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ARCHIVE OPHEN VIRTUAL ART
verso l'arte globale tra ricerca, tecnologia e natura.


ARCHIVIO: dicembre 2017
 
Salerno, Dadodu&Co, materiali d’archivio 1977-2017


IBRIDIFOGLI
DADODU&CO.

materiali d’archivio 1977-2017
minimalia, ephemera, collezioni e libri d’artista
a cura di Antonio Baglivo e Vito Pinto

ARCHIVIO DI STATO di SALERNO
piazza Abate Conforti
  

dal 15 dicembre 2017 al 30 gennaio 2018

Dal 15 dicembre 2017 al 30 gennaio 2018 l’Archivio di Stato di Salerno ospiterà la mostra “DADODU&CO.” a cura di Antonio Baglivo e Vito Pinto. L’iniziativa, che è inserita negli eventi in programma per la celebrazione del bicentenario della fondazione dell’Archivio di Stato, vuole, attraverso documenti, opere di piccolo formato, collezioni e soprattutto una selezione corposa di libri d’artista, riproporre i passaggi più significativi di un percorso di lavoro e di impegno, iniziato quarant’anni or sono dall’ex Laboratorio Dadodue e proseguito poi, fino ad oggi, dall’archivio di libri d’artista IbridiFogli. Una cellula creativa particolarmente attiva e propositiva che nella persona dell’artista Antonio Baglivo, che ne è stato il fondatore e il coordinatore, ha tracciato nel tempo un percorso di esperienze e di progetti che hanno promosso collaborazioni e scambi con centri culturali e singoli artisti in tutta Europa e non solo. Notevole la quantità e la qualità dei materiali esposti, oggetti, libri, opere e testimonianze di importanti artisti italiani e stranieri tra cui alcuni nomi di spicco come: Bruno Munari, Carlo Belloli, Giosetta Fioroni, Heinz Gappmayr, Mirella Bentivoglio, Ernesto Treccani, Jurgen O.Olbrich, Elio Pagliarani, Lamberto Pignotti, Antonio Porta e tanti altri. Notevole anche la selezione di artisti operanti sul territorio provinciale che hanno condiviso questo lungo percorso di esperienze e di progetti tra i quali ci piace ricordare: Ugo Marano, Gaetano Bevilacqua, Antonio Petti, Gelsomino D’ambrosio, Antonio Della Gaggia, Cosimo Budetta, Pio Peruzzini, Pino Latronico e così via.
Autori presenti nella mostra:
Marina Abramovic, Lucio Afeltra, Vincenzo Agnetti, Paolo Aita, Bruno Aller, Getulio Alviani, Carl Andre, Salvatore Anelli, Enzo Angiuoni, Vincenzo Aulitto, Vittorio Baccelli, Antonio Baglivo, John Baldessari, Vittore Baroni, Stephan Barron, Romeo Basso, John M. Bennet, Mirella Bentivoglio, Carla Bertola, Joseph Beuys, Gaetano Bevilacqua, Xu Bing, Tomaso Binga, Julien Blaine, Peter Blake’s, Irma Blank, Mariella Bogliacino, Boka, Christian Boltanski, Giovanni Bonanno, Adriano Bonari, Sergio Borrini, Jean-Francois Bory, Cosimo Budetta, George Bures Miller, Pol Bury, Enzo Cacace, John Cage, Sophie Calle, Giovanni Canton,Antonio Duke Caporaso, Bruno Caputi, Carmine Caputo di Roccanova, Janet Cardif, Alvaro Carmenes, Emanuela Carone, Ugo Carrega, Luciano Caruso, M. Luisa Casertano, Carlo Caso, Marosia Castaldi, Francesca CataldiCarlo Catuogno, Gianfranco Cavaliere, Guglielmo Achille Cavellini, Giuseppe Chiari, Domingo Cisneros, Lorenzo Cleffi, Augusto Concato, Bruno Conte, Carmela Corsitto, Anna Crescenzi, Angelo D’Amato, Gelsomino D’Ambrosio, Francesco D’Episcopo, Olga Danelone, Betty Danon, Umberto De Angelis, Salvatore