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ARTE SOTTO I PIEDI
di giovanni lauricella

 
Sergio Lombardo – Recent works on paper a NUMERO CROMATICO

Sergio Lombardo (Roma, 1939) a Numero Cromatico  presenta una  serie di opere su carta frutto della ricerca sui Quilting prodotte in questi ultimi due anni.

Sono figure in bianco e nero che si ripetono in serie come se fossero mattonelle di un pavimento in cui Sergio Lombardo inserisce significati estetici e psicologici. Bravo ma forse anche troppo al punto che nel mondo dell’ arte risulta incartato, colpa anche di un mondo artistico che si fa le scarpe da solo  e isola chi fa più degli altri.

Non badate a queste considerazioni, sono nulla in confronto ai suoi lavori che risultano molto efficaci dal punto di vista visivo. Ci vuole erudizione psicologica e lascio all’autore le dovute spiegazioni, la mostra è godibilissima.



scritto 11/04/2019 12.23.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: sergio lombardo – recent works on paper a numero cromatico
 
Rita Mandolini Disturbo di conversione

Nello spazio espositivo AOCF58 GALLERIA BRUNO LISI vediamo in mostra  opere in nero di Rita Mandolini a cura di Elettra Diletta. Quadri neri a ricordo di donne, una visione senza dubbio drammatica di una condizione che patiscono i soggetti ritratti. Sono suore che celano la loro femminilità, per simboleggiarlo Rita Mandolini fa uso del nero in varie declinazioni.

Oltre i quadri usa il nero per un pettine e un ventaglio e in basso alla parete, sul pavimento, fili di liquirizia ammassati.

Non posso fare altro che rifarmi al testo della curatrice Diletta Borromeo che eroicamente, nonostante il piede incidentato, ha partecipato al vernissage. Quale atto migliore poteva esprimere? Di seguito il testo, scritto molto bene.

 

 Meccanismo psichico e psicosomatico, causato da fattori mentali quali lo stress e il conflitto, il disturbo di conversione dà luogo a fenomeni che esprimono chiaramente ciò che fino a quel momento è stato celato, invisibile ad occhi esterni. Sebbene il titolo della mostra sia in parte ironico e dal duplice significato, sono effettivamente invisibili al mondo le protagoniste dei dipinti di Rita Mandolini, invischiate in una materia densa, quella del nero: il non-colore per antonomasia, con la sua qualità assorbente, che esalta per contrasto la luminosità e che è divenuto, nella storia della pittura, un elemento determinante per la composizione e la spazialità. La scala dei toni di nero, con ripetute pennellate, conferisce lo spessore materico e la profondità dei riverberi, fra tratti lucidi e opachi. Il non-colore costruisce la forma, che appare sfuggente e gradualmente si trasfigura, dando corpo a un’immagine persistente e penetrante. Le immagini di suore, una quadreria di suore, in cui ogni dipinto è un ritratto. L’osservatore dev’essere avvezzo all’attesa, occorre qualche istante prima che lo sguardo si abitui alla reale percezione della superficienera. É l’oscurità, la condizione prediletta dall’artista. Il buio e i piccoli anditi: spazi intimi e nascosti, come i luoghi in cui ci si rifugia nell’infanzia. Ci troviamo in una dimensione privata e raccolta, ove si affacciano memorie sepolte, fra giochi e paure, evocate nella fotografia che ricorda il muretto della scuola sormontato da vetri taglienti. «I legami visivi ed emotivi che instauro con un luogo o una storia sono per me fondamentali nel dare forma a un’idea», scrive l’artista. In questo caso, l’esecuzione dei ritratti di suore si è dispiegata dal 2009 al 2019, un lasso di tempo in cui si colloca la visita al convento di Santa Rita, dove – nel racconto di Mandolini durante una conversazione – una suora le ha mostrato la “reliquia” di Yves Klein, devoto alla Santa, un prezioso scrigno contenente colori e oro dell’artista francese. Lo scrigno sembrava ambiguamente, ironicamente (e forse drammaticamente) simile a una trousse per il trucco femminile. Senza eufemismi né indulgenza, e in contrasto con l’apparente tranquillità emanata dai ritratti, lo sguardo si rivolge alle contraddizioni interiori sorte da proibizioni, inibizioni, conflitti, negazione della femminilità, segreti inconfessabili. Fronteggiano la quadreria due tradizionali simboli di femminilità: in Orpello (2017) appare un pettine, rappresentato a guisa di quelli dipinti da Diego Velàzquez, maestro nell’uso del nero; mentre un ventaglio, talismano di femminilità celata con frivolezza, è “decorato” con l’ecografia uterina dell’artista, mettendo in mostra un altro andito segreto, visibile nel suo aspetto fisico e crudo, spazio interno fra le interiora scelto come autoritratto. Il ventaglio conserva la forma originale, ma l’immagine è in attrito con la funzione dell’oggetto, che risulta quindi alterata così come avviene con la liquirizia, una massa strisciante di materia che invade il pavimento pur continuando a diffondere il caratteristico profumo che la rende così invitante. Identità e interiorità si trovano in opposizione, o comunque in bilico sul filo di un labile confine, tra lo sguardo distaccato e la compassione (nel significato latino del sentimento di vicinanza). Ma si tratta anche del confine tra la forma (se così possiamo chiamare la cangiante epifania dei dipinti) e l’informe (il ventre sul ventaglio e la matassa dei cavi di liquirizia). «Mi diverte molto modellare, ma anche disfare», afferma l’artista. La forma vive dunque in uno stato sempre mutevole, in virtù della luce o della malleabilità della materia, anche grazie allo sguardo altrui.

