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New York. A downtown c'è anche Verge, l'ex fiera di Brooklyn che tenta la carta della visibilità. Spostandosi da Dumbo a Manhattan

Esmerelda Kosmatopoulos, Palm Autorithy, 2011, Foto © Reid Singer

Non c'è solo Pulse, non c'è solo Nada e non c'è solo Frieze, che però, ovviamente, ha letteralmente sbaragliato. A New York giovedì ha inaugurato anche, in Bleecker Street, Verge Art Fair, rientrata nel cuore di Manhattan, in piena downtown, dopo gli scorsi anni passati a Brooklyn. Per guadagnare un po' di visibilità in più. Curiosità: la fiera si trova nello stesso edificio occupato solo poche settimane fa dalla Brucennial di Vito Schnabel. Anche Verge in qualche modo è una fiera "alternativa" alle manifestazioni ufficiali anche se, in realtà, come ha osservato Reid Singer, giornalista di Artinfo, l'unica differenza tra una fiera indipendente e una manifestazione "ufficiale" è data solo dalla mancanza di denaro che corrisponde agli "alternativi". Perché le opere, in fondo, sono valide -o meno- in entrambe le manifestazioni. E si prende ad esempio l'opera pittorica di Tsutomu Nunokawa. Gli acrilici del giapponese potrebbero essere tranquillamente confusi con i dipinti ad olio dell'artista americano, Andrew Masullo, al Whitney lo scorso marzo.
E le cuciture su cuscini e trapunte dagli artisti Kayce Bayer e Chris Lin sembrano un omaggio sulla fine di Mike Kelley. Così come potrebbe andare bene ovunque anche il guanto di tela gonfiato "Palm Autorithy" di Esmerelda Kosmatopoulos. Insomma un'arte contemporanea buona o no, ma globalizzata, che di certo non è abbastanza alternativa da essere considerata underground, ma che con il giusto numero di riflettori potrebbe far diventare Verge l'ennesima fiera sulle fila di Pulse o Nada.