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<title>Exibart.com - Blog</title>
<description>www.exibart.com - artcommunity dal 1996</description>
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<title>Exibart.com - Blog</title>
<description>www.exibart.com - artcommunity dal 1996</description>
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<copyright>Exibart.com</copyright>
<managingEditor>direttore@exibart.com</managingEditor>
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<item><title><![CDATA[democratici, facite ammunina!]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3625]]></link>
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<description><![CDATA[ 
                      
<div style="text-align: justify;">  Scusate ma proprio non ce la faccio. Mi risento ogni tanto l'intervista a <span style="font-weight: bold;">Francesco Verducci,</span> responsabile della comunicazione del <span style="font-weight: bold;">Partito Democratico</span> sul web,&nbsp; su <span style="font-weight: bold;">Sherpa TV</span> e la trovo sempre di pi&ugrave; uno degli esempi straordinariamente lampanti di quella che io chiamo la "retorica frattocchiana" del PD, in quanto inconfutabilmente mutuata da quella diessina. Intanto il Verducci comincia col dire che il governo-ombra avr&agrave; un nuovo sito che sar&agrave; una "inizativa del rafforzamento dell'ascolto del Partito Democratico". Ora, cosa significa esattamente "ascolto del Partito Democratico"? Messa cos&igrave; in effetti &egrave; una frase criptica. Il nostro lo spiega poco dopo: "puntare sulla partecipazione: puntare sull'aggregazione, sull'ascolto, sul protagonismo degli utenti, fare in modo che l'opinione pubblica democratica che guarda al nostro partito, che guarda con fiducia all politica, o anche quelli che cercano nuovi strumenti per rimotivarsi abbiano nel portale del partito democratico un luogo in cui discutere, nel quale appassionarsi, nel quale fare politica, nel quale soprattutto sentirsi protagonisti." Non vi sembra una variante del caro, vecchio "i militanti vanno motivati e tenuti alla larga"?. Una sorta di "voi intanto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Facite_ammuina" target="_self">facite ammuina</a>, che poi noi ce la gestiamo come ci pare"? Non c'&egrave; una frase che sia una su come il portale possa fungere da anello di congiunzione tra il cittadino che vota PD e il partito stesso, nel senso di ganglio funzionale e fattivo. Eppure questo signore, a leggere le cose cos&igrave;, esprime concetti bellissimi, di grande respiro democratico. Peccato solo che sia tutta apparenza. Andando al sodo si dice solo che sar&agrave; un portale che dar&agrave; informazioni (quali, poi?) e che far&agrave; chiacchierare fra loro gli utenti. Punto. Infatti lo stesso Verducci continua: "Il Web ha un'utilit&agrave; innanzitutto di servizio, quindi per chi governa &egrave; un elemento che aiuta ad essere pi&ugrave; chiari, a essere pi&ugrave; trasparenti, la trasparenza &egrave; fondamentale in democrazia, la trasparenza &egrave; fondamentale anche nelle nuove forme di comunicazione, nella comunicazione in generale ma soprattutto nelle nuove forme di comunicazione. I nuovi strumenti permettono alla democrazia di essere trasparente, e certamente il Web &egrave; uno di questi. Quindi &egrave; una responsabilit&agrave; in pi&ugrave; per chi governa, ma lo &egrave; per chi fa politica, ma lo &egrave; anche per una grande forza di opposizione come la nostra che vuole sperimentare, e ha lanciato in queste settimane, uno strumento che &egrave; quello del governo-ombra. Tra pochi giorni noi lanceremo anche il portale del governo-ombra che sar&agrave; un punto per fare in modo che la nostra comunicazione, e la nostra comunicazione on-line, sia ancora pi&ugrave; efficace, ancora pi&ugrave; forte e ancora pi&ugrave; utile per dare informazioni e per dare anche strumenti di coinvolgimento." Eccolo l&igrave;. Dare informazioni (quali, poi?) e fare il parco giochi per i bimbi bravi. (notare che poi il concetto fumoso e la parola "ascolto" presupporebbe un "dar retta", ma in realt&agrave; questo non viene detto da nessuna parte...) Che poi il Web richieda trasparenza e chi ci sta sopra debba adeguarsi, volente o nolente, questo lo sanno pure le pietre. Al dunque il Verducci non ci dice come il portale vorr&agrave; rispondere concretamente a questa esigenza di trasparenza posta dal Web - e non bastano le "informazioni", quella &egrave; una <span style="font-style: italic;">conditio sine qua non</span>, altrimenti, se non ci mette manco quelle, un partito che lo apre a fare un portale? Insomma, pubblico questo post oggi che &egrave; la Befana, per far sapere a tutti a chi (plurale, ovviamente) ho portato il carbone.</div><style type="text/css">body {  	background: #FFF;  }  </style>
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<br><br><div align=right>di <i>Valeria Silvestri</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=30581><i> Meditazioni Cartesiane</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[due conti]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3623]]></link>
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<description><![CDATA[ <p>mi rendo conto che non sto aggiornando il blog da x tempo incalcolato</p>

<p>mi rendo conto che il mio blog non &egrave; poi cos&igrave; interessante, visto che a me non interessa aggiornarlo</p>