Luogo: AOCF58 GALLERIA BRUNO LISI Indirizzo: Via Flaminia 58 – Roma – Lazio Quando: dal 01/04/2019 – al 19/04/2019 Vernissage: 01/04/2019 ore 18,30 Autori: Rita Mandolini Generi: arte contemporanea, personale Orari: dal lunedì al venerdì ore 16.30 – 19.00 (chiuso sabato e festivi)



 
“Poeti a Roma. Resi superbi dall’amicizia”

Grande mostra fotografica “Poeti a Roma. Resi superbi dall’amicizia” al WEGIL curata da Giuseppe Garrera e Igor Patruno, promossa dalla Regione Lazio, organizzata da AGCI Lazio in collaborazione con LAZIO crea e aperta al pubblico dal 30 marzo al 23 giugno 2019, raccoglie oltre 250 fotografie originali che ritraggono questi scrittori e poeti per le vie della capitale.

Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Sandro Penna, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Carlo Emilio Gadda, Anna Maria Ortese, Elsa Morante, Amelia Rosselli, Natalia Ginzburg, Alfonso Gatto, Dacia Maraini, Enzo Siciliano, Dario Bellezza, Renzo Paris, sono alcuni dei personaggi che hanno caratterizzato la storia  dal dopoguerra in poi.  Un periodo culturale incentrato sul neorealismo che faceva scrivere e pubblicamente dire agli intellettuali, erano così definiti, che l’Italia era il peggior paese del mondo, caratterizzato da fame, miseria, ignoranza, arretratezza, criminalità di tutti i tipi, prostituzione, corruzione, fascismo, trame oscure ecc. ecc.

Insomma un luogo da non vivere ma dove i personaggi di cui sopra hanno fatto carriere ragguardevoli e grande successo.

Pure le foto tradiscono i contenuti dei loro scritti diventati famosi perché appare una Roma alquanto piacevole dove bar e hotel e paesaggi urbani esprimevano un lusso e dei servizi ora difficili d’avere. Le stesse foto fatte sul set di alcuni film neorealisti fanno apparire una Roma senza buche e voragini, mondezza e discariche diffuse che sono gli scenari attuali.

Paradossalmente una Roma migliore nonostante la si voleva rappresentare al peggio che vede tutti in giacca e cravatta e vestiti lussuosi.

