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ARTASIA
cosa, quando e dove succede


ARCHIVIO: maggio 2013
 
Cina, Provincia del Gansu: sulla Via della Seta (parte prima)

Statua di Bodhisattva, dettaglio, al Gansu Museum di Lanzhou

Come si arriva alla Via della Seta?

Non so voi, ma io ci sono arrivato durante le vacanze di Natale del 2012, sempre grazie allo spirito organizzativo di Howard, amico di SuZhou. Con lui avevo visitato in precedenza le magnifiche grotte buddiste di LongMen (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6222 ) , e poi ancora quelle di YunGang (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6303 ) ed ora eccoci ad organizzare il viaggio alle grotte di Mogao, vicino a Dunhuang, nella provincia del Gansu.

In effetti abbiamo fatto un viaggio a ritroso nel tempo, dalle grotte relativamente piu’ recenti, quelle dove l‘influsso della cultura cinese e’ preponderante, indietro fino a quelle che, invece, mostrano quasi intonsi i segni dell’arte Indiana e i riverberi del Gandhara.

Dal Budda paffuto, pacioso e spesso ilare di stile cinese arriveremo al giovane Maestro dall’espressione di beata, siderale distanza dai problemi di quest’esistenza, magro e dai lineamenti cosi belli da parere effeminato.

E’ siamo cosi a Suzhou, il 24 dicembre, a casa di Howard e l’amico Jeffrey e’ con noi, ma lui non verra’ a DunHuang, andra’ poi in un’altra provincia, nell’Hunan, a visitare la sua famiglia di origine. Suzhou con i suoi 2 gradi, il vento e un accenno di nevischio e’ proprio fredda per noi che arriviamo dai 18 gradi di Shenzhen. Passiamo insieme quattro giorni tranquilli, mangiando un po’ troppo e visitando alcune parti della citta’ che Jeffrey non conosce, un pomeriggio lo dedichiamo a girovagare nella strada piu’ commerciale, giusto per vedere vetrine e qualche tempio locale.

Il giorno finale della visita di Jeffrey visitiamo il Museo di Suzhou, che fu completamente ridisegnato e ricostruito dall’architetto Ieoh Ming Pei e inaugurato nel 2006.

Mi ci sono recato diverse volte, per curiosare tra le collezioni d’arte antica o vedere qualche mostra di arte contemporanea, e aggirarmici nei suo interni mi da sempre molto piacere, ogni volta scopro un dettaglio, un particolare che mostra l’accuratezza e direi l’amore con il quale Pei ha ripensato il posto, dandogli una veste moderna ma con precisi e forti richiami ad un’architettura classica cinese che qui e’ famosa sopratutto per i Giardini, tutti considerati patrimonio dell’Umanita’. Il museo e’ ad entrata libera, a tutt’oggi, aprile 2013, e la cosa contrasta parecchio con i biglietti che bisogna pagare in giro per la Cina se si vuole visitare Templi e Pagode. Misteri del marketing turistico cinese.

Durante le serate accudiamo e trastulliamo il piccolo bichon bianco di Howard, che abbiamo chiamato Neve, e che e’ reduce da una brutta parassitosi alla pelle, grazie alla trascuratezza di una cugina dell’amico, che ci aveva malbadato durante il periodo precedente alla nostra visita; pianifichiamo il viaggio, che a dire il vero e’ davvero gia’ completamente organizzato da Howard e chiacchieriamo sui prossimi progetti lavorativi oppure guardiamo un film in dvd, che ancora oggi si possono trovare in Cina a circa 10 RMB (ovvero un euro e venti centesimi) in negozi e sulle bancarelle.

Partiremo il 28 dicembre, Jeffrey per ChangSha e noi prenderemo un aereo per LanZhou, la capitale della provincia del Gansu, una provincia che e’ intrisa di storia antica e recente e che il partito comunista ritiene uno dei posti sacri (usano proprio questi termini religiosi) della Rivoluzione, vedremo poi perche’.

