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IL NOTIZIARIO DI ANDREA SPEZIALI
www.andreaspeziali.it

 
Tutti pronti per l'ART NOUVEAU WORLD DAY

Anche l'Italia partecipa alla giornata mondiale dedicata all'Art Nouveau

Il 10 giugno si celebrerà la Giornata mondiale dell’Art Nouveau organizzando attività culturali in tutta Europa come annuncia il Réseau Art Nouveau Network.

Quest'anno si celebra il 150° anniversario di Charles Rennie Mackintosh (Regno Unito-Scozia), Peter Behrens (Germania), Marcell Komor (Ungheria-Serbia) Lluis Muncunill i Parellada (Spagna-Catalogna) ma anche i 100 anni della morte di Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser (Austria). Ecco perché l’edizione 2018 del World Art Nouveau Day celebrerà gli artisti e architetti che hanno segnato il movimento Art Nouveau.

In Italia si è reduci delle grandi mostre dedicate all'architetto Giuseppe Sommaruga (1867-1917) che l'anno precedente hanno reso giustizia al protagonista del Liberty italiano nel centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita. Si è riaperto dopo cinque decenni il Grand Hotel Campo dei Fiori a Varese.
Per festeggiare la giornata mondiale dell'Art Nouveau l'associazione di riferimento sul Paese è Italia Liberty che ha organizzato un programma ad hoc aperto a tutti.
Lo comunica il presidente e delegato alla Bellezza al Comune di Sarnico, Andrea Speziali che annuncia il fitto programma di iniziative culturali a ingresso libero per la giornata del e 10 giugno tra visite guidate in ville e palazzi Liberty esclusivi, la mostra "Scoprire il Liberty nell’Italia settentrionale" allestita a villa Arconati-FAR nel milanese e un premio fotografico.

Rispettando la mission di ITALIA LIBERTY volta alla salvaguardia e promozione del patrimonio artistico italiano, sul sito web www.italialiberty.it sono pubblicati una ventina di itinerari sparsi su tutto il paese a partecipazione libera con mezzi propri per chi vuole seguire un proprio tragitto anche in più città vivendo l'esperienza Art Nouveau anche in ristoranti a tema come Le Jardin Fleuri a Romano Canavese.

IL PREMIO "Best LibertyCity". L'onorificenza sarà consegnata da Italia Liberty entro fine anno per premiare la miglior città Liberty dell'anno 2018.
Chiunque può partecipare con foto (max 10) e video (max 1) dedicati al Liberty della/e città o che si preferisce candidare inviando i materiali a concorso@italialiberty.it.
La partecipazione è libera e tutto è senza fini di lucro.

Per la giornata mondiale dell'Art Nouveau le visite guidate nelle ville e palazzi storici sono a ingresso libero grazie alla collaborazione con alcune sedi FAI (Fondo Ambiente Italiano) e il sostegno della Polini Group che mette a disposizione l'assaggio del pregiato Limoncello Liberty e l'aiuto organizzativo di AitmArt.
Le città coinvolte sono le seguenti: Torino, Milano, Savona, Genova, Lido di Venezia, Varese, Sarnico, Reggio Emilia, Ferrara, Bologna, Firenze, Rimini, Riccione, Pesaro, Cervia, Cesenatico, Giulianova, Ancona, Roma, Napoli, Bari, Catania e Palermo.

Circa trenta edifici esclusivi su tutto il paese apriranno i cancelli al pubblico.

Ad esempio i ragazzi del FAI giovani Catania offre al pubblico un percorso esclusivo che abbraccia anche l'Art Déco. Dalle decorazioni Liberty del Negozio Frigeri al Palazzo delle Poste caratterizzato da balconi ondulati che riecheggiano l'opera del Borromini in chiave moderna, le ville Bellini, De Luca e Del Grado assieme ad altre. Il Palazzo Vucetich che riflette sulle soleggiate strade di largo Dei Vespri è opera dell'ing. Alessandro Vucetich e le decorazioni Déco del fratello Mirko Vucetich. Questo edificio sarà annoverato nella prima monografia dedicata: "Mario Mirko Vucetich (1898-1975). Dal Futurismo al Novecento" per i Tipi di Silvana Editoriale.

