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ART MUSEUM
l' arte della percezione nel simbolismo rinascimentale e moderno

 
L'Arte delle Donne - Palazzo Reale Milano


Commento al video di presentazione http://www.exibart.tv/player.asp

La natura delle donne è tuttora un enigma per tutti gli uomini e per alcuni (Sgarbi in primis e poi tutto lo staff culturale della mostra) motivo di curiosità inquieta, di ossequiosa disquisizione salottiera e distaccato rispetto, come se le donne, e le artiste, fossero "animali" da studiare, analizzare e poi da rivalutare per bravura, creatività e intelletto, almeno pari a quello dei grandi artisti uomini.

Ennesimo tentativo di mercificare una differenza sessuale, mentale e creativa che offre la sua più alta suggestione nella percezione intuitiva dello sguardo, da sempre bistrattato e catalogato come irrazionale e impulsivo. Eppure lo sguardo delle donne penetra nel reale attraverso una forza misconosciuta dagli uomini: la coscienza razionale intuitiva, l'unica in grado di coniugare e bilanciare i bisogni materialie spirituali dell'individuo con quelli della collettività (lo sguardo di Pallade Atena dipinta da Botticelli è uno sguardo di compassione per i limiti logici dell'intelletto maschile di Centauro)

Lo sguardo delle donne è già arte...speriamo che questo sguardo, lo stesso di Frida, si estenda nei settori della politica, nella gestione dei beni culturali, nelle organizzazioni culturali, nel ministero dell'istruzione, ecc... Anche la Costituzione Italiana dovrebbe essere modificata, nel punto in cui si invita il cittadino a comportarsi con la coscienza morale del buon padre di famiglia (!). Avremmo una società migliore se tutti le istituzioni fossero ispirate alla coscienza della buona madre di famiglia, che si prende cura non solo del cibo materiale, ma in di quello culturale  e spirituale  (Vedi il successo millenario di Madre Chiesa). 

Occorre  cambiare le regole del gioco, invece di celebrare le donne come individui "diversi":   insegnare agli uomini le "regole dell'arte" e alle donne "le regole della politica" 

La mostra è comunque interessante. Pregevole la trasversalità, anche se , come al solito, è assente dal video un commento vero, femminile....ammiriamo le donne solo esteticamente ...il video lo conferma



scritto 03/03/2008 14.58.10 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
L'Armonia nascosta


Dovendo analizzare l'originalità dell'arte, la varietà della natura e la complessità del creato, gli artisti del rinascimento distinguevano tre categorie: Bellezza, Proporzione e Perfezione.
I neuroscienziati hanno dimostrato che una forma è percepita "bella" quando l'occhio dimostra "interesse" (libido erotica) e misura l'informazione in 16 bit/al secondo, dove il bit è la quantità logica necessaria a determinare la scelta tra due eventi : bello o brutto.

Una forma può suscitare interesse e essere condiderata bella anche se non è proporzionata e perfetta. Anzi. Per Francesco Bacone "non c'è bellezza eccellente che non abbia qualche stranezza nelle proporzioni" e cioè eccezionalità a un grado tale da suscitare meraviglia e sorpresa.
Per gli antichi egizi esiste una coefficiente numerico, chiamato PHI, che determina il carattere eccentrico di una bellezza rispetto a un altra. Questo coefficiente numerico permette di misurare la differenza di forme che esiste in natura tra le diverse specie animali, compreso l'uomo, e tra le diverse galassie dell'universo.

Mentre la sezione aurea individua un coefficiente di "armonia" tra le parti, il Phi individua la "particolare" bellezza di una forma all'interno del proprio genere. Sembra che nel dna della donna (la Venere in Taurus) esista la soluzione di questo mistero. La bellezza è un fenomeno "non assoluto" per cui esiste fortunatamente una eterogeneità di forme belle talmente ampia quante sono le diverse "forme estetiche" che si generano nel corpo femminile. Sembra inoltre che anche le passioni (eros) siano modellate da questo numero che rimane costante nei millenni. Baudelaire scrive: "La bellezza assoluta ed eterna non esiste, o meglio non è che una astrazione distillata dall'intera superficie delle diverse bellezze. L'elemento specifico di ogni bellezza viene dalle passioni, e come noi abbiamo le nostre passioni, così abbiamo la nostra bellezza".

Nel Rinascimento la questione introduceva la riflessione sui tre elementi "nobili" della percezione estetica (Armonia).
Armonia, nel mito figlia di Marte (Eros) e Venere (Bellezza), figlia degli opposti che si attraggono, deriva dal greco armòzein = connettere, collegare, ed è composta dalla radice Ar= aderire, unire e arithmos=numero, donde il concetto di sintesi di parti diverse formanti un tutto bello, proporzionato e concordante. Da questo punto di vista l'Armonia definisce un rapporto, una proporzione naturale fra strutture affini, e questa "proporzione naturale" sul piano della logica vitale dell'uomo e della natura, costituirà "l'analogia vitale" peculiare della molecola dell'orgone, in grado di creare spontaneamente legami chimici ed elettrici fra le varie molecole, cellule, organi o tessuti che determinano le "forme" chiamate specie viventi. La ricerca dell'Armonia si svolge sul piano della percezione quando l'individuo (il Bambino di Betlemme) accende la "passione per l'Arte, la Natura e la Donna" e cerca "dentro di" il PHI della Bellezza, la regola aurea della proporzione e la progressione numerica (Fibonacci?) che è alla base di ogni perfezione primaria.

Anche la vicenda dei tre Magi guidati dalla stella acquista per gli artisti rinascimentali una valenza filosofica che ha a che fare con la ricerca degli elemneti "nobili" generati dall'Armonia (la coniuncto oppositionis).
1. L'Armonia trasmuta il piombo in "Oro" quando la percezione individua nella bellezza i principi evolutivi dell'interesse e della ricchezza (l'Oro della mente)
2. L'Armomia purifica il mercurio in "incenso" quando la percezione individua nella bellezza il potere chimico di trasformare la libido sessuale e l'interesse materiale in amore e desiderio di conoscenza (l'incenso dell'intelletto)
3. L'Armonia trasforma il sale in "mirra" nel momento in cui la bellezza diventa elemento elettrico di trasfigurazione della conoscenza in coscienza di (la mirra della coscienza spirituale)

Albrecht Durer dipinge se se stesso nelle vesti del mago che consegnerà l'incenso al Bambino Gesù, a stigmatizzare il proprio ruolo di "mediatore" nel processo di metaforfosi dell'anima attraverso le frequenze dell'eros e dell'amore.

Per gli alchimisti l'arte (della percezione) è ricerca, selezione e memorizzazione delle costanti che possono dare a ogni individuo "Bellezza (ricchezza), Equilibrio (salute) e Perfezione (conoscenza). Alcune tecniche orientali di matrice confuciana sono più esplicite nel ricercare i rapporti di bellezza, equilibrio e perfezione tra le cose. L'occidente invece occulta l'esperienza alchemica e ricerca affannosamente un senso razionale a ciò che razionale non è. L'espansione del senso di sé (enterocezione) nella coscienza "funzionale" alla realizzazione dell'anima nel mondo (esterocezione) individua un sentiero di conoscenza ormai dimenticato per sempre nei polverosi scaffali della "memoria collettiva".

La memoria del passato, il culto dei morti e l'immaginazione creativa stimolata dalla passione per "l'analogia vitale" (l'orgone), rappresentano il "fulcro" di una forma sconosciuta di conoscenza che per quanto irrazionale, folle ed eccentrica, ha il pregio di stabilire un reale contatto "numerico" con la divinità interiore. E chi scopre (denuda) la divinità interiore diventa il Sè creativo (il Bambino di Betlemme), figlio della propria irrazionale pulsione di vivere e godere della vita in armonia con il Tutto, al di là di ogni filosofia o regola di vita.

comments

Antonella Iurilli Duhamel 09/12/2007 08:27 AM
Ci sono opere d'arte che posseggono gli stessi elementi armonici con cui l'intero universo è stato creato.Tali opere sono senza tempo, sopravvivono alle varie mode che si alternano nel corso dei millenni.
Ciò che accomuna queste opere sono le proporzioni identiche a quelle che la Natura applica nei processi della creazione.
Un rapporto proporzionale codificato con chiarezza nella Sezione Aurea, una formula già nota nei Veda, in molte antiche civiltà dell'Asia Minore, dagli Egizi e dai grandi artisti del Rinascimento.
La sezione aurea è il risultato della divisione di una linea in un preciso punto che ci dà due frammenti A e B in cui A misura 1 e B invece 0,618 .
I numeri delle proporzioni usate dall'architetto (o dagli architetti) dell'Universo sono 1,618, rappresentato dalla lettera greca Phi e 0,618, rappresentato dalla lettera greca phi (minuscola)
Un esempio dell'applicazione della Sezione Aurea la possiamo vedere nello sviluppo della spirale, che è il modello con cui le cose create si evolvono.

Nella Tavola Smeragdina, Ermete Trismegisto rivela come un fattore si riscontra ovunque nella creazione. Quel fattore è la Sezione Aurea, 1.618

"Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della causa una."
"E poiché tutte le cause sono e provengono da una, per la divisione di una, così tutte le cose sono nate da questa causa unica adeguandosi ad essa."
Così in alto, così in basso.

Significa che ogni cosa creata segue un preciso modello, dalle galassie che compongono l'universo all'atomo.
Le opere d'arte che sono sopravvissute alllo sfacelo delle mode e dei tempi contengono nelle proporzioni multipli o sottomultipli del numero aureo 1,618.
Anche il corpo umano è soggetto alla stessa formula
Il corpo umano è proporzionato in base alla sezione aurea, come il resto dell'universo.

Tuttavia un'opera d'arte suscita emozioni o vibrazioni di bassa o alta frequenza e come dici tu Pietro il fine degli artisti più grandi è stato quello di indicarci l'esistenza di vibrazioni spirituali e che la bellezza è un mezzo per arrivarci


scritto 13/09/2007 9.39.43 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: durer, rinascimento, estetica
 
I FONDAMENTALI DELL'ARTE

Caravaggio, Canestra di Frutta

Le arti possono essere definite partendo dai due estremi di un filo razionale che oppone la percezione dell'esperienza all'esperienza della percezione. Per chi predilige analizzare il fenomeno creativo a partire dalla percezione dei manufatti, le arti rappresentano una attività della logica estetica che origina dalla tecnica. "Le arti sono sempre state “estetizzazioni” delle tecniche. L’estetizzazione delle tecniche è avvenuta in molteplici modi e tutti in relazione alle epoche dello sviluppo delle tecniche. Dal momento che la storia della tecnica non è solo storia evolutiva lineare ma ha incluso delle radicali discontinuità, ne è risultato che le epoche dell’arte hanno riflettuto tali discontinuità fino a risultare eterogenee nei loro caratteri generali.
Bisogna comprendere innanzitutto le discontinuità interne alla storia della tecnica." (Mario Costa, Dimenticare l'arte 2005 .

Una tale visione della arti è diametralmente opposta a quella dell'individuo che sperimenta nel lavoro quotidiano (non necessariamente artistico) il processo evolutivo innescato dall'intuito e dall'ispirazione.
"Le arti (tra cui l'artigianato e il lavoro intellettuale, letterario e filosofico) costituiscono un tentativo di comunicare, con strumenti diversi, alcuni aspetti di una percezione e rappresentazione privata del mondo. In particolare l'attività dell'immaginazione artistica/spirituale, che si estrinseca nella produzione di emblemi, icone, allegorie, metafore, parabole, saggi, poesie, poemi, trattati e testi sacri innescata da un processo di simbolizzazione creativa dei sentimenti corporei, è in grado di tradurre la realtà in "mito, religione, sistemi di pensiero filosofico e interpretazioni psicosociologiche ed economiche" che mirano a integrare pezzi di informazione sul mondo in una rappresentazione pubblica in qualche modo coerente e unitaria, tesa a soddisfare "il bisogno del cervello umano di unità e coerenza" (Jacob, 1983)

Non può esserci nessuna estetizzazione della tecnica che possa considerarsi arte, se l'individuo non evolve nella percezione intuitiva della realtà in quanto riflesso del "pensiero e della coscienza" che origina dall'anima (Baudelaire). Anche il design è arte se l'estetica arricchisce di nuovi significati una "funzione" (l'automobile ad esempio) che l'anima considera portatrice di valori umani degni di essere condivisi socialmente (status, identità, individuazione e differenziazione).
Un individuo diventa "artista" se impara i fondamentali e studia con attenzione le opere degli artisti (Caravaggio, Velazquez, Gauguin e Van Gogh ad esempio) che hanno percorso le "quattro teppe" di evoluzione della sensibilità istintiva alle immagini in selezione, discriminazione e intuizione del loro contenuto.

"Impara cos'è la tua arte (della percezione), di cosa faccia parte, quel che tu sai di quest'arte, davvero è la tua arte, tutto quello che è fuori di te, anche dentro è, così scrisse Trismosin" (Aureum Vellus, 1598). L'artista che impara i fondamentali (equilibrio, intensità, profondità e astrazione dell'immagine) giunge a percepire la realtà esterna come un riflesso di quella interna. E' in questo punto di congiunzione tra interno ed esterno che l'alchimista afferma la perfetta identità di materia e coscienza, di ego e anima, di amore e conoscenza e rivela dentro se stesso la presenza del Testimone (Nel "martirio di San Matteo e di Sant'Orsola", Caravaggio si dipinge all'interno delle scena in qualità di testimone "informato" dell'evento).

La "Canestra di frutta" dipinta da Caravaggio nel 1597 sintetizza l'iniziazione dell'artista alla percezione intuitiva della realtà. La realtà è considerata non a caso "una natura morta", per cui ogni elemento, evento o fenomeno può essere collocato dalla "coscienza intuitiva" all'interno di un preciso ordine formale e concettuale. La ricerca del punto di "silenzio" perfetto tra le parti (equilibrio iconostatico), la veridicità di ciò che è osservato e sperimentato dalla percezione, dalla bacatura della mela alla spaccatura del fico maturo (intensità allegorica), la spazialità stabilita dalla canestra lievamente aggettante rispetto al piano di appoggio (profondità metaforica) e lo sfondo giallo (astrazione simbolica) rappresentano i quattro atti compiuti dalla percezione intuitiva del Testimone (l'artista privo di egoicità razionalizzatrice) che dichiarano il passaggio dall'esperienza della percezione (i fondamentali) alla percezione dell'esperienza (l'estetizzazione della tecnica).

L'iniziazione all'Arte, alla propria arte, viene spesso celebrata da un autoritratto.
Velazquez adirittura mette un numero in basso a destra (il 28) per dichiarare al mondo degli artisti alchemici di aver realizzato i fondamentali (7x4=28) e tradotto la sensibilità intuitiva in equilibrio,intensità, profondità e astrazione.
Anche Gauguin e Van Gogh riportano in auge l'autoritratto, ponendo in risalto la capacità tecnica dell'anima di dare profondità (Gauguin) e astrazione (Van Gogh) all'istante di luce fuggevole percepito dalla retina.

Per il Testimone la realtà è neutra, è una tavolozza da dipingere e la verità è una "natura morta" da analizzare incrociando i dati sensibili provenienti dalla percezione sensoriale con gli elementi creativi generati dall'intuizione e dall'ispirazione.
Sta al nostra coscienza dare vita (senso) e linfa (significato) alle esperienze alle relazioni, ai sentimenti, ai conflitti e alle passioni e restituire al mondo una immagine "viva e vera" e coerentemente umana della nostra condizione (spirituale).

vedi il blog. www.pietronegri.blogspot.com 



 
ESTETIZZAZIONE DELLE TECNICHE

Camozzi: Ninfa

Le arti sono sempre state “estetizzazioni” delle tecniche. L’estetizzazione delle tecniche è avvenuta in molteplici modi e tutti in relazione alle epoche dello sviluppo delle tecniche. Dal momento che la storia della tecnica non è solo storia evolutiva lineare ma ha incluso delle radicali discontinuità, ne è risultato che le epoche dell’arte hanno riflettuto tali discontinuità fino a risultare eterogenee nei loro caratteri generali.
Bisogna comprendere innanzitutto le discontinuità interne alla storia della tecnica.
Fino ad oggi, tre sono state le macro-epoche della tecnica: a) l’epoca della tecnica strumentale; b) l’epoca della tecnologia; c) l’epoca della neo-tecnologia.
L’epoca della tecnica strumentale “è l’epoca della mano; gli oggetti tecnici sono legati al bisogno e rispondono ad esso; fanno parte della cultura nel senso che sono una parte della cultura stessa (gli antropologi hanno potuto parlare di essi come di una ‘cultura materiale’)” . Inoltre, gli strumenti, pur potendosi connettere l’uno all’altro “non si interpenetrano e non si ibridano”, secondo le note analisi di McLuhan.
L’epoca della tecnologia non è più l’epoca della mano ma della macchina, vale a dire di strumenti che, pur interpretabili ancora come protesi del corpo e degli organi di senso (McLuhan), si sono resi relativamente autonomi dalla soggettività umana. Gli strumenti tecnologici sono sempre meno legati al bisogno e crescono stabilendo rapporti tra di loro; essi procedono per sequenze tecnologiche (la fotografia, la diapositiva, la fotocopia….il cinema muto, il cinema sonoro, il cinema a colori, il cinema stereoscopico, stereofonico, tridimensionale…) e per ibridazioni; più che far parte della cultura e costituirla, la traducono.
L’epoca neo-tecnologica, infine, è quella pervasa da nuove tecnologie che non possono più essere interpretate come estensioni o protesi di capacità umane ma come “estroflessioni separate dei funzionamenti di base dell’umano che tendono progressivamente a farsi autonome e sé-operanti”. Tali neo-tecnologie, inoltre, “hanno la tendenza a costituirsi in blocchi e a formare degli ipermedia; crescono su sé stesse, al di fuori della cultura e tendono a dissolvere la cultura stessa; l’uomo è del tutto marginale ed il suo ruolo è sostanzialmente quello di far funzionare i diversi blocchi neo-teconologici”.
A tali epoche ha corrisposto una analoga partizione dell’arte. Le arti dell’epoca tecnica “sono immediatamente legate al corpo e da esso sono messe in opera ed “è solo da questa circostanza che sono nate le categorie dell’estetica tradizionale: l’interiorità, l’espressione, il significato, l’idea, lo stile, la personalità artistica, il simbolico, il genio e così via”.
Le arti tecnologiche, invece, “si costituiscono sulla base di una mediazione rappresentata dalla presenza ineliminabile della macchina; questa (la ‘macchina’ e non lo ‘strumento’), e solo questa, traduce l’esperienza nel senso in cui McLuhan intende questo concetto; con le arti tecnologiche, insomma, si ha sempre e comunque a che fare con una traduzione del soggetto; è da qui che è nata la concezione dell’arte come ‘linguaggio’ e nell’estetica è questo il momento nel quale si afferma la ‘semiotica’: il luogo prima dominante del ‘soggetto’ viene sostituito dai ‘linguaggi’ e dal ‘testo’.
Con le arti neo-tecnologiche, infine, si ha la fine di ogni estetica del soggetto così come di ogni estetica dei linguaggi e le categorie della nuova estetica neo-tecnologica sono l’esteriorità, il non-soggetto e la fisiologia della macchina. Nelle operazioni estetiche neo-tecnologiche si riscontra un abbandono dell’intenzionalità simbolica a favore di una intenzionalità teorico-conoscitiva molto vicina alle modalità operative degli scienziati. E, ovviamente, alla nozione di personalità artistica, tipica dell’epoca della tecnica strumentale, ma ancora implicata in quella tecnologica (si pensi, ad esempio, al cinema), deve ora subentrare quella di ricercatore estetico-epistemologico .

[liberamente tratto da :Mario Costa, Dimenticare l’arte. Nuovi orientamenti nella teoria e nella sperimentazione estetica, Milano, Franco Angeli, 2005]



 
IL SENSO ESTETICO

Il senso di sè

Verginelibro

Botticelli, Madonna con il libro (1481)

Mettersi a lavorare significa per l'artista immergersi nell'introversione creativa (la bile rossa) e dare inizio a quell'opera (la rubedo) di trasformazione, modellazione e trasmutazione dei contenuti subconsci in immagini, oggetti e opere reali e tangibili. Per i filosofi cognitivisti, l'arte (Venere) è una funzione attiva nell'uomo già dalla tenera età (il putto). L'arte è la facoltà sensibile che permette a ogni individuo di sviluppare ed espandere il "senso di" nello spazio (l' ambiente), nel tempo (la vita) e il mutare dell'energia biopsicosomatica in anima, mente e coscienza creativa (la metaforfosi naturale).

L'arte si configura quindi arte della percezione nel suo senso più elevato. Percezione che ci aiuta a evitare sin da piccoli di sbattere la fronte contro lo spigolo della tavola (senso di fisico), di elaborare istintivamente forme complesse di reazione agli stimoli ambientali (senso di psichico) e di decidere quali parole, espressioni, comportamenti e forme psicologiche utilizzare per influenzare la comunicazione interpersonale (senso di mentale). A un livello più creativo l'arte ci aiuta a immagazzinare nuovi modelli mentali, così possiamo assorbirli senza doverli sperimentare vivendo e senza doverli apprendere con un lungo processo di induzione, e ci fornisce anche una gamma di esperienze che altrimenti non avremmo mai ((senso di materiale e spirituale). A questo livello inizia l'arte alchemica, ovvero l'iniziazione alla percezione intuitiva e quindi all'esperienza "virtuale" di tutte le possibili varianti con cui è possibile esprimere creativamente se stessi nel mondo e estrinsecare la propria complessa natura (Il pleroma: istinto, pulsione e libido) in forme consapevoli, originali e caratterizzate da "valore intrinseco" (Senso di creativo/il serpente, il grifone e il leone regale dell'immagine in basso).

leoneserpentegrifone0001
"Mentre le invenzioni utili della tecnica modificano solo indirettamente il genere umano, le invenzioni estetiche allargano direttamente la coscienza umana, espandono il campo delle percezioni umane e del discorso emotivo, estendendo la nostra partecipazione ai sentimenti altrui. Attraverso l'allargamento del canale della sensibilità umana la conoscenza dell'universo si allargherà. La differenza tra invenzioni tecniche e invenzioni artistiche corrisponde alla differenza tra cambiare l'ambiente che ci circonda e cambiare le nostre percezioni dell'ambiente." (Kubler, 1976). Sviluppare il senso di creativo (il leone rosso) significa lavorare quotidianamente con la "materia" al fine di sperimentare e in tempi brevi tutte le tecniche e applicazioni che il corpo e i suoi talenti mi rendono disponibili al fine di selezionare quelle più idonee, di volta in volta, a specifiche esigenze espressive (senso di di sintesi /la Vergine).

Ecco che la Vergine, emblema del lavoro quotidiano da cui emerge l'intuizione come riflesso del pensiero e della coscienza ispirate dalla Percezione (lo Spirito Santo della colomba), diventa la "soglia di iniziazione" alla vera Arte.
La "Vergine con il libro" dipinta da Botticelli (la "Vergine" diventa "Madonna" con il cambiamento di status creativo) segna la nascita del "senso di se estetico" (il Bambino Gesù) con cui è possibile iniziare la "Grande Opera" di trasformazione della "materia" (la libido creativa simboleggiata dal drago) in coscienza, comprensione e conoscenza di e per riflesso del mondo.

Il senso di non è un prodotto artificiale della razionalità. Il senso di è prerogativa dell'emisfero destro femminile e può essere concepito come un amalgama emergente da una combinazione o fusione (solve e coagula) della propria conoscenza intrapersonale (enterocezione) e di quella interpersonale (esterocezione) mediata dalla percezione. "Un senso di Sè ben formato appare spesso come il massimo risultato conseguibile nello sviluppo della persona, una capacità suprema che sovraintende e presiede tutte le forme di intelligenza" (Gardner, 1986).
Infatti la capacità di conoscere noi stessi e e gli altri è una parte inalienabile della condizione umana. La conoscenza della verità appare allora, (il mito di Narciso, come una immagine "riflessa" sulla superficie di un lago (il silenzio interiore che si realizza al vertice dell'espansione del senso di)





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