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Trento. Ori delle Alpi
Bronzo

Collare in Bronzo con fibula e catena con pendagli dalla Valle di Non, II sec. a.C. Dalla fine del III millennio a.C. il bronzo, la lega di rame e stagno, supplisce alla debolezza strutturale del solo rame. La proporzione dei metalli varia in base a criteri geografici, cronologici ma anche funzionali. Negli ornamenti la quantità dello stagno risponde spesso all'esigenza di disporre di colate fluide.
La ricerca dello stagno, estraneo alle risorse alpine, ha dato luogo ad una rete di percorsi di approvvigionamento e rapporti di scambio. I giacimenti più estesi sono noti in Cornovaglia, Francia nord-occidentale, penisola Iberica settentrionale, ma non mancano attestazioni in Europa centro-orientale, lungo la costa tirrenica e in Sardegna.
Questa lega resta la materia di più largo impiego per la produzione di gioielli. Il colore giallo, al pari del rame, ne fa un diffuso surrogato dell'oro.
Lavorato per battitura, stiramento per trazione, con forme di fusione e a cera persa, si presta a decorazioni incise a bulino, con impressioni a punzone, a sbalzo e quindi con agemine, le inserzioni di elementi in ferro o di altri metalli preziosi.
Straordinaria per inventiva, qualità e quantità è la produzione di oggetti in bronzo dalla Protostoria all'Alto Medioevo. In mostra è possibile seguirne gli sviluppi salienti attraverso una ricca campionatura nella quale emergono non di rado status symbol, riconoscibili per il valore intrinseco e artistico.
In ordine cronologico fino all'alto medioevo si succedono ornamenti del corpo e accessori per le vesti: pregevoli diademi, collari, goliere, fermatrecce, spilloni per adornare il capo o l'abbigliamento, fibule (spille), bracciali, orecchini, anelli da dito, cinturoni, borchie, pendagli, elementi di collana e bottoni.
Messaggi visivi dovevano unirsi in molti casi ad effetti sonori: pendagli, catene e sonagli tintinnanti con l'incedere.

(testo di Franco Marzatico e Lorenza Endrizzi)