Gli interessati possono inviare domanda di adesione alla passeggiata Liberty inviando una mail a info@italialiberty.it indicando le proprie generalità e la città dove desiderano partecipare. Saranno poi fornite tutte le indicazioni in merito.


scritto 09/06/2018 14.59.09 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
In villa abbandonata ritrovati affreschi liberty di Galileo Chini

Affresco Galielo Chini

(ANSA) Da una villa abbandonata nel fiorentino riaffiorano, quasi per caso, affreschi di uno dei protagonisti dello stile Liberty in Italia, Galileo Chini. A scoprirli, dopo averne rinvenuto tracce sul social network fotografico Flickr (dove un fotografo ne aveva pubblicato alcuni scatti), è stato lo studioso e direttore del sito di settore 'Italia Liberty', Andrea Speziali. "Sono stati realizzati senza dubbio dal grande artista di Firenze", spiega, dopo aver effettuato raffronti e indagini sull'autenticità delle opere. I grandi affreschi decorano le pareti di alcune stanze di una villa, privata e situata appena fuori da Castelfiorentino (Firenze), ad alcune decine di chilometri dal capoluogo toscano, in stato di forte abbandono da alcuni anni. Per salvare i dipinti di Chini (che già non sono più in ottimo stato di conservazione), Speziali ed Italia Liberty, hanno lanciato l'idea all'attuale proprietà dell'edificio, di una raccolta fondi: l'iniziativa servirebbe anche ad organizzare un convegno dedicato allo stile Liberty e all'opera di Chini nei prossimi mesi a Firenze. Nell'ambito dell'evento verrà proposta l''istituzione del primo museo del Liberty italiano: il nuovo spazio culturale potrebbe trovare posto proprio nella villa abbandonata di Castelfiorentino.

   La scoperta degli affreschi risale alla metà del mese scorso, quando l'attenzione di Speziali, una notte, è attirata da alcune nuove immagini pubblicate sul social di immagini e foto Flickr dal fotografo Jonathan Dellagiacoma, vincitore del primo premio nella 1/a edizione del contest nazionale Italian Liberty. Ritraggono le sale diroccate della villa a Castelfiorentino, dalle cui pareti l'occhio dello studioso riconosce istantaneamente l'affiorare di affreschi dall'inconfondibile tratto Liberty. Subito parte un'indagine ricognitiva per determinare la paternità dei dipinti: bastano poche settimane di prove e confronti per indurre Speziali a ritenere che le opere portino la firma di Galileo Chini, uno degli artisti di riferimento del Liberty in Italia ed Europa. "Il paragone con altri suoi lavori, tra pitture, ceramiche e disegni non lascia adito a dubbi, a dar vita alle forme, ai colori della villa fiorentina è proprio la mano di Chini - spiega all'ANSA lo studioso - è la stessa struttura degli affreschi a confermarlo". Le simmetriche e avvolgenti composizioni vegetali e floreali, le sinuose forme femminili che adornano le mura dell'edificio abbandonato "posseggono il tipico stile, la medesima raffigurazione della natura e della fisionomia che Chini mostra in tanti altri suoi lavori. Per esempio, alcuni dei volti femminili sono molto simili a quelli della sua opera La Primavera", è la convinzione di Speziali. Il quale prova anche a ipotizzare una datazione per i dipinti ritrovati: "Considerata la villa nella sua caratterizzazione architettonica di inizio Novecento e la manifattura degli affreschi, è presumibile che essi siano stati realizzati tra il 1898 e il 1905". Resta da capire, adesso, se il rudere di Castelfiorentino potrà rinascere e diventare, oltre che la casa dei capolavori dell'artista fiorentino, anche il primo museo del Liberty in Italia.  (ANSA)

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 
PROSEGUONO I “LABORATORI DI CUCINA ROMAGNOLA” PROMOSSI DALL’ASSOCIAZIONE CASA DELLE AIE RIVOLTI ALL’IPSEOA (ISTITUTO ALBERGHIERO) “TONINO GUERRA”PER L’ANNO SCOLASTICO 2017-2018.

Prosegue venerdì 23 febbraio 2018, a partire dalle ore 9,30, il programma dei “Laboratori di cucina romagnola”, promossi dall’Associazione Culturale Casa delle Aie per l’anno scolastico 2017-2018, rivolti all’IPSEOA “Tonino Guerra”. L’iniziativa si svolgerà nella sede dell’Istituto Alberghiero. La classe coinvolta sarà la 2ª B. Referenti saranno gli insegnanti Cardone e Bucci, che collaboreranno in modo attivo al laboratorio. Le iniziative sono mirate a recuperare e a valorizzare le tradizioni gastronomiche cervesi e romagnole.

