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arte e comunicazione dell'era digitale

 
Geometrie della visione

Geometrie della visione e' un saggio inedito di Gaetano Longo nel quale vengono messi a confronto due linguaggi differenti: quello della pittura e quello del videogioco.

Letto al volo, non mi è parso di aver scorto nulla di illuminante. Ma sicuramente merita una stampata, leggere lunghi testi a video è un supplizzio, e una lettura con la dovuta attenzione.





scritto 28/01/2008 15:21:33 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: videogiochi geometria visione prospettiva
 
se il visionario timbra il cartellino...

Nell'intervento “Un maxisechermo arreda“ concludendo le mie riflessioni annunciando che mi sarei gustato, e quindi pregustandomi, la visione de "l'arte del sogno" di Gondry.

L'ho veduto, e mi ha lasciato freddo, indifferente, passivo e un po' annoiato.

Ho sempre apprezzato il lavoro di questo talentoso regista. Mi sono lasciato trasportare dai suoi video visionari, ho goduto nel vedere i precedenti lungometraggi. Compreso Human Nature, il bingo bongo intellettualoide che non convinse nessuno, a me affascinò.

Ma quest'ultimo lavoro non mi ha catturato, non mi ha minimamente emozionato, per il semplice fatto che Gondry si è semplicemente limitato a fare Gondry.

La propria poetica è importante, per ogni artista. E' il colino che filtra le emozioni, i pensieri, le utopie. L'impasto personale con quale misceliamo i nostri sogni. Ma poetica non significa autoclonarsi all'infito. Mettere in scena “il proprio stile” in modo seriale, asettico, programmatico. Un uomo di grande fantasia che da oltre un decennio propone le stesse cose, la stessa visione, forse non ha tutta la fantasia che gli si accredita. O forse, a volte, l'artista rimane imprigionato nel proprio impasto, nella propria “formuletta personale” che permette d'esser riconosciuto al primo sguardo.

A volte capita di combattere per anni i mulini a vento, sudare, sbracciarsi, dare capocciate a muri porte e finestre per trasmettere il messaggio del proprio operato, fare capire ed apprezzare la propria visione – metodologia – estetica. Arrivare dunque ad essere considerati, apprezzati, riconosciuti, e non ritrovarsi più nelle proprie cose. Avendo fatto un cammino che ci ha portati lontani dal modo d'esprimerci iniziare, dal pensiero, dall'operatività che abbiamo fatto conoscere e che ci ha portato al “successo”. E sicuramente cambiar rotta, ripartire da zero, fare tabula rasa di tutto e portare avanti altro non è facile. Non è utile, non è richiesto, non è logico. Ma variare, innovare, ribaltare, aggiungere un pizzico di sale, una virgola, una nota, un inciso, questo è rimanere vivi, vitali.



scritto 26/01/2008 11:55:00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: gondry poetica cinema
 
l'unicorno mangia un tramezzino


Ieri, fra nebbia sonno e naturale indolenza domenicale, mi sono soffermato a legger il blog dell'amico Cervini. Ho quindi potuto apprezzare l'analisi dell'opera "l'unicorno" direttamente dalle parole e nei pensieri dell'autore. Notando cose che il mio occhio pigro ed il mio cervello ottuso avevano fino a quel momento ignorato. Questo è un buon esempio del perché può essere utile un blog ad un artista.

Di contro oggi mi sento minimo, marginale, utile come un divieto di sosta nel deserto del Sahara. Dopo essermi immerso in unicorni, miti, freak, simbologie, oggi non so con quale faccia presento la mia ultima opera intitolata: cuffiette e tramezzino.

Anche se, soprassedendo sulla chiara differenza d'incisività dei due titoli, le opere non sono concettualmente così distanti. Scegliere di installarsi in un immaginario surreale o di radicarsi nella realtà è una questione di poetica personale. Di differenze che arricchiscono. Ma non è raro andare a toccare argomenti comuni con comuni punti di vista. Le cuffiette del ragazzo, immerso nella gente, nel treno, luogo non luogo per eccellenza, luogo di racconti, incontri, chiacchiere, scoperte, le cuffiette che isolano, schermano, separano, non sono concettualmente così differenti dal velo dell'unicorno.



scritto 21/01/2008 11:34:43 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: blog arte arte digitale pittura digitale luca cervini
 
