In un testo di teologia
dell' antico Egitto, proveniente da Menfi e risalente a duemilacinquecento anni a.C., in cui viene descritto il mito
dell' origine del mondo, si accenna al concetto di creazione diffuso presso l'antico Egitto.
Il principio del tutto è attribuito al dio "Ptah" il quale ha ideato le creature e le cose e nel momento in cui ha pronunciato i loro nomi, ha dato inizio alla loro esistenza, pertanto esse sono venute alla luce con la forza della parola.
Allo stesso modo gli egiziani crearono una civiltà originale, che rappresentò
l' incipit delle civiltà, in quanto fu caratterizzata da una costanza, vitalità, varietà e capacità
sbalorditive nell'atto del creare - inteso nel senso artistico del termine - che non può essere paragonata a nessun altra, poiché senza precedenti ed infiltrazioni di modelli estranei ad essa, come attesta la nota affermazione di Erodoto,
"l' Egitto non assomiglia a nessun altro paese"
Nel corso della storia, in ogni creazione dell' antico Egitto, dagli oggetti più piccoli alle opere monumentali e colossali accanto alla capacità
tecnico - artigianale e all' aspirazione alla perfezione spicca una continua consapevolezza interiore nel credo e nella fede per ciò a cui si dà forma, che si rivela necessario per la vita e che entra a far parte della tradizione.
Gli antichi egizi gettarono le basi del sapere del cosmo, della religione e della filosofia sin
dall' Antico Regno, quando le scienze erano già state classificate a seconda delle diverse discipline e l'arte non veniva considerata una mera espressione individuale. Piuttosto si trattava di
un'arte funzionale, di natura sacra, strettamente connessa al pensiero e alla pratica religiosa che trascendeva il carattere soggettivo degli esecutori, poiché ogni opera era fondata sul lavoro eseguito dalla collettività, sulla
base di una legge formale e matematica da cui risultasse l'omogeneità e il senso del
sublime.
Diversamente dalla tradizione artistica europea a carattere individuale, come, nella Grecia classica, sosteneva Aristotele formulando la tesi che
l' arte è una pura imitazione (mimesis) della natura e cioé che si
basa sulla visione ottica, l' arte nell'antico Egitto coglie l' elemento essenziale e strutturale attraverso una rifiessione attenta della natura, quindi lo trasforma stilisticamente secondo una visione mentale radicata in principi dottrinali, sociali e politici, e a partire da questa densa espressività, si comprende che solo per mezzo di tale profonda umanità il senso del
sublime sia raggiungibile.
Duemila anni fa avvenne l' incontro tra la civiltà egizia e quella romana, confronto che comportò
l' influenza e la compenetrazione delle due tradizioni, la migrazione di
simboli culturali da un luogo all' altro, mutamenti storici, cicli di civiltà. Oggi con il progressivo avvicinamento dei popoli e le conseguenti interferenze culturali,
I' arte con le sue discipline espressive, non può essere altro che il linguaggio effettivo del dialogo
tra le diverse etnie.
Ed è nel quadro dello storico scambio culturale tra l' Egitto e l' Italia che
ben si inserisce 1'allestimento di questa mostra a Firenze, culla del Rinascimento e della creazione artistica europei.
Farouk Hosni Ministro della Cultura della
Repubblica Araba d'Egitto
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