Alcuni
giorni fa ho postato sulla pagina di : https://https://www.facebook.com/groups/310285792353488/ del MoviMento Cinque Stelle, una mia osservazione circa la
presa di posizione relativa alla prima
istanza in Consiglio Comunale (appena eletto) della mia cittadina, da parte di un Consigliere leghista, ecco la lettera:
Sono rimasto attonito a
leggere la paradossale e cinica dichiarazione del leghista
relativa alla prima istanza in Consiglio Comunale che afferma: "…Dato il
periodo di crisi, bisogna spendere meno soldi per la cultura e mettere al primo
posto la sicurezza dei cittadini".
Forse dimentica che la Lega è stata complice nei tre anni e mezzo di governo
Burlusconi, senza affrontare la crisi sociale ed economica, fino a portarci
sull’orlo del precipizio e nella melma attuale.
La priorità è il lavoro, far ripartire l'Italia con idee nuove, riaccendere una
speranza perché un Paese che non riesce a svilupparsi senza dare un futuro alle
nuove generazioni è un Paese in estinzione.
Il rappresentante della Lega è in linea con il suo compare Tremonti quando dice: “con la cultura
non si mangia.”
Questo essere contro la cultura è il tipico atteggiamento della
Lega che ci vuole poveri ed ignoranti. I drammatici crolli delle Domus a Pompei , i monumenti , castelli, torri e
cattedrali che in mancanza di manutenzione, crollano per il terremoto, sono
l'ennesimo tragico emblema della condizione del nostro Paese che non è in grado
di mantenere l'unica ricchezza rimastagli: la bellezza artistica del territorio
e la sua cultura
.La cultura, secondo me è un volano di crescita.
Un settore trainante, che può diventare una nuova occasione per l’Italia nella
promozione dei beni e la realizzazione di eventi culturali in sinergia con
centri di ricerca e istituzioni culturali pubbliche e private per formare nuove
professionalità nella sua gestione. Sappiamo che il rigore è necessario, ( basti pensare al colossale e folle
spreco di centinaia di milioni di euro per il G8 alla Maddalena) ma c’è la
necessità di avere un piano alternativo: investimenti capaci di raggruppare
tutte le risorse intellettuali e materiali per fare della cultura un motore di
cambiamento.
Coinvolgere il ricchissimo tessuto di istituzioni e associazioni, di una
fiorente iniziativa creativa e culturale, di un vasto mondo di autoproduzione e
microimprenditorialità artistica e artigianale.
Tutto questo però deve essere messo a sistema, dotato di strutture e
infrastrutture di promozione turistica vere, anche di progetti internazionali,
governato insomma da una visione d’insieme e una regia che coordini le tante
energie creative del Paese.
Una buona politica per la cultura deve ribaltare
l'idea che i cittadini possano essere solo un pubblico passivo dell'offerta
culturale.Il Movimento 5 stelle di Caselle ha presentato un programma, per nuove forme di
gestione culturale.
In primis, l’istituzione della Consulta Culturale, formata dalle associazioni
presenti sul territorio per dare nuove forme di gestione e di distribuzione
delle risorse pubbliche affinché ci sia un dispiegamento dell’energia creativa
presente nella nostra città e nel territorio, abbandonando ogni forma di
gestione clientelare e i privilegi derivanti da rendite di posizione per
promuovere invece una sana e positiva produzione culturale; ad esempio:
progetti creativi attraverso l'arte, manifestazioni culturali a costo zero
(quale l’arte di strada) l’ utilizzo di spazi Comunali inutilizzati per mostre
ed eventi, promozione di manifestazioni, quali la cooperazione tra città o enti
locali di Paesi diversi, per creare autentici legami di amicizia fra cittadini
di lingue e costumi diversi, per favorire la conoscenza e il rispetto reciproco
promuovendo la comprensione tra i popoli che credono nella libertà, nella pace
e nel progresso dell’umanità.
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Oggi mercoledì
13 giugno, sul quotidiano “La Stampa” due pagine “dossier” dedicate alla
cultura:
Titolo: cultura,arte,spettacolo.
C'è un'italia che cresce.
Sottotitolo :
Rinunciamo a tutto, ma non a mostre e teatro.
L’articolo riporta il punto di vista di Roberto Grossi, presidente di Federculture,
che sottolinea: “diminuiscono le sponsorizzazioni, perchè le imprese
hanno meno soldi ma anche per lo
scenario di incertezza per il calo dell’intervento pubblico che scoraggia
l’intervento dei privati”.
Secondo l’associazione, quindi, è necessaria
«una politica pubblica» per la cultura ed invece negli ultimi dieci anni il
bilancio del ministero della cultura è diminuito del 36,4%, arrivando nel 2012
a 1.425 milioni di euro contro i 2.120 del 2001. Per il settore lo Stato investe
solo lo 0,19% del suo bilancio.
Il
nostro Paese «è a un bivio», avverte Grossi che chiede «non soldi che sappiamo
non ci sono, ma
politiche coraggiose».
«Il
coraggio? - risponde il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi - È una
grande virtù, di questi
tempi necessaria, ma che va misurata poi con la realtà. E questo vuol dire
cercare le risorse
quando non ci sono, adoperare bene quelle che ci sono ed essere convinti che la cultura
richiede anche quella antica virtù che è il realismo».
Unica
promessa che si riesce a strappargli: la defiscalizzazione degli investimenti
in cultura.
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