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IL NOTIZIARIO DI ANDREA SPEZIALI
www.andreaspeziali.it


ARCHIVIO: dicembre 2017
 
CHIARA ALBERTINI. UNA SCRITTRICE CERVESE EMERGENTE

Chiara Albertini, scrittrice cervese emergente, si è fatta conoscere nel mondo letterario con due romanzi. Il romanzo d’esordio è intitolato “Nel cuore di una donna” (StreetLib, 2014); il secondo romanzo è “Vento dall’Est” (Rizzoli, 2016).

Chiara Albertini ha intrapreso l’attività di scrittrice partendo da un forte interesse per le tematiche letterarie. Si è laureata in Lingue e Letterature Straniere con una tesi in Lingua e letteratura inglese convolata nel saggio intitolato “Il Medioevo in giallo nella narrativa di Ellis Peters” (Kimerik, 2011), incentrato sulla scrittrice inglese del XX secolo. Il saggio rimane il primo lavoro in ambito italiano sull’argomento. L’interesse per questo periodo storico, su cui ha condotto approfonditi studi, l’ha portata a conseguire il primo posto al “Premio Carver” nel 2012 e un secondo posto al “Premio Franz Kafka Italia” nello stesso anno. Chiara Albertini si occupa nella vita di turismo immobiliare e ha conseguito un diploma in campo editoriale, “Tecniche di redazione: editing e correzione di bozze. Dalla carta al web”.

La familiarità con il mondo del web ha facilitato l’uscita del primo romanzo in modalità Ebook, che corrisponde a un cartaceo di 294 pagine, diffuso da Amazon e da altre note librerie digitali nazionali. Sul web si scoprono lusinghiere recensioni sul primo romanzo di Chiara Albertini.

   “Nel cuore di una donna” è un romanzo che ci propone un viaggio all’interno di quelle che sono le emozioni che popolano il cuore della protagonista Susan, con una molteplicità di riflessioni e considerazioni su quella che è la vita della donna, che durante il corso della storia riflette sulle decisioni che ha preso e sulle scelte di vita che ha compiuto. Susan si mette a nudo, apre il suo cuore e la sua anima rivelando le parti più nascoste di sé, e lo fa in particolar modo attraverso i dialoghi con la sorella Beth, che si rivelerà essere la sua maggiore confidente. A Beth, Susan parlerà senza timore, le parlerà dei suoi demoni e del suo delicato e difficile passato, alle prese con una madre distaccata e poco presente e con un padre violento. Chiara Albertini ci guida sapientemente attraverso questi ragionamenti e lo fa servendosi di una prosa estremamente dolce, ricca di sentimento e di partecipazione che renderà impossibile al lettore rimanere distaccato dagli eventi.

 

Il libro è disponibile presso le Officine del Sale a Cervia, ex-Cral, ed è comunque acquistabile in cartaceo anche sul noto portale online Amazon. Per questo libro Chiara Albertini ha ricevuto a fine settembre, alla VII Edizione del “Premio Letterario Montefiore” un attestato "Menzione d'onore".

 

https://3.bp.blogspot.com/-A0BzEXqXP2M/WJGlp_4jQKI/AAAAAAAAA0E/vl5Af4aPIboDULPcO11xMmYK9xKUjDySACLcB/s200/images.jpg       

Il secondo romanzo di Chiara Albertini “Vento dall'Est” (Rizzoli, 2016) ha ricevuto la targa di pregio "4^ classificata" alla I Edizione del “Premio Letterario Milano International” (su 822 iscritti) durante la serata di gala tenuta sabato 25 novembre 2017 a Milano, nella sala Barozzi; Chiara aveva già conseguito un riconoscimento importante alla IX Edizione del “Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica”, ricevendo una targa di pregio "Premio Speciale Emotion" (su 1621 iscritti) il 22 aprile scorso.

   Il romanzo è ambientato nel 1972 quando un forte vento soffia sulla costa occidentale della contea irlandese del Clare. A guardare l’infrangersi impetuoso delle onde dell’oceano Atlantico contro l’imponente scogliera delle Cliffs of Moher c’è la giovane Tracy. Un vento oscuro, subdolo l’ha condotta fino a lì, al bordo di quell’alto precipizio a strapiombo sul mare, lontano da tutti e da tutto; lì dove non avrebbe mai pensato di poter arrivare. Sarà una voce rassicurante e sconosciuta a parlarle da vicino, facendola desistere dal suo fermo proposito, sarà una giovane e umile mano a stringere forte la sua, portandola in salvo. “Vento dall’Est” è la storia di un incontro inaspettato, predestinato, che percorrendo le verdi contee irlandesi del Clare e di Limerick per poi giungere alla Londra dei giorni nostri, dovrà sottostare alle imprevedibili logiche di quella voce interiore che come un vento forte soffia consapevolmente dentro ognuno di noi.