 

 

Un atteggiamento o un politically correct che tutto sommato ha sempre caratterizzato   l’ espressione artistica e che vede in questi giorni  Fiorello dire  per il David di Donatello “Ai funerali si vedono persone molto più allegre e serene”.  Sostiene, il famoso comico, che  il David di Donatello è una festa tra loro gli altri non interessano. Ebbene si, si ripete l’esclusività culturale di sempre anche se gli intellettuali sono decaduti al punto da scomparire dalla scena. Oggi chi è del cinema è di quelli che hanno la “responsabilità” di parlar male dell’Italia.  Poeti a Roma3Non solo non è cambiato nulla ma le facce che si vedono adesso sono sempre più cupe e tristi altro che quelle che si vedono nelle foto al WEGIL.

Si, a forza di fare i catastrofisti è cambiata la faccia dei personaggi famosi del cinema, addolorati e sempre in procinto di lagnarsi sono sempre più difficili da amare. poi ci dicono che sempre meno la gente va al cinema.

Insomma, al WEGIL le foto sono interessanti specie per chi si vuol documentare sulla Roma di quei tempi (in bianco e nero) e sui personaggi della cultura, in più offrono spunti che lasciano pensare.

 

 

WEGIL

Largo Ascianghi 5 – Roma – Lazio

dal 30/03/2019 – al 23/06/2019



 
“Luigi Bartolini. Linee di Libertà. Incisioni 1915-1936”


Dal 28 marzo al 16 aprile 2019, in mostra a Roma i lavori di Luigi Bartolini, uno dei maggiori incisori italiani del ‘900.  In mostra 23 incisioni, realizzate tra il 1915 e il 1936, che il professor Giuseppe Modica, nel ruolo di curatore, e la signora Luciana Bartolini, figlia dell’artista, hanno selezionato. Veri e propri capolavori anticipatori di molto “nuovo” che vediamo adesso proposto da prestigiosi artisti. Una mostra da vedere e che lascia pensare, aleggia nella sala l’enorme statura di Luigi Bartolini autore  di versi, testi critici, romanzi con oltre 70 pubblicazioni all’attivo. Scrisse “Ladri di biciclette” da cui fu tratto il celebre film di De Sica.

Opening
28 marzo 2019, ore 18
fino al 16 aprile 2019

Accademia di Belle Arti di Roma – Aula Colleoni
Sede di Via Ripetta – Piazza Ferro di Cavallo 3, Roma



 
Diario di intime visioni

Parco, acquarello di Anastasia

Diario di intime visioni               

Mostra di acquarelli di Anastasia

Caffe Tiziano, Piazza  dei Carracci n.8, Roma

Dal 13 al 20 febbraio 2015

 

La pittrice Anastasia M.P. espone sette acquarelli di piccole dimensioni che propongono luoghi da lei conosciuti e sognati.

La natura ci offre spettacoli che ristorano l’animo; questo è il motivo per cui si è sempre  desiderato di passeggiare per parchi e ville. Anastasia con i suoi acquarelli ci mostra un suo percorso fatto di intime visioni, tra cui ha scelto di rappresentare ciò che le è più piaciuto e che l’ha stimolata a renderlo visibile su carte da lettera. 

Infatti questi piccoli dipinti sembrano degli scritti, che però non hanno parole ma immagini, alle volte appena accennate, come le monumentali architetture che sorgono come apparizioni di ombre.

Sono luoghi ameni, riesumazioni di momenti particolari che riecheggiano una felicità rarefatta, ricordi di un passato che può appartenerci, dal colore leggermente sbiadito, alle volte la cromatura è stinta, come l’effetto che dà il guazzo dell’acquarello.

Una ricerca di intime passioni, tradotta in colori che sembrano di paesaggi lontani il cui effetto ci consegna ricordi di un tempo che non più si ricongiunge a noi e che solo il pensiero permette di rievocare.

Anastasia ti invita a sognare più che a guardare, ti sussurra una vita che solo l’immaginazione rende visibile.

Esperienze visive che formano un diario, appunti poetici di scenari visti o meglio reinventati passeggiando con un libro in mano e riconoscendo nei luoghi un altrove cui sarebbe dolce fare ritorno.

Si potrebbe quasi dire che l’acquerello è come la vita: esige mano ferma e delicata, pazienza  e delicatezze. Un errore è irrimediabile. Un acquerello è come una poesia breve dedicata a un momento fuggevole di cui cerca di cogliere la grazia.

 

Giovanni Lauricella

 



scritto 10/02/2015 11.52.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico


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