De Curtis, Lucrezia De Domizio, Luigi De Luca, Salvatore De Nicola, Mariella De Tommaso, Gianni De Tora, Guillermo Deisler, Antonio Della Gaggia, Luigi Dellatorre, Alfonso Di Muro, Ennio Di Pierro, Laura Di Pierro, Jim Dine, Marcello Diotallevi, Budy Durini, Gianfranco Duro, Epeo, Alberto Faietti, Vito Falcone, Pietro Falivena, Maria Pia Fanna Roncoroni, Fernanda Fedi, Bartolomè Ferrando, Vincenzo Ferrari, Luc Fierens, Giosetta Fioroni, Wanda Fiscina, Franco Flaccavento, Antonio Fomez, Giovanni Fontana, Heinz Gappmayr, Alfonso Gatto, Antonello Gentile, Mauro Giancaspro, Tommaso Mario Giaracuni, Loredana Gigliotti, Gino Gini, Luigi Giordano, Rubina Giorgi, Gianni Grattacaso, Giuseppe Grattacaso, Laura Grisi, Pina Guida, Elisabetta Gut, Silvia Hansmann, Dick Higgins, Damien Hirst, Roni Horn, Joseph W. Huber, Edoardo Iaccheo, Antonio Izzo, La Chimera (Maria Teresa Schiavino, Roberto Lombardi, Claudio Forziati)Gianpaolo Lambiase, Liliana Landi, Mario Lanzione, Domenico Latronico , Pino Latronico, Alfonso Lentini, Antonello Leone, Sinibaldi Leone, Sol LeWitt, Osvaldo Liguori, Sara Liguori, Oronzo Liuzzi, Franco Loi, Andrea Longega, Carmine Lubrano, Mario Lunetta, Christopher Macos, Ruggero Maggi, Gerardo Malangone, Ugo Marano, Lucia Marcucci, Gabriele Marino, Maurizio Marotta, Stelio Maria Martini, Gianni Martinucci, Franco Massanova, Luciano Matera, Rosario Mazzeo, Rino Mele, Emanuele Mennitti Paraito, Mario Mercogliano, Mario Merz, Annette Messager, Silvio Micciariello, Diana Michener, Rolando Mignani, Elinor Milchan, Enzo Minarelli, Arcangelo Moles, Mauro Molinari, Massimo Molino, Fernando Montà, Emilio Morandi, Bruno Munari, Magdalo Mussio, Jacopo Naddeo, Keiichi Nakamura, Marcello Napoli, Nadia NavaRossella Nicolò, Gerardo Nigro, Angelo Noce, Yoshin Ogata, Jurgen O.Olbrich, Claes Oldenburg, El Olivare, Yoko Ono, Ruggero Orlando,  Gerardo Palmieri, Adriano PaolelliGaetano Paraggio, Geremia Paraggio Mercedes Pardo,Mario Parentela, Vincenzo Passa, Giancarlo Pavanello, Gerardo Pedicini, Michele Perfetti, Pio Peruzzini, Giuseppe Pesce, Antonio Petti, Antonio Picardi, Augusto Piccioni, Lamberto Pignotti, Vito Pinto, Carmine Piro, Ugo Piscopo, Bruno Pollacci, Teresa Pollidori, Antonio Porta, Richard Prince, Antonio Pujia Veneziano, Luciano PuzzoAlfredo RaiolaMario Ranieri, Ruth-Wolf Rehfeldt, Gianni Rodari, Gian Paolo Roffi, Paolo Romano, Gianni Rossi, Dieter Roth, Jacques Roubaud, Cesare Ruffato, Ed Ruscha, Lucio Saffaro, Alba Savoi, Arturo Schwarz, Paolo Scirpa,  Cindy Sherman, Fulgor Silvi, Eugenio Siniscalchi, Eve Sonneman, Franco Sortini, Adriano Spatola, M. Luisa Spaziani, Nicola Spezzano,Fausta Squatriti, Gaspara Stampa, Lucilla Stellato, Cristina Tafuri, Bruno Talpo, Giovanni Tariello, Ernesto Terlizzi, Joe Tilson, Aniello Torretta, Gian Pio Torricelli, Ernesto Treccani, Valeriano Trubbiani, Ilia Tufano, Franco Vaccari, Rosario Vairo, Sergio Vecchio, Alberto VitacchioRita Vitali RosatiRosa Chiara Vitolo, Wolf Vostell, Andy Warhol, Lawrence Weiner, Oreste Zevola
I nomi evidenziati in rosso si riferiscono alle nuove acquisizioni.





 
RICORDANDO L'ARTISTA VINCENZO NUCCI





VINCENZO NUCCI 





TUTTO PARLA DI TE
Poema Visivo  di Giovanni  Bonanno
dedicato a Vincenzo Nucci.


