23 settembre 2016

Fino al 2.X.2016 Wyatt Kahn, Variazioni sull’oggetto Galleria Civica, Trento

 

di

Il nome di Wyatt Kahn (1983) compare nel firmamento dei giovani artisti interessanti piuttosto recentemente, almeno qui in Italia e in Europa. Nel 2014 è uno degli invitati alla collettiva “Abstact America Today” della Saatchi di Londra, già seguito da gallerie come Eva Presenhuber e T293 in Italia. Oggi la Galleria Civica di Trento ospita la sua prima personale in un’istituzione pubblica europea, confermando la propria vocazione di spazio dedito al contemporaneo. Un profilo dell’artista: poco più che trentenne, attitudine newyorkese, uno stile consapevolmente debitore dei grandi nomi degli antenati, Jasper Johns, Donald Judd, Robert Irwin. Kahn si dice troppo giovane per una retrospettiva e presenta in galleria una discreta selezione di opere, alcune appartenenti a collezioni private, altre nuove produzioni, costruendo ex post –ma probabilmente ancora nel pieno della propria ricerca – una coerenza tra i lavori degli ultimi tre anni. 
Variazione
Il primo evidente criterio è, come seccamente suggerisce il titolo, la variazione sull’oggetto. Nelle opere di Wyatt Kahn oggetti semplici (alberi, piedi, tubetti di colore) si prestano a diventare reiterati soggetti di composizioni diverse, secondo una ricerca che mutua la pratica della ripetizione come via di superamento dell’astrazione (ancora Johns). 
L’artista dice di servirsi degli oggetti per raccontare delle storie, comprimendo in una forma semplice, in un simbolo del quotidiano e del banale, una personale narrazione. Ma nelle opere presentate l’oggetto, più che una narrazione, sembra essere la suggestione formale da superare, la controparte fisica necessaria di un’accorta ricerca, declinazione estetica del verbo astrarre. Quando la tela si apre, frantumandosi in parti accostate tra loro come pezzi di un puzzle impreciso, l’oggetto si intravede con il solo scopo di attraversare e dare corpo alle infinite lievi variazioni: le linee di taglio, la forma, il colore della tela, gli strati sovrapposti che danno profondità; ogni elemento lavora per modificare percettivamente la comprensione dell’oggetto finale.

Wyatt Kahn, Timber

Ambiente
Una delle idee fondanti dei lavori di Kahn è quella di considerare l’opera come qualcosa che si espande al di là dei suoi margini fisici, che nella pratica artistica vuol dire affermare il legame tra la tela bidimensionale e l’ambiente e infine attivarlo, farlo funzionare. Anche questo è un criterio che dà forma alla mostra, accomuna i lavori esposti e non da ultimo lega l’autore alla tradizione dell’astrattismo. Kahn la chiama “responsabilità spaziale”: l’idea che l’opera si dilati nello spazio fisico, componendo  la parete e la stanza intera. Ma l’artista aggiunge suggestioni che vanno al di là di quelle spaziali, come quando in Wheel si insinua nell’ambiente dello spettatore suggerendo un suono attraverso le onomatopee impresse su carta, o usa semplicemente il titolo di Bad Smell per attivare una percezione olfattiva in questa tridimensionalità invisibile. 
Strati
Che siano tagli della tela, strati di tessuto o di carta, la tecnica di Kahn ha come scopo quello di creare un intervallo tra l’immagine e l’oggetto in sé. Come una patina, uno strato di profondità o di acqua che fa parte dell’opera stessa e la allontana dalla realtà. Letteralmente, anche questa è un’astrazione. “Spero che il mio lavoro oscilli tra l’essere estremamente chiaro e diretto e l’essere aperto, irrisolto e disponibile all’interpretazione” – spiega l’autore, ed è forse questo gioco di equilibrio che chiama lo spettatore a partecipare, attraversando gli strati della rappresentazione con il suo sguardo. Gli strati a volte sottendono la tela, conferendole tonalità e colore diverso, altre volte si sovrappongono all’immagine, come nel caso dei disegni ripetuti come dei pattern. Realizzati con pastelli a cera e quindi non cancellabili, nella loro versione finale su larga scala l’artista aggiunge ai disegni uno strato di adesivo, su cui poi far aderire la carta che crea come una superficie di intervallo e profondità.
Scultura  pittura disegno
A quanto pare è il coesistere di  disegno, scultura e pittura ciò che colpisce maggiormente delle opere di Wyatt Kahn, per lo meno al primo sguardo. Onnipresente è il disegno, ma, come ammette lo stesso artista, la lunga e accurata preparazione delle opere avvicina molto la sua tecnica a quella di uno scultore. Eppure il risultato finale rimane opera pittorica, un po’ per natura e composizione, un po’ per il suo consapevole legame con la storia della pittura. 
Roberta Palma
Mostra visitata il 2 luglio

Dal 2 luglio al 2 ottobre 2016
Wyatt Kahn, Variazione sull’oggetto
Galleria Civica, Trento
Via R. Belenzani 44, 38122 Trento
Orari: da martedì a domenica 10.00-13.00/ 14.00-18.00  
Info: Tel. +39 0461 985511 www.mart.trento.it/galleriacivica

I virgolettati sono parte dell’intervista all’artista a cura dell’Area Educazione del Mart e in particolare di Laura Albertini, Flaminia Barbato, Luisa Filippi, Roberta Palma.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui