ANDANDO
andando per stare
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ARCHIVIO: giugno 2011
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p a r o l e s a n t e
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 Giuseppe Chiari, L'arte è finita smettiamo tutti insieme. Guttuso anche, 1983. Stampa tipografica su carta, 70x100 cm | |
Per una pausa di riflessione tra un argomento e l'altro, una riflessione d'oro.
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ai lati, anagrammi d'italia. 7
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 Stefania Rota, Inno in tre fili, 2011 Video, 4’43’’ Questo video è un delicato montaggio di registrazioni private in gran parte in formato “super8” e di riprese ex-novo. | |
Inno in tre fili ( http://vimeo.com/24416550 ) è il video di Stefania Rota che conclude il percorso di
questa mostra ai lati d’Italia. Si tratta di un delicato assemblaggio di
registrazioni private in gran parte in formato “super8” (pellicola di
16 mm tagliata
longitudinalmente dopo lo sviluppo) e di riprese ex-novo. Il tropo della
finestra come apertura sul mondo è l’espediente per raccogliere ricordi intimi
e pubblici, storie di tutti i giorni che sono la struttura su cui si costruisce
il vivere italiano. Una donna seduta alla luce del giorno viaggia nel tempo e
nello spazio, mentre prosegue con dedizione a tessere drappi che assemblano i
colori d’Italia. I primi piani ravvicinati del volto e delle sue mani
s’alternano alle inquadrature incerte di espressioni e gesti comuni,
atteggiamenti che han fatto l’Italia dagli anni trenta agli anni ottanta.
Momenti collettivi e famigliari scorrono nei vani tripartiti della finestra,
regalando sorprendenti coincidenze di verdi, bianchi e rossi in armonia con i
colori che vanno a poco a poco configurando la bandiera italiana tra le dita
virtuose della cucitrice. Compleanni, festeggiamenti, cerimonie, incontri
conviviali sono occasioni per vedere unite generazioni diverse, il ciclo della
vita che si ripete infinitamente. Alla ricerca di ciò che unisce più di ciò che
separa, l’artista suggerisce che il privato è ciò che forma il collettivo, che
senza etica dei singoli non c’è etica pubblica.
Il palindromo “ai lati d’Italia”, migrazione orizzontale dello sguardo, è
finalmente questa rivelazione: un’affinità di significato puntuale tra il punto
di partenza e il punto di arrivo. L’Italia ai lati è il vasto abbraccio dei
contrasti, la loro separazione, amalgama e riunione in viaggio tra particolare
e universale di cui l’arte, nel migliore dei casi, si nutre.
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ai lati d'Italia, anagrammi e palindromi. 6
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 Ana Rebordao, I colori guariscono nel bianco, 2011 Video, 2’58’’ In questo video, l’artista portoghese figura nelle vesti dei santi patroni d’Italia e della lupa, simbolo centrale della leggenda della fondazione di roma | |
Ana
Rebordao e Stefania Rota scelgono maniere diverse per declinare e rappresentare
l’italianità. La prima parte dall’iconografia sacra istituzionale, mentre la
seconda da immagini-chiave, paesaggi, oggetti, atteggiamenti dell’identità
italiana nella sua quotidianità.
Il
video di Ana Rebordao è una
rappresentazione dei santi patroni d’Italia, San Francesco d’Assisi e Santa
Caterina da Siena, e della leggenda della fondazione di Roma con la lupa che
allatta Romolo e Remo. L’artista portoghese presta il proprio corpo per tutte e
tre le figure, Francesco, Caterina e la lupa, in una progressiva apparizione e
dissolvenza dal bianco nel bianco, che è il significato ultimo del video. Come
per Iailat, la miscela delle tre strisce della bandiera italiana genera un
rosso-marrone che annulla i personaggi di Caterina e Francesco (schiacciandoli,
svaporandoli) e lascia appena trasparire il corpo nudo della lupa, origine
della dinastia dei re romani e simbolo mitico del materno. L’allattamento è qui
esteso all’idea del parto, del principio della vita: l’infusione di elementi corporei
verso un altro corpo, interno ed esterno insieme. I fluidi organici che
scivolano da estremità non atte alla fuoriuscita di liquidi, suggerisce l’annullazione
della separazione dei confini che, per l’artista, è metaforicamente il modo per
sanare le stigmate della storia. I colori
guariscono nel bianco, dichiara il titolo, ma in mezzo ogni cosa è pregna
di una materialità e teatralità sanguigne che stridono alla convivenza con
l’asciuttezza dei dettagli, i movimenti accennati (ma in posa) e all’assenza di
sonoro. Sono contrasti di una barocca ricerca del bene, inteso come scissione e
ricongiungimento tra pubblico e privato, icona e persona.
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ai lati d'Italia, anagrammi e palindromi. 5
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 Pierluigi Fresia, Saints, Poets and Sailors, 2008 stampa fotografica lambda a colori, 90x120 cm Il cortocircuito tra il codice scritto e quello visivo è dato dalla discrepanza tra ciò che vediamo e ciò che leggiamo. | |
Saints,
Poets and Sailors è l’ultima delle opere fotografiche scelte per la mostra Ai lati, anagrammi d'Italia. Nel week-end i due video di Ana Rebordao e Stefania Rota chiuderanno il percorso sul tema dell'esser italiani attraverso simboli e iconografia.
Pierluigi Fresia (http://www.pierluigifresia.it/) lascia apparire il codice scritto tra le maglie
del visivo e parla dell’italianità senza citare la radice del termine. Lo fa
attraverso quella che in retorica si definisce la figura della metonimia, nella
quale si sostituisce una parola con un’altra ascrivibile allo stesso campo
semantico e che ha con la prima una contiguità logica. Significa citare l'autore
per le sue opere ("leggo Dante”, invece di “le opere di Dante"), il
contenitore per il contenuto (“bere una tazza di latte”, invece di “bere il
latte dalla tazza”), la causa per l'effetto, ecc. Santi, poeti e navigatori disegna inequivocabilmente l’identità
dell’italiano, in patria come all’estero. In inglese, per di più, suona come
un’allitterazione, un ripetersi di sillabe sibilanti che pare riprodurre
l’onomatopea per l’immagine della curva (scivolandovi su un veicolo in corsa).
Una curva dall’orizzonte nebbioso e compatto, senza toni né definizioni topografiche,
arginata a destra da un muro di vegetazione che pare al contrario tipicamente
piemontese… di quei terreni incolti e selvaggi del Piemonte meno turistico, più
anonimo se si cercano paesaggi da cartolina. Su tutto, aleggia una colonna di
parole sospese sull’asse centrale: come se l’immagine potesse piegarsi a metà,
ancorata a parole bianche, perché cariche di un’energia sintetica, capaci di
star separate dal visivo (più avanti, verso il piano dello spettatore), come di
arricchirne il senso.
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ai lati d'Italia, anagrammi e palindromi. 4
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 Danilo Manassero, 0907AL-1, 2007 stampa fotografica su dibond, 50 x70 cm La bandiera, il drappo tripartito verde-bianco-rosso, può trovarsi ovunque. | |
Con il terzo degli invitati alla mostra Ai lati, anagrammi d'italia il falso problema del rapporto figuratività-astratto è preso in causa e smascherato.
La bandiera, l’oggetto come forma-colore-dimensione, è per Danilo Manassero una scoperta estetica. Il metodo adottato
istintivamente è fenomenologico: è soltanto l’immagine a poter affermare la
realtà dell’oggetto in questione (la bandiera), perché nella (supposta) realtà
quest’ultimo non è dato (si tratta di un muro e di parti di sportelli
metallici). La sua creazione è un atto puramente estetico, origine di un
oggetto mentale che non esclude la materia nella sua ineluttabile naturalezza,
ma che ne dichiara l’altrettanto inevitabile trasformazione attuata dallo
sguardo dell’uomo. 0907AL-1 non è un
gioco alla maniera della Gestalt, è la registrazione di un tempo e di un luogo
assorbiti nella loro matrice astratta, ovvero universale. E non è nemmeno la direzione naturale del mezzo fotografico, che raramente consente di
allontanarsi dal dato descrittivo senza stravolgerlo o senza conferirgli un
significato altro, simbolico, iconico, metafisico. Di fatto, la fotografia è qui
lo strumento più semplice e rapido per mantenere l’unità del visibile e del
punto di vista, l’astrazione e la materia insieme. Afferrato un metodo, che è
anche uno scopo, guardare dentro e fuori le cose, diventa lo stesso principio,
il meccanismo che trasforma il luogo e il tempo in sempre e ovunque.
L'allestimento in mostra, in dialogo con lo spazio prezioso del coro della Maddalena, è creato da lui.
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