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Bruno Rosai - Fayyūm fiorentino
Dieci anni dopo la grande antologica di Palazzo Strozzi, torna sulla scena espositiva fiorentina I' opera di Bruno Rosai (1912-1986), personalitą tra le pił significative della pittura di figurazione toscana e italiana di prima e dopo la seconda guerra mondiale. Curata da Giuliano Serafini sotto gli auspici dell' Accademia delle Arti del Disegno, la mostra propone il tema esclusivo del ritratto, genere in cui Bruno Rosai ha potuto rendere al meglio talento e peculiaritą linguistiche, portando a livelli di grande intensitą espressiva uno stile personalissimo, allo stesso tempo austero e graffiante. Attraverso un percorso storico che va dagli anni Trenta fino in pratica alla scomparsa dell' artista, č possibile passare in rassegna a una galleria di circa settanta tra dipinti e disegni che nel loro insieme costituiscono un unicum virtuale, accomunati come sono da quell' indifferenza esistenziale che ce li fa apparire silenziose evocazioni della coscienza. Di qui il titolo - Fayyūm fiorentino - con cui Serafini ha voluto fissare un clima poetico che č ai limiti della sacralitą, quando il riferimento venga inteso in senso laico, come celebrazione della dignitą umana nel suo manifestarsi quotidiano. La rassegna č anche un' occasione per verificare in tutta la sua complessitą gli sviluppi della pittura di Bruno Rosai: dall' iniziale, inevitabile "sudditanza" allo zio Ottone, ai primi sintomi del riscatto che lo portano a guardare al cubismo (si veda Monsieur Poli), a Cézanne (Giaccone) e al postimpressionismo (Ritratto Costantini>, cioč ad un universo di luce e aria che si situa in una dimensione opposta a quella delle radici. A1 di lą degli esiti formali, la vicenda creativa di Rosai "nipote" deve dunque essere letta come una sorta di anabasi, di risalita verso un' identitą e un' autonomia che le circostanze familiari e culturali per troppo tempo gli avevano impedito di raggiungere. Lo stesso privilegio della frequentazione dei protagonisti dell' arte e della cultura italiana degli anni Trenta - da Soffici a Lega, da Maccari a De Chirico, da Morandi a Carrą - diventa un termine di competizione, un incitamento all' eccellenza. Conflitti umani e filosofici agitano peraltro gli anni giovanili di Bruno che, in sodalizio con intellettuali come Berto Ricci, Dino Garrone e Edoardo Persico, si abbandona a mistici richiami d' onnipotenza spirituale di cui testimonia nelle riviste "I1 Rosai" e "L' Universale". E' comunque una stagione breve, brutalmente interrotta dalla guerra. La rinascita avviene negli anni Cinquanta, con il gią ricordato recupero della pittura francese e con il graduale affermarsi del suo lavoro in importanti rassegne espositive (Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Fiorino di Firenze). Agli inizi degli anni Sessanta, 1' elaborazione dei grandi stili storici porta Bruno Rosai al perseguimento del "suo" stile, lą dove segno e materia si fondono per restituirci tormentate superfici pittoriche da cui la figura ernerge come un escrescenza geologica. Ne fanno prova, in mostra, prove splendide quali Mario Bergomi, Ritratto Oli, Ritratto Bergomi, Domenico, Cristina, Claretta, Kitty e la misura L' opera di Bruno Rosai ha avuto nel tempo prestigiosi riconoscimenti critici, tra i quali ricordiamo quelli di Carlo Ludovico Ragghianti, Alessandro Parronchi, Umberto Baldini, Francesco Vincitorio, Lara Vinca Masini, Lea Vergine, Luigi Carluccio, Leonardo Borgese.