Nella splendida cornice della Biblioteca delle Oblate di Firenze, stasera a partire dalle 17.00, il grande filosofo Giorgio Agamben interpreterà il mito di Kore relazionandosi alle opere dell'artista Monica Ferrando. Tutto parte dal volume, edito da Electa, "La ragazza indicibile. Mito e mistero di Kore", in cui gli affascinanti pastelli della Ferrando vanno a braccetto con le parole di Agamben che ripercorre una sorta di antologia delle fonti sull'affascinante figura della fanciulla, Kore appunto, rapita da Ade, dio dell'oltretomba, che la portò negli inferi per sposarla contro la sua volontà, e identificata successivamente nel culto pagano come la dea responsabile dello scandirsi delle stagioni sulla Terra.
Un racconto che interessa da vicino la filosofia dell'arte, dove Kore è l’emblema di quella "indicibilità" che appartiene ai misteri rivelati agli iniziati ed incarna la conoscenza suprema e la visione misterica. Per questo dunque "indicibile". Fanciulla divina ed allo stesso tempo oscura, annulla i dualismi tra donna e bambina, vergine e madre, animale e umano.
E mentre Agamben "rivela" la complessità dei misteri dei Miti Greci, le immagini della Ferrando restituiscono un volto, evocano la possibilità di guardare lo sconosciuto.
Di certo non una presentazione facile, ma un ottimo motivo per ascoltare una delle più grandi voci della nostra cultura, un attento osservatore che nel volume "Nudità", edito da Nottetempo, nel 2009, ha tracciato un affresco a dir poco stupefacente sull'arte e sul suo "farsi", nel breve saggio "Che cos'è il contemporaneo".