Gli incontri sono promossi con la collaborazione del Comune di Cervia e della gestione del Ristorante della Casa delle Aie, che fa capo ai fratelli Battistini

I laboratori didattici sono coordinato e gestiti da Miriam Montesi e Mario Stella e si avvalgono della collaborazione della gestione della Casa delle Aie, che fa capo ai fratelli Battistini.

Un esperto di tradizioni gastronomiche locali, Alfio Troncossi, coadiuvato da Marina Rosetti, fornisce con aneddoti e racconti, una prima informazione sulle tradizioni alimentari e gastronomiche del nostro territorio.

Gli studenti vengono accompagnati alla scoperta di tre specialità tipiche romagnole: strozzapreti, cappelletti, tagliatelle. È l’occasione per conoscere come si fa la pasta sfoglia, come si usa il matterello, come si prepara l’impasto dei primi piatti della tradizione romagnola.

I ragazzi vivono  l’esperienza straordinaria di manipolazione e preparazione di questi piatti e cibi tradizionali. Il momento conclusivo dell’iniziativa è naturalmente quello più gustoso. I primi piatti preparati nell’arco della mattinata vengono degustati dai ragazzi protagonisti del Laboratorio di cucina. E’ un momento che gli studenti dimostrano di gradire particolarmente e che è la degna conclusione di un’esperienza diretta di scoperta dei cibi tradizionali e delle specialità tipiche locali.

 

I laboratori didattici di cucina romagnola vengono gestiti in parte nei locali dell’Istituto Alberghiero IPSEOA Tonino Guerra e in parte alla Casa delle Aie. Sino ad ora, all’interno dell’Istituto Alberghiero, sono state coinvolte le seguenti classi: 2ª G, 2ªD e 2ª A. Sono in programma i laboratori per la 2ª B (23 febbraio) e  2ª C (3 marzo).

All’interno della casa delle AIE le attività di laboratorio si sono già svolte per le classi 2ª H, 2ª F e 2ª E.



scritto 21/02/2018 22.31.21 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: renato lombardi
 
Da Michelangelo a Caravaggio. Espressione della luce e della religiosità tra i grandi maestri del cinquecento in mostra a forlì


di Andrea Speziali


Sono i grandi maestri del cinquecento a illuminare la cultura italiana quest'anno con una mostra senza precedenti in Romagna. Ancora una volta in seguito al successo delle precedenti esposizioni dedicate al Novecento, ovvero Liberty. Uno stile per l’Italia moderna, Boldini e Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia il complesso del San Domenico di Forlì ha prodotto per il grande pubblico un'esposizione a dir poco 'sontuosa' e visitabile fino al 17 giugno. Caratterizzata da un nuovo percorso espositivo che, per la prima volta, utilizza come sede espositiva la Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, a conclusione del suo integrale recupero.

Raggiunto l'obbiettivo dell’esposizione, volto ad indagare la trasformazione dei valori delle arti nell’età delle Riforme del XVI secolo, spiega così Gianfranco Brunelli, direttore generale della rassegna «Occorre dunque ripercorrere la visione che di quel momento storico ne ebbero i contemporanei, quale fosse il loro modo di guardare al presente e al passato artistico e, a seguitare, quali siano state le interpretazioni critiche successive. Si possono prendere simbolicamente due date: il 1527 e il 1610».

''L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio'' documenta quello che è stato uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale. Gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610); tra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563); tra il Giudizio universale di Michelangelo (1541) e il Sidereus Nuncius di Galileo (1610) rappresentano l’avvio della nostra modernità.

Ad essere protagonisti al complesso del San Domenico saranno il dramma e il fascino di un secolo che vide convivere gli inquietanti spasimi di un superbo tramonto, quello del Rinascimento, e il procedere di un nuovo e luministico orizzonte, con grandi capolavori del Manierismo.

Il rinnovamento dell’arte e la sua recezione sono stati decisivi nel determinare la nascente coscienza critica, e con essa quella nuova idea di storia e di natura che chiamiamo modernità.

E’ Giorgio Vasari a cogliere il rinnovamento del linguaggio artistico della prima metà del XVI secolo. Sollecitato dalla grandezza di Michelangelo, egli giudica i nuovi ideali di «grazia», «prestezza» e «velocità» degli artisti che cadranno poi sotto l’etichetta di «manieristi» competitivi con i modelli e i canoni classici.