Ho attraversato   antiche valli siciliane,
 luoghi solitari  e vecchi viali di campagna,
 ho odorato l’essenze profumate delle passate stagioni,
le terre aspre e  i sottili incanti con la Bougainville 
che si arrampica generosa su vecchi muri di tufo bruciati dal sale
  a vedere curiosa l’orizzonte africano che ancora incanta.
Tutto parla di te.

Ho scrutato l’acqua del Carboi che pare d’argento e seta fine
 sdraiarsi  come un vecchio  stanco  accanto ad una palma araba
che lascia ombre sottili di silenzio
che sanno di ruggine e di   profumi  antichi.
Tutto parla di te.

Dalla terra d’Abruzzo  c’è chi scruta ancora curioso la finestra del porto di Sciacca  
e continua a incantarsi per le sottili alchimie che nascono dall’anima,  
di come suo figlio sa trasformare il piombo più nero del cielo d’inverno
e il rovente rame d’estate in verdi brillanti, in ocre preziose africane
e struggenti lacche di garanza  che sanno di malva, di miele e di sulla fiorita a primavera.
Tutto parla di te.

Solo la nostalgia, quella più sottile e inquieta
sa colmare il vuoto di un’intera stagione,
sa carpire l’essenza più autentica dell’esserci ancora,  
emulando i favolosi ritmi e le antiche cadenze di tempo passato
nella penombra più vera di un’antica e solitaria casa padronale siciliana.

Natura, tutto parla ancora di te.
Giovanni Bonanno © 2010
I I
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L'OPERA  DI ENZO NUCCI A CATANIA 
Sabato 9 dicembre alle ore 17,30 alla ART GALLERY di Catania si inaugurerà la mostra collettiva di Arte contemporanea FIVE 65 artisti-65 opere. Tra gli artisti invitati Vincenzo Nucci, artista saccense deceduto nel 2015,  presente con l’opera Selinuntea del 1993. La mostra è curata da A. Gerbino ed E. Mandarà e rimarrà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2018.


 
Caserta, la "Magica Concettualità" di Tino Stefanoni




TINO STEFANONI
PITTURA OLTRE LA PITTURA
a cura di Vincenzo Mazzarella, Nicola Pedana e Luca Palermo
testo critico di Valerio Dehò
        intervento di Enzo Battarra,
già curatore della mostra personale dell’artista a Caserta “Magica concettualità"

REGGIA DI CASERTA
Appartamenti storici, retrostanze del ‘700
Vernissage giovedì 7 dicembre 2017 ore 17
Durata: 8 dicembre 2017 | 7 gennaio 2018
Orario: 8,30 – 19,30 - chiusura martedì 






