VOCAZIONE VAGABONDO
le emozioni sono come le piante, vanno coltivate. il problema è che oggi siamo talmente sopraffatti da stimoli forti " che non riusciamo a cogliere e ad alimentare le sensazioni piu' semplici. sono le piccole emozioni che danno spessore alla vita. (seneca)
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Salone del libro e mostra di Mattia Preti alla Reggia di Venaria.
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 «Riposo durante la fuga in Egitto» di Caravaggio (1696) | |
Mercoledì 15 maggio, Vittorio Sgarbi ha inaugurato alla Reggia di Venaria Reale, la mostra di Mattia Preti, pittore
caravaggesco calabrese, protagonista dell'arte del Seicento.
Sgarbi così descrive la bravura dell'artista: "Un pittore colto,
sofisticato che rende omaggio al Caravaggio" dice Sgarbi,
sottolineando come Preti vada al di là del cogliere l'attimo decisivo tipico di
Merisi, celebrando invece il dettaglio e l'articolazione della scena, fino a
raggiungere una dinamica narrativa dal ritmo cinematografico.
Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, accompagna gli invitati nell'esposizione
alla Reggia, in occasione del galà della vigilia del Salone del libro, illustra
dettagliatamente agli ospiti l'ampia varietà dell'opera di Preti, proponendo
tutte le invenzioni e le composizioni.
"Ricca l'iconografia religiosa,
intensa la serie di ritratti femminili" descrive il critico che fa da
Cicerone alla mostra, introdotta dal quadro del Caravaggio 'Riposo durante la
fuga in Egitto' (1696-1698).
Dopo l’inaugurazione sempre alla Reggia, cena per gli invitati eccellenti ( Ministri, politici e amministratori, ambasciatori, uomini d'affari, ecc..) un allestimento
quasi da matrimonio, con cesti copiosi di limoni in centro tavola, tovaglie
bianche fino a terra, formaggi, salumi, primi e secondi in mini bicchierini
chic, tra vitello tonnato e carne battuta al coltello alla piemontese in
versione mignon, cartocci di frutta e piccole banane esotiche. Il tutto
innaffiato, a scelta, da un Dolcetto d’Acqui e una Barbera.
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La "casta" dei grandi musei pubblici....
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Puntata di “Report” del 5 maggio 2013, servizio: “BELLI DA MORIRE” di Stefania Rimini.
Con il patrimonio che abbiamo di natura, di arte, di cultura,
enologico, gastronomico, dovremmo essere ricchi e felici ... com'è che
non riusciamo a metterlo a frutto?
Nonostante il made in Italy e la creatività per cui siamo famosi, le
nuove imprese che ruotano intorno al patrimonio non riescono a partire,
che siano a Milano o a Catania.
Di chi è la responsabilità?
Intanto gli amministratori dei nostri beni culturali regalano a Google
la possibilità di digitalizzare i nostri tesori più belli, dagli Uffizi
alle calli di Venezia, e le imprese italiane che fanno lo stesso lavoro
vengono lasciate a becco asciutto.
E ancora, chi sono i privati che fanno affari all'interno dei musei pubblici e chi raccomanda chi?
Quando poi si tratta di turismo, il nostro Paese è talmente bello che
noi pensiamo di poter vivere di rendita, perché chiunque nel mondo prima
di morire doveva venire a vedere l’Italia.
Peccato che il mondo è
cambiato, ci sono i social network e internet e il turista non è più lo
stesso, vuole fare attività e avere servizi, mentre le Regioni che hanno
il compito di fare promozione continuano a vendere il fatto che siamo
belli, come trent'anni fa.
Sig. Ministro Massimo Bray, La
Galbanelli ha fatto venire a galla il bubbone della casta che
controlla il patrimonio culturale.
Metta mano a questa elitè che
da quasi un ventennio gestisce il nostro patrimonio con un
centralismo senza senso, a mò di ceto chiuso, poco incline alla
innovazione e al ricambio.
Non aprono le porte alle idee e mantengono i loro privilegi.
Non essere protagonisti ma garanti non esistono più uomini per tutte le
stagioni, bisogna smontare lobbies e abolire privilegi e
clientelismi!!!!
Alcuni spunti……
Le tipologie di turismo catalogate nel mondo sono 160, noi siamo in grado di offrirne
100. Dal turismo legato al nostro patrimonio culturale dove siamo unici nel mondo a
quello enogastronomico, dai monti, i mari, laghi, fiumi, rurale, qualunque cosa, è un
settore strategico, in crescita, quindi può dare lavoro ad un sacco di gente, perché i
turisti vengono da tutto il mondo, bisognerebbe saperlo vedere ed organizzare.
