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IL FEMMINILE NELL'ARTE
eros fra mito e simbolo

 
erotismo lirico


Ren Hang, Untitled

Un corpo di donna abbandonato al flusso dell’acqua, svela l’osmosi primordiale con l’elemento archetipo originario della vita, che al tempo stesso prelude la stagnazione liquida del disfacimento. È una immagine creata da Ren Hang il fotografo cinese nato a Changchun nel 1987 e morto suicida a soli 29 anni nel 2017. Autore di opere censurate, sequestrate, vandalizzate e denunciate per oscenità, rappresenta i corpi dalla intensa carica erotica per esplorare l’inconfessato e profondo rapporto che l’essere umano intreccia con la natura. 

Hang fotografa gli elementi di erotismo più estremi, tingendoli di surreale quando adorna i suoi modelli di perle, serpenti, fumo, pesci, pavoni, frutta o piante. E proprio per il rapporto intimo e sensuale che alcuni protagonisti dei suoi scatti intrattengono con l’universo vegetale, può richiamare per certi versi il discusso “Pteridophilia” video dell’artista cinese Zheng Bo, proiettato nell’Orto botanico di Palermo in occasione di Manifesta12, ritenuto scandaloso e tutt'oggi oggetto di polemiche, a rischio censura.

Le fotografie di Ren Hang risultano sempre permeate da un senso di mistero e da una purezza formale tali da apparire poetiche, innocenti, feroci e delicate, un mondo, quello dell’artista , ricco di mezze tinte e di contrasti che felicemente si fondono trasformando gli esili corpi glabri di giovani modelli -tutti simili tra loro- in forme scultoree definite, dove il genere non ha motivo d’importanza e non ne muta l’intensità e la lirica esaltazione della bellezza. 



 
rivelazione


Arturo Martini, Donna al sole, 1930, terracotta, Collezione privata

Felicissima statua, ondosa e abbandonata, percorsa le membra di molle sensualità, tradotta in pura melodia di linee e volumi”. Così scrive P.Torriano di Donna al sole, scultura di Arturo Martini del 1930. Rappresenta un corpo femminile immerso nella natura, che si offe al sole in atteggiamento di inconsapevole, ma prorompente erotismo. L’artista riesce a cogliere il momento in cui la donna si rigira morbidamente con una gamba sollevata e in tensione.

Si tratta di un lavoro di straordinario equilibrio compositivo. Di fronte la posa è instabile, proprio come se la protagonista fosse sul punto di voltarsi e l’attenzione è attratta dal dolce gioco di volumi del volto appoggiato alle braccia. Di spalle pare invece a riposo ed è l’opulenza del corpo a prevalere contrastando la leggerezza del cappello di paglia.

Confessa Martini nei Colloqui, che nei suoi nudi riecheggia una perturbante suggestione infantile incisa a fondo nella sua memoria. Racconta l’artista: “ A due anni, a casa mia una stanza era stata affittata ad una prostituta… una mattina, scesa sul canale, si alzò le sottane…Visione del grande deretano sui tronchi delle cosce, bianco, che esplode. Questo tempio. Tutte le mie donne sono quella rivelazione”.



scritto 06/12/2017 14.08.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: arturo martini donna al sole erotismo sensualità
 
la venere sterilizzata


Afrodite Callipigia
II sec. – Museo Archeologico Nazionale, Napoli

La statua di Afrodite Callipigia è una copia romana da un originale ellenistico del III secolo a.C. Il corpo morbido e sinuoso della dea è raffigurato in modo assai naturalistico: il marmo sembra quasi farsi carne. Tutti dettagli sono rappresentati con estrema cura, tranne: “i genitali, che sono spianati in un triangolo di pietra. È Syreeta McFadden a sostenerlo, in un articolo per The Guardian, notando come al contrario le statue maschili greche e romane mettono in mostra con orgoglio i loro attributi simbolo di divinità, armonia a bellezza. La società patriarcale greca ha cercato di eliminare i simboli di femminilità che marcavano alle origini la Venere di Willendorf forse per riuscire a controllare più facilmente il gentil sesso, ipotizza l’autrice dell’articolo. Le conseguenze toccano l’arte quanto la religione: i culti delle divinità femminili legati alla Dea Madre, vengono in parte eliminati, così come ogni riferimento alla sessualità femminile. Non più emblema di buon auspicio e prosperità, si contrappone fortemente alla ragione e viene quindi intesa come negativa. Jane Caputi, in un libro del 2004 scrive: “mentre il fallo è divinizzato, il suo equivalente simbolico femminile [...] è ovunque stigmatizzato”, diventa sinonimo di oscenità e vergogna, di caos e irrazionalità.L’uomo è colui che deve dominare - conclude la McFadden- e l’arte rappresenta senza scrupoli questo ideale: le donne sono ‘sterilizzate’.”



