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ARCHIVE OPHEN VIRTUAL ART
verso l'arte globale tra ricerca, tecnologia e natura.


ARCHIVIO: febbraio 2018
 
LA CULTURA IN ITALIA TRA POLITICA E INGANNI







La cultura dell’inganno
(La grande incognita della politica culturale in Italia)



Questa  campagna elettorale, a pochi giorni dalle votazioni si è basata essenzialmente su continue polemiche, odio  diffuso  da parte dei diversi schieramenti e mancanza di seri programmi oppure di  proposte volutamente impossibili da realizzare.  L’unica cosa che accomuna i nostri partiti politici è di essere poco propensi a  parlare dichiaratamente di programmi per rilanciare la cultura e il turismo in Italia.  Qualche timida e labile proposta a  valorizzare  un settore strategico per la crescita del Paese aleggia  per  il 4 marzo  dalle proposte di qualche  partito politico  che dichiara di voler  investire  concretamente nella Cultura pensando soprattutto al  rilancio a lungo termine. Vedremo a breve se sarà purtroppo solo una semplice offerta elettorale. La cultura rimane comunque la "grande assente” di questa consulta  elettorale, da sempre volutamente ignorata proprio perché fa paura ai politicanti, meglio  negarla oppure lasciarla ai margini di un programma politico senza peso. Da qui arriva il manifesto – appello di 50 intellettuali e artisti che nei giorni scorsi hanno chiesto un maggiore impegno ai partiti, che come affermano, “la cultura potrebbe essere  il motore della crescita ", attingendo alla competenza e all'energia delle migliori risorse  presenti nel paese e valorizzando realtà che continuano a fatica a decollare. 
Basterebbe poco per  rilanciare l’occupazione e la crescita civile, sociale  ed economica di questo paese. Puntare sulla cultura significa valorizzare i tre quarti di beni culturali al mondo presenti tutti nel nostro paese,  attivare i viaggi, il turismo e persino l’editoria. Fare una politica culturale significa pensare a  nuove strategie possibili  avviando un progetto  credibile e  utile al futuro dei giovani, per educarli alla poesia, per concedergli un senso e una prospettiva certa.  Potremmo navigare in un mare di  ricchezza ben sapendo che il nostro petrolio si chiama “cultura”, purtroppo, molti dei nostri politici sono convinti che con la cultura “non si mangia” non pensando minimamente che essa potrebbe diventare il volano strategico di una futura crescita economica. Di certo, la  timida e debole  riforma attuata da  Franceschini va rivista e potenziata con energia e  più convinzione. Ci chiediamo: nei  prossimi anni desideriamo puntare su una seria politica culturale, oppure,  continuare per inerzia ad andare alla deriva come  del resto abbiamo fatto prima e dopo la recessione?  Questa è la reale prospettiva di un prossimo e precario futuro in Italia.     Sandro  Bongiani



 
MAURO MOLINARI "Plays" - Tibaldi Arte Contemporanea, Roma




Mauro Molinari
Plays

(opere 2007-2017)
a cura di  Carlo Fabrizio Carli

Tibaldi Arte Contemporanea, 
via Panfilo Castaldi 18 - Roma 

dal 10 febbraio al 3 marzo 2018



La sua lunga carriera artistica è contrassegnata da diversi cicli di ricerca come la poesia visiva, i libri d’artista, la reinterpretazione degli antichi motivi tessili e infine il racconto della realtà urbana.





La mostra Antologica  Plays  di  Mauro  Molinari ci propone una quindicina di dipinti recenti, per lo più di grandi dimensioni (anche di quasi sei metri quadrati), eseguiti nell’ultimo decennio, quasi tutti negli ultimi due anni. Percorso lungo e articolato caratterizzato dalla permanenza di motivi qualificanti, che assicurano la sussistenza di un filo rosso di continuità interna. La pittura di Molinari guarda con intelligenza e capacità selettiva a tendenze tra le più discusse e controverse (ma vitali) dello scenario estetico internazionale, come la Street Art, il Bad Painting, il Neo Pop. 

