Trento. Ori delle Alpi
Oggetti d'ornamento Dalla preistoria all'alto medioevo
Le altre forme dell'abbellimento: tessuti,
fibre vegetali, cosmesi, tatuaggi...
Non si può certo applicare all'antichità l'idea attuale
di moda. Nel passato l'atto del vestirsi e adornarsi doveva assumere precise valenze di
ordine socio-economico e religioso la cui decifrazione ci è spesso negata.
I meccanismi di nascita delle diverse espressioni della moda presentano ampi coni d'ombra,
per la mancanza di precisi elementi di riferimento, dato che ci si muove anche nell'ambito
del concetto del gusto.
La visione retrospettiva della moda è condizionata anche dall'estrema deperibilità o dal
carattere effimero di molte materie destinate alla decorazione personale. Basti pensare ai
tessuti, a pellame e pellicce, fibre vegetali e animali e al colore.
L'assenza dello stesso corpo, mortale supporto all'esibizione degli addobbi e di possibili
tatuaggi, si aggiunge come limite.
Alcuni manufatti in mostra vogliono evocare questa particolare dimensione del gusto, meno
appariscente rispetto a quella degli "ori" ma non di meno preziosa.
Piccole forme in ceramica con superfici decorative plastiche del Neolitico, dette
"pintaderas", erano forse utilizzate per tatuaggi, elementi di abbellimento ma
anche taumaturgici, come mostrano i segni a croce della mummia del Similaun, apposti in
corrispondenza di sofferenze del corpo.
Pesi da telaio e fuseruole in ceramica, aghi, spolette, un probabile battente per telaio
in legno e uno dei rarissimi tessuti conservati dall'umidità - un'eccezionale sciarpa
decorata con rombi - gettano uno spiraglio di luce sulla produzione tessile dell'età del
Bronzo fra il XXII-XIV sec. a.C.. Alla stessa epoca appartiene un copricapo della
palafitta di Fiavé, realizzato con un elaborato intreccio di rametti di specie vegetali
diverse.
E infine ecco oggetti da toilette, specchi, rasoi e pettini finemente decorati, in osso e
in metallo. Questi ultimi, deposti in sepolture e raffigurati su stele, assumono un
significato simbolico e apotropaico nel costume cerimoniale femminile. Strumenti dal
carattere ambivalente, richiamano da un lato la tessitura e dall'altro la cura della
capigliatura che, in età medioevale, si manifesta anche nella liturgia.
(testo di Franco Marzatico e Lorenza Endrizzi) |