27 giugno 2018

Il “Cantiere” francese di Roberto Coda Zabetta

 

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Si intitola “Cantieri” il progetto che l’artista Roberto Coda Zabetta ha inaugurato lo scorso 2 giugno in Bretagna, e presentato a Milano pochi giorni fa.
Il progetto prevede la realizzazione di un’opera d’arte in una struttura architettonica che entra in confidenza con il lavoro, per fondersi in un dialogo ristretto che porta alla realizzazione di un “aspetto inaspettato”.
Il primo lavoro, Cantiere 1 – Terrazzo, è stato realizzato nel complesso di SS. Trinità delle Monache, Ex Ospedale militare a Napoli, su una terrazza al di sopra dell’edificio che permetteva di comunicare con l’intera città.
L’artista per dieci mesi ha spostato il suo studio qui, zona Quartieri Spagnoli, e ha realizzato una tela di 1.500 metri quadrati e rimasta esposta per un anno consecutivo. Col tempo i pigmenti usati mutano, alcuni “escono” ed altri svaniscono. 
La seconda idea vede l’artista spostarsi in Bretagna (Francia), con Cantiere 2 – Harbour, in particolare nel porto di Pontivy, nella penisola di Pierre Quiberon. Il lavoro creerà una contaminazione tra il suo operato e l’inaspettata forza della natura. 
Coda Zabetta interviene, con un pigmento naturale, ottenuto dalle ostriche, colla di pesce e un aggrappante Airlite, importante per la realizzazione di prodotti ad impatto zero, dipingendo l’intera costa che circonda il porto, zona sotta la protezione dell’istituto Conservatoire du Littoral. L’artista dopo la stesura del bianco con la materia interviene, creando delle sfumature, con l’aria compressa, e il tutto verrà documentato dal filmaker finlandese Henrik Blomqvist.
Diversi gli spunti di riflessione verso il suo operato; dall’idea di consolidare l’essere pittore ma interfacciandosi con altri mezzi espressivi come la scultura, l’architettura e l’installazione fino allo studio ed all’interesse verso la materia di derivazione naturale. Il lavoro non prevede solo un dialogo tra l’artista ed il mondo naturale ma entrano a far parte anche altre persone durante la realizzazione, che si fermano incuriosite e attratte; è una reazione diretta con il pubblico. 
Il suo è un voler portare l’opera al di fuori della tela, e se inizialmente l’artista lavorava chiuso nel suo studio oggi sceglie un altro metodo espressivo, aperto, visibile a tutti e a disposizione di chiunque.
La domanda che però incuriosisce di più è quale sarà il suo prossimo lavoro o prossimo progetto che rientrerà nell’operato dei Cantieri.
Coda Zabetta però non vuole rivelare tutto, ma ci racconta di un’opera che ha realizzato e verrà inaugurata il 5 luglio nello spazio di Kura a Milano (Fonderia Battaglia) e poi a fatica ci parla di un pensiero che ha in testa; di realizzare un ipotetico terzo cantiere nella città natale Kokkola, del suo fotografo e videomaker ufficiale finlandese. Un’idea oppure un progetto già in fase embrionale, quesito che scopriremo in futuro.
Gaia Tonani

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