Carlo Fabrizio Carli, presentandolo  in catalogo scrive:  “ …le figure di Molinari popolano stravolte ambientazioni urbane; esibiscono lineamenti allucinati e – fuori da ogni determinismo lombrosiano – socialmente inquietanti; indossano indumenti dagli improbabili colori violenti, mentre i cieli si caricano di blu elettrici (Untitled). Ecco gli abitanti di queste quinte urbane, per lo più periferie spersonalizzanti, ma pure allusive a stilemi postmoderni, con tanto di qualche rimando alle nostre architetture novecentiste (Casa del Jazz). Il procedimento con cui il nostro artista tratta tali contestualizzazioni urbane si fa ancora più complesso, non immediatamente percepibile all’immagine fotografica, consistendo in rese tridimensionali, dotate di spessore e di ombra propria” – aggiungendo – “ ovviamente, non c’è posto in questo universo stravolto per rapporti di proporzione, di verosimiglianza, di coerenza narrativa: il nano procede accanto al gigante; ed entrambi camminano per le strade, nell’assuefazione generale; magari si affacciano alle finestre, ma non possono sporgersi, perché la loro testa è più grande del vano di apertura. O, al contrario, basta una mano aperta per occultarlo interamente; sul filo verticale di una facciata figurine indiavolate scendono con la stessa disinvoltura di come si muoverebbero in orizzontale. Una sorta di teatro dell’assurdo, insomma, che però, a ben vedere, molto assume e molto allude alla nostra periclitante vicenda quotidiana”.






BIOGRAFIA
Mauro Molinari è nato a Roma nel 1942, vive a Velletri (RM). La sua ricerca artistica si è svolta per cicli che vanno dai registri informali degli anni ’60 alla pittura scritta e alle geometrie modulari del ventennio successivo. Nel 1974 personale alla galleria d’Arte Internazionale di Roma, pres. S. Giannattasio. Nel 1975 le sue opere sono presenti alla X Quadriennale di Roma. Dal 1974 all’81 partecipa alle rassegne internazionali sul disegno della Fundació Joan Miró di Barcellona. Nel 1979 personale alla galleria Il Grifo di Roma , pres. D. Micacchi. Nel 1982 personale alla galleria Il Luogo di Roma, pres. M. Lunetta e C. Paternostro. Nel 1983 e 1985 partecipa all’International Drawing Biennale di Cleveland. Nel 1987 personale alla galleria Incontro d’Arte di Roma, pres. I. Mussa. Negli anni ’90 si dedica alla rielaborazione pittorica dei motivi tessili avviando un ciclo che dura più di 15 anni. Nel 1995 nasce la collana di Orditi & Trame, di cataloghi editi in proprio. Il primo illustra la mostra itinerante promossa dalla Tessitura di Rovezzano e presentata a Roma alla galleria Pulchrum, pres. L. de Sanctis. Nel 1998 personale allo Spazio de la Paix e alla Biblioteca Cantonale di Lugano, pres. A. Veca. Dal 2000 al 2014 partecipa ai Rencontres Internationales di Marsiglia. Dal 2000 al 2008 collabora con la rassegna internazionale Miniartextil che si tiene a Como ogni anno. Nel 1999-2000 crea il ciclo Stellae Errantes sculture dipinte ispirate ai tessuti sacri, che è stato ospitato in numerosi musei italiani in occasione del Giubileo. Nel 2001 personali alla galleria Il Salotto di Como e al Museo Didattico della Seta di Como, pres. M. De Stasio. Nel 2001 personale al Museo dell’Infiorata di Genzano, pres. C. F. Carli. Nel 2002 personale al Museo S. Maria di Cerrate Lecce, pres. L. Caramel. Nel 2003 sala personale al Musèe de l’Impression sur Ètoffes di Mulhouse, pres. L. Caramel. Nel 2004 personale a Oman Caffè di Como, pres. L. Caramel. Nel 2005 esposizione allo Spazio Mantero di Como e al Salons de l’Hôtel de Ville di Montrouge, pres. L. Caramel. Nel 2006 Salone d’Arte Moderna di Forlì, pres. F. Gallo, e sala personale al Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia, pres. L. Caramel. Nel 2007 personale alla Fondazione Venanzo Crocetti di Roma, pres. C. F. Carli e C. Paternostro. Nel 2008 sala personale alla VI Triennale Internazionale di Tournai, e personale alla Biblioteca Angelica di Roma, pres. E. Di Raddo. Dal 2008 sviluppa un ciclo pittorico dove è centrale la figurazione, che si pone come naturale evoluzione del suo percorso creativo. Nel 2009 personale alla galleria Renzo Cortina di Milano, pres. A. Veca. Nel 2010 personale al Museo Carlo Bilotti di Roma, pres. A. Arconti e L. Canova. Dal 2011 al 2014 partecipa al Festival del Libro d’Artista di Barcellona, pres. E. Pellacani. Nel 2013 due personali alla galleria Baccina Techne di Roma, pres. G. Evangelista e personale allo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno, pres. G. Bonanno. Nel 2014 personale allo Spazio COMEL di Latina, pres. M. Cozzuto e a Roma presso il Municipio Roma III, Aula Consiliare, pres. G. Evangelista.