Da Lanzhou prenderemo un treno per DunHuang, una volta il confine dell’impero Han e centro di assoluta importanza sulla via della Seta cinese, dove nelle vicinanze si trovano le grotte di Mogao, nostro obbiettivo principale, ma Howard mi spiega come ci siano parecchi altri posti che vale la pena di vedere mentre saremo li, tra -10C e -20C: la Montagna Sabbiosa degli Echi, l’oasi con il lago a Luna Crescente, il passo dello Yumen e quello di Yangguan, andremo nel deserto del Gobi, che si sta espandendo e che ormai quasi lambisce la cittadina, mi dice che mangeremo carne di asino, fichi secchi buonissimi, noci e nocciole di prima qualita’, la famosa pasta fresca tirata (lamian) di Lanzhou e del Gansu, che qui si gusta sopratutto al mattino, come prima colazione. DunHuang fu la porta d’entrata e di interscambio di filosofie, religioni e non solo un punto di commercio, e anche se la Seta ha poi dato il nome alla via, da qui si commerciava di tutto e di piu’, DunHuang era forse la Hong Kong dell’epoca. Insomma, la visita si delinea proprio interessante sotto molteplici aspetti. Peccato che Jeffrey non sara’ dei nostri, penso che sarebbe piaciuto anche a lui visitare dei posti che fanno parte della storia cinese, e anche della poesia, visto che il passo dello Yangguan viene citato in una poesia famosissima in Cina, che tutti i cinesi apprendono a scuola. Sky, uno dei miei pochi altri amici cinesi che in questo momento si trova a Newcastle Upon Tyne per un master in giornalismo, mi ha gia’ espresso la sua amichevole invidia, perche’ proprio Yanggang e la via della Seta sarebbe uno dei suoi obiettivi di visita. Gli ho promesso che davanti alla statua del poeta Wang Wei a Yanggang gli mandero’ un pensiero speciale per lui, impegnato a gustarsi i pudding natalizi della vecchia Inghilterra.

Da DunHuang riprenderemo il treno per LanZhou, facendo uno stop a ZhangYe, una volta si chiamava Ganzhou e leggenda vuole che qui nacque l’imperatore mongolo Kublai Khan, e Marco Polo, che qui soggiorno’ un anno, la chiama Campichu nel suo Il Milione. Con questo viaggio mi sento ormai davvero sulle orme del mio famoso omonimo veneto: in tempi diversi abbiamo visitato gli stessi luoghi: SuZhou, HangZhou, DunHuang, Zhangye, Pechino, ChengDu e altre citta’ nei loro dintorni, e mentre lui parlava sicuramente il cinese di allora meglio di me, io mi accontento di essere un po’ narratore di questa Cina, come lo fu lui allora.

Mogao, arriviamo.



 
L'irresistibile erosione della lingua italiana

TuttoFood Milano

Ogni tanto ci si diverte, per cosi dire, nel constatare la perdita della ricchezza semantica e del lessico italiano, una lingua che sta diventando un ibrido, per usare una parola gentile.
Una lingua che tra non molto non sara' piu' in grado di formare frasi di senso compiuto senza prestiti linguistici, che prestiti non sono per nulla, se non adottamenti e accoglimenti senza ragione alcuna se non quelle legate a ignoranza, pigrizia, provincialismo e sudditanza culturale.

Durante la solita rassegna stampa mattutina, mentre leggo un articolo sul sito di MilanoToday (MilanoOggi, cosi fuori moda chiamarlo cosi ... vedi :   http://www.milanotoday.it/eventi/milano-food-week-2013.html), il passaggio che piu' mi colpisce e' questo:

Milano Food Week 2013 7-25 maggio Eventi a Milano
“La Milano Food Week non è un evento food ma un collettore di eventi creati da una community di food lovers uniti dalla comune passione per il cibo. La loro diversità è la nostra forza perchè solo in questo modo possiamo contare su centinaia di eventi che toccano le tematiche più diverse: dall’arte all’alimentazione; dai workshop di pasticceria alle cene con musica.”

Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/eventi/milano-food-week-2013.html
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Un articolo del tutto normale oggigiorno, giusto? Mi chiedo se ci sia qualcuno che pensi, a volte,  ai non anglofonicizzati, a chi mastica l'italiano, anche un buon italiano, ma per diverse ragioni non ha studiato l'inglese. Penso anche a chi usa ancora l'italiano come lingua di preferenza per esprimere i suoi pensieri e ragionamenti.
Per me e per loro ho tradotto il passaggio sopra citato usando solo parole in italiano. Suona vecchio e stantio? Suona ridicolo e poco appassionante? Come suona? Troppo italiano? Nessuna lingua storica, veicolo principe di una cultura,  sta cambiando e impoverendosi cosi velocemente in Europa. 

“La Settimana Milanese del Cibo non è un evento dedicato al cibo ma un collettore di eventi creati da una comunita' di amanti del cibo (magari ci si poteva avventurare nell'usare la parola: buongustai? Ci avremmo guadagnato in concisione.) uniti dalla comune passione per il cibo. La loro diversità è la nostra forza perchè solo in questo modo possiamo contare su centinaia di eventi che toccano le tematiche più diverse: dall’arte all’alimentazione; dai laboratori di pasticceria alle cene con musica.”

Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/eventi/milano-food-week-2013.html
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Invece, tra ventanni, lo scriveranno cosi:
Milan Food Week non è un food event ma un collettore di event creati da una community di food lovers uniti dalla comune passion per il food. La loro diversità è la nostra forza perchè solo in questo modo possiamo contare su centinaia di event che toccano le tematiche più diverse: dall’art all’alimentazione; dai workshop di pasticceria alle cene con music.”

Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/eventi/milano-food-week-2013.html
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Oh, perbacco, ma suona bene cosi gia' oggi, perche' aspettare ventanni??

Si si, lo so, sono parole (italiane) al vento.
 



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