<p>&nbsp;</p><br><br><div align=right>di <i>anita</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=7400><i> mangiatene tutti</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[ultimo taglio]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3622]]></link>
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<description><![CDATA[ 
  <!--StartFragment-->      
<p class="MsoNormal" style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;mso-outline-level:  1"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond"><b>Introduzione</b></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;text-align:justify;text-indent:-7.1pt;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><b>&nbsp;</b></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;margin-right:-.35pt;margin-bottom:  0cm;margin-left:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:justify;text-indent:28.05pt;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&ldquo;Ultimo taglio&rdquo; &egrave; una videoinstallazione che coinvolge il  pubblico a diversi livelli di partecipazione sia intellettuale che fisica. Essa  &egrave; composta di un lungometraggio (che per semplicit&agrave; in seguito chiameremo film)  e di una serie di installazioni composte da suoni, tele, oggetti, video.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;margin-right:-.35pt;margin-bottom:  0cm;margin-left:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:justify;text-indent:28.05pt;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Le installazioni costituiscono le location del film il  cui spazio &egrave; certamente in massima parte mentale (quello di un artista) e la  sua durata diegetica &egrave; di circa 15 minuti, il tempo che ci vuole per radersi la  barba un mattino. Il film &egrave; la storia di un androgino che vuole diventare un  angelo. Solo dopo 30 minuti lo spettatore scopre che Hailbios, il protagonista,  &egrave; un attore. Ci si trova a seguire le peripezie di questo personaggio nel suo  tentativo di impersonificare l&rsquo;angelo Hailbios, in definitiva se stesso.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:-.35pt;text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Il teatro, un tempo, era fatto di  <i>caratteri</i></span><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">: si  facevano comparire sulla scena personaggi pi&ugrave; o meno complessi, ma interi, e la  situazione non aveva altra funzione che di <i>mettere alle prese</i></span><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond"> quei<span style="mso-spacerun:  yes">&nbsp; </span>caratteri, mostrando come ciascuno di essi venisse  modificato dalle azioni degli altri. Ho dimostrato altrove come, da poco, si  siano verificati in questo campo importanti mutamenti: parecchi autori  ritornano al teatro di situazioni. Niente pi&ugrave; caratteri: gli eroi sono  altrettante libert&agrave; prese in trappola, come tutti noi. Quali sono le vie  d&rsquo;uscita? Ogni personaggio non sar&agrave; che la scelta di una via d&rsquo;uscita e varr&agrave;  la via d&rsquo;uscita scelta [&hellip;] In un certo senso, ogni situazione &egrave; una trappola da  sorci: muri da ogni parte; ma mi sono espresso male, non ci sono vie d&rsquo;uscita  da scegliere. La via d&rsquo;uscita s&rsquo;inventa, e ciascuno, inventando la propria,  inventa se stesso. L&rsquo;uomo &egrave; da inventare giorno per giorno</span><a style="mso-footnote-id:ftn1" href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt"><span style="mso-special-character:footnote">[1]</span></span></span></a><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">. Cos&igrave; si esprime Jean-Paul Sarte  a proposito del personaggio nella drammaturgia moderna, e proprio cos&igrave; accade  ad Hailbios. Il suo modo di essere &egrave; una invenzione, minuto dopo minuto nel  film. Ha un problema da risolvere. Deve trovatre una via d&rsquo;uscita. E nel film  non fa che girare, girare finch&eacute; non la trova. Ma qual &egrave; il problema di  Hailbios? Sembrerebbe ad una prima analisi che il problema di Hailbios sia la  ricerca di s&eacute; stesso. Una ricerca che porta il personaggio ad interpretare  Hailbios, come se fosse un attore. Ma nel momento che si sente attore la sua personalit&agrave;  si sdoppia: lui &egrave; qualcosa di diverso da Hailbios e ci&ograve; bench&eacute; per statuto del  suo essere attore deve cercare di diventare Hailbios. Potrebbe ascriversi ai  problemi dell&rsquo;identit&agrave;. Ci&ograve; viene percepito gi&agrave; nei primi momenti del film.  Hailbios &egrave; il nome del personaggio che quella ragazza androgina deve  interpretare. Ella &egrave; dunque un&rsquo; attrice, o un attore visto come si muove e come  si veste. Tutto sembrerebbe risoversi in un semplice problema di  interpretazione: entrare, calarsi nel personaggio. Diventare il personaggio.  Diventare Hailbios. Da cosa iniziare? Forse autoconvincendomi di essere  Aleksandr Andreevic Cackij in persona? Si domanda Stanislavskij analizzando  sempre il rapporto tra attore e personaggio. Lavoro inutile questo, poich&eacute; la  natura fisica e spirituale dell&rsquo;attore non si piegher&agrave; mai e poi mai a un tale  inganno, a una bugia cos&igrave; palese, che come unico risultato sortisce l&rsquo;effetto  di togliere credibilit&agrave; alle azioni, confondere la natura, raffreddando  l&rsquo;ardore artistico. Non vanno mai sottoposti alla natura compiti  irrealizzabili, come trasformarsi in un&rsquo;altra persona: cos&igrave; facendo la si pone  in una situazione senza via d&rsquo;uscita</span><a style="mso-footnote-id:ftn2" href="#_ftn2" name="_ftnref2" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt"><span style="mso-special-character:footnote">[2]</span></span></span></a><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">. Ed &egrave; questo il problema del  nostro personaggio: un attore senza nome che cerca di interpretare un angelo in  una pi&egrave;ce teatrale senza titolo. Chi mai sar&agrave; questo attore che vuole ad ogni  costo interpretare Hailbios? L&rsquo;angelo Hailbios?<span style="mso-spacerun:  yes">&nbsp; </span>Ci troviamo di fronte ad un mistero che forse viene svelato  solo nel finale. Hailbios dunque &egrave; il nome del personaggio di una rappresentazione  teatrale, non il nome del personaggio del film. Ma probabilmente, per un gioco  di specchi, c&rsquo;&egrave; una identificazione fra i due. &egrave; come se dall&rsquo;uno nascesse  l&rsquo;altro. Come se questo personaggio avesse in s&eacute; gli elementi della  generazione, della vita. Perci&ograve; si chiama Hailbios cio&egrave; &ldquo;ha il bios&rdquo; ha la  vita. Bios dal greco vita. Ma bios indica anche il primo listato in linguaggio  macchina che viene caricato da un compiuter. Un listato che ha un duplice  compito: primo quello di verificare che l&rsquo;hardware non presenti guasti, poi di  caricare il sistema operativo. L&rsquo;hardware &egrave; il corpo dell&rsquo;attore, il sistema  operativo &egrave; il testo da interpretare. Quindi gi&agrave; il nome rappresenta ci&ograve; che il  personaggio &egrave;: un essere superiore&hellip; Hailbios &egrave; un angelo. L&rsquo;attore/attrice,  dunque, cerca di diventare un angelo e lo vuole cos&igrave; fortemente da credere  possibile addirittura la crescita delle ali. Sottopone il suo corpo ad un  allenamento terribile. Un allenamento come quello dei boxer. L&rsquo;attore diventa  un atleta che si allena per il grande incontro: la soluzione del problema. Il  ring &egrave; il palcoscenico, e gli spettatori diventano proprio quelli che avrebbe  voluto Brecht nel suo teatro: l&rsquo;azione, vista con un distacco che prelude al  vero teatro epico e seguita come un incontro di boxe (Brecht [&hellip;], amava molto  lo sport, e cominciava a desiderare un pubblico che seguisse lo spettacolo  teatrale con la competenza critica, insieme appassionata e distaccata, con cui  la folla sportiva assiste ad un incontro sul ring), l&rsquo;azione [&hellip;] verte su una  lotta spietata, per la vita e per la morte, quasi senza motivo o per motivi  segreti e mal confessabili</span><a style="mso-footnote-id:ftn3" href="#_ftn3" name="_ftnref3" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt"><span style="mso-special-character:footnote">[3]</span></span></span></a><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;text-indent:  1.0cm"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Ma Hailbios si  sottopone anche ad un forte allenamento intellettuale: perch&eacute; lui/lei &egrave;  l&rsquo;angelo della poesia che si aggira come un fantasma all&rsquo;interno del film: se  ne percepisce la presenza, senza mai vederlo finalmente realizzato. In effetti  &egrave; la percezione labile, discontinua, avvolta da una nebbia di mistero che rende  Hailbios un personaggio che fa crescere dentro lo spettatore quel senso di  straniamento, di avventura intellettuale, di grande determinazione di spazi  indeterminati, la sensazione dell&rsquo;infinito proprie della poesia.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;text-indent:  1.0cm"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Dunque alla ricerca  di Hailbios parte pure il pubblico. Un pubblico che come dice Verlaine, nello  stesso film, parlando di Rimbaud, deve essere &ldquo;pubblico vero&rdquo;, cio&egrave; pubblico  competente, che non considera il cinema un semplice divertimento o, peggio, un  passatempo, che non vuole solo assistere ma vuole sforzarsi per capire e per  partecipare al viaggio con Hailbios. Ma questo viaggio in compagnia di questo  bellissimo angelo &egrave; anche e soprattutto un viaggio nel concetto di montaggio.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;text-indent:  1.0cm"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Montaggio della  scrittura nella sceneggiatura, dove pezzi di dialogo nascono dal montaggio,  appunto, di pezzi di differenti autori che vanno a scontrarsi nel vivo dei  rapporti e delle comunicazioni non solo verbali fra Hailbios e il suo giovane  amico/amante Wiki. Cos&igrave; quei pezzi tirati via, tagliati con un rasoio dai loro  contesti spesso distribuiscono significati e immagini nuove completamente  differenti da quelle che avevano nel loro abitat naturale. Le parole, le frasi,  i paragrafi, le strofe, sono infine come gli uomini, hanno tanti significati e  valori che si vengono maggiormente ad evidenziare proprio quando cambiano i  contesti, i luoghi, i tempi e gli spazi. Il testo si trasforma pur mantenendo  una propria connotazione in quanto parte del corpo teatrale proprio durante lo  svolgersi di quella particolare dimensione che appartiene al viaggio. Perch&eacute; il  viaggio stesso &egrave; trasformazione dello spazio, dei lughi, del tempo e  trasformazione del viaggiatore. Ma montaggio anche nel momento della creazione  scenografica: molto spesso le scene<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;  </span>sono costituite da video, perch&eacute; ci&ograve; che accade accade all&rsquo;interno di un  pensiero, di, forse, un ricordo. Ci&ograve; che accade non &egrave; la realt&agrave; ma &egrave; di pi&ugrave;  della realt&agrave;, ha tutti gli elementi di ci&ograve; che attiene al momento  dell&rsquo;aspettativa, dell&rsquo;attesa, del momento in cui il pensiero sembra  abbandonare il presente per infiggersi nel futuro, in un campo minato di speranze  e dove l&rsquo;unica forza che permette di andare avanti &egrave; l&rsquo;entusiasmo. Montare il  tempo per farlo sfuggire alla prigione del presente. Per vedere e sentire, come  se si ricordasse e si immaginasse, con degli occhi che sanno vedere pi&ugrave; che  guardare. Montaggio infine di immagini che devono la loro esistenza ad un  duplice statuto, quello del rincorrersi ossessivo delle parole e dei  significati, il loro scontrarsi con il testo e i personaggi e poi quello di una  profonda giustificazione estetica ed etica dell&rsquo;inquadratura.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;text-indent:  1.0cm"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Il vero tema di  un&rsquo;opera non &egrave; quindi, dice Deleuze, il soggetto trattato in essa, soggetto  cosciente e voluto che si confonde con ci&ograve; che designano le parole, ma i temi  incoscienti, gli archetipi involontari da cui non solo le parole, ma anche i  colori e i suoni prendono senso e vita. L&rsquo;arte &egrave; una vera trasformazione della  materia</span><a style="mso-footnote-id:ftn4" href="#_ftn4" name="_ftnref4" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt"><span style="mso-special-character:footnote">[4]</span></span></span></a><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">. E trasformazione &egrave; il  montaggio, trasformazione di una materia composta da tanti elementi minimi che  nella loro unione, giustapposizione e pure nel loro scontrarsi prendono  significati nuovi, in cui non solo le parole si arricchiscono, ma anche le  immagini diventano poesia pur rimanendo sempre e solo immagini. &egrave; per questo  che Hailbios &egrave; catapultato all&rsquo;interno di un turbin&igrave;o di inquadrature, parole,  frasi, e in questo turbin&igrave;o sembra perdersi. Ma proprio quando questa  sensazione si fa pi&ugrave; forte, definitiva, proprio allora scopre&hellip;. Ma non vogliamo  anticipare i tempi della lettura della sceneggiatura che risulta poi essere un  saggio sul cinema e sul teatro contemporaneo, senza dimenticare di essere un  film scritto.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;text-indent:  1.0cm"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Sopra abbiamo  parlato di Verlaine e di un pubblico che Lui, il poeta, definisce <i>vero</i></span><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">. Ma un pubblico <i>vero</i></span><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond"> &egrave; possibile solo attraverso un  percorso didattico che possa far assumere quelle conoscenze che permetteranno a  ciascuno poi di rapportarsi ed essere in sintonia con il linguaggio<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>del film. Un pubblico che Sarah Kane  avrebbe voluto simile a quello che va a vedere le partite di calcio e che sa  apprezzare il modo con<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>cui si  conduce una partita, quello stesso pubblico che Becht, l&rsquo;abbiamo gi&agrave; ricordato,  voleva uguale al pubblico che attorno al ring comprende lo stile dei boxer  impegnati nella lotta. Certamente un pubblico che possa godere del viaggio  intellettuale dell&rsquo;artista, del drammaturgo, del regista e che non si  fossilizza sulla conoscenza della trama, che comunque, contro tutto e a  discapito di tutto in questo film esiste ancora.<span style="mso-spacerun:  yes">&nbsp; </span>Dunque la nascita di un Laboratorio didattico che porter&agrave; un  gruppo di persone a diventare quel pubblico. Ma anche a partecipare alla  creazione del film. Tutto il lavoro della produzione del film, dalla creazione  della sceneggiatura alla realizzazione dei set cinematografici sono oggetto del  laboratorio.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;text-indent:  1.0cm"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;margin-right:-.35pt;margin-bottom:  0cm;margin-left:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:justify;mso-pagination:  none;mso-outline-level:1;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><b>Il Laboratorio</b></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;margin-right:-.35pt;margin-bottom:  0cm;margin-left:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:justify;text-indent:1.0cm;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Il film &egrave; composto da 65 scene suddivise in 30  laboratori. Al Laboratorio possono partecipare 50 persone che hanno dimostrato  attraverso un test di essere fortemente motivati a seguirli tutti. Ciascun  Laboratorio si occupa di entrare in profondit&agrave; nelle scene che ad esso  appartengono, analizzando i personaggi, gli autori che si incontrano, le  tecniche di scrittura, di ripresa e di montaggio previste per la realizzazione  del film. Sar&agrave; posta l&rsquo;attenzione su uno dei fatti caratterizzanti non solo la  scrittura ma anche e soprattutto la realizzazione del film e che riguarda  l&rsquo;utilizzo di pezzi di testo teatrale tagliati dal loro contesto e riproposti  all&rsquo;interno di un contesto diverso. Una operazione questa che pi&ugrave; che  considerarla un mero collage &egrave; da considerarsi come un vero e proprio  ready-made</span><a style="mso-footnote-id:ftn5" href="#_ftn5" name="_ftnref5" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt"><span style="mso-special-character:footnote">[5]</span></span></span></a><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">. Nella sceneggiatura, infatti si  &egrave; in presenza, molto spesso di dialoghi e monologhi che sono ripresi di sana  pianta da altrettante opere di letteratura teatrale. In alcuni casi un  personaggio si esprime con le battute di un testo e l&rsquo;altro con quelle di un  altro testo. Questa operazione &egrave; una metafora composta non di sole parole:  prende in considerazione non solo il testo, ma anche i significati a cui quel  testo rimanda, i movimenti del corpo,<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;  </span>le trasformazioni della scena e dei personaggi attraverso diversit&agrave; e  similitudini di avvenimenti all&rsquo;interno di un corpo teatrale. Se da un punto di  vista operazionale la metafora consiste nella decontestualizzazione di un  elemento (questo infatti viene dissociato da quello che &egrave; il suo contesto  abituale per essere associato ad un nuovo contesto), da un punto di vista  psicologico la metafora, che pur si avvale di tale operazione, consiste  essenzialmente nella creazione di nuove realt&agrave;, di nuove esperienze che non  sarebbero altrimenti designabili<a style="mso-footnote-id:ftn6" href="#_ftn6" name="_ftnref6" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote">[6]</span></span></a>.  Dunque un piano psicologico nel quale si aprono nuove possibilit&agrave; per il testo  oggetto della decontestualizzazione, per il personaggio e per il pubblico.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;margin-right:-.35pt;margin-bottom:  0cm;margin-left:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:justify;text-indent:1.0cm;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Questi brani sono scelti, tagliati e riproposti in un  contesto completamente differente. Questa operazione produce, anche, per la  presenza della didascalia che svela la provenienza di ciascun testo una  ambiguit&agrave; nella comunicazione. Lo spettatore vedr&agrave; apparire nella parte bassa  dell&rsquo;inquadratura la nota alla battuta, nota che svela appunto la provenienza  letteraria della battuta stessa. Questo ulteriore elemento presente all&rsquo;interno  del film mutua le note che si trovano in genere nella saggistica. D&rsquo;altra parte  sia il film che la sceneggiatura sono un saggio sia sulle ultime ricerche del  teatro e della drammaturgia, che della cinematografia digitale. Le scenografie  composte da video, videoinstallazioni e prodotti dell&rsquo;arte numerica,  costituiscono un ulteriore punto di approfondimento sulle poetiche dell&rsquo;arte  contemporanea alla luce di un ormai accertato procedere, della ricerca  artistica, in parallelo alla ricerca scientifica.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;margin-right:-.35pt;margin-bottom:  0cm;margin-left:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:justify;text-indent:1.0cm;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Di tutte queste cose si occuperanno i Laboratori. Ma cosa  ancora nuova &egrave; il considerarli alla stregua di vere e proporie pi&egrave;ces teatrali.  Il set del film &egrave; il palcoscenico su cui avviene una rappresentazione live. Il  Backstage, diventa, di volta in volta un pezzo di vero e proprio teatro live ed  interattivo. La trasformazione del testo in scena, il rapporto tra testo e  attore, attore e personaggio, l&rsquo;intervento della regia che sovrintende alla  interpretazione del testo, alla recitazione degli attori, alla resa tecnica  della fotografia e dei suoni, dei rumori delle musiche. Poi essendo un film che  indaga all&rsquo;interno del pensiero che sottende l&rsquo;atto creativo, le scenografie si  presentano come veri e propri prodotti della mente. Non per questo comunque  meno reali della realt&agrave; materiale che ci circonda.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Quindi &ldquo;Ultimo taglio&rdquo; oltre ad  essere il titolo del film, &egrave; anche quello di una serie di &ldquo;laboratori&rdquo;  agganciati alle sue scene. Esse infatti si presentano nella costruzione del set,  quindi relativamente alla scenografia, agli elementi tecnici della ripresa sia  audio che video, al rapporto tra gli oggetti, lo spazio, gli attori e la  sceneggiatura, come una indagine attorno all&rsquo;arte contemporanea. Ogni set &egrave;  stato pensato come momento di indagine per la ricerca di una possibile linea di  confine tra una semiotica cinematografica e una teatrale. Lo studio di quei  segni che mettono in essere la possibilit&agrave; di dialogo tra letteratura, cinema,  teatro e arti visive.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">L&rsquo;idea dei laboratori per  ciascuna scena del film mi &egrave; venuta strada facendo. Mentre da una parte  scrivevo la sceneggiatura, cercando gi&agrave; di vedere il film, dall&rsquo;altra mi  rendevo conto che gi&agrave; essa, la sceneggiatura, corrotta da innumerevoli elementi  letterari che andavano dalla &ldquo;antologia&rdquo; alla saggistica, proponeva un problema  forte di linguaggio. Era translinguistico il problema e dunque non poteva che  essere risolto con una sorta di laboratorio aperto che prevedesse interventi di  personalit&agrave; specifiche oltre la mia.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Lavorando a colpi di letteratura,  all&rsquo;interno di una sceneggiatura che si muoveva in maniera disinvolta  attraversando pezzi di testo teatrale e suoni di origine poetica, sono  inciampato sulla linea di confine tra teatro e cinematografia, tirandomi  addosso un bel pezzo di storia. Ho avuto subito la sensazione che non sarei  riuscito facilmente a rialzarmi dalla caduta. Eppure non c&rsquo;era tempo da  perdere. Sono rimasto comunque fermo nel mezzo, o meglio &ldquo;tra&rdquo;&hellip; e mi &egrave; piaciuto  pure restare cos&igrave; steso, rimanere come a riposo tra un pensiero e l&rsquo;altro.  Spavaldamente.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">Ci vuole coraggio per affrontare  un certo percorso di cui alle prime pagine ne ignoravo quasi per intero lo  svolgimento e il significato. C&rsquo;era nella mia testa solo quella strana  sensazione che mi suscitava l&rsquo;idea di un androgino che sentiva in se stesso  esservi in maniera irresistibile la predestinazione angelica. Come avrebbe  fatto il mio personaggio a diventare un angelo? Quale strada avrebbe percorso  per raggiungere l&rsquo;obbiettivo? Un obbiettivo cos&igrave; totalizzante da sembrare  utopico se non impossibile. Avevo indicato la poesia come via per il  raggiungimento dell&rsquo;obbiettivo.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;margin-right:-.35pt;margin-bottom:  0cm;margin-left:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:justify;text-indent:28.05pt;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Perci&ograve; il film &egrave; un lungo saggio esemplare sul montaggio.  Per questo ho voluto che i set del film fossero contraddistinti come  altrettanti &ldquo;Momenti didattici&rdquo; e di &ldquo;Laboratorio&rdquo; ed il film risulta essere un  film-laboratorio che coniuga in contemporanea la tecnica di produzione  cinematografica con il teatro nella sua accezione pi&ugrave; interattiva: quella  didattica.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">I laboratori saranno 30<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>e si svolgeranno nell&rsquo;arco di quattro  mesi, tutti al PAN escluso quelli relativi a scene che dovranno essere girate  nel teatro. Gli allievi che vorranno partecipare dovranno compilare un test,  come gi&agrave; detto, da cui si potr&agrave; evincere la loro seria determinazione a seguire  tutti i laboratori e le motivazione della loro decisione. Alla fine dei  laboratori sar&agrave; consegnato agli allievi un certificato di frequenza.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;margin-right:-.35pt;margin-bottom:  0cm;margin-left:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:justify;text-indent:1.0cm;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;mso-outline-level:  1;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><b>L'idea.</b></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;mso-outline-level:  1;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><b>&nbsp;</b></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:28.05pt;mso-pagination:  none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">L&rsquo;idea del film nasce dalla creazione di un software  sviluppato in Flash, che riesce a far volare nello spazio le parole. Inserendo  nel software le parole di una poesia, essa viene completamente frantumata e  lanciata in un virtuale spazio tridimensionale. Le parole volano nell'aria. Ma  non solo. Esse seguono il movimento del mouse e sembrano allontanarsi verso il  fondo quando diventano pi&ugrave; piccole e tendenti al grigio chiaro, avvicinarsi  allo spettatore quando diventano pi&ugrave; grandi e tendenti al nero pieno, girano su  se stesse e si spostano in alto, in basso, a destra, a sinistra creando la  definizione virtuale di uno spazio tridimensionale invaso da parole.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:28.05pt;mso-pagination:  none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Con un altro software che riprende ci&ograve; che accade su un  desktop di un computer, ho realizzato una serie di filmati che riprendono le  parole mentre vagano nello spazio. Tali filmati li ho sovrapposti ad altri  filmati ottenendo l&rsquo;effetto speciale in cui le parole volano nello spazio del  filmato sottostante.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:28.05pt;mso-pagination:  none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Questo processo definisce in qualche modo il Desktop del  computer come palcoscenico di un teatro dove l&rsquo;attore &egrave; il puntatore del mouse  e il regista &egrave; chi lo muove. </span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:28.05pt;mso-pagination:  none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Da queste esperienze &egrave; nata l'idea di realizzare un film  che avesse al suo interno elemeti tali da proporsi come film di poesia. Ma poi  scrivendo la sceneggiatura, lo stesso personaggio mi ha indicato una strada da  seguire, e sono nate le battute ed &egrave; nata la sceneggiatura cos&igrave; come &egrave;  riportata in seguito.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:28.05pt;mso-pagination:  none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Il film si ispira a drammaturghi e poeti, tra cui Pier  Paolo Pasolini, Alda Merini, Bertolt Brecht, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine,  Antonin Artaud, Samuel Beckett, Vladimir Majakoskij, Sarah Kane, Bernard-Marie  Kolt&egrave;s. Sono le loro parole che, ormai sciolte dal vincolo del verso e del  contesto, volano nello spazio, sulle immagini, dentro le location, e nella  sceneggiatura. creando un percorso che &egrave; quello della creazione di una grande installazione  sulla &ldquo;Poesia&rdquo;. Personaggi attraversano rapiti lo spazio invaso dalle parole.  Vi sono oggetti che si ritrovano all&rsquo;interno del film e che sono opere presenti  nella istallazione: come le poesie in bottiglia, oppure le grandi tele dedicate  a ciascun poeta. Hailbios &egrave; l&rsquo;angelo della poesia che si aggira come un  fantasma all&rsquo;interno del video: se ne percepisce la presenza, senza mai  vederlo, in quanto l&rsquo;attore &egrave; in continua lotta col personaggio nel tentativo  di possederlo.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><b>Il soggetto</b></span><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Il film tratta la storia di una attrice che deve  interpretare in una pi&egrave;ce teatrale il ruolo di un angelo il cui nome &egrave;  Hailbios. Ella ha un amico, Wiki, con cui divide la stanza nella quale vive.  Tra i due nasce un sentimento che nel corso del film diventa sempre pi&ugrave; chiaro:  Wiki si innammora perdutamente di Hailbios e dipende da tutto ci&ograve; che ella fa,  la vede come un essere superiore con cui lui non sa prendere iniziative, mentre  l&rsquo;attrice di cui non sapremo mai il nome e che saremo per questo costretti a  chiamare Hailbios, si divide tra l&rsquo;amore per il teatro e il sentimento che suo  malgrado sta nascendo nei confronti di Wiki. La strada che l&rsquo;attrice prende per  interpretare Hailbios &egrave; quella della completa identificazione con il  personaggio. Anzi ella si spinge anche oltre questo concetto: vuole produrre,  con un allenamento a met&agrave; strada tra il rito, la magia e lo sport, la crescita  delle ali. &egrave; convinta della forza del desiderio: tanto ella desiderer&agrave; che ci&ograve;  avvenga che veramente ella crede succeder&agrave;. Cos&igrave; si assiste alle varie  sedute-prove che Hailbios fa per diventare un angelo. Wiki &egrave; spesso con lei/lui  e man mano che assiste agli sforzi prodotti sembra cominciare a credere, anche  lui, che quella trasformazione sia possibile. Hailbios &egrave; condotta, dalla  presenza di un regista-padrone, attraverso una moltitudine di testi che hanno  lo scopo di farle toccare con mano lo stato angelico dell&rsquo;attore durante la  interpretazione-creazione. Ma questo avvicendarsi di testi, di immagini, di  ricordi e di speranze, in un turbin&igrave;o che attraversa ripetutamente il confine  tra cinema e teatro procurano nell&rsquo;attrice uno spaesamento tale da farla cadere  in una forma di depressione da cui sar&agrave; proprio Wiki a sollevarla facendole  costatare che proprio in quel momento di abbattimento ella era riuscita a  diventare Hailbios. Ci&ograve; che era un traguardo difficile &egrave; stato raggiunto.  Hailbios sente di non avere pi&ugrave; quell&rsquo;entusiasmo, quella forza che l&rsquo;aveva  spinto ad affrontare tutte quelle prove. Il raggiungimento dell&rsquo;obiettivo &egrave; la  morte di quella spinta che le faceva scorgere il futuro anche in un presente  doloroso. In questa calma apparente scopre l&rsquo;amore di Wiki e durante  l&rsquo;amplesso, nel momento che il piacere dell&rsquo;amore &egrave; giunto al suo massimo  grado&hellip;..</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="margin-top:8.0pt;text-align:justify;text-indent:-7.1pt;  mso-pagination:none;tab-stops:28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><b>&nbsp;</b></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><b>I personaggi</b></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><b>&nbsp;</b></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">I due personaggi principali del film, Hailbios e Wiki,  mettono in evidenza con i loro comportamenti gli elementi di un rapporto  particolare: quello tra attore (Hailbios) e spettatore (Wiki). In effetti  durante tutto il film si ha l&rsquo;impressione che Hailbios si esibisca per uno spettatore  privilegiato, che<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>diventa il  simbolo di tutti gli spettatori: Wiki. I loro discorsi presentano sempre una  direzione privilegiata della comunicazione: quella che da Hailbios va verso  Wiki. Hailbios &egrave; l&rsquo;attore, il grande comunicatore che conosce tutto l&rsquo;universo  della pi&eacute;ce che si sta recitando e Wiki, in presenza di tanta conoscenza,  rimane sempre come l&rsquo;allievo timido nei confronti del professore: costantemente  meravigliato ed impaurito.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">I due personaggi si trovano dentro un susseguirsi di  situazioni che hanno origine dal continua ricrearsi della finzione e dal suo  conseguente svelarsi pur continuando a rimanere nella finzione. Per sfuggire  alla finzione il montaggio si presenta come momento critico della creazione: &egrave;  nel montaggio che molte cose vengono espresse con il linguaggio della  documentazione e del saggio sullo stesso montaggio. In questa atmosfera i due  personaggi, anche se per vie differenti, in funzione del carattere di ciascuno,  giungono a conclusioni analoghe. Paradossalmente &egrave; il meno forte, Wiki, a  indicare infine il significato degli eventi e i risultati delle azioni. Si  assite dunque ad un ribaltamento delle posizioni: l&rsquo;allievo che sul finire del  film sembra superare il maestro. Ma per far questo deve incontrare altri  personaggi che gli fanno perdere man mano la sua verginit&agrave;: i ragazzi che nudi  dipingono la sala del PAN, il critico con le sue parole rivelatrici di un mondo  dell&rsquo;arte e della politica completamente sconosciuto a Wiki, la follia del  regista che&hellip;.. Wiki frequenta, con il pubblico, un laboratorio di fine  millennio, e viene catapultato davanti allo sterminato paesaggio del domani con  i suoi interrogativi e le sue speranze e i suoi veri e falsi obbiettivi. In  questa situazione sembra proprio Wiki, sulla vetta del Vesuvio in una giornata  di pioggia e nebbia, a saper condurre la storia avanti a dare ad Hailbios la  via dell&rsquo;interpretazione delle cose vissute<span style="mso-spacerun:  yes">&nbsp; </span>nel film. Il riscatto del pi&ugrave; debole.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Hailbios e Wiki rappresentano davvero un teatro povero:  quello teorizzato da Grotowski. Per il maestro polacco tutto pu&ograve; essere  sottratto all&rsquo;immagine del teatro tradizionale, tranne l&rsquo;attore e lo  spettatore, che diventano, quindi, gli elementi minimi per l&rsquo;esistenza del  teatro stesso. Il film, tra l&rsquo;altro, analizza proprio questo rapporto  fondamentale per il teatro d&rsquo;avanguardia. E&rsquo; proprio Grotowski a definire il  teatro come &ldquo;ci&ograve; che avviene tra lo spettatore e l&rsquo;attore&rdquo;. Hailbios &egrave; l&rsquo;attore  che non soffre di &ldquo;pubblicotropismo&rdquo;<a style="mso-footnote-id:ftn7" href="#_ftn7" name="_ftnref7" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote">[7]</span></span></a>  cio&egrave; di quella &ldquo;malattia&rdquo;, propria di molti attori, per cui nasce un  &ldquo;opportunistica subalternit&agrave; e <i>un</i></span><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"> servilismo ipocrita che hanno spesso caratterizzato il  rapporto con il pubblico dell&rsquo;attore occidentale. Sempre esibizionisticamente  teso a piacere, a suscitare il consenso, a raccogliere l&rsquo;applauso e l&rsquo;elogio&rdquo;<a style="mso-footnote-id:ftn8" href="#_ftn8" name="_ftnref8" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote">[8]</span></span></a>.  Questo atteggiamento rappresenta per Grotowski il peggior nemico dell&rsquo;attore e  come tale va duramente combattuto. Non per il pubblico deve recitare l&rsquo;attore,  ma alla presenza del pubblico, cercando un confronto con lui. E questo cerca di  fare Hailbios nel corso del film: egli recita alla presenza del suo pubblico,  Wiki. Nasce cos&igrave; la ricerca di un rapporto possibile con lo spettatore. Un  rapporto che appare da subito non di sottomissione, anzi anche quando nella  scena del teatro Mercadante, dove Hailbios dopo la prova chiede a Wiki  &ldquo;Allora?&rdquo;, anche in quel momento, quella che sembrerebbe un subalternit&agrave; si  risolve dopo poco come una superiorit&agrave;.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Intanto Hailbios non chiede &ldquo;Come sono andata?&rdquo; oppure  &ldquo;Che ti sembra?&rdquo; in attesa per&ograve; di un riscontro positivo. Ella con quell&rsquo;  &ldquo;allora?&rdquo; crea comunque una distanza, pone Wiki proprio nella posizione del  &ldquo;testimone&rdquo;, cio&egrave; di colui che assiste, &egrave; presente e con la sua fisicit&agrave;,  partecipa alla scena. E&rsquo; Wiki che con la sua risposta: &ldquo;Sei stata meravigliosa&hellip;  bravissima!&rdquo; vuole invece recuperare la posizione tradizionale dello  spettatore. Ad Hailbios l&rsquo;atteggiamento non piace e quindi allorch&eacute; Wiki, ad  occhi chiusi, si lascia andare ad un bacio, lei si allontana lasciandolo  impalato e carico di meraviglia.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&ldquo;[&hellip;] Quando vogliamo dare allo spettatore la possibilit&agrave;  di una partecipazione emozionale, diretta ma emozionale [&hellip;] bisogna allontanare  gli spettatori dagli attori, il contrario di quanto si potrebbe pensare in  apparenza. La vocazione dello spettatore &egrave; essere osservatore, ma soprattutto  essere testimone. Testimone non &egrave; colui che mette il naso ovunque, che si  sforza di essere il pi&ugrave; vicino possibile o anche di interferire nell&rsquo;attivit&agrave;  degli altri. Il testimone si tiene un po&rsquo; in disparte, non vuole intromettersi,  desidera essere cosciente, guardare ci&ograve; che avviene dall&rsquo;inizio alla fine e  conservarlo nella memoria. [&hellip;] &ldquo;Respicio&rdquo;, questo verbo latino che indica il  rispetto per le cose, ecco la funzione del testimone reale; non intromettersi  con il proprio misero ruolo, con l&rsquo;importuna dimostrazione &ldquo;anch&rsquo;io&rdquo;, ma essere  testimone, ossia non dimenticare a nessun costo.&rdquo;<a style="mso-footnote-id:  ftn9" href="#_ftn9" name="_ftnref9" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote">[9]</span></span></a></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Le scene nelle quali Hailbios e Wiki si confrontano sono  scene che appartengono al teatro e al cinema. Si sente un forte attrito, uno  scontro latente e sotterraneo che nasce proprio da questa battaglia semantica  tra tutti quei segni che vengono fatti oscillare nel film violentemente tra il  codice strettamente teatrale e quello cinematografico. Sembra di essere immersi  in un surplus di comunicazione, un eccesso di informazioni. Ma questa  sensazione &egrave; solo apparente. In effetti tutta la scenografia che compone  l&rsquo;immagine di fondo delle scene, nelle quali si muovono i personaggi e gli  attori che li interpretano, &egrave; realizzata con il minimo degli elementi: solo  quelli che possono entrare in una camera mentale dove, pi&ugrave; che lo spazio reale,  risiede lo spazio come ricordo, pensiero, fantasia. Uno spazio in definitiva  poetico che informa di s&eacute; ciascun fotogramma del film. E&rsquo; la diversit&agrave; del  sistema di comunicazione unito alla complessit&agrave; del concetto poetico a creare  la sensazione di eccesso di informazione. Specialmente quando si cerca di  decodificare le inquadrature e le scene secondo codici inadatti e obsoleti,  composti per lo pi&ugrave; da stilemi che svelano quel linguaggio della  contemporaneit&agrave; che non coniuga la possibilit&agrave; di cambiamenti radicali,  improvvisi e violenti, propri del mondo che oggi si sta vivendo.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Dunque un attrito, uno scontro tra segni, contamina sia i  personaggi che gli attori. Una prima contaminazione sui personaggi Hailbios  l&rsquo;attore e Wiki il suo pubblico, una seconda contaminazione su Filomena Di  Iorio che interpreta Hailbios e Gianluigi Masucci che interpreta Wiki. Dunque  pi&ugrave; che di eccesso di informazione presente in ciascun fotogramma del film, si  pu&ograve; parlare di una molteplice diversit&agrave; dell&rsquo;informazione in ciascuna scena:  ci&ograve; ottenuto in massima parte attraverso l&rsquo;uso del cinema nel cinema.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">La scena di Wiki con il Critico incarna il rapporto tra  lo studente e il professore. Wiki vuole a tutti i costi capire e crearsi una  conoscenza per potersi poi meglio rapportare con Hailbios. Il problema di Wiki  &egrave; strettamente gnoseologico: il suo sapere &egrave; conoscenza di massa, divulgativa e  per statuto di estensione orizzontale e non verticale; la presenza di Hailbios  fa nascere in lui la certezza di una maggiore profondit&agrave; del sapere e del  conoscere. Wiki ormai sa di non avere gli strumenti adatti per perseguire il  viaggio verso Hailbios che &egrave; viaggio nei meandri e nelle profondit&agrave; della  conoscenza e si rivolge al critico proprio per cercare di avere maggiori  elementi/strumenti. Il Critico, profondamente immerso in una realt&agrave; politica,  non solo disorienta Wiki, ma lo induce a prendere coscienza che ai suoi  strumenti per accedere al sapere manca principalmente una visione estetica  della conoscenza: il processo a cui Wiki si sottopone &egrave; in definitiva un  laboratorio. Questa posizione &egrave; quella del grande pubblico che una volta  sottratto alla rutine della vita contemporanea, alla macchina  politico-economica del mercato capitalistico, cercher&agrave; di procurarsi gli  strumenti per comprendere e capire, per progredire nella conoscenza non in  funzione di un <i>divertissement</i></span><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">, n&eacute; per un intrattenimento o passatempo, ma per una  reale ragione di vita: il rapporto con gli altri, il viaggio della conoscenza  che &egrave; il viaggio della vita, le ragioni naturali della morte, il valore  estetico di questo viaggio.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Dunque un Laboratorio. Un Laboratorio a cui partecipano  gli attori, i personaggi, il pubblico. Sotto questo aspetto il film diventa  Documento. Un Documento che parla dei rapporti che esistono tra varie entit&agrave;  che entrano a far parte del mondo dello spettacolo. Da quelle tecniche  artistiche come la sceneggiatura, o la ripresa o ancora il montaggio, alle  macchine che entrano a far parte di questa creazione, per esempio la telecamera  MDP che diventa in questo film un personaggio vero e proprio, fino agli  spettatori sia quelli che casualmente sono capitati nel film sia quelli che  alla fine assisteranno al film e la cui presenza, comunque, si sente nel film  stesso. Il film-Laboratorio &egrave; una esperienza riconducibile a quella analizzata  per il solo teatro da De Marinis<a style="mso-footnote-id:ftn10" href="#_ftn10" name="_ftnref10" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote">[10]</span></span></a>:  mentre il vedere il &ldquo;film&rdquo; consiste nel fare esperienza del prodotto, e dunque  della spettacolarit&agrave;, dimensione immediatamente visibile e percepibile del  fatto cinematografico, il vedere-fare il film attraverso l&rsquo;istituzione di un  Laboratorio, consiste nel fare esperienza dei processi, e cio&egrave; della  performativit&agrave;, dimensione solitamente invisibile del fatto cinematografico, riguardante  essenzialmente chi agisce e non chi assiste. Il film-Laboratorio &egrave; un &ldquo;vedere  fare&rdquo; nella accezione che a queste parole d&agrave; il De Marinis: &ldquo;cio&egrave; l&rsquo;esperienza  pratica indiretta, in quanto consente programmaticamente la fruizione di un  processo creativo e non di un prodotto; pi&ugrave; esattamente di un qualcosa che &egrave;  l&rsquo;uno e l&rsquo;altro insieme, in quanto si compone non di strutture morte, perch&eacute;  rigide, immobili, ma di forme viventi, perch&eacute; fluide, mutevoli&rdquo;.<a style="mso-footnote-id:ftn11" href="#_ftn11" name="_ftnref11" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote">[11]</span></span></a></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span></span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Mentre il rapporto tra Hailbios e Wiki &egrave; strettamente  teatrale, e trova per&ograve; le sue risoluzioni nel cinema, il rapporto tra Wiki e il  Critico &egrave; strettamente cinematografico.</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">&nbsp;</span></p>
        
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;mso-pagination:none;tab-stops:  28.0pt 56.0pt 84.0pt 112.0pt 140.0pt 168.0pt 196.0pt 224.0pt 252.0pt 280.0pt 308.0pt 336.0pt;  mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"><span style="font-size:11.0pt;  font-family:Garamond">Dunque i due personaggi partecipano del laboratorio, cio&egrave;  di uno spazio nel quale il continuo tentativo e l&rsquo;assiduo allenamento per la  riuscita del tentativo costituiscono la reale essenza della conoscenza e  dell&rsquo;informazione. Hailbios &egrave; sottoposto ad un allenamento feroce e pesante,  Wiki &egrave; il suo spettatore-testimone.</span></p>
        
<div style="mso-element:footnote-list">    
<div style="text-align: justify;"><br /></div>      
<hr align="left" size="1" width="33%" style="text-align: justify;" />          
<div style="mso-element:footnote" id="ftn1">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn1" href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[1]</span></span></a> Jean-Paul  Sartre, &ldquo;Che cos&rsquo;&egrave; la letteratura?&rdquo;, Il Saggiatore, 1960</p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn2">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn2" href="#_ftnref2" name="_ftn2" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[2]</span></span></a> Kostantin S.  Stanislavskij, &ldquo;Il lavoro dell&rsquo;attore sul personaggio&rdquo;, Ed. Laterza, Bari 2003</p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn3">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn3" href="#_ftnref3" name="_ftn3" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[3]</span></span></a> Italo A.  Chiusano, &ldquo;Storia del teatro tedesco moderno dal 1889 ad oggi&rdquo;, Ed. Einaudi,  Torino 1976</p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn4">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn4" href="#_ftnref4" name="_ftn4" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[4]</span></span></a> Gilles  Deleuze, &ldquo;Marcel Proust e i segni&rdquo;, Ed. Einaudi, Torino 1967</p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn5">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote"><a style="mso-footnote-id:  ftn5" href="#_ftnref5" name="_ftn5" title="">[5]</a><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; ">Il ready-made invenzione di
Marcel Duchamp &egrave; un oggetto di uso quotidiano che posto cos&igrave; com'&egrave; in una
situazione diversa da quella di utilizzo diventa un&rsquo;altra cosa, ha un altro
valore e assurge ad opera d&rsquo;arte. Il valore aggiunto dell'artista consiste
nella scelta, o anche nella individuazione casuale dell'oggetto,
dell&rsquo;acquisizione dello stesso e della nuova situazione nella quale viene
proposto.</span></span></span></p>
<!--StartFragment--></div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn6">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn6" href="#_ftnref6" name="_ftn6" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[6]</span></span></a> Ada Fonzi e  Elena Negro Sancipriano, &ldquo;La magia delle parole: alla riscoperta della metafora&rdquo;,  Ed. Einaudi, Torino 1975.</p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn7">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn7" href="#_ftnref7" name="_ftn7" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[7]</span></span></a> Grotowski.  Il termine &egrave; ripreso da Juliusz Osterwa, direttore del Teatro Nazionale di  Cracovia e maestro di Grotowski.</p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn8">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn8" href="#_ftnref8" name="_ftn8" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[8]</span></span></a> Marco De  Marinis, &ldquo;Il nuovo teatro 1947 &ndash; 1970&rdquo; , Milano 2005.</p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn9">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn9" href="#_ftnref9" name="_ftn9" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[9]</span></span></a> Grotowski in  Marco De Marinis<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>&ldquo;Il nuovo teatro  1947 -1970&rdquo; pag. 91</p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn10">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn10" href="#_ftnref10" name="_ftn10" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[10]</span></span></a> Marco De  Marinis, <i>Capire il teatro, </i><span style="font-style:normal">p.16</span></p>
      </div>      
<div style="mso-element:footnote" id="ftn11">      
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a style="mso-footnote-id:ftn11" href="#_ftnref11" name="_ftn11" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:  footnote">[11]</span></span></a> Marco De  Marinis, <i>op. cit.</i></p>
      </div>    </div>    <!--EndFragment-->                    


<br><br><div align=right>di <i>Lello Masucci</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=33402><i> Ultimo taglio</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[crisi benefica... forse?]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3619]]></link>
<guid isPermaLink="false">blog3619</guid>
<description><![CDATA[ <p>Anche nel mondo dell'arte (soprattutto contemporanaea) paiono essere arrivati i segnali della crisi economica che si &egrave; generata nel mondo. </p>

<p>Colpisce, come quando era gi&agrave; visibile questa crisi, ci sono stati molti giornalisti (professionisti?) che hanno avuto il coraggio di scrivere che l'arte non sarebbe stata colpita da questa onda, anzi che proprio nell'arte c'era una zona di&nbsp;sicurezza in cui investire (in particolare nel contemporaneo ..) </p>

<p>Tanto pi&ugrave; che proprio questa visione prettamente economica dell'arte &egrave; una delle cause di imporverimento del suo essere e del suo fare, speriamo che si torni a vedere l'arte come un bisogno umano di espressione e non solo come un'oggetto commerciale.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p><br><br><div align=right>di <i>d;o)</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=141><i> Arte contemporanea</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[il pittore e la modella]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3618]]></link>
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<description><![CDATA[ <p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="left"><font face="Verdana, sans-serif"><font style="FONT-SIZE: 11pt" size="2"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><font size="2"><font face="Verdana, sans-serif">In tutta l'arte di Picasso l'eros &egrave; tema e ossessione. Erotico &egrave; il suo tratto dalle tinte forti, deciso e passionale. Il segno sensuale che d&agrave; forma e vita ai corpi come agli oggetti inanimati: l'erotismo &egrave; innestato nel suo stile, anche fuori dalle scene di sesso. &rdquo;L'arte non &egrave; mai casta&rdquo; sosteneva il maestro catalano. La pulsione erotica in lui diviene forma e materia di creativit&agrave;. Di pi&ugrave;: in </font><font face="Verdana, sans-serif"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">una fusione di Eros e arte, egli arriva a concepire la pittura un tutt'uno con l'atto sessuale. La donna, icona della bellezza, &egrave; per lui amante amata, fagocitata, violata, in una spasmodica ricerca di interezza.</span></font></font></font></font></p>

<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="left"><font face="Verdana, sans-serif"><font style="FONT-SIZE: 11pt" size="2"><font size="2"><font face="Verdana, sans-serif">Nello S</font><font face="Verdana, sans-serif"><i>tudio</i></font><font face="Verdana, sans-serif"> del 1934, opera di lettura complessa, l'</font><font face="Verdana, sans-serif">artista dipinge se stesso nell&rsquo;atto di ritrarre la sua musa. </font><font face="Verdana, sans-serif"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">I</span></font><font face="Verdana, sans-serif">l viso del pittore, a margine del quadro, &egrave; scomposto in due met&agrave; viste da prospettive diverse. L'occhio del profilo &egrave; rivolto verso l'occhio della faccia, che invece, guarda in avanti. &egrave; simbolo fisico della coscienza che scruta nella coscienza e dunque dell'autocoscienza.&nbsp;</font></font></font></font><font face="Verdana, sans-serif"><font style="FONT-SIZE: 11pt" size="2"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">Afferma Jung in una sua analisi sul lavoro di Picasso, che egli &ldquo;<em>trae i contenuti della sua arte essenzialmente dal suo interno</em>&rdquo;. </span></font></font></font></font><font face="Verdana, sans-serif"><font style="FONT-SIZE: 11pt" size="2"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">Il pittore -che incarna </span></font></font><em><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2"><span style="FONT-STYLE: normal">Hermes Psychopompos</span></font></font></em><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">- ha in mano una tavolozza con i colori del processo alchemico (dal nero-nigredo, al rosso-rubedo, attraverso il bianco-albedo e il giallo-citrinitas), che per Jung corrisponde alla via psichica dell'individuo, nell'avvicinamento dell'Io con il S&eacute;. </span></font></font><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2">La presenza del blu -come fase di sbiancamento della materia primaria- pu&ograve; rappresentare l'oscurit&agrave; resa visibile dalla sapienza. </font></font><font size="2"><font face="Verdana, sans-serif"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">Osserviamo, ora, ci&ograve; che il pittore/Hermes ha dipinto sulla tela: non &egrave; il ritratto della musa che invade gran parte dello spazio pittorico, ma, in un'intersezione tra luce e ombra, un tralcio fiorito nell'atto di sfiorirsi. Chiara allusione al concetto di </span></font><font face="Verdana, sans-serif"><i><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">Vanitas</span></i></font><font face="Verdana, sans-serif"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">.&nbsp;&nbsp; </span></font></font><font size="2"><font face="Verdana, sans-serif"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">Ed ecco, in un tripudio debordante di forme, la modella. Il suo corpo abbandonato e ignaro, avvolto da una veste verde, colore della rinascita. Archetipo junghiano della grande madre, potenza numinosa dell'inconscio. Ambivalente: distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice. &egrave; l'</span></font><font face="Verdana, sans-serif"><i><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">anima</span></i></font><font face="Verdana, sans-serif"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">, principio dell&rsquo;eros.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></font></font></font></p>

<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="left"><font face="Verdana, sans-serif"><font style="FONT-SIZE: 11pt" size="2"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9">Se la figura maschile, dunque, rappresenta la creazione, il logo, la razionalit&agrave;, quella femminile risiede nella zona dell'emozione ed &egrave; pura energia psichica. Pu&ograve; essere conquistata, riprodotta, consegnata all'effimero regno della bellezza. Ma non &egrave; mai pienamente posseduta.</span></font></font></p>
</font></font><font face="Verdana, sans-serif"><font style="FONT-SIZE: 11pt" size="2"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9"><font face="Verdana"><font style="FONT-SIZE: 9pt" size="2"><sup><sub>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><font face="Verdana"><font style="FONT-SIZE: 9pt" size="2">ARTICOLO PUBBLICATO SU <a class="blog" href="http://www.grandimostre.com/chi.html" target="_blank"><em><font color="#000000">GRANDIMOSTRE</font></em></a>&nbsp;DI GEN_FEB 2009&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></font><font face="Verdana">RUBRICA <em>EROS</em> A CURA DI LORI ADRAGNA</font></p>

<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4GTyZ269wcA" target="_self">DISEGNI EROTICI DI PABLO PICASSO</a></p>
</sub></sup></font></font></span></font></font><font face="Verdana, sans-serif"><font style="FONT-SIZE: 11pt" size="2"><span style="BACKGROUND: #e6ecf9"></span></font></font><br><br><div align=right>di <i>Lori Adragna</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=19634><i> AFRODITHE E KUN&#201;E</i></a></div>]]></description>
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<item><title><![CDATA[collegamenti]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3615]]></link>
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<description><![CDATA[ <p><a href="http://www.myspace.com/angolodelcerchio">www.myspace.com/angolodelcerchio</a></p>

<p>...perch&egrave; &egrave; l&igrave; che ci sono le mie patches pi&ugrave; importanti</p><br><br><div align=right>di <i>da personalizzare</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=20843><i> l'Angolo del Cerchio&#8482;</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[humus]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3614]]></link>
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<description><![CDATA[ Ti ho appena preso un libro che mi sembra proprio bello in un posto che magari ti pu&ograve; anche servire. Mi ci ha portata il mio amico musicista. Sono ancora nel centro di londra tutto il giorno in giro.Bacio <br><br><div align=right>di <i>di Claudio Rossi</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=37922><i> DOLOMDOLMEN</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[e per capodanno... (2)]]></title>
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<description><![CDATA[ No no... proprio niente da invidiare...<style type="text/css">body {
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<br><br><div align=right>di <i>Valeria Silvestri</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=30581><i> Meditazioni Cartesiane</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[e per capodanno... (1)]]></title>
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<description><![CDATA[ Buon 2009! Accidenti, questi fuochi quasi non hanno nulla da invidiare alla "barca di fuoco" della Festa di S. Basso a Cupramarittima...<style type="text/css">body {
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<br><br><div align=right>di <i>Valeria Silvestri</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=30581><i> Meditazioni Cartesiane</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[talk talk - spirit of eden (1988)]]></title>
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<description><![CDATA[ 
                                                            
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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;">Occhio alla parabola dei Talk Talk di Mark Hollis, che in appena un lustro (1984-1988)  passarono dal successo commerciale alla sperimentazione pi&ugrave; forbita, dalla new-wave  da radiolina ad un ambient-rock sinfonico e &lsquo;spirituale&rsquo;, fatto di episodi  dilatati e superbe rifiniture. Per la serie &lsquo;come si diventa ci&ograve; che si &egrave;&rsquo;,  alla faccia della volgare equazione denaro=perdizione.</p>
                                                        
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;">Il gap sta tutto in &lsquo;Spirit  of Eden&rsquo;, album oggetto di venerazione oggi ma che a suo tempo sembr&ograve; soltanto  suonato al rallentatore. Qui il calore celestiale di organo e fiati innestato su  tappeti quasi dub, giunse di colpo a soppiantare l'estetica angolare del sintetizzatore.  </p>
                              <span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;" calibri="" ,="" sans-serif="" ;="">L&rsquo;alba di  un decennio in arrivo e il miglior disco possibile per farvi compagnia quando siete nella vasca da bagno. E costa poco, pi&ugrave; o meno come una confezione di sali.<br /><br />Un assaggio?<br /><br /></span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_cIWsQuYVeg" target="_self">I Believe In You</a> <style type="text/css">body {  	background: #FFF;  }  </style>
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<br><br><div align=right>di <i>pericle</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=12940><i> Buy This! - Dischi da non scaricare</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[allevi...amo i dolori della musica colta]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3609]]></link>
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<description><![CDATA[ 
  
<div style="text-align: justify;">  Premessa: non so suonare nemmeno il  campanello di casa, mi scheggio puntualmente le unghie. Per&ograve;  la musica mi piace e mi ritengo dazeglianamente una che non la  conosce ma la capisce, anche solo ad un livello intuitivo.  Puntualizzazione: a me <span style="font-style: italic;">me piasce</span> Giovanni Sollima. Detto questo, vado  ad esprimere il mio punto di vista sulla <span style="font-style: italic;">querelle</span> <span style="font-weight: bold;">Allevi/Ughi</span>.  Tralasciando di commentare il concetto di marketing espresso dai  giornalisti, che generalmente campano di scoop spesso inventati e  senza fondamento &ndash; e quindi si pu&ograve; ben immaginare che idea  prevenuta e pregiudiziale possano averne &ndash; il punto &egrave;  un altro. Ed &egrave; ben grave. Mi ricordo una volta che il M&deg;  Ughi &egrave; venuto a suonare all'aula magna dell'Universit&agrave;  la Sapienza. Encomiabile iniziativa, visto che serviva per diffondere  la musica colta presso un pubblico giovane. Ora, ho avuto la  possibilit&agrave; di osservare dietro le quinte il momento  precedente l'esibizione: &egrave; sbucata fuori una signora,  probabilmente la sua assistente, scandalizzata dal fatto che non ci  fosse un leggio a disposizione del concerto. Un po' tutti gli addetti  al retropalco hanno fatto una faccia stranita, e l'idea che passava per le loro  teste era chiara: &ldquo;A signo', ma qui stamo nell'Aula Magna de  'n'Universit&agrave;, mica ar Teatro dell'Opera!&rdquo;. Tuttavia, a  voler andare a suonare solo in luoghi blasonati, si risolve il  problema del leggio ma si crea quello dell'et&agrave; media del  pubblico, che nei templi dei musicofili, bene che vada, &egrave; di circa 90  anni. Che fare, allora? La soluzione &egrave; una sola: elasticit&agrave;  mentale. Massima e applicata a trecentosessanta gradi. Quindi, va da  s&eacute; che pur comprendendo le motivazioni di un Uto Ughi, non  posso che stare dalla parte di un Giovanni Allevi. Anche perch&eacute;  il M&deg; Ughi, a mio avviso, si &egrave; perso un pezzo importante  della storia della musica &ndash; e della classica in particolare:  <span style="font-weight: bold;">l'invenzione del CD</span>. Io mi ricordo quando hanno cominciato a  circolare i primi CD: c'erano i patiti della classica che si  sentivano in paradiso! Niente a che vedere con la rozzezza del suono  di un disco in vinile, e per una musica orchestrale la qualit&agrave;  del suono &egrave; importante. Certo, &egrave; stato un bel vantaggio  anche per la musica pop, ci si &egrave; potuti allargare un bel po'  rispetto a prima, ma sta di fatto che le potenzialit&agrave; offerte  hanno portato l'orecchio umano a pretendere ancora di pi&ugrave;, e  giustamente. Per la classica la cosa si &egrave; rivelata epocale. Fu  cos&igrave; che si registr&ograve; un boom di vendite di CD di questa  musica, e qualche anno fa persino il canale satellitare dedicato si &egrave;  ritrovato con un numero di abbonati prima inimmaginabile. Il pop e il  rock, da parte loro, hanno una valenza iconica dalla quale non  possono prescindere e che li condiziona &ndash; li transenna, direi &ndash;  pesantemente, in questo senso. Quindi, in teoria, le pi&ugrave;  luminose aspettative di chi ascolta questo tipo di musica non possono  che andare deluse. Ma qualcosa bisogna fare, <span style="font-weight: bold;">non si pu&ograve;  perdere quest'occasione</span>; non certo solo per sottomettersi a delle  logiche di "marketing" (leggi: lavaggio del cervello) industriale che sforna, a livello di <span style="font-style: italic;">showbiz</span>, &ldquo;pezzi  facili&rdquo; e personaggi da fumetto <span style="font-style: italic;">&agrave; la</span> Dick Tracy come se  fosse una catena di montaggio (e non sto certo parlando di quegli  artisti che danno massima dignit&agrave; anche ad una musica popolare  che ha un indubbio valore coesivo di base). Ecco cos&igrave; che a  questo punto un Allevi comincia ad avere senso. E quello che gli  viene rimproverato come marketing &ndash; a parte le &ldquo;trovate  pubblicitarie&rdquo; che non sono la stessa cosa, e solo i giornalisti  possono ritenerle tali &ndash; &egrave; semplicemente l'ennesima riprova  del vecchio adagio macluhaniano dove &ldquo;il medium &egrave; il  messaggio&rdquo;. Indubbiamente Allevi &egrave; <span style="font-style: italic;">kitsch</span>, ma lo sono  inevitabilmente tutti quei tentativi che azzerano dei confini e  cercano di dar vita ad una cosa strana che noi non capiamo e che per  il momento riesce a vedere nel suo insieme &ndash; fisico, psichico, culturale,  storico &ndash; solo una persona. Ripeto, forse la mia attenzione &egrave;  pi&ugrave; attratta dal progetto che sta  portando avanti Sollima (il quale, insieme a Sciarrino, &egrave;  presente all'ultimo Romaeuropa Fastival, e questo la dice lunga...),  nel tentativo di svecchiare la musica classica avvicinandola ad un  pubblico pi&ugrave; vasto - partendo per&ograve; dalla musica  classica pura (andatelo a sentire, ve lo consiglio vivamente!).  Bisogner&agrave; trovarsi a met&agrave; strada, inevitabilmente. Ma  io mi fido, dell'uno e dell'altrio confido nel fatto che sappiano  esattamente quello che stanno facendo, e che siano in grado,  lasciandoli fare, di far tornare questo paese ad essere la culla  della musica pi&ugrave; ricca, libera e salvifica. Poi colta, classica,  zio Peppe: chiamatela come vi pare, tanto la sostanza non cambia.    </div><style type="text/css">  body {  	background: #FFF;  }  </style>
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<br><br><div align=right>di <i>Valeria Silvestri</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=30581><i> Meditazioni Cartesiane</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[il mercato dell'arte: si  cercano  talenti  a  poco  prezzo]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3606]]></link>
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<description><![CDATA[ <p><strong><font color="#000099"></font></strong>&nbsp;</p>

