In occasione della mostra di Simone Ialongo "All'inizio del tempo", curata da Lorenzo Bruni, presso il Museo e Istituto di Preistoria di Firenze, si tiene tra poco una tavola rotonda, moderata da Andrea Bellini, intorno alle connessioni tra arte preistorica e contemporanea, con particolare riguardo ai temi della percezione, dei processi concettuali e dei sistemi formali.
Questo incontro, in concomitanza con la mostra, vede riuniti, per una discussione aperta al pubblico esperti di arte contemporanea, di estetica e di arte preistorica: il gallerista Massimo Minini, Maria Grazia Messina, Lorenzo Bartalesi, Fabio Martini, che si confrontano sulle discipline legate allo studio della storia e dei manufatti. Una sintonia, tra presente e passato remoto, maggiore di quella che il contemporaneo potrebbe intrattenere con il Rinascimento. In entrambi i casi si ha un processo lento di destrutturazione del linguaggio o creazione del linguaggio, ma se nel primo caso questo processo è legato ad un'eliminazione del simbolo, nel secondo questa dimensione è molto più forte. Solo questo lato interpretativo differenzia le sculture della fertilità e i segni sulle grotte dalle opere d'arte contemporanea (esteticamente parlando). Un esperimento e un tentativo pratico di realizzare una connessione interdisciplinare di cui si è tanto parlato negli ultimi anni.