Aveva 96 anni ed è morta nella sua casa di Cuernavaca, dove viveva dalla fine degli anni '40, l'artista Elizabeth Catlett, nata a Washington nel 1915.
Lo ha riferito al New York Times il suo gallerista di Manhattan, June Kelly, ricordando così la figura della scultrice e pittrice che aveva sempre riportato, in maniera radicalmente antropologica e sociale, la sua esperienza di donna afro-americana cresciuta in un periodo di segregazione diffusa, periodo che le era rimasto incastrato nell'anima come un punteruolo. Le influenze alle sue opere, già dalla fine degli anni '30, sono riconducibili alla scultura di Henry Moore, ai manufatti pre-colombiani, ai murales di Diego Rivera.
Dopo la laurea alla Università dello Iowa, dove aveva imparato la tecnica xilografica, che aveva praticato concentrata su incisioni di genere rupestre radicate nella sua propria esperienza, in ritratti di donne afro-americane e bambini, si era trasferita a New Orleans per insegnare alla Dillard University, un istituto storicamente nero. E qui vale la pena ricordare un aneddoto di un episodio avvenuto in quegli anni quando la Catlett aveva organizzato una gita con i suoi studenti al Museo di Arte di Delgado per mostrargli una mostra di Picasso. Un episodio piuttosto insolito per l'epoca: il museo era ufficialmente off-limits per i neri, e Catlett non fu esclusa: insieme alla classe dovettero vedere la mostra in un giorno in cui il museo era chiuso al pubblico.
Nel 1949 era stata arrestata, insieme ad altri espatriati, durante uno sciopero dei lavoratori delle ferrovie a Città del Messico e nel 1971 dovette ottenere un visto speciale per assistere all'apertura della sua personale al Museum Studio ad Harlem.
Esposta nei musei di tutto il mondo, tra cui il Museum of Modern Art e il Metropolitan Museum di New York, l'High Museum di Atlanta, il Museo d'Arte Moderna di Città del Messico, e il Museo Nazionale di Praga. Nel 2003, il Centro Internazionale di Scultura le aveva conferito il premio alla carriera.