 

 vento dell est libro

Chiara Albertini ha recentemente terminato il suo terzo romanzo che è oggetto, assieme al primo romanzo, di valutazione cartacea presso alcune case editrici nazionali. A breve potrebbero esserci quindi novità importanti per la scrittrice cervese.

 

Comunicato a cura di Renato Lombardi

scritto 29/12/2017 14:20:01 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
ARTE RIBELLE. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del “Sessantotto”, una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta.

Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese, hanno accolto il progetto ideato da Marco Meneguzzo che, dietro al titolo emblematico di “Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto”, ha inteso analizzare il tentativo di costruire un linguaggio artistico “politico” e “popolare” insieme. La mostra proposta presenta così un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva “propaganda”, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

“Se la Francia – affermano i due direttori – ha celebrato la sua “Figuration Narrative” con una mostra al Centre Pompidou (maggio 2008), ci pare opportuno che Milano – cuore della protesta studentesca e operaia italiana – faccia altrettanto con gli artisti e anche coi semplici illustratori, che furono testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.

Di qui, appunto, il Progetto “Arte ribelle” che dall’11 ottobre, proprio a Milano, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Corso Magenta, approderà in una grande e selezionatissima retrospettiva sui protagonisti, sul fronte dell’arte di quel momento storico e sociale. Il curatore ha selezionato per questa rassegna un’ottantina di opere – alcune di grande dimensione – e una nutrita serie di documenti illustrati, oltre alle testimonianze fotografiche, centrate non tanto sugli avvenimenti, ma sul costume dell’epoca.

Il catalogo che accompagna l’esposizione si pone come strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo: un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti, saggi dedicati a singoli aspetti del periodo, – stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia, un forte apparato iconografico farà di questo volume un punto di vista aggiornato sull’argomento.

Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Pablo Echaurren, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

La grande mostra milanese avrà una corrispondenza a Fano (non in perfetta sincronia temporale, ma certamente una coincidenza tematica) alla Galleria Carifano in Palazzo Corbelli, dove quell’importante progetto nazionale vivrà una declinazione monografica. Ad essere proposta alla Galleria Carifano è una originale indagine su Cesare Marraccini, “il profeta sorridente”, protagonista, nella sua veste di collezionista e amico di molti artisti, di quell’Italia dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta che è oggetto della grande esposizione milanese.
Per la prima volta, 50 opere, il meglio della sua fondamentale collezione, viene proposto in una mostra. Ad essere “svelate” in Palazzo Corbelli sono opere di artisti come Paolo Baratella, Giuseppe Guerreschi, Sergio Sarri, Ercole Pignatelli, Luca Alinari, Titina Maselli, James McGarrell, Gerard Tisserand, Rod Dudley, Carlos Mensa, Sergio Fergola, Augusto Perez, Renzo Vespignani, Valeriano Trubbiani, Antonio Recalcati, Giacomo Spadari, Umberto Mariani, Guido Biasi, Sergio Vacchi.
A dimostrare come l’Arte Ribelle non sia stato un movimento circoscritto alle grandi città ma abbia affascinato anche la provincia, naturalmente la più vivace e curiosa.

Coordinate mostra

Titolo
ARTE RIBELLE
1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Durata
12 ottobre – 20 gennaio 2018



scritto 28/12/2017 14:29:08 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
LA STRAGE DEGLI INNOCENTI


L’Assessorato dell’istruzione e cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta informa che venerdì 12 gennaio 2018, alle ore 18, sarà inaugurata, presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta, l’esposizione dedicata ad un capolavoro assoluto della storia dell’arte italiana: La strage degli Innocenti di Guido Reni. Il magistrale dipinto di Guido Reni (Bologna, 1575-1642), delle collezioni della Pinacoteca nazionale di Bologna, sarà il protagonista di una mostra-dossier di alto livello scientifico, curata da Mario Scalini ed Elena Rossoni.

“L’evento espositivo proposto al Museo Archeologico Regionale di Aosta – afferma l’Assessore all’Istruzione e Cultura Emily Rini – rappresenta un importante esempio di armonizzazione delle attività di valorizzazione dei beni storico-artistici pubblici ed è stato reso possibile grazie alla collaborazione istituzionale tra la Soprintendenza regionale per i beni e le attività culturali e il Polo Museale dell’Emilia-Romagna”.

