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arte e comunicazione dell'era digitale

 
Hotel Nastro Azzurro per l'Arte

Hotel Nastro Azzurro per l'Arte

Da qualche tempo ho creato e gestisco questo piccolo spazio espositivo gratuito. In pratica l'equivalente delle classiche esposizioni negli hotel, semplicemente traslate nello spazio virtuale, e quindi ospitate nel sito internet della struttura medesima. Una piccola idea per coniugare passione per l'Arte e lavoro di webdesigner. Segnalo qui, ora, il tutto, per cercare artisti interessanti da poter pubblicare.


scritto 24/04/2009 11:31:02 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: esposizioni gratuite esporre opere mostre gratuite musei virtuali
 
nonopera 004 - primo prototipo



Questo autoritratto è il primo bozzetto relativo alla nonopera 004. Dopo l'originale nonopera che compone in tempo reale la scena, la 002 che reinterpreta un montaggio e la 003 di stampo collaborativo, questo nuovo lavoro tenta d'approfondire l'unicità dell'opera -digitale- in relazione ad un'opera che non sia fotografica.


Problemi teorici:

Perché fare un'altra nonopera e perché affrontare il tema delle opere visive non fotografiche ?
Un dipinto per sua stessa natura è pezzo unico. Un dipinto digitale no. Un dipinto che diviene opera unica e irripetibile è scontato, lapalissiano, un dipinto digitale che fa lo stesso no. Quindi l'operazione ha un senso, anche se si rischia di sviluppare un creatore di multipli alla Warhol.


Problemi estetici:

Questo prototipo con autoritratto dimostra che la cosa è fattibile. Ma il disegno di base è roba, robetta, da 10 minuti. Pura scusa per verificare la fattibilità del tutto. L'opera finale ha bisogno di un buon disegno, che sappia camminare con le proprie gambe, che comunichi a prescindere dall'alterazione “genetica” del software. E che sia ben eseguito. Urge quindi un soggetto, un'idea e una buona mano.


Problemi tecnici:

Descrivere a parole certi funzionamenti è semplice. Il disegno è eseguito su diversi livelli, i livelli vengono salvati separatamente e quando si visualizza l'opera ad ogni livello viene apportato un viraggio random. Non è però, purtroppo, altresì banale decidere entro quale range debba operare il viraggio. Su quali parametri debba intervenire l'algoritmo di modificazione e con quale libertà. Per esempio in questo prototipo si agisce sulla tinta e sul contrasto. Producendo colori accesi e grande variabilità di risultati. Ma il contrasto porta anche a antiestetici bordini neri nei punti dove i livelli si sovrappongono. Un secondo prototipo, applicato alla stessa immagine, non agisce sul contrasto restituendo immagini più omogenee ma meno vivaci e variate. Il “fine tuning” parametrico è lavoro certosino, per certi versi noioso, oscuro, ma necessario.



scritto 14/02/2008 15:58:16 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: nonopera
 
la buona arte


Secondo un mio docente universitario, in una lezione orma tenutasi oltre un decennio fa, una qualsiasi rivista di moda, come per esempio Vogue, contiene un numero di immagini pari o maggiore di tutte quelle prodotte nell'intero periodo del rinascimento italiano. Non ho mai verificato, pallottoliere alla mano, l'autenticità di tale affermazione. Ne ho però fatto memoria, cogliendone il senso.

Viviamo in una società che produce. Tanto, troppo. Come per certe strade fin troppo presenti in questi dì nei telegiornali accumuliamo sacchi di spazzatura visiva, immagini, disegni, foto delle vacanze, pubblicità, messaggi sociali. E ci stiamo avvicinando allo tsunami elettorale, che inonderà le nostre città, e la nostra rete, di facce dall'espressione rassicurante ed ebete. In questa marmellata per gli occhi, in questo continuum panoramico, l'artista deve chiedersi ogni volta che crea se il mondo ha bisogno di un nuovo artefatto. Se nell'opera vi sono elementi tali, culturali, estetici, sociali, emozionali, da giustificarne l'esistenza. Se l'oggetto di qualcosa di ancora non detto, accenna, accende, illumina, anche di una luce debole, le menti e i cuori.


Il mondo non ha bisogno di nuove immagini, ha bisogno di buona arte.



scritto 12/02/2008 10:38:55 | permalink | commenta | lista commenti (2) | invia il post ad un amico | parole chiave: rumore visivo immagini
 
E fondi loro il Wii...


Signore perdonami, ho peccato.

Non tanto, poco, quasi nulla, distrattamente, in buona fede. Ma io, signore ho PECCATO. Ho gettato il seme della mia arte nel nulla della rete, mi sono abbandonato alla tentazione, senza vanità, senza tornaconto. Ho peccato mostrando un mio lavoro, per avvicinare all'Arte, per far intravedere la LUCE ad un giovane desideroso d'esprimersi. Ho peccato inserendo una mia creatura, una mia creazione in un luogo fatto di buio e videogames. Popolato di tecnocrati che misurano a pollici il mondo: nextgen, 16bit, pixel, cell shading. Ho peccato, si, per mia colpa, mia grandissima colpa. E indicando la LUCE al giovane desideroso d'esprimersi, al giovane che cercava il fertile terreno al qual fare attecchire il seme della sua poetica mi sono preso, in fronte, nel cuore, in faccia un poco lusinghiero appellativo: impostore.

Perle ai porci, e malox in gola.

Imputato si alzi in piedi, come si dichiara: “colpevole vostro onore. Io ho peccato, senza vanità e senza tornaconto, ma io ho peccato”.

Perché, come mi disse una volta Giacomo Verde, esiste una contestualità dell'arte. E un dipinto in un forum di videogames e videogamer è giusto che sia tacciato d'esser imbroglio, additato come falso, foto manipolata, foto spenellata, foto filtrata. Ma ti prego, Signore, perdonali, perché essi non sanno quel che dicono. Ma ti prego, solo una cosa Signore, ti prego, ti imploro, fai saltare loro le xbox fuori granzia e fondi loro il wii.

Amen.



 
il moderno Caffè degli Artisti

ritratto di Martina ( tavoletta grafica - 2008)

C'era una volta il Caffè degli Artisti. Il posto fisico dove incontrarsi, discutere, confrontarsi e scontrarsi. Scambiarsi opinioni e a volte ceffoni. Oggi, per noi ragazzi della via bit, il ritrovo conviviale è MSN. Colleghi, amici, fan e miti. Tutti raggruppati per categorie, liste, nick. In linea, a pranzo, non al computer, invisibile. Ci si ritrova la sera, in ciabatte, a parlare di arte, a mostrarsi vicendevolmente gli ultimi lavori, a commentare le imprese altrui. Magari abitando a 30km di distanza, e senza essersi mai incrociati di persona.

Basterebbe questo per definirci nerd, nella declinazione più primordiale. Nerd alla Bill Gates prima che facesse i soldi, nerd come quanto gli sfigati del PC erano autentici sfigati e non geek da spennare.

E quando inizia a parlare di pennellate, e ti riferisci ad un software, capisci che hai intrapreso una via senza sbocco. Perchè la tavoletta grafica è bella, stimolante, interfaccia naturale, o quasi, per fare bellearti pixellate. “Io preferisco la matita di Art Rage 2 a quella di PhotoShop, mentre le tempere vengono meglio con Painter IX”. E' la modernità, è il nostro – mio – contesto. E a volte mi fa rimpiangere la camera oscura, il tavolo luminoso, i pantoni e il nero di tamma...





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