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appunti di un lettore compulsivo

 
dalle api al cane


Torno a parlare della Iperborea. Ribadendo che non sono uno sfegatato della casa editrice meneghina, ma... che coraggio! Ci pensate, aprire un'azienda che pubblica solo autori nordici, e ben prima che scoppiasse la bolla dei giallisti di quelle lande? (A proposito: "C'è qualcosa di più morto di un best-seller vecchio di due o tre anni?", p. 22) E in un Paese dove si legge poco o niente?
Stavolta mi son cimentato, dopo lo struggente Morte di un apicultore, con un altro romanzo di Lars Gustafsson, Storia con cane (1995; Historien med hunden, 1993), nella consueta traduzione, equilibrata e sapiente, di Carmen Giorgetti Cima.
Romanzo meno memorabile, anche se difficilmente si dimentica il lavoro del protagonista: dopo l'apicultore, un ex giudice fallimentare texano.
Capitolo arte, da segnalare in specie la seguente ironica constatazione (fra manifesti di mostre del MoMA e un'illustrazione di Doré): "I senzatetto hanno una straordinaria attrazione per le opere d'arte pubbliche più stravaganti" (p. 138).

PS: Gustafsson mi ha dato uno spunto, facendomi voglia di leggere Il signore della svastica (The Iron Dream, 1972) di Norman Spinrad, pubblicato in Italia da Fanucci.
PS2: Gustafsson mostra la sua cultura quando parla del professor Van de Rouwers, trasferitosi negli States dopo aver taciuto il fatto di esser stato l'autore di numerosi articoli antisemiti durante il nazismo in Europa. Non è esattamente il ritratto di Paul de Man?


scritto 24/01/2011 22.50.41 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: libri lars gustafsson norman spinrad paul de man gustave doré
 
senza soluzione


Punto primo: di autori interessanti, italiani pure, ce ne sono tanti. E mica si può leggere tutto. Però almeno un esempio, uno dei libri, per avere una seppur parziale impressione, si "deve" approcciare. Così sto facendo in questo periodo, con Genna (di cui ho appena scritto), con Carofiglio (di cui sto scrivendo), con Veronesi (di cui scriverò).
Punto secondo: amo la "letteratura di genere", e chi segue questo blog ben lo sa. E in particolare i noir, dove non si può dire che siano molti gli italiani contemporanei a eccellere.

Ebbene, questo Testimone inconsapevole (Sellerio, Palermo 2002) di Gianrico Carofiglio rispetta uno dei principali punti che distinguono il noir dal giallo "classico": non si tratta di un meccanismo che viene analizzato, smontato e "risolto".
Certo, la componente gialla c'è eccome, e nella variante del legal thriller. Ma il colpevole non salta fuori. Nemmeno lontanamente. E questo è un punto d'onore in un Paese dove, solo in letteratura, la soluzione - magari ipocritamente "aperta" - arriva sempre. Mentre nella realtà aspettiamo risposte risolutive a questioni che datano decenni.


 
la cina era vicina


Fa un certo effetto dire che questo romanzo risale a quasi dieci anni fa, ossia al 2003, l'epoca d'oro di quel che Federico Rampini ancora chiama "Cindia", forse. L'arrembaggio è stato certo più soft di quanto alcuni paventavano, fra cui lo stesso Genna: "Tra dieci anni, il cuore del pianeta è Pechino. Pechino cresce al ritmo dei giorni. Sarà la nuova Parigi, sarà la nuova New York" (p. 146).
Ma, al di là di ciò, il romanzo di Giuseppe Genna, Non toccare la pelle del drago, resta un ottimo prodotto editoriale. E spiace che sia finito sostanzialmente fuori catalogo, perché di autori come Genna mica ne abbiamo tanti, nel suo "genere" e non solo.
Gente che scrive frasi del genere: "Fuori, è notte. Su Montecarlo sta scendendo una neve fina e leggera, e da nessuno visti vibrano al vento nelle tele i ragni" (p. 16).
E che, parlando d'arte contemporanea, mostra di essere bene informato. Tanto che il dottor Agrati, la cui moglie dà inizio alla catena di eventi, a pagina 72 risulta irreperibile perché si trova a Torino anziché nella natia Brianza, poiché è all'"inaugurazione di una pinacoteca della famiglia Agnelli" (il vernissage prosegue a pagina 87 e seguenti). E alle pagine 169-170 c'è una infilata di battute sul traffico clandestino di opere d'arte e di aneddoti più o meno scherzosi, come quello su Pomodoro, "uno che ha fatto gli accordi commerciali con una galleria importante, la galleria ha imposto a certe amministraizoni di metropoli di acquisire queste robe che ruotano su di sé quando si sposta il vento, ma il mercato gli è crollato quando una di queste ruote, in un giardino di Milano, ha stritolato tre bambini". Genna continua ad andarci giù pesante, qualificando il Mamac di Nizza come "orripilante e provincialissimo" (p. 187).
Informato assai più della media dei suoi colleghi? Certo, al punto che Genna si occupa d'arte in maniera quasi professionale. Ultimo esempio, una bella intervista ad Anselm Kiefer pubblicata prima in Germania e poi sul suo blog.


 
il ticket mccarthy-coen


Prima ho visto il film dei Fratelli Coen, del 2007, poi ho letto il romanzo di Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men, 2005), tradotto dalla mitica Martina Testa. Due bei gioiellini.
Sul film non mi dilungherò. Sul libro nemmeno, se non per dire che, per convincersi che merita la lettura, basta godersi la prima, primissima pagina.

Unica citazione per gli amanti dell'arte:
"Fece un cenno verso un dipinto appeso alla parete. Quello è originale?
L'uomo guardò il dipinto. No, disse. E' una copia. Ma possiedo l'originale. Lo tengo in un caveau."
(p. 204, e si nota come McCarthy non usi le virgolette per i dialoghi, ma ci si abitua rapidamente)


scritto 06/12/2010 0.10.54 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: libri film fratelli coen cormac mccarthy martina testa
 
non c'è più il noir di una volta


Per un amante come il sottoscritto di gialli, noir, hard boiled, thriller e così via, la lettura rarefatta di Dashiell Hammett non è tanto un difetto ma una necessità: perché prima o poi finiscono.
Così, dopo aver gustato nel 2006 Piombo e sangue (Red Harvest, 1929), nel febbraio del 2009 mi sono procurato L'istinto della caccia (nell'edizione cartonata della Omnibus Mondadori del 2003; l'edizione originale risale al 1966 - quindi postuma - e aveva come titolo The Big Knockover), volume che raccoglie dieci racconti pubblicati sulla rivista Black Mask negli anni '20 e '30.
Che dire, il livello è straordinariamente alto; protagonista è un anonimo - e sottolineo, anonimo - detective di San Francisco. Ci sono capolavori come La foto bruciata e 106.000 dollari di taglia, ma scegliere le eccellenze in un tale panorama è arduo. E il tono è d'altri tempi, con un fascino incredibile, alla Bogart per capirci: "Qualcuno mi colpì sulla spalla con qualcosa, un pianoforte, a giudicare dal dolore" (p. 336). E con citazioni, parlando d'arte, mica scontate, visto che in Tulip si segnala "un bel Vuillard sopra il televisore" (p. 403). E anche qualche perla di saggezza: "Esistono due maniere di pensare a questo mondo; quella che ti porta ad avere ragione nelle discussioni e quella che ti porta a scoprire le cose" (p. 439).


scritto 05/12/2010 0.38.06 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: libri dashiell hammett edouard vuillard


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