Il capolavoro di Guido Reni, realizzato nel 1611 per la cappella Berò nella Chiesa di San Domenico a Bologna è al centro di un articolato percorso espositivo, arricchito da apparati multimediali, che ne ripercorre la storia. La pala d’altare, un olio su tela di grandi dimensioni (cm 268×170), mette in evidenza le straordinarie doti pittoriche dell’artista, narrando il drammatico episodio del Vangelo di Matteo con insuperata efficacia espressiva.
In mostra sarà presentata per la prima volta anche una Testa di Madonna attribuita a Raffaello proveniente dalle Gallerie Estensi di Modena. Un’occasione unica per il pubblico per ammirare due opere straordinarie, accostate all’insegna de “Il Raffaellismo di Guido Reni”, secondo la tesi curatoriale.
“La Strage degli Innocenti – ricorda il curatore Mario Scalini – è con ogni probabilità il dipinto più noto di Guido Reni, divenuto il punto di riferimento più pregnante per la comprensione dell’iter del maestro, che da sempre viene contrapposto alla figura di Caravaggio. Da un punto di vista schiettamente artistico è importante rendersi conto del percorso costruttivo dell’immagine per comprendere meglio i contenuti filtrati dall’artista e voluti dal committente. Innanzi tutto si deve prendere atto del forte richiamo a Raffaello che, intenzionalmente il maestro volle attuare”.

“Un’esposizione temporanea incentrata su di un singolo capolavoro della storia dell’arte – commenta Daria Jorioz, dirigente delle Attività espositive dell’Assessorato alla Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta – consente al visitatore di comprendere e approfondire cosa si cela “dietro l’immagine”, come affermava Federico Zeri. È questo il caso della rassegna al Museo Archeologico Regionale di Aosta, il cui fulcro è la sontuosa pala d’altare di Guido Reni La Strage degli innocenti, straordinario documento della cultura figurativa delineatasi tra lo scadere del XVI e i primi decenni del XVII secolo, di rientro dalla mostra francese del Musée Condé di Chantilly che conserva l’opera di Nicolas Poussin dedicata allo stesso soggetto”.

L’esposizione La Strage degli innocenti. Manifesto del Raffaellismo di Guido Reni resterà aperta sino a domenica 18 febbraio 2018, dalle 9 alle 19, tutti i giorni. Il costo del biglietto d’ingresso è di 6 euro intero, 4 euro ridotto; 4 euro per i soci del Touring Club Italiano e 3 euro Alpitur; entrata gratuita per i minori di 18 anni e per le scuole.
Il Giornale della mostra, con testi di Mario Scalini, Elena Rossoni, Daria Jorioz e Anna Pelagotti, sarà posto in vendita in mostra al prezzo di 4 euro.

Per informazioni:
Regione autonoma Valle d’Aosta
Assessorato Istruzione e Cultura
Attività espositive: tel. 0165.275937
e-mail: u-mostre@regione.vda.it
Museo Archeologico Regionale: tel. 0165.275902
u-mostre@regione.vda.it
www.regione.vda.it



scritto 17/12/2017 15:11:42 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
EGITTO. Dei, faraoni, uomini


Nei 1500 mq quadri dello Spazio Aquileia 123 del Lido di Jesolo, dal 26 dicembre 207 al 15 settembre 2018, ad essere protagonista sarà l’antico Egitto. Con la mostra “Egitto. Dei, faraoni, uomini” curata da Emanuele Ciampini e Alessandro Roccati, prodotta da Cultour Active e Venice Exhibition e promossa dalla Città di Jesolo con Culture Active e Venice Exhibition.
Spettacolo e rigore scientifico sono i due punti di forza di questa grande mostra che non teme di fare del racconto e dell’emozione la sua cifra.

L’ideazione è stata affidata ad egittologi di sicuro prestigio e i reperti esposti provengono da musei e collezioni pubbliche e private molto importanti, a partire dal Museo Nazionale del Cairo per proseguire poi con il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco di Roma, Museo Archeologico Nazionale di Firenze – Museo Egizio, Civico Museo Archeologico di Asti, Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste.

Ma nulla in questa rassegna sarà “imbalsamato”. Qui il pubblico sarà condotto per mano alla scoperta di una grande civiltà, immergendosi nel mito che l’ha da sempre circondata, in un viaggio in undici tappe che risulterà intensamente rivelatore di una grande pagina della storia universale.
Una storia che geograficamente si concentra nelle terre bagnate dal Nilo ma che, grazie anche a ciò che è emerso dalle più recenti campagne di scavo, si situa molto più “dentro” il Mediterraneo di quanto si usasse pensare.