Un maxisechermo arreda


Ieri ho comprato un televisore nuovo. LCD, ovviamente, HD ready, ovviamente, digitale -gran pacco – terrestre, ovviamente. Dimensione della diagonale 26'', ossia circa 65 centimetri. Era da oltre un mese che volevo prendere un televisore, non per rimbecillirmi davanti a Cucuzza o alla partita di pallone. Ma sinceramente il Mivar mono del 1992 con tubo deformato e colori partiti iniziava a starmi stretto anche per la semplice visione di un cammello che piange o di di un cane giallo. Che guardato attraverso il vecchio Mivar mono del 1992 appariva, invero, più come un gatto verde. Quindi ieri, per l'ennesima volta, mi sono recato in un negozio di elettrodomestici, anzi ho girato più negozi di elettrodomestici. Paesi dei balocchi, pance della balena, nirvana dell'occhio e dell'udito e Caporetto del portafogli. Enormi Sony vibravano intorno a me, intonando il loro canto della sirena: 52'', 47'',40'',37'',32''. Per mia sorpresa, per mio sbigottimento, i televisori da 26'', ossia 65 centimetri, ossia qualcosa di più della grandezza della stampa di una mia opera dimensione media, latitavano. Scomparsi, decimati, ghettizzati. Li compra solo chi ha un mobile dove non entra un 32'', mi hanno spiegato. Big is better, less is more. Anzi more is less. La gente, il popolo, ricchi e poveri, ma forse anche matia e bazar, vuole il televisore grosso, anzi, enorme. Quanti di voi avranno notato, entrando in case di insospettabili bancari, assicuratori, impiegati, salumieri, sale dove latita ogni parvenza di parola scritta - libri e riviste sono aboliti - costituiti da spoglie pareti adornate da dozzinali poster ikea ma costruite intorno ad un sistema home teatre da 15mila euro ?

Senza voler fare discorsi filosofici sulla necessità di avere un'arte pubblica e non rintanata in spazi privati, è possibile che il bello sia sparito dalle nostre dimore ? Che un maxischermo e 3 poster arredino meglio, scaldino più il cuore, coccolino meglio lo spirito di un paio di bei quadri ?

Domandandomelo staserà mi goderò finalmente “l'arte del sogno” di Gondy. Giacente da mesi un un cassetto. Perchè un cane giallo può divenire un gatto verde, ma certe cose vanno godute, assaporate, nella loro pienezza. Anche se su un “misero” 26'' accerchiato da libri e quadri, scovato con fatica in un angolino di un ipermediaexpertottimista.



 
E' utile un blog per un Artista ?


Quanto è utile per un artista avere anche un blog ?

Domanda ricorsiva, quasi bizzarra, scritta sul blog di un artista. Questo spazio è utile ? E a chi ? A me che posso mettere punti, virgole, paletti, strutturare le mie idee, schematizzare i concetti, chiarire i progetti prima per me stesso e poi per i lettori ? Per i lettori, pochi, distratti, poco interattivi ? Per la mia nomea, per diventare “un personaggio”, per entrare in contatto con curatori, critici, collezionisti, mecenati, belle donne, nani ( da giardino liberati ) e ballerine ?

E' utile per passare la mezz'ora quotidiana di divagazioni sulla rete facendo qualcosa di apparentemente utile al posto di perdersi nelle infinite gallerie dell'ennesimo sito pornografico ( popolato da teen kinky booty spank, ovviamente ).

Serve per far conoscere il mio lavoro. Ma per quello non ho già uno spazio myspace, una pagina su exibart ( nuda e cruda, spoglia, visto che non sono un abbonato ad una rivista free – concetto invero bizzarro - e non ho un posto in prima fila ), un sito internet ( spot a tutti i colleghi: realizzo siti internet per artisti a prezzi scontatissimi.) e qualche altra dozzina di pagine e paginette su portali e portalini, forum, mail list, magazine, netzine, spazine, cazine e cazzatine assortite ?

Quindi è utile per un artista avere un blog ? Ce lo chiedevamo giusto ieri sera con il collega Castelli Claudio. Ovviamente comodamente seduti in quel caffè artistico letterario della modernità chiamato MSN. Faccio del bene a me stesso a curare questo spazio ? Faccio del bene all'economia del paese rimanendo in questo portale e immettendo contenuti attorniati, circondati, assediati da banner che produrranno spiccioli in tasche altrui, altrui tasche che in cambio mi chiedono euro 19 e spicci per avere una pagina completa che contempli le mie gesta, la mia maestria e qualche immaginetta, qualche santino ritraente e contemplante le mie opere ed operette d'italico ingegno ?

Faccio del bene a voi, o cari e sparuti, spauriti, sparsi e radi lettori che raramente interagite, obbiettate, integrate, dando segno tangibile di interesse, approvazione, appoggio, morale e immorale a questa impresa letteraria di divulgar pensieri, propagandar eventi e proclamar boiate. Con la solenne levatura dell'Arte, ovviamente.

Ma forse avere un blog è meglio di non averlo, avere la possibilità di esprimersi in forma di parola, la libertà mentale di sapere di poterlo fare, anche quando non lo si fa, anche quando per mesi si ignora, si snobba, si procrastina l'evento del nuovo articolo, dell'inedito argomento, dell'apertura delle danze concettuali con teorie e storie di vita vissuta o inventata o di vita inventata realmente vissuta. Avere è meglio di non avere, essere è meglio di non essere, fare è meglio di non fare e poter potenzialmente fare è meglio di non poter potenzialmente fare.

In più, per oggi, fino ad oggi, ancora oggi, tutto questo è a costo zero. Gratis, free, no money cost. Del doman non vi è certezza, chi vuol blog che blogger sia.



scritto 14/01/2008 21:29:19 | permalink | commenta | lista commenti (3) | invia il post ad un amico | parole chiave: blog blog d'arte


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