Alcune opere presenti nella antologica a Roma










www.mauromolinari.it


 
UN ARTISTA AL MESE / MATTIA MORENI





UN  ARTISTA  AL  MESE / Febbraio 2018

Ogni primo del mese e per 12 mesi verranno presentati  in queste pagine 12 artisti  con alcune opere significative  integrate dal video e relativa biografia sintetica. Una raccolta  immaginaria e  ideale di arte contemporanea, una raccolta dei sogni  e anche dei  desideri. Nasce, soprattutto,   dal desiderio  di far conoscere alcuni artisti nati tra gli anni 20 e 60,  ancora non del tutto conosciuti al grande pubblico che nel corso degli anni  hanno  definito in modo  poetico e originale  una propria visione personale dell’arte.  Sandro  Bongiani



MATTIA  MORENI



Sarà la natura organica ad annientare la tecnologia o sarà la tecnologia a distruggere definitivamente la natura? Sono questi i dubbi che ci pone da un pò di tempo l’artista. Moreni è essenzialmente un pessimista, esprime tragicamente le sue ossessioni, il senso del disfacimento e dell’urlo, convinto, nonostante i suoi momentanei dubbi (perchè?), che alla fine la tecnologia annienterà e ingoierà la natura e anche l‘uomo, o ciò che rimarrà dell’uomo. Ci chiediamo : l’uomo sarà in grado di prendere coscienza dei suoi interminabili problemi o continuerà a percorrere quest’affannosa corsa verso il nulla e il niente? Di certo, Moreni coltiva certi inconsueti innesti di pensiero, forse per avvertire e annunciare la situazione precaria in cui ci siamo arenati. Anche le ricerche scientifiche di questi ultimi tempi ci prospettano un uomo regressivo e involutivo, come se stesse ripercorrendo a ritroso la scala evoluzionistica , tracciata da Darwin; vediamo il segno di questa regressione involutiva nei cromosomi. Moreni è convinto che si può ipotizzare, dopo una evoluzione, una marcia a ritroso verso una involuzione e regressione della specie umana; in fondo - confessa Moreni - bisogna capire che la. differenza di cromosomi tra una scimmia e un uomo e soltanto dell’1% . Basta poco per ritrovare il”disordine funzionale” che. modifica un equilibrio genetico e ci proietta verso la mutazione, e la regressione incontrollata, della specie umana. Marilù, come da tempo Moreni chiama la vulva., svelata nella emblematica presenza, -afferma E. Crispolti- “diventa luogo emblematico dell’avvertibile decisiva mutazione che sta avvenendo”. Moreni crede che una tale ossessione è condizione essenziale di ricerca. Negli ultimi tempi il richiamo più ricorrente è stato destinato al computer (conbuter, come a volte lo chiama Moreni), alla protesi tecnologica, alla tecnologia elettronica, all’amore virtuale, alla situazione Punk (Punk, avverte Moreni, è una parola come un’altra per dire che non abbiamo niente da difendere). E’ esemplare l’opera “Una “Marilù per Mantegna......”, realizzata nel 1990, di una corporeità alienata, stravolta e nello stesso tempo indifesa. Secondo Moreni, ”l’unico linguaggio dell’avanguardia è l’elettronico”. Di sicuro, la tecnologia elettronica in avanzata, riattiverà l’umanoide regredito attraverso l’‘innesto di protesi computerizzati. L’uomo, da tempo, fa uso di protesi (cuore, rene) e di leve bioniche per le braccia e le gambe. Ormai, quasi tutto è sostituibile. Opere come “L’umanoide allineato all’elettronica”; “ L’ultima apparizione con conbuter”, “L’identikit ratificato”, del 1993, oppure, “ Lo speleologo vaginale con computer, contro l’ingiustizia genetica, verifica l’atrofia delle ovaie”, del 1993-94, evidenziano una forte commistione tra naturalità e artificiosità fino alla trasmutazione del dato naturale al virtuale degli ultimi lavori dal titolo emblematico: “Marilù tecnologica ha fatto stop”; “L’esibizione Punk per l’amore virtuale….”, opere eseguite tutte nel 1994. Anche in queste ultime opere, l’artista evidenzia una sorta di intensa energia panica della natura, pregna di pulsioni molto forti, con innesti di brani di organicità sconvolta generati da quel sofferto senso catastrofico ch’è capace di trasformare tutto ciò che trova, condensandolo definitivamente in una realtà “innaturale e artificata”. Viviamo una situazione di un “ medioevo tutto nostro tra rinascimento e modernità che non ha ancora luogo”, dove la mutazione è regressione, la naturalità anche virtualità; di certo, l’ultima tragica stagione della specie umana.    Sandro  Bongiani,  1996
 