La Reggia di Caserta dal 7 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 dedica a Tino Stefanoni(Lecco, 1937) una mostra antologica dal titolo “Pittura oltre la pittura” che si svolgerà negli Appartamenti storici, retrostanze del ‘700 della Reggia di Caserta. Il vernissage è in programma per giovedì 7 dicembre alle ore 17. La mostra è a cura di Vincenzo Mazzarella, Nicola Pedana e Luca Palermo con testo critico di Valerio Dehò. Sarà Enzo Battarra, già curatore della personale dell’artista alla galleria Nicola Pedana di Caserta “Magica concettualità”, a ricordare la figura del maestro. Sarà questa, infatti, la prima mostra che si va a realizzare dopo la recentissima scomparsa del grande artista internazionale, avvenuta sabato 2 dicembre mentre era in corso l’allestimento nella Reggia. Tino Stefanoni era innamorato del Palazzo vanvitelliano e delle sontuose sale, chiedendo lui stesso di potervi esporre. Sarebbe ora felice di poter partecipare al suo vernissage.
Grazie ai prestiti da parte dei collezionisti, l’antologica proporrà per lo più opere inedite mai presentate prima in spazi pubblici. L’esposizione resterà aperta fino al 7 gennaio 2018 tutti i giorni dalle ore 8,30 alle 19.30, martedì chiusa.
Il percorso espositivo cronologico si apre con i lavori nei quali si avvertono le suggestioni della Metafisica di Carlo Carrà che Stefanoni predilige rispetto a quella di Giorgio de Chirico, per la sua capacità di far scoprire la bellezza nascosta nella vita quotidiana. Nel ciclo dei Riflessi (1965-1968), i piccoli rilievi tondi diventano la base per dipingere dei paesaggi in miniatura, in cui già si percepisce la cura al dettaglio che diventerà nel tempo una delle cifre più caratteristiche dell’artista lecchese. A cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, Stefanoni intuisce per primo la possibilità di utilizzare la segnaletica stradale nella rappresentazione della realtà, in maniera ironica e distaccata. Nascono così i Segnali stradali regolamentari, al cui interno sono inseriti oggetti-icona che rispondono all’esigenza linguistica, propria di quegli anni, di far conquistare all’elemento visivo territori che appartenevano alla parola. Queste immagini ritornano protagoniste nelle tele degli anni ’70 che mostrano una “metafisica senza mitologia” con oggetti comuni come matite, mestoli, scope, flaconi, giacche e altro, disposti su ordinate fila, sovrapposti o affiancati gli uni agli altri che dialogano con lo spazio vuoto o segnato da linee geometriche. È il caso del ciclo delle Piastre, guida per la ricerca delle cose (1971), sculture che rispettano la bidimensionalità del disegno o della pittura, o delle Memorie (1975-1976) dove le tracce degli oggetti sono replicati dai segni lasciati dalla carta carbone. In questi lavori, il richiamo alla Pop Art svanisce a favore del rigore dell’arte concettuale, alla quale Stefanoni si avvicina già alla fine degli anni ‘70 con Elenco di cose (1976-1983), una serie quadri realizzati con la lente d’ingrandimento, dove soggetti minimali e quotidiani, estranei alla tradizione della pittura come una cucina a gas o una pinza, diventano protagonisti di una ritrattistica quasi maniacale. A questa seguirà quella delle Apparizioni (1983-1984) in cui domina l’essenzialità della linea e la distanza dal colore, con immagini impalpabili come colte attraverso un cielo nebbioso. Come afferma Valerio Dehò, autore del testo in catalogo, “Tino Stefanoni non adopera dei simboli, non vuole far aprire le porte all’ignoto o dell’inconoscibile. La sua apparente freddezza racchiude una passione per tutto ciò che di semplice l’uomo sia riuscito a creare, la sua arte ha pochi coinvolgimenti emotivi in questa fase proprio per l’essenzialità della disciplina platonico-cartesiana ma presuppone la complicità dello spettatore, la sua capacità di farsi sorprendere dall’ovvietà come strada per rileggere l’intera realtà. Il lavoro di Stefanoni è cristallo di rocca da scaldare con lo sguardo”. Dal 1984, con Senza titoloil colore racchiuso dalla linea nera caratterizza le nature morte e le vedute, mai la figura umana. Sono ambientazioni nelle quali Stefanoni recupera, senza mitizzarla, la Metafisica, ma in cui è sempre presente la memoria della lezione di eleganza e rarefazione del Beato Angelico, al quale spesso Stefanoni si richiama per la passione per l’osservazione, legata alla rivelazione delle geometrie segrete tra gli oggetti e gli elementi del paesaggio. Le sue casette, i suoi alberi sono oggetti ridotti all’essenziale, alla semplicità di una forma riconoscibile, quasi illustrativa. Sono elementi della storia dell’arte italiana che diventano icone, per questo devono essere comprensibili, proprio perché hanno dei valori diversi dalla semplice rappresentazione.   I paesaggi o le nature morte che costituiscono gran parte del lavoro di Stefanoni non vogliono spiegare o raccontare, quanto rappresentare uno stato delle cose. 
Anche le sue più recenti Sinopie, richiamando la tecnica dell’affresco, riflettono questo suo inserimento nella classicità del dipingere e aprono a delle forme di azzeramento del colore e dei contorni dei paesaggi, fino a diventare semplice pittura, sempre alla ricerca dell’essenzialità. Accompagna la mostra un catalogo edito dal Comune di Lecco con, oltre ai testi istituzionali, un saggio critico di Valerio Dehò.