Tutti continuano a dirlo, ma fino adesso cosa è stato messo? chi è stato messo a presidiare
la nostra principale risorsa? un ministro senza portafoglio, che al massimo ha portato i
cani in spiaggia e allora cosa si può fare per non diventare un paese bello da morire.
La colpa è di tutto un sistema che è vecchio: la competenza sul turismo ce l’hanno le
Regioni, ma anche le Province e i Comuni.
Tutti vogliono essere i primi della classe e dimenticano l’elemento fondamentale, che oggi chi decide è il turista, non più loro. Si spediscono i sindaci alle fiere del turismo, armati di guide video autoprodotte.
RENZO IORIO – PRESIDENTE FEDERTURISMO
Allora, le Regioni spendono almeno 380 milioni perché poi questa è la parte bassa
della forchetta, forchette alte oscillano anche sui 450, nei budget di promozione,
peraltro noi da anni sosteniamo che questo non può funzionare, consideri che Spagna
e Francia che hanno rese molto migliori delle nostre spendono meno della metà
Mario Resca è il manager prestato al Ministero che tra i molti
incarichi ha avuto anche un posto nel consiglio della Mondadori. Quanto
ci costerà la valanga di ricorsi contro lesue linee guida?
Ma, un
risultato c’è perché non essendo stati fatti i bandi nuovi rimangono i
concessionari di prima, compreso la Mondadori che con la sua società di servizi Electa fa affari dentro al Colosseo. Ma il vero business è quello delle mostre organizzate da società private all’interno dei grandi musei pubblici.
Per esempio dentro al complesso del Vittoriano è dalla fine degli anni Novanta che le
mostre le fa sempre la stessa società: “Comunicare Organizzando” di Alessandro
Nicosia, marito della cugina di Goffredo Bettini, il pezzo grosso del Pd.
C’è la società di Nicosia anche nell’organizzazione delle mostre per il settennato di
Napolitano.
Ma il Quirinale per le sue mostre si serve anche di Civita, la società
presieduta da Gianni Letta.
Il Quirinale dispone anche di un consigliere culturale,
carica attualmente ricoperta da Louis Godart che riceve un compenso mensile di
10.700 euro, più altri 1800 di indennità.
Ci chiediamo: ma con tutti gli archeologi e gli storici dell’arte che
ha la soprintendenza a Roma, non potrebbero occuparsene loro delle mostre al Quirinale?
A Castel Sant’Angelo si è appena conclusa una mostra su San Pietro organizzata dal
Comitato San Floriano.
I visitatori per entrare erano costretti a pagare un sovrapprezzo sul
biglietto di 3 euro e mezzo. Ma chi sono quelli del Comitato
SanFloriano?
Per incontrarli bisogna andare sui monti della Carnia.
I privati gestori della mostra di Castel Sant’ Angelo sono Don Angelo
Zanello e Don Alessio Geretti, Parroco e vice Parroco del paese di
Illegio.
Ma come hanno fatto questi due Sacerdoti da un paese di 362
anime ad approdare a Castel Sant’Angelo a Roma?
Diciamo, l’aiuto di
una persona di peso come l’ambasciatore Zanardi Landi.
L’ambasciatore
Antonio Zanardi Landi ha portato il Comitato San Floriano nel giro che
conta, da Berlusconi a Tarcisio Bertone e ovviamente Gianni Letta, che è venuto anche a Illegio.
Alla mostra “Il cammino di Pietro” 280 mila visitatori moltiplicati per
un sovrapprezzo di 3 euro e 50 fanno un introito di 980mila euro.
Ma
almeno avranno fatto una gara per aggiudicarsi questa gallina dalle uova
d’oro che è il secondo museo più visitato dopo il Colosseo?
Chiediamolo
alla Soprintendenza.
Beh, sono mostre che sono state proposte e poi sono gestite completamente dai
privati e i privati gestiscono l’organizzazione...
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-c1702126-b923-4e8d-808f-9017cbf1d973.html?refresh_ce
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Massimo Bray. Chapeau!! (per il momento….)
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Tutti gli ex ministri dei Beni Culturali da Bondi a Galan e Ornaghi hanno dichiarato ; "La cultura è la
benzina del Paese."
Peccato che poi tutte le dichiarazioni di buoni intenti siano rimaste
nei cassetti delle rispettive scrivanie…
Chi è il nuovo Ministro della Cultura?