L’istanza alla Chiesa di Roma di un maggiore rigore spirituale, se da un lato produceva una rinnovata difesa delle immagini sacre (soprattutto ad opera della ignaziana Compagnia di Gesù), dall’altro imponeva una diversa attenzione alla composizione e alla raffigurazione delle immagini, nonché a una ridefinizione dello spazio sacro e dei suoi ornamenti.

Si sviluppano così scuole e orientamenti nuovi. Dal tentativo di dare vita a «un’arte senza tempo» di Valeriano e Pulzone, nell’ambiente romano, agli esiti del modellato cromatico di Tiziano, al naturalismo dei Carracci, con quel loro «affettuoso timbro lombardo», come lo chiama Longhi. Ma è anche la vita quotidiana che si affranca dai bagliori dell’estremo Rinascimento. Si avverte una “temperatura sentimentale” che pare interpretare il nuovo senso del Concilio tridentino che deve parlare a tutti i cuori creando una nuova forma di pietà e di devozione, con l’esaltazione della figura mariana, dei primi martiri e dei nuovi santi. Francesco d’Assisi fra tutti.

A partire dal tema delle nudità michelangiolesche s’afferma un dibattito che fa del tema corpo, del corpo nudo, della sua rappresentazione, della sua bellezza il centro di un contenzioso tra sacro e profano che investe i modelli artistici e le stesse collocazioni delle opere d’arte, tale da condizionare i principali centri del collezionismo, dalle corti europee allo stesso cortile del Belvedere Vaticano, dove erano collocate le più famose figure antiche di nude divinità pagane.

Il clima sociale e religioso stava rapidamente cambiando. L’antiromanità della Riforma, unita a motivi politici, volgeva velocemente verso espressioni di lotta iconoclasta. E mentre Lutero aveva parzialmente tollerato le immagini religiose relative alla vita di Cristo, Calvino le aveva rigorosamente vietate.

In Italia la battaglia più impegnativa per il dipingere e per il vivere moderno si combatte nella pittura di commissione sacra. Il protagonista di questa lotta è soprattutto Caravaggio. Egli tenta una innovazione radicale del suo significato religioso come fatto di religione profondamente popolare. Lo spirito della controriforma aveva eliminato tutto ciò che era ritenuto privo di fede, come ad esempio le incisioni esposte al primo piano del Museo realizzate da Agostino Carracci, le cui lastre vennero biffate per volere del Papa.

Così i curatori della mostra, Antonio Paolucci, Andrea Bacchi, Daniele Benati, Paola Refice e Ulisse Tramonti hanno ragionato l'esposizione in dodici sezioni articolate: tra l’ultimo Michelangelo a Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Daniele da Volterra, El Greco, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Guido Reni, Domenico Beccafumi, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, s’addipana un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a una età nuova. Comprese le forme alternative di Rubens e Guido Reni.

Come questa grandiosa mostra compiutamente racconta.


Informazioni:
Costo del biglietto: 12.00 €; Riduzioni: 10.00 €
Prenotazione: Obbligatoria
Orario: da martedì a venerdì ore 9,30 – 19,00Sabato, domenica e festivi ore 9,30 – 20,00. Chiuso Lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima
Telefono: +39 199151134, riservato gruppi e scuole 0543.36217
E-mail: mostraforli@civita.it



 
Il Primo Novecento al Revoltella


È un continuo dialogo tra il dentro e il fuori quello che si può ammirare al quinto piano della Galleria d’Arte Moderna del Museo “Revoltella” dal 25 gennaio al 2 settembre.
Il “dentro” è rappresentato dalle fondamentali proposte di artisti triestini e giuliani. Il “fuori” è offerto dalla superba collezione di artisti italiani, e non solo, patrimonio del Museo.
Il titolo dell’esposizione - “Monaco, Vienna - Trieste - Roma” - richiama l’influenza di Monaco di Baviera e di Vienna su Trieste, negli anni in cui il capoluogo giuliano apparteneva all’Impero d'Austria-Ungheria, e l’interscambio – parallelo e successivo - tra gli artisti della città e del territorio e l’Italia.