TINO STEFANONI, nato nel 1937 a Lecco, dove si è spento il 2 dicembre 2017, aveva studiato al Liceo Artistico Beato Angelico e alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Dopo alcune mostre fra il ‘63 e il ‘66, la sua vera e propria attività artistica è iniziata nel 1967 con il conseguimento del 1° Premio San Fedele di Milano, importante rassegna per giovani artisti, della cui giuria facevano parte anche il conte Panza di Biumo e Palma Bucarelli. Da allora ha esposto in numerose gallerie private italiane e straniere, spazi pubblici e museali, manifestazioni internazionali (Biennale di Venezia 1970 e 2011).
Spazi pubblici e Musei: 1977 Palazzo dei Diamanti, Ferrara; 1979 Castello di Portofino; 1981 Museo ICC, Anversa; 1990 Museo Koekkoek, Kleve; 1992 Stadtgalerie, Sundern; 1994 Museo di San Marino e Villa Manzoni, Lecco; 1996 Palazzo Civico, Sarzana e Istituto Italiano di Cultura, Parigi; 1997 Istituto Italiano di Cultura, Chicago; 1999 Chiostri di San Domenico, Reggio Emilia e Galleria San Fedele, Milano e XIII Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma; 2000 Museo di Tortolì; 2002 Palazzo Forti, Verona; 2003 Trevi Flash Art Museum; 2005 XIV Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; 2006 Palazzo Pubblico Magazzini del Sale, Siena, unito alla creazione del Drappellone del Palio del 16 agosto  2006; 2007 Casa del Console, Calice Ligure; 2008 Galleria d’Arte Moderna di Valdagno; 2011 Galleria Civica Ezio Mariani, Seregno; 2013 Galleria Gruppo Credito Valtellinese Refettorio delle Stelline, Milano; 2014 Università Bocconi, Milano e Palazzo Parasi, Cannobio.


 
UnimediaModern Contemporary Art / Geoffrey Hendricks' Exhibition "More Than 100 Skies"



Venerdì 15 dicembre 2017
ore 18:30

UnimediaModern




Non posso dare una descrizione semplice della relazione tra il cielo e il lavoro di Geoffrey sul cielo. Non esiste una spiegazione semplice per questo. Per esempio, il cielo non è il « soggetto » del lavoro. I suoi acquarelli non hanno affatto come soggetto il cielo. Piuttosto tale lavoro mi induce a indagare che cosa il cielo stesso voglia significare. Questo lavoro non offre alcuna risposta, presume invece che la si abbia già. O che finiremo per ricordarcela. Oppure che lo sforzo del ricordare abbia un forte significato in sè.
Henry Martin
"100 cieli"

 
I can’t give any simple description of the relationship of the sky to Geoffrey’s “sky work.” There is no simple name for it. The sky is not, for example, his “subject.” It’s not at all that his watercolors are about the sky. It’s rather that part of what the work does for me is to make me ask what the sky itself is about. The work doesn’t offer any answers. It pre­sumes that we already know. Or that we will finally be able to remember. Or that there’s an enormous significance simply in the effort of trying to remember.
Henry Martin
“100 Skies”

 
 
UnimediaModern Contemporary art
Palazzo Squarciafico
Piazza Invrea 5b, Genova, Italia
010 2758785
info@unimediamodern.com


 
Los Angeles in Argentina al Serrone della Villa Reale di Monza



Grande progetto espositivo “Los Angeles” che si inaugura il 6 dicembre al Serrone della Villa Reale di Monza.


Los Angeles
Dalla Iglesia de los Angeles in Argentina
al Serrone della Villa Reale di Monza
Viale Brianza, 2
7 dicembre 2017
dal 7 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018




Dal 7 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018 la Città di Monza dedica un grande progetto espositivo agli Angeli che ha il suo cuore nel Serrone della Villa Reale.
Dalla Iglesia de los Angeles in Argentina al Serrone della Reggia di Monza. Oltre 500 angeli volano tra l’Argentina e l’Italia per parlarci di ciò che più aneliamo e temiamo al tempo stesso: le cose invisibili. Creature alate, serafini, arcangeli e cherubini da secoli popolano l’arte figurativa. Pur essendo arcani ed eterei sono i soggetti più effigiati. Una galleria che coinvolge tutti i grandi nomi della pittura universale, da Giotto a Michelangelo, da Rubens a Tiepolo, fino a KleeChagallHaring.
Il tema “angelico” però non è un orpello, seppur prezioso, del passato, ma investe di interesse anche il mondo dell’arte contemporanea, come dimostra ciò che è accaduto nella Iglesia de los Angeles edificata nell’estancia argentina El Milagro.