scritto 03/04/2017 19.03.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: syreeta mcfadden the guardian afrodite callipigia jane caputi
 
quando grasso era bello


Venere di Willendorf. Vienna, Naturhistorisches Museum.

Fin dai primi graffiti apparsi sulle pareti delle caverne del Neolitico - alcuni organi sessuali che rappresentavano il maschile e il femminile -, l’arte non ha potuto fare a meno di avvertire il fascino e la potenza della sessualità e del suo simbolismoLa Venere di Willendorf, Vienna, Naturhistorisches Museumstatuina calcarea del paleolitico superiore (30-25.000 -bc), è considerata una delle più antiche rappresentazioni femminili. L’accentuato sviluppo di rotondità adipose sui glutei, intorno ai fianchi e delle mammelle -tipico delle Veneri steatopigiche-, allude alla fertilità della donna e della terra. L'area pubica in risalto evidenzia il legame mistico con la procreazione, come l’ocra rossa che la colora. Il volto è occultato, sulla testa, leggermente inclinata in avanti, è scolpito un copricapo. Le braccia appoggiate al petto sono appena tratteggiate, come le estremità degli arti inferiori che non consentono alla statuetta di stare in piedi. Se ne deduce che fosse un oggetto legato a rituali di fecondità o forse di un amuleto propiziatorio. Le Veneri paleolitiche rappresentano l'ideale estetico dei gruppi di cacciatori-raccoglitrici e delle loro credenze mistico-religiose. Il gusto del bello estremamente variabile nella storia, è qui associato alle caratteristiche di rarità. Essere grassi significava vivere nell'opulenza ed era dunque segno di grande potere. Probabilmente le "Veneri" erano regine, oppure sciamane, che svolgevano vite sedentarie all'interno di "caverne-santuario", adorate e nutrite dal resto del gruppo.



scritto 08/03/2017 9.34.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: venere di willendorf
 
macchina del fango ante litteram


Messalina, Eugène Cyrille Brunet, 1884, Museum of Fine Arts, Rennes

Eugène Cyrille Brunet, scultore francese della metà dell’ottocento, si forma alla École des Beaux-Arts dove incontra Edouard Manet. L’influenza del pittore è particolarmente viva in alcune sculture di Brunet dove il corpo femminile, persa l’aura classico-mitologica, diviene carne sussultante, provocatoria sensualità.

Nell’opera che ritrae Valeria Messalina, lo scultore  si ispira al famoso brano della VI Satira di Giovenale (vv. 119 - 130) che descrive la dissoluta vita notturna della moglie dell’imperatore Claudio, donna di grande potere politico della Roma imperiale. “… mentre una parrucca bionda nasconde i capelli neri /entra nel caldo lupanare dalle tende vecchie/e nella stanzetta vuota, tutta per lei /allora nuda con i capezzoli dorati si prostituisce. / Accoglie generosa chi entra e chiede il prezzo / e di continuo, sdraiata, assorbe i colpi di tutti. / Poi, quando il lenone manda via le sue ragazze, triste se ne va / e, l’unica cosa che può fare, per ultima chiude la stanza /, ardendo ancora per l’eccitazione della sua vulva turgida / e, spossata dagli uomini ma non sazia, se ne va, con le guance scure e sporca per il fumo della lucerna / porta l’ignobile odore del lupanare nel talamo nuziale”.

Lo scritto, determinò l'aberrante storiografia successiva nel dipingere la donna come quintessenza della lascivia e della scostumatezza. Insomma, una macchina del fango ante litteram, dove il discredito sessuale dei personaggi femminili legati alla politica, si fa strumento che mira a colpire i propri antagonisti sul piano morale, presentandoli come nemici del mos maiorum e quindi di tutto il popolo romano.



scritto 25/02/2017 13.23.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: eugène cyrille brunet messalina giovenale edouard manet


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