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ARCHIVE OPHEN VIRTUAL ART
verso l'arte globale tra ricerca, tecnologia e natura.


ARCHIVIO: febbraio 2019
 
PINO PASCALI, L'EQUILIBRISTA FUNAMBOLO DEGLI ANNI SESSANTA.



Finissage, Pino Pascali – “Io cerco di fare ciò che amo fare”

FRAC – Convento Francescano della Santissima Trinità - Baronissi


 


Ancora una mostra dedicata a Pino Pascali, promossa in occasione del cinquantesimo anniversario della morte avvenuta prematuramente nel 1968, all’età di soli trentatré anni.  La mostra realizzata con il sostegno della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare e dell’Archivio Pino Pascali di Firenze, oltre quaranta opere tra dipinti, disegni, bozzetti di scenografie e di spot pubblicitari per la televisione, realizzati nell’arco di tempo che, dal 1959, giunge al 1968. Una mostra incentrata  e ristretta soprattutto sull’ esperienza ancora poco conosciuta  di grafico pubblicitario, ci svela un artista  pienamente cosciente della nuova  realtà che l’Italia  si accingeva a vivere nei primi anni 60’, ovvero quella del boom economico e del benessere.  Un momento  decisamente significativo dell’arte sotto il profilo degli apporti, e una incessante ricerca creativa proseguita con coraggio  fino agli ultimi giorni della sua vita, non ancora trentatreenne, che di fatto si contamina  e si ossigena anche con le ricerche pop americane. “Dieci anni di segni – scrive il curatore - lasciati su un repertorio straordinariamente vasto di materiali e di supporti; un segno non disciplinato da uno stile autoreferenziale, quanto in continua evoluzione”.  Tutto ciò lo possiamo notare da una serie di opere  poco conosciute presenti  a Baronissi, come per esempio,  “Jasper” dedicata  al pop artista americano Jasper Johns, “Pesci e coccodrilli”,  “Rinoceronte”, tutte  e tre eseguite durante il  1964. Insomma un fantasioso,  geniale e apparentemente anacronistico  “funambolo” che si pone fuori dalla massa, pronto a vivere intensamente  il mondo sopra un precario filo  teso da equilibrista, raccontandoci una sorta di teatro dell’immagine con un originale apporto creativo  che prende spunto  dalla fantasia e soprattutto dal gioco, nel tentativo di resistere nel vuoto come egli stesso affermava. Non a caso  la mostra prende spunto da una frase di Pascali “Io cerco di fare ciò che amo fare”, rivelandoci  il giusto approccio  per comprendere appieno  tutto il suo lavoro di ricerca. 




Pino Pascali era nato nel 1935 a Polignano a Mare, nonostante la sua giovane età, negli anni sessanta era già un’artista abbastanza conosciuto. Negli ultimi anni, sempre più spesso lavorava con forme volutamente ingigantite utilizzando i materiali che lo interessavano. Non desiderava utilizzare una tecnica prestabilita, ma cercava volta per volta varie possibilità di intervento, suggerite soprattutto dalle suggestioni immediate degli eventi vissuti. In una intervista su ”Marcatre” del maggio 1968, alcuni mesi prima di morire aveva dichiarato: “La tecnica è la mia vita,ogni volta cambia” e aggiungeva “appena hai fatto una cosa, la cosa è finita”. In quella occasione, alla domanda di Marisa Volpi Orlandini: “Che valore dai alla tecnica del tuo lavoro, che cosa spinge a lavorare con i tuoi materiali “primari”, aveva risposto declamando una insolita filastrocca in dialetto pugliese: “Evviv a Carlo Magno ch va-n dall’acque e non s’abbagne ch va-n do fuek e non s’abbrusce ch va-n du camp e’n se sprtuse “ Questa filastrocca apparentemente senza significato, ci rivela invece il vero senso del fantastico e la giusta chiave di lettura del suo lavoro, convinto che non bisognava chiudersi in formule di lavoro già sperimentate ma tutto doveva essere acqua, vita, gioco e ricerca spontanea; in fondo cercava di fare quello che gli piaceva, questo era l’unico sistema che conosceva e che gli era congeniale. Nelle sue mani, qualsiasi forma e materiale, dopo averli sottratti all’evidenza ovvia del quotidiano diventa immagine e presenza  prepotente, la finzione o l’incanto trovavano così la giusta dimensione per emergere e materializzarsi in atmosfere da favola, in piacevoli “teatrini dell’immagine” dove la fantasia è capace di decantare e trasformare l’ironia in sogno modellando magicamente i pensieri in strane e straordinarie favole che solo lui in quel momento storico poteva creare.