Partendo dal Mare Adriatico si sfocia nel Mediterraneo, entrando in contatto con le civiltà che fiorirono sulle sue sponde, per risalire infine il fiume Nilo, si arriverà a far conoscenza con le dinastie dei Faraoni, le divinità egizie, le pratiche legate al mondo dell’oltretomba, ma anche l’arte, la scrittura, i riti e le usanze.
Una sezione sarà riservata alle Regine e alle Dee d’Egitto, dando così uno spazio anche alle grandi donne della civiltà egizia.

“Egitto. Dei, faraoni, uomini” si rivolge a tutto il pubblico, scuole e famiglie in primis. Le classi prenotate sono ad oggi oltre 200. “Nessuno qui deve sentirsi escluso perché non all’altezza”, ribadiscono gli organizzatori.

I preziosissimi reperti originali concessi alla mostra dai musei e dalle collezioni di diversi Paesi saranno illustrati ed accompagnati da proiezioni animate e da postazioni multimediali interattive, che trasformeranno la conoscenza in scoperta e questa in meraviglia, grazie ad animazioni video, e schermi touch, il tutto realizzato – per i contenuti scientifici – sotto la regia di esperti egittologi.

Senza alcun timore di “unire il sacro al profano”, accanto alle teche blindate che accoglieranno i reperti museali saranno proposte fedeli riproduzioni, scenografie e sofisticate installazioni tecnologiche, a comporre un ricco itinerario che si soffermerà sulla storia, le dinastie, la religione, i culti, le abilità tecniche e artistiche dell’antica terra dei faraoni, partendo dal passato e arrivando fino ai giorni nostri.

Il pubblico avrà anche l’emozione di esplorare di persona due delle più emblematiche camere sepolcrali egizie: la tomba dell’artigiano Pashed e la leggendaria tomba di Tutankhamon, “il faraone fanciullo” dodicesimo re della XVIII dinastia egizia, scoperta da Howard Carter nel 1922, entrambe perfettamente ricostruite in scala 1:1.

Protagonista assoluta sarà la mummia di Asti, da poco restaurata e mai esposta al pubblico, che coinvolgerà i visitatori in una vera e propria attività di ricerca scientifica tramite un’installazione multimediale. Grazie al supporto e alla collaborazione della polizia criminale è stato infatti possibile realizzare la ricostruzione del volto che sarà presentata in anteprima alla mostra e con il reparto di radio diagnostica dell’ospedale di Asti è stata realizzata una TAC sulla mummia che ha rivelato incongruenze e misteri per ora irrisolti, e che sta già richiamando l’attenzione dei più grandi studiosi ed egittologi. Di chi era il corpo della mummia? Chi ha violato la sua sepoltura, e in quale epoca? Domande che troveranno risposta nella sala dedicata alla mummia di Asti

Insomma una grandiosa mostra “orgogliosamente didattica”, dove l’aggettivo non si conclude nelle sole scuole e non ha alcuna connotazione riduttiva.
“Tutti abbiamo voglia di imparare, affermano ancora gli organizzatori, e questa mostra offre infiniti spunti, suggestioni e puntuali informazioni”. Con in più la presenza di reperti originali di rilievo, di un comitato scientifico di livello, di una capacità progettuale già ampiamente collaudata, aspetti di non poco conto che distinguono nettamente “Egitto. Dei, faraoni, uomini” dalle molte mostre fotografiche o multimediali “di giro”.

info: www.mostraegitto.com



scritto 17/12/2017 15:10:49 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
MARINO MARINI. Passioni visive


Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone, del Maestro, la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà in Palazzo Fabroni a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. La mostra è organizzata dalla Fondazione Marino Marini, Pistoia e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia. Dopo Pistoia, la mostra si trasferirà infatti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 27 gennaio al 1 maggio 2018.

“Manca ancora, nella vicenda espositiva e nella letteratura scientifica su Marini, un serio lavoro di contestualizzazione storica e stilistica della sua ricerca di scultore”, afferma il Direttore della Fondazione Maria Teresa Tosi. “Lo stato odierno degli studi sembra richiedere questa prospettiva: l’unica che può restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale”.
“Di qui è nata l’idea di questa mostra che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del Maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. Oggetto di indagine sarà soprattutto l’officina di invenzioni plastiche di Marino Marini che verranno poste in relazione diretta, immediatamente percepibile, con i grandi modelli della scultura del ‘900 cui egli ebbe accesso; e, inoltre, con alcuni, scelti esempi di scultura dei secoli passati – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento – che furono consapevolmente recuperati da lui e dai maggiori scultori della sua generazione”.

Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini: sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei. Nella prima i suoi busti degli esordi sono affiancati a canopi etruschi e a busti rinascimentali; mentre il “Popolo”, la terracotta del 1929 che fu un passaggio determinante della sua svolta arcaista, si misura con una testa greco-arcaica da Selinunte e con un coperchio figurato di una sepoltura etrusca. Anche la successiva ricerca di una diversa monumentalità, ben rappresentata dal capolavoro ligneo dell’“Ersilia”, è messa a confronto con sculture etrusche e antico-italiche.
Verso la metà degli anni Trenta Marini si concentra sul soggetto del nudo maschile e ne trae una serie di lavori destinati a lasciare un segno nella scultura europea, come evidenzia il raffronto con opere capitali del medesimo tema di Arturo Martini e Giacomo Manzù. Negli stessi anni, Marini reinventa il significato stesso del ritratto scultoreo, attingendo ai modelli del passato, specialmente all’arte egizia, da cui desume la lezione di una volumetria pura, intrinsecamente monumentale.
La mostra si sofferma quindi sui celebri e perturbanti primi grandi “Cavalieri” dei secondi anni Trenta, che al loro comparire furono giudicati, per l’arcaica impassibilità, un attentato ai canoni tradizionali del genere, ma furono apprezzati da una ristretta schiera di intelligenti e sofisticati ammiratori.
La scena successiva è riservata alla stilizzazione allungata dei corpi maschili: qui dove il trecentesco Cristo Crocifisso appartenuto al maestro è avvicinato a un suo “Icaro” e a due dei suoi“Giocolieri”.
Le “Pomone” e i nudi femminili, che lo scultore realizza partendo da una originale e misurata rielaborazione del classicismo post-rodiniano, si confrontano in mostra con i nudi di Ernesto De Fiori e di Aristide Maillol, le maggiori proposte europee del tempo nella difficile partita di trasformare il corpo femminile in una forma astratta.
Quando, verso il 1940, mentre quasi tutti gli altri scultori italiani ed europei sembrano voler abbandonare la lezione di Rodin, Marino Marini la rivisita per dare inizio a una nuova stagione di ricerca che lo porterà, nel dopoguerra, a misurarsi con l’esistenzializzazione della forma di Germaine Richier. Questa particolare declinazione della ricerca formale di Marini prende forma negli anni del conflitto, durante il suo esilio in Svizzera, quando lo scultore sembra guardare con particolare attenzione al drammatico realismo di Donatello: la presenza in mostra del Niccolo’ da Uzzano del Bargello permetterà di comprendere a fondo le implicazioni di questa svolta.
La ricerca postbellica riporta Marino Marini a indagare, in forme più astratte, il tema del cavallo e cavaliere: in una sala saranno raccolti gli esiti maggiori di questo ciclo, opere contese dal maggiore collezionismo internazionale, e determinanti nello stabilire la posizione di primo piano dello scultore nel canone della scultura contemporanea di figura. In una sala emozionante i “Cavalieri” post 1945 di Marino Marini saranno messi a confronto con i loro antenati di riferimento, cavalli e cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell’antica Cina.
Nel dopoguerra Marini inventa una nuova lingua per la resa espressiva del volto umano: questa lingua, che guarda alla scomposizione cubista e, insieme, alla deformazione espressionista, farà di lui il più grande ritrattista-scultore del secolo. La sala dedicata ai ritratti del dopoguerra proporrà confronti con teste di civiltà antiche e teste di scultori contemporanei. Ancora il tema del Cavaliere, questa volta disarcionato, diventerà un motivo di pura ricerca spaziale, ormai quasi sganciato dalla riconoscibilità del soggetto, come evidenziato dalla sezione dedicata ai celebri “Miracoli”. Chiudono la mostra i piccoli e grandi “Guerrieri” e le “Figure coricate” degli anni Cinquanta e Sessanta: sarà visualizzato, in questo snodo, l’inatteso confronto con l’antica tradizione toscana di Giovanni Pisano e, insieme, con le soluzioni più sperimentali di Pablo Picasso e di Henry Moore.

Questa grande rassegna si avvale di un Comitato scientifico composto dai Curatori e da Philip Rylands, Salvatore Settis, Carlo Sisi e Maria Teresa Tosi. La mostra, promossa dalla Fondazione Marino Marini e dal Comune di Pistoia, è realizzata in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e con la Camera di Commercio di Pistoia. La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è sostenuta dagli Institutional Patrons—EFG, Lavazza, Regione del Veneto—e le Guggenheim Intrapresæ.

Info: www.fondazionemarinomarini.it



scritto 17/12/2017 15:09:50 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico


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