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La cultura figurativa nell'area casalasca durante i secoli XVII e XVIII ha un carattere prettamente territoriale e si basa esclusivamente su opere
religiose. Considerando il ruolo del Casalasco - di frontiera, quasi di cerniera fra le province di
Cremona, Mantova e Parma - sono stati analizzati con rigore i rapporti con le scuole di questi
centri, per definire le varie ed eterogenee componenti delle diverse presenze artistiche.

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Guglielmo
Caccia
detto il Mincalvo
(Montabone 1568? -
Moncalvo 1625)
Le quattro Virtł cardinali
Fortezza
Prudenza
Olio su tele, 142 x 210 cm.
Casalmaggiore, Santo Stefano |
La scelta di
una cinquantina di opere offre una campionatura esemplare, anche dal punto di vista
qualitativo, del materiale; mentre il rapporto con la competente Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Mantova e con l'Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di
Cremona, ha consentito una campagna di restauri mirata su opere di particolare significato esposte in mostra. Ricerche d'archivio svolte per l'occasione hanno pemmesso di
verificare, per quanto riguarda il centro principale di Casalmaggiore, quali sono le opere presenti nei luoghi sacri durante i vari
secoli, per tracciare una sorta di mappa delle presenze e delle assenze (al di là di quella celeberrima del
Parmigianino oggi a Dresda) che renda possibile un'analisi sui gusti e sulle scelte della comminenza ed anche per intendere quali possano essere le presenze
ab antiquo, e quali invece il frutto di donazioni o circostanze più recenti (per esempio i due dipinti del
Mastelletta provenienti da Bologna).
Un attento monitoraggio delle varie chiese della zona ha suggerito un'apertura in direzione
cremonese, con uma sezione di opere del seguito campesco di particolare qualità e rilievo, le quali, pur datate ancora nel XVI secolo, in qualche modo
"aprono" al Seicento. Si tratta soprattutto di dipinti di Giovan
Battista Troni deno il Malosso e della sua scuola (Cristoforo
Agosta, Emmenegildo Lodi,
Giovan Francesco Raimondi), e di
Galeazzo Ghidoni. Questi artisti
infatti rappresentano l'unico tramite reale, per quanto attardato, con il grande secolo della
pittura a Cremona, e propongono indagini di un certo interesse per i contatti con l'ltalia centrale (è il caso del
Ghidoni).
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Giovanni
Mauro della Rovere
detto Fiammenghino
(Milano 1575-1640)
Visitazione
Olio su tela, 232 x 262 cm.
Cingia de' Botti,
Santi Pietro e Giovanni |
Il seguito è rappresentato dalla comminenza
"illuminata" di Casalmaggiore, che si rivolge ad artisti di altri
centri, dal piemontese Guglielmo Caccia detto il
Moncalvo, al modenese Camillo
Gavasseti, a Luigi
Amidano, parmense, per i quali si tentano analisi più approfondite proprio sul versante della committenza (ad
esempio, Moncalvo e i
Barnabiti, secondo un filone di studi iniziato dalla mostra di due anni fa a Casale
Monferrato).Sono considerate anche le presenze
"attuali", forse non sempre legate ad un passato
casalasco, come i già ricordati Mastelletta, i due quadri del
Fiammenghino a Cingia de'
Botti, ecc.. Per quanto riguarda il Moncalvo, è prevista l'esposizione del dipinto già a Casalmaggiore ed oggi di proprietà della Pinacoteca di Brera (in deposito presso la
parrocchiale di Golasecca), e della
Immacolata Concezione di Marzalengo, probabilmente della medesima
provenienza, sulla quale non erano ancora stati condotti studi
adeguati.
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Giacomo
Guerrini
(Cremona 1721-1793)
Mosč restituisce la acque
al Mar Rosso
Olio su tela, 330 x 200 cm.
Casalmaggiore, San Leonardo |
Un'analisi sul territorio ha indotto a presentare dipinti più legati al contesto
cremonese, come la Santa Lucia del Genovesino a Castelponzone o una notevole pala dell'ancora poco noto
Agostino Bonisoli, mentre è stato ritrovato
fortunosamente, ad una settimana dall'apertura della mostra, lo splendido dipinto del napoletano
Battistello Caracciolo tratugato nel 1992 dalla chiesa del Vho di
Piadena.
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Marcantonio
Ghislina
(Casalmaggiore 1676
Gussola 1756)
Apostoli :San Bartolomeo
Olio su tela, 224 x 145 cm.
Castelleone, Santi Filippo
e Giacomo |
Un allargamento dell'esposizione anche alle opere del XVII secolo risulta di notevole interesse, non solo per testimoniare adeguatamente un importante pittore casalasco come
Marcantonio Ghislina, da tempo in
attesa di una rigorosa rivalutazione, e sul quale si realizza una sezione
monografica, anche in considerazione del ruolo primario che svolse a Cremona nei primi anni del secolo; ma
soprattutto per verificare gli incroci, sempre ad altissimo livello, tra l'area veneta
(Giambenino Cignaroli), quella
egiziana (Francesco
Monti), quella fiorentina (Sebastiano
Galeoni) e quella cremonese, nella quale si indagano in maniera approfondita alcuni fenomeni sinora poco considerati, dal classicismo del
Guerrini alla vena eccentrica e
"bambocciante" del De Hò. Lo "scavo" sul
territorio, oltre a notevoli conferme, ha potuto fornire novità di rilievo, tra cui spicca una bella pala firmata dal raro
Johann Georg Fockhetzer a
Martignana, artista bavarese formatosi nell'Accademia bolognese del quale si conoscevano solo due dipinti sicuri a Cremona e a Lodi.
Marco Tanzi Curatore della mostra
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