 Statua di Bodhisattva, dettaglio, al Gansu Museum di Lanzhou | |
Come si arriva alla Via della Seta?
Non so voi, ma io ci sono arrivato
durante le vacanze di Natale del 2012, sempre grazie allo spirito
organizzativo di Howard, amico di SuZhou. Con lui avevo visitato in
precedenza le magnifiche grotte buddiste di LongMen (vedi blog:
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6222
) , e poi ancora quelle di YunGang (vedi blog:
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6303
) ed ora eccoci ad organizzare il viaggio alle grotte di Mogao,
vicino a Dunhuang, nella provincia del Gansu.
In effetti abbiamo fatto un viaggio a
ritroso nel tempo, dalle grotte relativamente piu’ recenti, quelle
dove l‘influsso della cultura cinese e’ preponderante, indietro
fino a quelle che, invece, mostrano quasi intonsi i segni dell’arte
Indiana e i riverberi del Gandhara.
Dal Budda paffuto, pacioso e spesso
ilare di stile cinese arriveremo al giovane Maestro dall’espressione
di beata, siderale distanza dai problemi di quest’esistenza, magro
e dai lineamenti cosi belli da parere effeminato.
E’ siamo cosi a Suzhou, il 24
dicembre, a casa di Howard e l’amico Jeffrey e’ con noi, ma lui
non verra’ a DunHuang, andra’ poi in un’altra provincia,
nell’Hunan, a visitare la sua famiglia di origine. Suzhou con i
suoi 2 gradi, il vento e un accenno di nevischio e’ proprio fredda
per noi che arriviamo dai 18 gradi di Shenzhen. Passiamo insieme
quattro giorni tranquilli, mangiando un po’ troppo e visitando
alcune parti della citta’ che Jeffrey non conosce, un pomeriggio lo
dedichiamo a girovagare nella strada piu’ commerciale, giusto per
vedere vetrine e qualche tempio locale.
Il giorno finale della visita di
Jeffrey visitiamo il Museo di Suzhou, che fu completamente
ridisegnato e ricostruito dall’architetto Ieoh Ming Pei e
inaugurato nel 2006.
Mi ci sono recato diverse volte, per
curiosare tra le collezioni d’arte antica o vedere qualche mostra
di arte contemporanea, e aggirarmici nei suo interni mi da sempre
molto piacere, ogni volta scopro un dettaglio, un particolare che
mostra l’accuratezza e direi l’amore con il quale Pei ha
ripensato il posto, dandogli una veste moderna ma con precisi e forti
richiami ad un’architettura classica cinese che qui e’ famosa
sopratutto per i Giardini, tutti considerati patrimonio
dell’Umanita’. Il museo e’ ad entrata libera, a tutt’oggi,
aprile 2013, e la cosa contrasta parecchio con i biglietti che
bisogna pagare in giro per la Cina se si vuole visitare Templi e
Pagode. Misteri del marketing turistico cinese.
Durante le serate accudiamo e
trastulliamo il piccolo bichon bianco di Howard, che abbiamo chiamato
Neve, e che e’ reduce da una brutta parassitosi alla pelle, grazie
alla trascuratezza di una cugina dell’amico, che ci aveva malbadato
durante il periodo precedente alla nostra visita; pianifichiamo il
viaggio, che a dire il vero e’ davvero gia’ completamente
organizzato da Howard e chiacchieriamo sui prossimi progetti
lavorativi oppure guardiamo un film in dvd, che ancora oggi si
possono trovare in Cina a circa 10 RMB (ovvero un euro e venti
centesimi) in negozi e sulle bancarelle.
Partiremo il 28 dicembre, Jeffrey per
ChangSha e noi prenderemo un aereo per LanZhou, la capitale della
provincia del Gansu, una provincia che e’ intrisa di storia antica
e recente e che il partito comunista ritiene uno dei posti sacri
(usano proprio questi termini religiosi) della Rivoluzione, vedremo
poi perche’.
Da Lanzhou prenderemo un treno per
DunHuang, una volta il confine dell’impero Han e centro di assoluta
importanza sulla via della Seta cinese, dove nelle vicinanze si
trovano le grotte di Mogao, nostro obbiettivo principale, ma Howard
mi spiega come ci siano parecchi altri posti che vale la pena di
vedere mentre saremo li, tra -10C e -20C: la Montagna Sabbiosa degli
Echi, l’oasi con il lago a Luna Crescente, il passo dello Yumen e
quello di Yangguan, andremo nel deserto del Gobi, che si sta
espandendo e che ormai quasi lambisce la cittadina, mi dice che
mangeremo carne di asino, fichi secchi buonissimi, noci e nocciole di
prima qualita’, la famosa pasta fresca tirata (lamian) di Lanzhou e
del Gansu, che qui si gusta sopratutto al mattino, come prima
colazione. DunHuang fu la porta d’entrata e di interscambio di
filosofie, religioni e non solo un punto di commercio, e anche se la
Seta ha poi dato il nome alla via, da qui si commerciava di tutto e
di piu’, DunHuang era forse la Hong Kong dell’epoca. Insomma, la
visita si delinea proprio interessante sotto molteplici aspetti.
Peccato che Jeffrey non sara’ dei nostri, penso che sarebbe
piaciuto anche a lui visitare dei posti che fanno parte della storia
cinese, e anche della poesia, visto che il passo dello Yangguan viene
citato in una poesia famosissima in Cina, che tutti i cinesi
apprendono a scuola. Sky, uno dei miei pochi altri amici cinesi che
in questo momento si trova a Newcastle Upon Tyne per un master in
giornalismo, mi ha gia’ espresso la sua amichevole invidia, perche’
proprio Yanggang e la via della Seta sarebbe uno dei suoi obiettivi
di visita. Gli ho promesso che davanti alla statua del poeta Wang Wei
a Yanggang gli mandero’ un pensiero speciale per lui, impegnato a
gustarsi i pudding natalizi della vecchia Inghilterra.
Da DunHuang riprenderemo il treno per
LanZhou, facendo uno stop a ZhangYe, una volta si chiamava Ganzhou e
leggenda vuole che qui nacque l’imperatore mongolo Kublai Khan, e
Marco Polo, che qui soggiorno’ un anno, la chiama Campichu nel suo
Il Milione. Con questo viaggio mi sento ormai davvero sulle orme del
mio famoso omonimo veneto: in tempi diversi abbiamo visitato gli
stessi luoghi: SuZhou, HangZhou, DunHuang, Zhangye, Pechino, ChengDu
e altre citta’ nei loro dintorni, e mentre lui parlava sicuramente
il cinese di allora meglio di me, io mi accontento di essere un po’
narratore di questa Cina, come lo fu lui allora.
Mogao, arriviamo.
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