Stephan Opitz, che chiedono di mettere un termine allo spreco di fondi pubblici, dimezzando il numero di teatri, musei e biblioteche per finanziare meglio ed in modo più mirato le istituzioni che meritano le sovvenzioni pubbliche. 
Nemmeno a dirlo c’è già chi tuona al complotto e al nazionalsocialismo anche se, per certi versi, la tesi dei quattro coraggiosi manager potrebbe essere teoricamente sostenuta: «Ad interessarsi all'offerta culturale è solo un'elite colta e ricca, al massimo una percentuale della popolazione compresa tra il 5 ed il 10%, e i politici preferiscono inaugurare un nuovo museo o un altro festival, invece di chiedersi il senso di queste nuove istituzioni». Altro che "cultura per tutti".
E, numeri alla mano, si mette in luce come negli ultimi 30 anni il numero dei musei sia triplicato, mentre è doppio il numero dei teatri dopo la riunificazione e le sovvenzioni pubbliche sono di quasi 10 miliardi di euro l’anno. «Sarebbe un'apocalisse se sparissero la metà dei teatri e dei musei ed alcuni archivi e sale da concerto venissero raggruppate? I soldi risparmiati con queste chiusure potrebbero andare a finanziare meglio le istituzioni più valide rimaste, ma anche a favorire nuove forme di creazione artistica, sottolineando che la cultura non nasce grazie alla politica della cultura» continua il collettivo di autori.
Schieratosi favorevole alle posizioni "vagamente" reazionarie dei quattro manager-intellettuali il quotidiano conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung. Ma anche il più moderato Sueddeutsche Zeitung prende in mano i numeri della cultura sul suolo germanico: «Chiunque viaggia attraverso il Paese si imbatte in 84 teatri lirici divisi in 81 località, con Berlino che ne ha addirittura tre, la "Deutsche Oper", la "Staatsoper" e la "Komische Oper". Si tratta di un assurdo spreco di denaro: essere tedeschi significa dover finanziare un teatro d'opera in ogni città media».
Sull'intero territorio tedesco sono attivi 140 teatri stabili di prosa, 6300 musei e 8200 biblioteche pubbliche, conservatori e scuole musicali in numeri altissimi. Una situazione per certi versi simile all'Italia dei cento musei, oltre che dei cento campanili. Non certo per quanto riguarda biblioteche e conservatori. Dobbiamo pensare anche noi a "snellire" per essere più efficienti?