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ARTE A PARIGI
a cura di ilaria giannetta


ARCHIVIO: luglio 2011
 
Il fascino impressionista della Parigi d’Orsay

Galleria principale
Museo d'Orsay, Parigi

Parigi, 3 luglio 2011. Già dalle prime ore del pomeriggio la fila di turisti che attende di entrare nel celebre museo d’Orsay si dispone in un’ordinata serpentina, formando una figura che vista dall’alto lascerebbe di stucco i disordinati italiani per la loro nota incapacità a stare in fila indiana. Sotto il caldo sole di luglio ed un cielo libero da nuvole, la prima domenica del mese – in cui molti dei musei della capitale francese sono gratuiti – si annuncia ad alta frequenza di visitatori, interessati ad ammirare una delle più estese collezioni di arte impressionista. La facciata che costeggia il lungo Senna, il quai d’Orsay, rende l’immagine grandiosa di quella che era la precedenza funzione della costruzione, una stazione ferroviaria di fine ‘800 che collegava Parigi alle città dell’esagono. Resta ancora all’interno il magnifico orologio murale d’epoca che guidava passeggeri affrettati e che oggi segue lo sguardo di numerosi turisti tra le tele di Manet, Monet, Renoir, Dagas…

Attualmente in fase di riallestimento, le opere del movimento impressionista sono esposte al piano terra in sale ordinate per autore. Fa uno strano effetto passare accanto alle ballerine di Degas, sculture in bronzo di grandezza media-piccola, prima di ammirarle a colpi di pennellata su quadri poco più distanti. Una vera ossessione per la danza e per la grazia del movimento femminile, che risalta nelle tante tele dai tutù bianchi finché, di fronte all’unico dipinto di ballerine blu, rimango sorpresa dai colori semplici ma vivaci.

Voltando l’angolo in un’altra sala, scorgo una delle tante versioni della Cattedrale di Rouen dipinte da Monet e mi verrebbe voglia di visualizzarle tutte, una accanto all’altra, per scoprire le differenze di tonalità, di pennellata ed intuire come la tecnica dell’artista si sia evoluta rappresentando nel tempo lo stesso soggetto. Un po’ come le riproduzioni di Marylin Monroe del celebre pop-artista Andy Warhol, mi viene da pensare che Monet sia stato un precursore e che l’arte successiva sia stata un remake delle invenzioni dei grandi.

Certo gli impressionisti sono un’eredità storica recente, a cavallo tra la fine dell’800 ed i primi del novecento, eppure ai loro tempi quelle rappresentazioni delle realtà vennero messe al bando e disdegnate, addirittura espulse dalla competizione annuale dei Salon artistici. Se pensiamo che oggi milioni di turisti si accalcano per vederle, ci rendiamo conto di quanto l’arte sia un’interpretazione soggettiva del reale ed in questo risieda il suo valore. Della tecnica innovativa e di eccellente qualità i pareri sono unanimi, persino gli appassionati di altre correnti artistiche non possono che riconoscere la grandezza del tocco impressionista. Una visione della realtà che si scostava dalla lettura fotografica della natura, per darne una personale interpretazione sulla base del vissuto dell’artista, e per questo contestata. Oggi, invece, che la fotografia ha spopolato nei nostri immaginari, l’arte torna a farci sognare per raffigurare diversamente quello che agli occhi dell’osservatore può parere uguale.  

Ilaria Giannetta 





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