<p><strong><font color="#000099">COLLEZIONISMO A POCO PREZZO</font></strong></p>

<p align="justify">Dopo la crisi economica e finanziaria di questo settembre e le notevoli difficolt&agrave; delle aste d&rsquo;arte contemporanea e moderna di Cristie&rsquo;s e Sotheby&rsquo;s; quasi una seconda &ldquo;debacle&rdquo; dopo quella dell&rsquo;attacco alle famose torri gemelle di New York, i giovani artisti affermati in questi ultimi 15 anni rischiano di essere per&rsquo;ora accantonati dal mercato dell&rsquo;arte che conta, dal momento che si rifiuta d&rsquo;investire milioni di dollari su di loro e preferisce puntare decisamente su giovani poco conosciuti anche se il rischio d&rsquo;investimento risulta molto pi&ugrave; alto. Gira la voce che vi sia un ritorno alle radici del vecchio collezionismo, per intenderci quello di ricerca come un tempo di pupilli da far conoscere e imporre sul mercato dell&rsquo;arte . Fino a poco tempo fa, nel campo speculativo e commerciale dell&rsquo;arte si poteva avere l&rsquo;effetto &ldquo; flipping&rdquo; (comprare un&rsquo;opera per rivenderla quasi subito con un diverso prezzo e profitto, decisamente superiore. Tanti sono convinti che molte regole del mercato finanziario possono essere applicate al mondo dell&rsquo;arte, soprattutto quello della domanda e dell&rsquo;offerta. Al dir il vero ogni artista costituisce un mercato a s&eacute;: c&rsquo;&egrave; un mercato per Damien Hirst, uno per J. Pollock, un altro per G. De Chirico, e un altro ancora per F. Casorati o persino per Pinco Pallino. In questo periodo di vacche magre, tutti hanno paura d&rsquo;investire, peggio ancora nel campo dell&rsquo;arte per cui le gallerie sono costrette a proporre prezzi di favore assai ragionevoli, sensibilmente pi&ugrave; bassi rispetto a prima. Si cerca in tutti i modi di fare cassa. Per chi ha una certa liquidit&agrave; disponibile &egrave; sicuramente un buon momento per investire in certe nuove proposte con sconti che addirittura vanno dal 20 al 30% rispetto le valutazioni di alcuni mesi fa. Pu&ograve; capitare, quindi di portarsi a casa lavori di un certo interesse e di grande qualit&agrave; ad un prezzo non pensabile qualche tempo fa. Di sicuro, la vera crisi economica non ha ancora colpito il vero mercato dell&rsquo;arte, non ha fatto sentire appieno il fiato pesante sul sistema economico e commerciale, l&rsquo;effetto domino sicuramente si sentir&agrave; da qui a poco. Comunque, sono convinto che il momento pi&ugrave; tragico, quello iniziale del panico e del caos sta passando e ci stiamo dirigendo verso una situazione pi&ugrave; cosciente e meditata. Occorre, quindi, rimanere calmi e con i piedi per terra riflettendo e pianificando le scelte in modo pi&ugrave; logico. Ai giovani artisti, si consiglia o di riflettere attentamente sulle esigenze primarie e su gli ideali, non sul cinismo e il mero dato venale e commerciale. In questa confusa babele economica, i giovani potrebbero essere una vera e autentica opportunit&agrave; d&rsquo;investimento e una vera risorsa. Sicuramente bisogna avere pi&ugrave; fiducia; purtroppo il gioco speculativo a rialzo ormai &egrave; finito; non &egrave; pi&ugrave; possibile. Se si hanno ancora cartucce da sparare si cerchi di indirizzarle in logiche proposte e nella scelta ragionevole di opere che si &egrave; sempre desiderato di avere; comprarli oggi risulta ancora pi&ugrave; facile; opere che a distanza di qualche anno potrebbero essere il cavallo vincente di questa maledetta crisi economica, perch&eacute;, questo &egrave; un dato di fatto, dopo una pesante crisi, di contro, vi &egrave; un momento pi&ugrave; duraturo di benessere collettivo.<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sandro Bongiani </p><br><br><div align=right>di <i>Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=52834><i> ARCHIVE  OPHEN -  CONTEMPORARY ART  E    MAIL ART  </i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[anno che va, anno che viene.....]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3605]]></link>
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<description><![CDATA[ 
        
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<p class="MsoNormal">Non sono necessari tanti discorsi o parole di rito per  capire che l&rsquo;anno nuovo sar&agrave; un anno di<span style="">&nbsp;  </span>preoccupazioni per tutti. </p>
    
<p class="MsoNormal">Si vive un&rsquo;epoca senza sogni e speranze, come la frase scritta  a &ldquo;suon di vernice spray&rdquo; nel muro. (in ogni caso atto vandalico.) <span style="">&nbsp;</span></p>
    
<p class="MsoNormal">&ldquo;La morale storica, insegna, che il culto del profitto  distrugge lentamente l'umanit&agrave;&rdquo;. La vita filosofica impone invece che ogni uomo  sia leale, sia trasparente, sia disinteressato. </p>
    
<p class="MsoNormal">Socrate era un filosofo non perch&eacute; insegnava filosofia, lo  era perch&eacute; nella sua maniera di vivere, ha testimoniato cosa fosse per lui la  vera filosofia. </p>
    
<p class="MsoNormal">Parole che dovrebbero far riflettere noi che viviamo in un  Paese <span style="">&nbsp;</span>in cui si perde sempre pi&ugrave; l'idea  di bene comune, dominato dall&rsquo;affarismo, malcostume, e cialtroneria politica  che non affronta le esigenze della vita reale.</p>
    
<p class="MsoNormal">Quella scritta indica che per i giovani c&rsquo;&egrave; un mondo senza  promesse, un futuro che, come continuamente sentono ripetere, sar&agrave; pieno di  ostacoli, di incertezze e delusioni&hellip;</p>
    
<p class="MsoNormal">Proprio in virt&ugrave; di questa nuova ostilit&agrave;, credo invece che  i giovani debbano far sentire la propria voce, farsi carico per un impegno  diretto a costruire una societ&agrave; pi&ugrave; sana;</p>
        
<p class="MsoNormal">&nbsp;potrebbe essere l&rsquo;inizio di una nuova stagione di ideali e  speranze. </p>
        
<p class="MsoNormal">&nbsp;Malgrado tutto buon anno!</p>
  
<p class="MsoNormal"><br /></p>
  
<p class="MsoNormal"><br /></p>
  
<p class="MsoNormal"><br /></p>
    
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
          
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<p class="MsoNormal"><b style="">Capodanno</b></p>
    
<p class="MsoNormal">Frantumata la maschera del volto</p>
    
<p class="MsoNormal">Cogliesti in mezzo ai vetri </p>
    
<p class="MsoNormal">In uno sguardo</p>
    
<p class="MsoNormal">Tutta la solitudine.</p>
    
<p class="MsoNormal">L&rsquo;attesa nella fiumana d&rsquo;auto</p>
    
<p class="MsoNormal">Trascinava il mio destino.</p>
    
<p class="MsoNormal">Nella insensata festa di fine anno</p>
    
<p class="MsoNormal">Si dovrebbe piangere quel che finisce</p>
    
<p class="MsoNormal">E invece si festeggia l&rsquo;avvenire ignoto.</p>
    
<p class="MsoNormal">Cosa riconoscere in questo tempo sospeso?</p>
    
<p class="MsoNormal">Cosa ci appartiene realmente?</p>
    
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
    
<p class="MsoNormal">Domani sar&agrave; come oggi</p>
    
<p class="MsoNormal">Immobile e immutabile.</p>
    
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
    
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
    
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
    
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
    
<p class="MsoNormal">Poesia tratta dal libro: &ldquo; Nello specchio di Alice&rdquo; della  scrittrice poetessa Rossella Seller.</p>
http://www.lietocolle.info/it/seller_rossella_nello_specchio_di_alice.html
<p class="MsoNormal"><br /></p>
        <style type="text/css">  body {  	background: #FFF;  }  </style>
  