Il percorso, ideato da Susanna Gregorat, conservatore del “Revoltella”, si sviluppa su sette sezioni, a documentare questi flussi e queste influenze, dagli anni delle Secessioni a quelli del “ritorno all’ordine”, coprendo una storia che dagli albori del Novecento si inoltra nel “secolo lungo”, sino a lambire il secondo conflitto mondiale.
L’esposizione prende il via dalle opere realizzate nei primi anni del Novecento dai più prestigiosi e noti artisti triestini e giuliani. Ricorrono i nomi di Eugenio Scomparini, Glauco Cambon, Arturo Rietti, Adolfo Levier, Argio Orell, Vito Timmel, Guido Marussig, Antonio Camaur, Alfonso Canciani, Piero Lucano, Guido Grimani, Gino Parin, e ancora Carlo Sbisà, Arturo Nathan, Leonor Fini, Giorgio Carmelich, Vittorio Bolaffio, Edgardo Sambo, Marcello Mascherini.
Sono dipinti, sculture e grafica fortemente condizionati dal clima secessionista d’Oltralpe monacense e viennese. Sperimentato, in molti casi, attraverso la formazione veneziana e il clima internazionale delle Biennali, ma soprattutto frutto della formazione alle Accademie di Belle Arti di Monaco di Baviera e di Vienna.
Una sezione monografica è riservata all’arte pittorica e grafica di Federico Pollack, più noto a Trieste come Gino Parin, contraddistinta da uno stile del tutto originale e maturata in ambito europeo e britannico.

Il percorso introduce poi il visitatore nella duplice sezione dedicata all’arte italiana degli anni Venti e Trenta, caratterizzata dal recupero della tradizione artistica italiana (il cosiddetto 'ritorno all’ordine' di sarfattiana memoria). Qui si ammirano i capolavori patrimonio del Museo: i dipinti di Felice Casorati, Carlo Carrà, Mario Sironi, Guido Cadorin e Felice Carena, in ambito nazionale. E, a livello territoriale, le autorevoli opere di Piero Marussig, Carlo Sbisà, Edgardo Sambo, Oscar Hermann Lamb, Edmondo Passauro, Mario Lannes, Eligio Finazzer Flori, Alfonso Canciani.
La sezione successiva indaga lo stretto rapporto umano e artistico instauratosi tra i triestini Arturo Nathan, Carlo Sbisà e Leonor Fini, non disgiunto dall’interazione, pur limitata nel tempo, con un grande artista avanguardista quale fu Giorgio Carmelich, prematuramente scomparso a soli ventidue anni.
Segue la sezione dedicata alla figura del pittore goriziano Vittorio Bolaffio, artista dalla personalità tormentata, fortemente legato a Trieste e al triestino Umberto Saba, nel cui particolare lirismo si rispecchiò.

A concludere il percorso è la inedita sezione riservata alla Secessione romana, rievocata dai dipinti di alcuni protagonisti di quella stagione particolare che, sviluppatasi tra il 1913 e il 1916, vide a confronto numerosi artisti di diversa provenienza geografica e formazione artistica, in una visione moderatamente avanguardistica, ma molto ben definita. Qui, opere di artisti italiani quali Armando Spadini, Plinio Nomellini, Giovanni Romagnoli, Felice Carena, Lorenzo Viani si affiancano ad artisti territorialmente più vicini, quali Teodoro Wolf-Ferrari, Virgilio Guidi, lo scultore Ceconi di Montececon e, ancora, il triestino Edgardo Sambo che nel suo sorprendente dipinto “Macchie di sole” del 1911 riecheggiò mirabilmente quella fervida e oramai lontana esperienza del secessionismo italiano.

“Questa mostra – osserva Laura Carlini Fanfogna, Direttore dei Civici Musei di Trieste – evidenzia, ancora una volta, la ricchezza delle Collezioni d’arte del “Revoltella”, Museo fondamentale per qualsiasi indagine sul Novecento italiano. Qui troviamo, com’è opportuno che sia, una documentazione puntuale e organica dell’arte giuliana. Ma qui si conservano e ammirano anche capolavori tra i maggiori del secolo, degli artisti italiani e non solo. Come questa esposizione attentamente mette in luce”.

“Questa importante rassegna sulle nostre Collezioni – sottolinea dal canto suo l'Assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi - ben chiarisce il rilievo di Trieste come snodo nel mondo dell’arte. Un percorso di indagine che, dal prossimo giugno, sarà approfondito dalla grande retrospettiva su Leopoldo Metlicovitz, pittore, illustratore, scenografo teatrale e pubblicitario triestino che percorse interamente gli anni esaminati da questa mostra”.

Info e prenotazioni: www.museorevoltella.it


scritto 12/01/2018 15.16.16 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico


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