Un percorso inedito tra oltre 200 opere che oscillano tra i mondi del design e dell'arte contemporanea, da stasera al Castello Sforzesco di Milano. È "Ultrabody", un progetto di Beppe Finessi, architetto classe 1966 che dal 2010 progetta e dirige "Inventario", che per questa occasione veste i panni del curatore e ci accompagna in un percorso dove, nelle sale viscontee del Castello, il corpo viene prima "alluso", poi "assecondato" e infine "superato". Tre sezioni dove si alternano pezzi come la poltrona Joe di De Pas, D'Urbino e Lomazzi e la sperimentale serie di oggetti Nobody's Perfect di Gaetano Pesce, gli interventi di Vito Acconci con l'arredamento e l'architettura, attento a ricalcare la figura umana come immagine fondamentale o le Forchette parlanti di Bruno Munari che riprendono il gesticolare tipico delle nostre mani e si trasformano da strumenti per mangiare a messaggi di comunicazione, fino agli esempi più emblematici di un corpo che va in una direzione "cyber": dalla doppia scarpa per saltare a piedi uniti di Anselmo Tumpić ai tanti cimenti intorno al gioiello d’autore di Naomi Filmer, dai caschi/monitor di James Auger e Jimmy Loizeau che giocano sull’identità tra gli interlocutori, ai diversi ornamenti per il corpo di Imme van der Haak.
Una dissertazione per immagini e opere intorno alla parola "corpo", che riescono a coinvolgere altre discipline come l'antropologia, la sociologia, il costume, la società, la tecnologia e l'estetica del nostro tempo.
L'immagine grafica di Ultrabody è stata curata da Leonardo Sonnoli, vincitore nel 2011 del Compasso d'oro, che ha appositamente studiato un nuovo font, calibrato alle tematiche espresse dalle opere selezionate, in un percorso dove sia i pavimenti che le pareti sono stati rivestiti di moquette nera, e dove le uniche fonti luminose arrivano dall'illuminotecnica delle opere stesse. Un'atmosfera ultra-design e ultra-suggestiva.