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ANDANDO
andando per stare


ARCHIVIO: giugno 2011
 
p a r o l e s a n t e

Giuseppe Chiari, L'arte è finita smettiamo tutti insieme. Guttuso anche, 1983.
Stampa tipografica su carta, 70x100 cm

Per una pausa di riflessione tra un argomento e l'altro, una riflessione d'oro.

scritto 28/06/2011 10.46.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: giuseppe chiari guttuso fine dell'arte ironia immagine parola scrittura immagine
 
ai lati, anagrammi d'italia. 7

Stefania Rota, Inno in tre fili, 2011
Video, 4’43’’
Questo video è un delicato montaggio di registrazioni private in gran parte in formato “super8”
e di riprese ex-novo.

Inno in tre fili ( http://vimeo.com/24416550 ) è il video di Stefania Rota che conclude il percorso di questa mostra ai lati d’Italia. Si tratta di un delicato assemblaggio di registrazioni private in gran parte in formato “super8” (pellicola di 16 mm tagliata longitudinalmente dopo lo sviluppo) e di riprese ex-novo. Il tropo della finestra come apertura sul mondo è l’espediente per raccogliere ricordi intimi e pubblici, storie di tutti i giorni che sono la struttura su cui si costruisce il vivere italiano. Una donna seduta alla luce del giorno viaggia nel tempo e nello spazio, mentre prosegue con dedizione a tessere drappi che assemblano i colori d’Italia. I primi piani ravvicinati del volto e delle sue mani s’alternano alle inquadrature incerte di espressioni e gesti comuni, atteggiamenti che han fatto l’Italia dagli anni trenta agli anni ottanta. Momenti collettivi e famigliari scorrono nei vani tripartiti della finestra, regalando sorprendenti coincidenze di verdi, bianchi e rossi in armonia con i colori che vanno a poco a poco configurando la bandiera italiana tra le dita virtuose della cucitrice. Compleanni, festeggiamenti, cerimonie, incontri conviviali sono occasioni per vedere unite generazioni diverse, il ciclo della vita che si ripete infinitamente. Alla ricerca di ciò che unisce più di ciò che separa, l’artista suggerisce che il privato è ciò che forma il collettivo, che senza etica dei singoli non c’è etica pubblica. 

Il palindromo “ai lati d’Italia”, migrazione orizzontale dello sguardo, è finalmente questa rivelazione: un’affinità di significato puntuale tra il punto di partenza e il punto di arrivo. L’Italia ai lati è il vasto abbraccio dei contrasti, la loro separazione, amalgama e riunione in viaggio tra particolare e universale di cui l’arte, nel migliore dei casi, si nutre. 

 



scritto 26/06/2011 9.35.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: stefania rota bandiera tricolore ai lati d'italia super8 cucire femminile
 
ai lati d'Italia, anagrammi e palindromi. 6

Ana Rebordao, I colori guariscono nel bianco, 2011
Video, 2’58’’
In questo video, l’artista portoghese figura nelle vesti dei santi patroni d’Italia e della lupa, simbolo centrale della leggenda della fondazione di roma

Ana Rebordao e Stefania Rota scelgono maniere diverse per declinare e rappresentare l’italianità. La prima parte dall’iconografia sacra istituzionale, mentre la seconda da immagini-chiave, paesaggi, oggetti, atteggiamenti dell’identità italiana nella sua quotidianità.

Il video di Ana Rebordao è una rappresentazione dei santi patroni d’Italia, San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena, e della leggenda della fondazione di Roma con la lupa che allatta Romolo e Remo. L’artista portoghese presta il proprio corpo per tutte e tre le figure, Francesco, Caterina e la lupa, in una progressiva apparizione e dissolvenza dal bianco nel bianco, che è il significato ultimo del video. Come per Iailat, la miscela delle tre strisce della bandiera italiana genera un rosso-marrone che annulla i personaggi di Caterina e Francesco (schiacciandoli, svaporandoli) e lascia appena trasparire il corpo nudo della lupa, origine della dinastia dei re romani e simbolo mitico del materno. L’allattamento è qui esteso all’idea del parto, del principio della vita: l’infusione di elementi corporei verso un altro corpo, interno ed esterno insieme. I fluidi organici che scivolano da estremità non atte alla fuoriuscita di liquidi, suggerisce l’annullazione della separazione dei confini che, per l’artista, è metaforicamente il modo per sanare le stigmate della storia. I colori guariscono nel bianco, dichiara il titolo, ma in mezzo ogni cosa è pregna di una materialità e teatralità sanguigne che stridono alla convivenza con l’asciuttezza dei dettagli, i movimenti accennati (ma in posa) e all’assenza di sonoro. Sono contrasti di una barocca ricerca del bene, inteso come scissione e ricongiungimento tra pubblico e privato, icona e persona.