      





 MATTIA MORENI - visti da vicino 1981


 Video:  https://youtu.be/HClAxnSNcVs    durata 7:28






 
MATTIA  MORENI   (1920-1999)

Mattia Moreni nasce a Pavia nel 1920. La sua formazione avviene presso l’Accademia Albertina di Torino mostrando inizialmente una linea neocubista vicina alle posizioni di Corrente. Nel 1947 è tra gli organizzatori del “Premio Torino”, evento di rottura nel panorama culturale torinese; dello stesso anno è la sua prima personale alla Galleria del Milione a Milano. Nel 1948 partecipa alla Biennale di Venezia; continuerà tale frequentazione in maniera assidua anche negli anni successivi. Nel 1952 entra a far parte del Gruppo degli Otto promosso da Venturi con Afro, Birolli, Corpora, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova. Gli anni cinquanta lo vedono sviluppare il linguaggio informale attraverso una forte carica gestuale e materica con chiari richiami naturalistici. Nel 1956 si trasferisce a Parigi dove vi rimarrà fino al 1966. In questi anni importanti antologiche hanno luogo al Kunstverein di Leverkusen e al Museo Civico di Bologna. A partire dagli anni sessanta riflette soprattutto sulla situazione dell’uomo contemporaneo: “il mestiere del guardare è un mestiere difficile e faticoso e richiede molto tempo, molta energia”, diceva alludendo all’importanza del saper osservare veramente il mondo che ci circonda. Prendono forma così i cartelli stradali, le baracche, le angurie-non angurie, i meli avvelenati. In particolare l’anguria viene elevata a simbolo antropologico, dalle angurie “sessuate” al femminile alle angurie “sofferenti”. Dagli anni ottanta sviluppa il tema dell’umanoide-computer attraverso una figurazione espressionista dai tratti infantili e violenti che rivela una riflessione pessimistica sull’evoluzione tecnologica. L’umanoide tubato dal computer ne è un esempio, così come la serie di autoritratti carichi di un’ironia trasgressiva. Sempre attiva è la sua partecipazione a importanti eventi artistici, al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano nel 1980, alle antologiche a Santa Sofia di Romagna nel 1985 e alla Galleria Comunale di Arezzo nel 1989, al Liceo Saracco di Acqui Terme nel 1990, al Centro d’arte CL di Milano nel 1992. Importanti anche i suoi scritti: L’ignoranza fluida, 1979, L’assurdo razionale perché necessario, 1985. Muore a Brisighella (Ravenna) nel 1999 lasciandoci attraverso le sue tele la memoria di uno spirito ribelle e controverso.






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