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Trento. Ori delle Alpi
Oggetti d'ornamento Dalla preistoria all'alto medioevo
Il corallo

Estremità di fibula con inserti in Corallo da Mechel (TN), VI sec. a.C. circa Ha inizio nel Neolitico, nel IV millennio a.C., il viaggio del corallo dalle coste del Mediterraneo verso nord. Sostanza calcarea, raccolta sulle spiagge o da pescatori nel mare, sembra avere assunto in origine un significato simbolico. Nei siti perialpini del Neolitico e dell'Età del Rame si trova infatti in genere connessa a resti umani. Come l'ocra, il vivido colore rosso-sangue del corallo più pregiato, sembra evocare credenze e ritualità di fronte al mistero della morte.
L'uso si manifesta con rare perline e soprattutto, di seguito, con inserti in gioielli metallici, specialmente in bronzo.
Fibule della Lombardia e Canton Ticino conservano la preziosa materia incastonata o solo gli incavi che l'accoglievano.
Anche i popoli alpini orientali, i Reti, apprezzano il vistoso accostamento cromatico di bronzo e corallo che hanno mutato il proprio colore con il trascorrere del tempo.

 

L'ambra

Ambra, proveniente da una torbiera fra Cles e Tuenno (Valle di Non), VVI-XV sec. a.C. circa Nelle isole Elettridi, alle foci del mitico fiume Eridano, le Eliadi, sorelle di Fetonte, mutate in pioppi, piangevano con lacrime d'ambra la morte del fratello, punito per l'uso scellerato del carro solare del padre Apollo.
La preziosa resina fossile, alla quale erano conferite virtù taumaturgiche dagli antichi, fa la sua comparsa nelle Alpi verso gli inizi dell'età del Bronzo. Proveniente soprattutto dai giacimenti del Baltico, la sua ampia diffusione è prova eloquente dell'esistenza di una rete di vie di comunicazione che, attraverso i passi alpini, collegava l'Europa settentrionale e il bacino mediterraneo.
Materia con destinazione ornamentale per eccellenza, fonte di scambio, è lavorata anche in loco con intagli ed incisioni, probabilmente pure a caldo.
In mostra, ai più semplici vaghi di collana cilindrici degli insediamenti palafitticoli dell'età del Bronzo, si accostano magnifiche collane in grosse perle ed un elemento rettangolare con una complessa perforazione di tipologia transalpina.
Caratteristiche perle con forma a botticella trovano invece preciso riscontro in Grecia nel mondo miceneo, nelle perle tipo Tesoro di Tirinto, note pure in vari siti della penisola italiana e, in particolare, nel ripostiglio di Frattesina di Fratta Polesine, centro artigianale e commerciale basato sulla trasformazione di materie prime locali ed importate.

Faïence e Vetro

Bracciale in vetro da Ginevra, III.II sec a.C. Fra i beni di prestigio, oltre ai metalli, all'ambra e alle pietre preziose, vi sono monili di faïence e pasta vitrea, oggetto di larga richiesta e progressiva diffusione a partire dall'antica età del Bronzo, verso il XXII-XVII sec. a.C.
Le perle di faïence sono composte da un nucleo di quarzo polverizzato e fuso, ricoperto da un'invetriatura di colore turchese o azzurro brillante. L'abitato di Frattesina nel Polesine ci fornisce utili informazioni sulla produzione in pasta vitrea alla fine dell'età del Bronzo. Si trovano perle finite o ancora saldate insieme, frammenti di blocchi di pasta semilavorata e frammenti di crogioli per la sua rifusione.
Per ottenere le perle il materiale fluido veniva modellato ad anello intorno ad un filo di bronzo o ad un anima refrattaria. Con una rotazione attorno ad un bastone si realizzavano bracciali. Di grande effetto sono quelli di tipo celtico, importati ed imitati nelle Alpi.
La pasta vitrea trova un largo impiego anche nella raffinata oreficeria di epoca romana, prestandosi, in sostituzione delle più costose pietre preziose, a creare vivaci accostamenti cromatici. Perle di varia forma, lisce o sfaccettate, compongono collane in cui il verde dello smeraldo si alterna al bleu zaffiro, talvolta accostati all'oro.

(testo di Franco Marzatico e Lorenza Endrizzi)