La Chiesa degli Angeli, da poco completata, è stata voluta da Daniele Crippa, critico d’arte e presidente del Museo del Parco di Portofino, dove è ospitata una collezione di opere dei maggiori artisti internazionali contemporanei. A Salta, nel nord del Paese che ha dato i natali a Papa Francesco, ha fondato una quindicina di anni fa una nuova cittadella, nel pieno rispetto delle tradizioni locali e dell’ambiente circostante. Ha anche pensato che fosse importante per la comunità indigena, di tradizioni cristiane, fondare una chiesa. Infine ha chiesto a numerosi artisti che ha conosciuto nel corso del suo lavoro di realizzare un’opera raffigurante un angelo.
Più di cinquecento artisti italiani di fama, da Gillo Dorfles a Giosetta Fioroni, Mimmo Paladino, hanno risposto all’invito di Crippa producendo la propria visione angelica. Ciascuna è stata poi trasferita da maestranze del luogo in mattonelle delle dimensioni di cm 20 x 20 per decorare le pareti di tutta la Chiesa. Si è venuto così a creare una sorta di gemellaggio artistico tra l’Italia e l’Argentina che ora viene rafforzato con l’esposizione di tutte le opere originali a Monza.
L’allestimento presso il Serrone della Villa Reale è stato possibile grazie alla disponibilità del Direttore Generale Pietro Addis, che si è mostrato entusiasta del progetto.
L’esposizione Los Angeles che s’inaugura a Monza il prossimo 6 dicembre e che resterà aperta fino al 21 gennaio 2018 aiuta ad approfondire l’importanza dei messaggeri divini nella cultura contemporanea. Si tratta di un evento culturale davvero unico nel suo genere, che offre la possibilità di conoscere meglio quel territorio d’eterno tra terra e cielo. Una grande opera collettiva, testimonianza tangibile di un rinnovato incontro tra arte e spiritualità.

L’evento promosso e organizzato da Bellavite NonSoloCarta - Divisione Mostre & Eventi in collaborazione con Reggia di Monza, gode dell’alto patrocinio morale dell’Arcidiocesi e della Provincia di Salta de la Argentina, di Arzobispado de Salta de ArgentinaGobierno de la Provincia de SaltaMinisterio de Cultura y Turismo de la República ArgentinaEmabajada de Italia di Buenos AiresIstituto Italiano di Cultura de Buenos Aires. e nasce da un progetto del Museo del arcoCentro internazionale di Scultura all’Aperto di Portofino.

Sottolineare il culto degli angeli e la loro importanza nella pittura e nelle varie forme espressive significa anche celebrare l’amicizia che nasce dal sapersi tutti amati e protetti dai custodi delle nostre vite. Grazie al ruolo fortemente iconico che hanno nell’immaginario di tutti in tutto il mondo, indipendentemente dalla cultura di appartenenza, queste figure inviano ancora oggi note di fratellanza.  Il percorso espositivo inizia dall’entrata al Serrone della Villa Reale di Monza con un bookshop aperto ai visitatori.




 
La mostra è accompagnata dal volume Angeli & Artisti nella Iglesia de los Angeles pubblicato da Bellavite Editore, ISBN: 978-88-7511-264-6; Pagine: 600; Formato: 225x225 mm; Prezzo: 48:00. Nell’estancia El Milagro nel nord est argentino, immerso in un clima sub-tropicale ed in una natura incontaminata e selvaggia, si è sviluppato un nuovo fulcro religioso di aggregazione. In questo contesto è nata l’iniziativa alla base di questo libro: decorare la nuova chiesa, bianca ed immacolata, con una copertura policroma applicata su tutta la superficie delle pareti interne, formata da oltre 1000 piastrelle. Hanno partecipato tantissimi artisti: ognuno di loro ha realizzato un angelo, interpretandolo secondo la sua creatività. Ogni angelo è stato riprodotto su di una piastrella dagli allievi della Fondazione, per andare a decorare la chiesa. Il libro è una raccolta di tutte queste immagini.

Il Serrone della Villa Reale, che accoglierà l’esposizione dedicata agli Angeli, fu progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini nel 1790. L’Orangerie (chiamata anche citroneria) fu creata per ricoverare gli agrumi in vaso e le piante esotiche o rare durante la stagione invernale. Venne inaugurata con l’adiacente Rotonda affrescata da Andrea Appiani, in occasione del ventesimo anniversario di matrimonio di Ferdinando d’Asburgo con Maria Beatrice Ricciarda d’Este.

Cinquecento artisti del nostro tempo per uno stuolo di angeli. 





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