Sandro  Bongiani
Mostra visitata il  29 dicembre  2018




15 dicembre 2018 al  10 febbraio 2019
Pino Pascali - Io cerco di fare ciò che amo fare

FRAC – Convento Francescano della Santissima Trinità,  Via Convento (84081)  Baronissi

Info: Convento Francescano SS. Trinità, 84081 – Baronissi
E-mail: cultura@comune.baronissi.sa.it –

Sito Web: www.comune.baronissi.sa.it
- tel. 089 828209 – fax 089 828217




 
A Telese Vittorio Sgarbi premia la bottiglia di ceramica del vietrese Pasquale Liguori









A Telese Vittorio Sgarbi premia la migliore bottiglia in ceramica per l’amaro della Reggia

Fotografie © Courtesy Laura  Marmai e Sandro Bongiani Arte Contemporanea - Salerno

Il 10 febbraio presso la sala “Mario Liverini” a Telese Terme, in provincia di Benevento, grande partecipazione di pubblico alla premiazione del concorso  “AmaRe'” dell’Antica Distilleria Petrone, concessionaria in esclusiva per quattro anni del brand AmaRè legato alla Reggia di Caserta, ha visto protagonista il critico d’arte Vittorio Sgarbi presso la sala Liverini a Telese premiare gli artisti che hanno realizzato le più belle bottiglie in ceramica destinate a contenere l’amaro della Reggia che l’Antica Distilleria Petrone ottiene dall’infusione di sole erbe ed essenze pregiate selezionate nel settecentesco Giardino Inglese della residenza reale di Caserta. Il concorso  riservato ad artisti e  maestri artigiani operanti in una delle citta’ campane della ceramica (Ariano Irpino, Cava dei Tirreni, Cerreto Sannita e Vietri). Grande soddisfazione per le città della ceramica della provincia di Salerno  con il maestro Pasquale Liguori di Vietri sul Mare. Sgarbi ha citato con doverosa ammirazione la ceramica di Vietri sul Mare complimentandosi per la creazione innovativa e la grande qualità della ceramica del maestro vietrese. Una interpretazione assai convincente supportata dalla grande tecnica utilizzata da Liguori.  Una tecnica a smalto poco conosciuta e utilizzata attualmente da pochi ceramisti che nasce dallo studio  e dalla sperimentazione svolta da diverso tempo della ceramica Babilonese riproposta in questa occasione  in chiave moderna per questo  prestigioso manufatto di Design. Quello che stupisce è soprattutto come l’artista vietrese sappia trasformare la comune materia tipicamente povera della terra in una presenza  altamente preziosa  ed elegante, una sorta di magia nel trattare l’alchimia e restituirci  l’oggetto trasformato decantato in una sostanza e dimensione nuova.   Il prototipo della bottiglia AmaRè non è una semplice bottiglia di liquore da bere ma un grande lavoro di ceramica da conservare e collezionare con cura come una autentica opera d’arte.



L'opera del maestro vietrese  Pasquale Liguori


In questo particolare appuntamento Vittorio Sgarbi, accompagnato da Ferdinando Creta, direttore dell’Area Archeologica del Teatro Romano di Benevento e del Museo archeologico del Sannio Caudino di Montesarchio ha presentato  il suo ultimo libro “Il Novecento”, dal Futurismo al Neorealismo, una sua personale interpretazione  dell’arte in Italia con i maestri del secolo scorso. Poco convincente rimane la sua ipotesi personale su  “Il  Novecento” – che secondo lui  resta un secolo “carsico” con molti talenti non emersi o non degnamente riconosciuti. Una sorta di caccia ad artisti marginali e emarginati dal sistema poco considerati dalla critica ufficiale nel contesto dell’arte di avanguardia e delle ricerche svolte nel primo e secondo decennio dell’arte internazionale (Sandro  Bongiani).












 
ETTORE FRANI IN MOSTRA AL PAN DI NAPOLI




La pietà della luce. Ettore Frani in mostra al PAN 
Palazzo delle Arti di Napoli.
Sala Loft | dal 2 al 24 febbraio 2019




Si è inaugurata il 2 febbraio 2019 al PAN | Palazzo delle Arti di Napoli La pietà della luce, mostra personale dell’artista Ettore Frani con opere, in prevalenza inedite, appartenenti all’ultimo ciclo pittorico. L’esposizione lascia emergere  una sintesi approfondita dei temi nodali che da sempre accompagnano il suo linguaggio: la tensione spirituale dell’uomo, la sacralità della natura, l’elemento della luce come momento fondante presente in tutte le sue opere, che sembra ora avvolgere il mondo di un nuovo mistero restituendoci la parte impermanente e insostanziale delle cose.



Fotografie © Courtesy Sandro Bongiani Arte Contemporanea - Salerno

























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