 
ai lati d'Italia, anagrammi e palindromi. 5

Pierluigi Fresia, Saints, Poets and Sailors, 2008
stampa fotografica lambda a colori, 90x120 cm
Il cortocircuito tra il codice scritto e quello visivo è dato dalla discrepanza tra ciò che vediamo e ciò che leggiamo.

Saints, Poets and Sailors è l’ultima delle opere fotografiche scelte per la mostra Ai lati, anagrammi d'Italia. Nel week-end i due video di Ana Rebordao e Stefania Rota chiuderanno il percorso sul tema dell'esser italiani attraverso simboli e iconografia. 
Pierluigi Fresia (http://www.pierluigifresia.it/lascia apparire il codice scritto tra le maglie del visivo e parla dell’italianità senza citare la radice del termine. Lo fa attraverso quella che in retorica si definisce la figura della metonimia, nella quale si sostituisce una parola con un’altra ascrivibile allo stesso campo semantico e che ha con la prima una contiguità logica. Significa citare l'autore per le sue opere ("leggo Dante”, invece di “le opere di Dante"), il contenitore per il contenuto (“bere una tazza di latte”, invece di “bere il latte dalla tazza”), la causa per l'effetto, ecc. Santi, poeti e navigatori disegna inequivocabilmente l’identità dell’italiano, in patria come all’estero. In inglese, per di più, suona come un’allitterazione, un ripetersi di sillabe sibilanti che pare riprodurre l’onomatopea per l’immagine della curva (scivolandovi su un veicolo in corsa). Una curva dall’orizzonte nebbioso e compatto, senza toni né definizioni topografiche, arginata a destra da un muro di vegetazione che pare al contrario tipicamente piemontese… di quei terreni incolti e selvaggi del Piemonte meno turistico, più anonimo se si cercano paesaggi da cartolina. Su tutto, aleggia una colonna di parole sospese sull’asse centrale: come se l’immagine potesse piegarsi a metà, ancorata a parole bianche, perché cariche di un’energia sintetica, capaci di star separate dal visivo (più avanti, verso il piano dello spettatore), come di arricchirne il senso.


 
ai lati d'Italia, anagrammi e palindromi. 4

Danilo Manassero, 0907AL-1, 2007
stampa fotografica su dibond, 50 x70 cm
La bandiera, il drappo tripartito verde-bianco-rosso, può trovarsi ovunque.

Con il terzo degli invitati alla mostra Ai lati, anagrammi d'italia il falso problema del rapporto figuratività-astratto è preso in causa e smascherato.
La bandiera, l’oggetto come forma-colore-dimensione, è per Danilo Manassero una scoperta estetica. Il metodo adottato istintivamente è fenomenologico: è soltanto l’immagine a poter affermare la realtà dell’oggetto in questione (la bandiera), perché nella (supposta) realtà quest’ultimo non è dato (si tratta di un muro e di parti di sportelli metallici). La sua creazione è un atto puramente estetico, origine di un oggetto mentale che non esclude la materia nella sua ineluttabile naturalezza, ma che ne dichiara l’altrettanto inevitabile trasformazione attuata dallo sguardo dell’uomo. 0907AL-1 non è un gioco alla maniera della Gestalt, è la registrazione di un tempo e di un luogo assorbiti nella loro matrice astratta, ovvero universale. E non è nemmeno la direzione naturale del mezzo fotografico, che raramente consente di allontanarsi dal dato descrittivo senza stravolgerlo o senza conferirgli un significato altro, simbolico, iconico, metafisico. Di fatto, la fotografia è qui lo strumento più semplice e rapido per mantenere l’unità del visibile e del punto di vista, l’astrazione e la materia insieme. Afferrato un metodo, che è anche uno scopo, guardare dentro e fuori le cose, diventa lo stesso principio, il meccanismo che trasforma il luogo e il tempo in sempre e ovunque.
L'allestimento in mostra, in dialogo con lo spazio prezioso del coro della Maddalena, è creato da lui. 



scritto 22/06/2011 16.11.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: danilo manassero ai lati d'italia bandiera tricolore astratto architetto


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