<style type="text/css">
body {
	background: #FFF;
}
</style>
<br><br><div align=right>di <i>"Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=5268><i> VOCAZIONE  VAGABONDO</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[web e politica]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3604]]></link>
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<description><![CDATA[ 
                          
<div style="text-align: justify;">Segnalo un <a href="http://www.sherpatv.it/sherpa/news_dossier.jsp?id=57415" target="_self">interessante dossier</a> su  <span style="font-weight: bold;">Sherpa TV</span> riguardo il rapporto fra Web e politica, ovvero l'uso che  del Web fa la politica soprattutto intesa nel senso dei suoi  rappresentanti istituzionali. Mi sono ritrovata completamente nel  giudizio dato a quello del PD, che per sua natura sembra avere tre  limiti: &ldquo;il primo &egrave; nell&rsquo;effettivo aggiornamento dei  contenuti (in alcune pagine il riferimento &egrave; ancora alla  campagna elettorale) e funzionalit&agrave; degli strumenti (non  sempre di facile accesso). Il secondo &egrave; nel legame, assente o  non evidente, tra le due parti, alta e bassa, del sito [alta di  informazione, bassa di social network]. Flusso di informazioni e  comunit&agrave; del Pd sono separati, non interagiscono, non  costruiscono reciprocamente il proprio senso. Il terzo limite,  allora, sembra essere quello di un sito che vive nell&rsquo;incontro tra  una redazione e una comunit&agrave;, unite l&rsquo;una all&rsquo;altra  dall&rsquo;essere del Pd. E <span style="font-weight: bold;">quello che manca sembra essere proprio il  partito</span>, nel senso del filo politico che lega le diverse sezioni, che  fa interagire contenuti e persone, con una logica relazionale con gli  utenti che non emerge unitaria, ma confusa tra un&rsquo;idea di  spettatori di informazioni e una opposta di protagonisti di  comunit&agrave;&rdquo;. Praticamente, l<span style="font-weight: bold;">'applicazione Web della logica &ldquo;i  militanti vanno motivati e tenuti alla larga&rdquo;</span>, che per&ograve; &egrave;  la logica classica con cui agisce un qualsiasi partito di vecchia  concezione, a dirla tutta. Se posso dire la mia, e contraddire il  vecchio Zoro/Diego Bianchi - insieme al quale giocavo con paletta e secchiello  davanti a &ldquo;la Cu&ntilde;<font face="Times New Roman, serif">a&rdquo; in quel di Cupramarittima, anche se pure allora era un po' troppo comunista per i miei gusti -, non si tratta tanto di svecchiare la classe politica, non almeno anagraficamente. Perch&eacute; il problema della politica nostrana &egrave; proprio quello: che se anche si abbassa l'et&agrave; dei rappresentanti istituzionali, &egrave; facile che sia solo stato applicato un sistema del lavaggio del cervello pi&ugrave; rapido. Non per niente proprio dagli stessi politici ag&eacute; vengono definiti tipicamente i &ldquo;finti giovani&rdquo;. Il rapporto fra politica e Web, per come lo vedo io &ndash; ed essendoci stata dentro, non solo i siti politici quantomeno nel 2007 me li pappai tutti, ma dovevo anche fargli concorrenza! - manca di un elemento fondamentale, e cio&egrave; la tanto classica quanto vituperata 'propaganda'. Il problema &egrave; che, a parte il caso particolare del sito dell'IdV, gestito da uno di quei tecnici visionari che tanto hanno contribuito, come figure, alla mitizzazione di fenomeni come Google, e a parte il caso particolarissimo di un sito come quello della Lega, che rispetta le logiche &ndash; anche becere e settarie, come insegna Maldonado &ndash; tipiche delle community virtuali, ma solo perch&eacute; &egrave; una sorta di community anche sul territorio, tutti gli altri siti, chi in un modo chi nell'altro, funzionano con un rappresentante di apparato eletto a responsabile (che quindi il mondo del Web lo vede da una prospettiva molto, ma molto ristretta e soprattutto elitaria) e il project manager che semplicemente si limita ad applicare le loro direttive come lo farebbe per il sito di una qualsiasi altra azienda. Il che significa che, mancando le logiche di 'sutura' fra il mondo della politica istituzionale e quello della polis sul territorio (ma aperta per&ograve;, no chiusa e parziale come quella della Lega!), manca quello che poi si attesterebbe come il <span style="font-weight: bold;">&ldquo;propagandista puro&rdquo;</span>, cio&egrave; quella figura che, acquisite passivamente le direttive programmatiche di un partito, le riesce a tradurre anche sul piano tecnico nel linguaggio proprio di quella che poi potrebbe essere una vera community, senza ovviamente dimenticare l'aspetto informativo sulle intenzioni del candidato. In pratica quello che ha fatto il tanto decantato Obama, che ha informato puntualmente sul suo programma senza dimenticare per&ograve; di fare un po' cinema, emozionando con una retorica studiatissima, evocando con simboli e parole chiave, in una parola i<span style="font-weight: bold;">spirando i suoi potenziali elettori</span>, in modo da far s&igrave; che il verbo venisse diffuso insieme ad un'aura irresistibile che lo circondava. Propaganda, appunto. E lo ha potuto fare pescando in giro persone esperte e/o talentuose che fossero in grado di dare vita ad un progetto tanto ambizioso quanto efficace, come i risultati elettorali hanno dimostrato, e non utilizzando solo gente di apparato. La propaganda, infatti, come scrive Wikipedia ha &ldquo;il compito di 'imprimere negli individui <span style="font-weight: bold;">valori, credenze e codici</span> [valori: change; credenze: I believe in; codici: yes we can?] di comportamento atti a integrarli nelle strutture istituzionali della societ&agrave; di cui fanno parte'&rdquo;; e se, con la nascita dei mass-media - essendo questi nella stragrande maggioranza dei casi legati a interessi elitari &ndash; la propaganda ha fatto pi&ugrave; danni che altro, nel Web, dove tutti possono dire la loro, deve adattarsi ad un ruolo meno protervo e, appunto, massificante. Nel Web dire la verit&agrave; &egrave; una conditio sine qua non, ma questo non significa che solo perch&eacute; &egrave; verit&agrave; ci si possa limitare a dirla senza prendersi la briga di comunicarla. E questo Obama, per nostra fortuna, lo ha capito bene.</font></div>    <style type="text/css">  body {  	background: #FFF;  }  </style>
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<style type="text/css">
body {
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}
</style>
<br><br><div align=right>di <i>Valeria Silvestri</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=30581><i> Meditazioni Cartesiane</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[le lettere d'amore]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3602]]></link>
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<description><![CDATA[ <p align="center">Tutte le lettere d&rsquo;amore sono<br />ridicole.<br />Non sarebbero lettere d&rsquo;amore se non fossero<br />ridicole.</p>

<p align="center">Anch&rsquo;io ho scritto ai miei tempi lettere d&rsquo;amore,<br />come le altre,<br />ridicole.</p>

<p align="center">Le lettere d&rsquo;amore, se c&rsquo;&egrave; l&rsquo;amore,<br />devono essere<br />ridicole.</p>

<p align="center">Ma dopotutto<br />solo coloro che non hanno mai scritto<br />lettere d&rsquo;amore<br />sono<br />ridicoli.</p>

<p align="center">Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo<br />senza accorgermene<br />lettere d&rsquo;amore<br />ridicole.</p>

<p align="center">La verit&agrave; &egrave; che oggi<br />sono i miei ricordi<br />di quelle lettere<br />a essere ridicoli.</p>

<p align="center">(Tutte le parole sdrucciole,<br />come tutti i sentimenti sdruccioli,<br />sono naturalmente<br />ridicole).</p>

<p align="center"><strong>Fernando Pessoa</strong></p><br><br><div align=right>di <i>Raffaella</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=41891><i> Nel mondo dell'anima.</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[anno nuovo...]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3601]]></link>
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<description><![CDATA[ <p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><span style="FONT-SIZE: 12pt; LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Arial','sans-serif'">Nuovo anno&hellip;</span></p>

<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><span style="FONT-SIZE: 12pt; LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Arial','sans-serif'">&nbsp;</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Arial','sans-serif'">Ed eccoci ad un nuovo anno, che proporr&agrave; come sempre grandi eventi ed occasioni di poter conoscere e vedere arte.</span></p>

<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><span style="FONT-SIZE: 12pt; LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Arial','sans-serif'">&nbsp;</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Arial','sans-serif'">Sicuramente la Biennale di Venezia &egrave; uno degli appuntamenti pi&ugrave; interessanti, ma poi ci sar&agrave; anche la commemorazione della Pinacoteca di Brera, la grande mostra sull&rsquo;Egitto al Louvre, quella su Picasso alla National Gallery, e poi le diverse solite fiere che tasteranno il polso economico di questi anni ruggenti che ora stanno scemando un poco.</span></p>

<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><span style="FONT-SIZE: 12pt; LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Arial','sans-serif'">&nbsp;</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Arial','sans-serif'">Forse questo riporter&agrave; ad una fruizione pi&ugrave; quieta ed approfondita, questa agitazione recente in cui tutto pareva muoversi troppo velocemente ha stancato gi&agrave; molte persone, forse si torner&agrave; a vedere l&rsquo;arte come un piacere personale e non come un gioco di confronti e di quantit&agrave;, speriamo. </span></p><br><br><div align=right>di <i>d;o)</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=141><i> Arte contemporanea</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[giordano alla riscossa]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3600]]></link>
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<description><![CDATA[ <div style="text-align: justify;">
  Prima s'&egrave; messa mia sorella, che mi ha regalato per Natale <a style="font-style: italic;" href="blogmsg.asp?idblog=3304" target="_self">La solitudine dei numeri primi</a>. Poi &egrave; intervenuto Giuseppe Caglioti, che nel suo saggio compreso in <a style="font-style: italic;" href="http://www.ilisso.it/collappuarte/A08.htm" target="_self">Arte e scienza</a> (<span style="font-style: italic;">Il senso dell'ordine in natura e nell'arte</span>) ritira fuori il verbo "coalescere" (p. 27). <br />E Paolo Giordano torna su come una bagna ca&ouml;da.<style type="text/css">body {  	background: #FFF;  }  </style>
      <style type="text/css">  body {  	background: #FFF;  }  </style>
  
<style type="text/css">
body {
	background: #FFF;
}
</style>
</div><br><br><div align=right>di <i>marco enrico giacomelli</i><br>visita il blog <a class=blog href=http://www.exibart.com/blog/blog.asp?idutente=7244><i> .::raccolta differenziata::.</i></a></div>]]></description>
</item>
<item><title><![CDATA[cremona ed il pd]]></title>
<link><![CDATA[http://www.exibart.com//blog/blogmsg.asp?idblog=3599]]></link>
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<de