MASSIMO BRAY è
direttore della rivista dalemiana Italianieuropei, pubblicazione della
Fondazione, lavora alla Treccani, è pugliese di Lecce.
54 anni, Laureato in
lettere e filosofia a Firenze, è un neoeletto del Pd. Nel 1991 entra
all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, come
redattore responsabile della sezione di Storia moderna dell’Enciclopedia La
Piccola Treccani.
Nel 1994 ne diviene il direttore editoriale. Presiede il
consiglio d’amministrazione della Fondazione “La Notte della Taranta”, che
organizza il più grande festival europeo di musica popolare, dedicato al
recupero della pizzica salentina e alla fusione con altri linguaggi musicali.
«Sono troppo commosso per non rimandare a più tardi il mio ringraziamento per
l’onore ricevuto» ha commentato su Twitter la sua nomina.
___________
I suoi auspici nel febbraio 2013: Presso la Chiesa S.
Sebastiano di Lecce ha riunito alcuni intellettuali per riflettere insieme come
e perché puntare sulla cultura per la rinascita di questo Paese.
Ha iniziato in suo interveto dichiarando : “Vedo
in Italia un "patrimonio
dimenticato", l'imbarbarimento e la conseguente crisi culturale in Italia”.
Aggiunge: "Credo vada davvero ricostruito il rapporto di
fiducia tra cittadini e i loro rappresentanti e credo che la base comune da cui
ripartire sia proprio il valore della Cultura".
Ha scelto per il suo sito “La cultura prima di tutto”.
Le intenzioni di Bray, soliti annunci?
Solita propaganda?
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Venezia, chi ha paura di una rana?
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Il sindaco Orsoni sfratta la statua di Charles Ray da Punta della Dogana: alcuni veneziani
le preferiscono la copia di un lampione dell’800 che era lì fino al 2009.
Che nessun partito o gruppo politico abbia prestato attenzione nel
proprio programma alla voce «cultura», sia come «bene culturale» sia
come «produzione culturale», era già una cosa molto grave, ma di questi
tempi meravigliarsi dello stato dell’arte, politica o meno, è un po’ da
ingenui.
Certo però rimane difficile non scandalizzarsi davanti alla notizia,
appena confermata dallo stesso artista, Charles Ray, che il famoso e
fotografatissimo Ragazzo con la rana, la
scultura che dal 2009 ha cambiato il paesaggio di Venezia in cima a
Punta della Dogana, nel giro di pochi giorni dovrà fare le valigie. Il
Comune non gli ha rinnovato il «permesso di soggiorno». Perché?
Incredibile ma vero: il motivo che ha portato il sindaco Giorgio
Orsoni a sfrattare la bellissima opera d’arte sta nel fatto che alcuni
veneziani gli preferiscono la copia di un lampione dell’800 che prima
nel 2009 stava lì al posto della statua del ragazzo. Ancora una volta la
codardia amministrativa e la politica del folclore, che a sua volta è
folcloristica, hanno la meglio sulla vera cultura, contemporanea o meno
che sia. Un lampione al posto di un’opera d’arte!
Capeggia le fila della rivolta anti-rana Franco Miracco, già
consigliere della Biennale di Venezia ed eminenza grigia, se non
addirittura consigliere ufficiale, di vari ministri della Cultura.
Secondo Miracco, che ignora più di un dettaglio, l’opera dell’artista
americano è solo un segno dell’imperialismo di François Pinault, il
Napoleone dell’arte contemporanea che ha occupato la Repubblica
veneziana. Ma, anziché fare come il suo famoso connazionale, le opere
d’arte a Venezia Pinault le porta anziché toglierle.
Per Miracco questa piccola differenza poco conta. Secondo lui
arricchire il patrimonio della città equivale a saccheggiarlo.
Immaginate se al posto di gloriosi monumenti, tipo quello equestre di
Bartolomeo Colleoni di Andrea del Verrocchio, sempre a Venezia in piazza
Santi Giovanni e Paolo, un manipolo di cittadini inveleniti volesse
rimettere, che so, un pozzo di marmo.
Venezia è Venezia grazie al fatto
che i veneziani di qualche secolo fa le opere le commissionavano ai
grandi artisti e poi le tenevano regalandole alle generazioni che
sarebbero arrivate dopo di loro. Miracco e quelli come lui vogliono
espellere il Ragazzo con la rana convinti,
in cattivissima fede, che quella scultura in quel luogo sia oltraggiosa.
