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Arte come terapia per le vulnerabilità. A Firenze, due giorni dedicati alla follia al femminile

Quaranta anni fa, precisamente il 13 maggio 1978, entrò in vigore la Legge n. 180, in tema di "Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” che, nonostante i pochi mesi durante i quali fu applicata, era destinata a passare alla storia, conosciuta con il nome di Legge Basaglia. Il grande psichiatra e neurologo Franco Basaglia si ispirava alle idee dello psichiatra statunitense Thomas Szasz e la legge che porta il suo nome è il frutto delle sue azioni di sensibilizzazione. Chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia, primo Stato al mondo ad agire in questo senso, regolamentazione del trattamento sanitario obbligatorio, istituzione dei servizi di igiene mentale pubblici e, soprattutto, una impostazione clinica moderna dell'assistenza psichiatrica. 
In occasione del quarantesimo anniversario, si è svolta a Firenze, questo fine settimana, "Svanite. La follia delle donne tra ieri e oggi”, una due giorni, dal 10 all’11 novembre, dedicata alle potenzialità dell'arte come terapia in dialogo con le vulnerabilità femminili, spesso dirette conseguenze dei periodi più bui della nostra storia. 
«Di quella cultura viviamo ancora oggi la difficile individuazione della donna. Nel periodo fascista, con la deriva eugenetica, si è rafforzata l'impronta educativa patriarcale che ha identificato la donna essenzialmente come solo madre: le donne che si discostavano risultavano scomode, venivano bollate come non conformi, isteriche, di facili costumi. Stereotipi che, silenziosamente, sono stati trasmessi fino a oggi, senza elaborazione, che ostacolano le donne nella ricerca di una identità fuori dall’aspettativa famigliare e sociale. E quando la cercano attraverso percorsi terapeutici, possono emergere elementi sconosciuti del vissuto, non elaborati, di diversità, che in passato erano equiparati a potenziale follia e a causa dei quali ancora spesso si temono folli», ha spiegato Cecilia Macagno, presidente di Toscanalab. 
Presso la sede dell’associazione, in via San Zenobi, sarà visitabile fino al 18 novembre una mostra che ha coinvolto più di 30 artisti, chiamati a interpretare il tema del femminile non conforme, mentre tre sono state le performance che si sono svolte il 10 novembre, come quella del Gruppo di Movimento Autentico, promulgatori della danza come strumento terapeutico. Sempre il 10 novembre, si è svolto anche un dialogo con Annacarla Valeriano, autrice di Malacarne. Donne e manicomio nell’Italia fascista, excursus sulla devianza femminile attraverso lo studio delle cartelle cliniche delle ricoverate nel manicomio di Teramo da fine Ottocento al 1950. L’11 novembre si è tenuto poi un convegno denso di interventi con, tra gli altri, Claudia Masolini, arte terapeuta, referente del Laboratorio di Attività Espressive del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, che ha raccontato cosa accade quando l’Arte Terapia entra in un reparto psichiatrico, insieme a Marco Chiovenda e Lorenzo Bonamassa.