Mentre il lampione invece fu concepito dai Dogi proprio per quel punto
lì ancor prima che ci fosse l’elettricità.
Eppure Charles Ray quel ragazzo l’ha proprio pensato per quel punto preciso. Partendo da lontano, dal romanzo di Mark Twain Huckleberry Finn,
dove il protagonista ascolta il rumore delle acque del Mississippi e
delle rane e sotto il cielo stellato prova questa sensazione di
incredibile meraviglia.
Meraviglia che milioni di turisti in arrivo da
tutto il mondo provano davanti alle acque e alla magia di Venezia. Non
solo, questi milioni di turisti forse, anzi sicuramente, più ignoranti
di Miracco e dei veneziani doc del suo manipolo, davanti al Ragazzo con la rana impazziscono
scattando milioni di foto. Lo fanno perché una delle qualità di questa
scultura è proprio quella di far convergere l’antico con il
contemporaneo, la città, le acque del Canal Grande con il bianco puro
dell’adolescente che con la rana in mano e con un piede leggermente più
avanti sta per compiere un passo dentro la propria maturità, così come
la famosa statua del kouros greco, tanto
ammirata da Charles Ray, sta facendo un passo per attraversare il
confine fra la Grecia arcaica e quella classica. Un passo che invece
Venezia sembra ostinatamente rifiutarsi di fare.
Tutte queste cose i nemici del ranocchio forse non le sanno o forse
ottusamente rifiutano di ascoltarle. Per loro quello che vedono è solo e
semplicemente un’opera d’arte contemporanea, motivo sufficiente per
rifiutarla a priori.
Se a questi signori avessero detto che la scultura
del giovane con il ranocchio arrivava dal mare Ionio ed era stata
ripescata in una nave greca del IV secolo a. C. son certo che
l’avrebbero accolta a braccia aperte.
Se invece poi il lampione gli
fosse stato presentato come opera d’arte contemporanea, cosa che in
parte per altro è, visto che è una copia tarocca dell’«Originale»,
apriti cielo!
La cosa che disturba di più in questa vicenda è dunque la cecità
culturale, civile e sociale di chi si oppone per partito preso a
qualcosa che, in altri tempi più colti e illuminati del nostro attuale
buio italiano, sarebbe stata acclamata e lodata.
La cosa tragicamente
incredibile è che reazioni irrazionali e retrograde come queste vengano
prese sul serio dall’amministrazione pubblica, disposta a sacrificare, a
poche settimane dall’apertura della Biennale di Arti Visive, quando
Venezia tornerà a essere l’epicentro internazionale della
contemporaneità, un gioiello artistico che altro non fa in modo
splendido che creare continuità fra la storia e la cultura della città.
Vogliamo augurarci che il sindaco Orsoni e la sua Sovrintendenza non
siano così miopi o così codardi da cedere agli schiamazzi di chi
veramente non sa di cosa sta parlando e di chi alla cultura fino a prova
contraria ha dato pochissimi e inutilissimi consigli.
Chiunque abbia
visto l’opera di Charles Ray dal vero in quel punto non può non esserne
rimasto affascinato.
Non dobbiamo decidere tra il valore del passato e
quello del presente, ma tra i valori della civiltà, che sono sempre
contemporanei, e quelli della barbarie che son sempre retrogradi. Far
diventare un lampione il simbolo della cultura delle tenebre mi pare
davvero paradossale.
Articolo di Francesco Bonami su "La Stampa" del 24 aprile 2013.
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scritto 24/04/2013 18:25:49
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“La cultura è il petrolio dell’Italia ma chi Governa se ne frega”
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Un
viaggio nei siti più visitati del Paese, tra paradossi e occasioni
perse: chi accetta solo contanti, chi non si cura dei clienti, chi
tollera i truffatori.
È tutta colpa dei tagli?
La
giornalista ha passato in rassegna i dodici musei e siti più visitati
d’Italia andando a visitarli come normali turisti con necessità di usare
la carta di credito o un accesso per disabili.
"...Abbiamo trovato
una realtà fatta di bellezze inestimabili, di gioielli tenuti in modo
ineccepibile ma anche di veri e propri scempi, incuranza, degrado e
cattiva gestione…"
http://www.lastampa.it/2013/04/06/societa/bellezza-sprechi-e-scempi-dei-dodici-gioielli-d-italia-iiHocaR3Hpg1AHKDJx3GRL/pagina.html
Da "La Stampa" di sabato 6 aprile 2013.
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